La Moglie del Soldato

Serie: Il Branco Seconda Stagione

Saul aveva tenuto a bada l’umore per quattro settimane, sorriso ai troll e agli altri idioti che formavano quello strano manipolo di disgraziati.

Di ritorno da un giro di ricognizione, Papà Troll aveva annunciato di aver trovato il magazzino di una grossa catena alimentare ancora sigillato. Aveva dato disposizione agli uomini validi di seguirlo per riempire gli zaini con tutto quanto era possibile recuperare. Soldatino di Stagno gli era parso chiaramente contrariato, ma si era adeguato alla decisione del leader.

Papà Troll aveva chiesto a lui e Ramon di rimanere all’hotel, affidando loro donne e bambini. Brufoloso, Gallinella, Orca e la Moglie del Soldato.

Aveva atteso fossero lontani, prima di indirizzare uno sguardo d’intesa ai suoi compagni. Ramon si era portato accanto al bel tenebroso, Mary si era assentata un momento con la scusa di cambiarsi d’abito.

Saul immaginava che nessuno di loro avrebbe riservato soprese. Lo stangone poteva atteggiarsi a gran figo, ma alla fine dei conti era una mammoletta. Da quando erano arrivati non l’aveva mai visto senza cappuccio in testa. Lo portava calato sulla fronte, ben attento a non nascondere le ciocche di capelli neri che gli oscuravano ad arte lo sguardo, rendendolo tenebroso. Tutto fumo e niente arrosto.

Brufoloso e Gallinella avevano paura della loro ombra. Orca non riusciva a salire una rampa di scale senza il fiatone. Saul sapeva che custodiva le chiavi della dispensa. Peccato per quelle dell’armeria, il troll si era portato appresso il furetto sempre incavolato.

Tanto valeva, fare conversazione.

«Roger è un bravo ragazzo, ricordo quando all’officina aiutava il padre. Gli era molto affezionato?»

Juana storse il naso: troncò la conversazione sul nascere. «Andavano d’amore e d’accordo.»

Non era un mistero che Saul risultasse antipatico a tutti. L’unico che non gli aveva mai rivolto uno sguardo torvo era il belloccio.

«Joy… vero?» attese un cenno d’assenso. «Come sei sopravvissuto all’attacco? Non è facile da soli, tu e il soldato stavate già assieme?»

Joy gli rivolse un tiepido sorriso. «No, non conoscevo Patrick. Di solito sono gli altri a non sopravvivermi.»

Saul e Ramon scoppiarono a ridere. Al ragazzo non mancava il senso dell’umorismo.

Mary li raggiunse nella hall e sedette accanto a Katy. Il belloccio era l’unico a non aver preso posto con loro: sostava dietro a Gallinella nei pressi di una delle colonne che abbellivano il salone. Ramon lo aveva imitato, poggiando le spalle su quella vicino.

«Avete formato un bel gruppo.» Saul si era accomodato accanto a Juana, lasciando l’unica poltrona a Randy.

«Siamo stati fortunati. Kato e i ragazzi ci hanno accolti nel Branco a braccia aperte.»

«Branco?»

«Ci piace pensare a noi come a una famiglia.»

«Una bella immagine.» Saul parve riflettere sul quel concetto. «Anche il nostro è un Branco: io, Roger e Mary abbiamo unito le nostre forze nell’intento di sopravvivere.»

Juana spostò lo sguardo sull’uomo: finalmente, si era tradito. «Il “vostro”, non il “nostro” Branco.»

Saul scosse leggermente il capo. «Dovresti saperlo. È difficile, là fuori.»

La veterinaria annuì, stringendo gli occhi in due fessure. «Come ci siete riusciti? Non siete maiali, in caso contrario Kato non vi avrebbe accolti.»

«Maiali?» Saul corrugò leggermente lo sguardo. «Ah, sì! I cannibali. No, abbiamo sempre incontrato persone per bene.»

«Persone che ora non vedo.»

Mary si mosse leggermente, portando le mani alle tasche. Ne estrasse un fazzoletto con cui soffiò rumorosamente il naso.

Ramon volle dire la sua. «Sfortuna.»

Juana piegò le labbra in una smorfia amara.

«Non siamo assassini.» Saul si rilassò contro lo schienale del divanetto foderato. «Nessuno si farà male. Abbiamo solo bisogno della chiave della dispensa, poi toglieremo il disturbo.»

«Mente.» La voce di Joy giunse lapidaria. «Il suo odore è cambiato.»

Saul si limitò ad alzare un sopracciglio, perplesso. «Odore?»

Juana si sporse verso di lui. «Siete liberi di togliere il “disturbo”. Ora.»

L’uomo spostò lo sguardo al belloccio: non aveva battuto ciglio, forse lo aveva sottovalutato. Sotto la felpa poteva aver nascosto un’arma da fuoco.

«Non siete voi a dettare le condizioni.»

Al suo segnale Mary estrasse una forbice, trovata chissà dove, dalla tasca in cui aveva riposto il fazzoletto. Circondò con un braccio la vita di Katy portandosela addosso e le poggiò le lame contro il ventre.

«Uh… enorme cazzata…» Brufoloso impallidì di brutto, ma il suo sguardo non era rivolto a Gallinella. Era altro a spaventarlo e Saul lo seguì incontrando gli occhi del belloccio. E le labbra, spalancate in un ghigno orribile: troppi denti, simili a quelli di un barracuda.

I suoi movimenti furono rapidi, impercettibili a occhio umano. Si era portato alle spalle di Mary e le aveva trapassato la gola a mano nuda per strapparle le vertebre cervicali. L’altra era andata alle forbici, rompendole in due pezzi.

Juana fu lesta a reagire. «Via di qua!»

Katy si liberò del braccio ormai senza forza che le cingeva i fianchi e si affrettò a seguirla, tallonata da Randy.

Saul non ebbe nemmeno la possibilità di alzarsi: una delle lame della forbice lo raggiunse trapassandogli la mano. Si fissò al bracciolo del divanetto e gli impedì di alzarsi. La seconda aveva centrato Ramon in mezzo agli occhi: giaceva scomposto in una pozza di sangue ai piedi della colonna.

Il mostro afferrò Mary da sotto le spalle: la gettò sul tappeto persiano che abbelliva quel luogo conviviale e Saul urlò, chiedendo aiuto.

Unghie lunghe quanto artigli incisero il ventre del cadavere, lasciando fuoriuscire le budella fumanti.

Saul ebbe la possibilità di osservare il viso di un demone uscito dall’Inferno. Per la prima volta, belloccio tolse il cappuccio dal capo esponendo i lineamenti delicati. Presto la loro perfezione si colorò del rosso del sangue, le labbra sottili si tesero in un’espressione famelica. Joy affondò il volto nel ventre aperto ed iniziò a consumare il suo pasto. 

***

A Patrick il piano del Daemon era parso convincente fin dal primo istante, quello che non gli andava giù era aver “usato” Joy. In cuor suo, sapeva che l’equilibrio mentale di “27” non presentava falle: tuttavia, Kato si era spinto in un terreno inesplorato. Il Daemon aveva dato a Juana istruzioni precise. In caso di bisogno, i tre umani dovevano cercare rifugio nella camera che lui e Joy dividevano. Secondo Kato, l’odore di Patrick era la loro assicurazione sulla vita.

Si erano diretti in uno degli edifici poco lontani, occupando una stanza da cui potevano osservare la facciata del Ritz da una buona angolazione.

«È il segnale.»

Alle parole di Kato, si precipitò alla finestra. Juana aveva utilizzato uno specchietto per comunicare loro che erano al sicuro.

«Andiamo.»

Patrick non se lo lasciò ripetere due volte e corse giù dalle scale senza badare ai compagni.

Percorse il tratto di strada che lo divideva dall’hotel in meno di cinque minuti ignorando ogni precauzione. Spalancò le porte della hall, volgendo lo sguardo attorno a sé per una rapida valutazione. Non si muoveva foglia.

Avanzò, nuovamente cauto, seguendo l’olfatto. L’odore di escrementi era fresco, non gli fu difficile trovare la fonte. Saul era riverso sul divano, la mano dilaniata inerte. Aveva cercato di liberarsi dalla lama conficcata nel bracciolo disperatamente, senza successo. Patrick cercò il battito sfiorandogli la carotide, ben sapendo che non avrebbe trovato alcuna pulsazione. Morto da pochi minuti, probabilmente a causa di un infarto.

Ramon giaceva poco lontano con una lama in mezzo alla fronte: un colpo perfetto al centro dei seni nasali.

Mary… il suo sguardo si posò sul tappeto. La testa strappata dal tronco era stata abbandonata come spazzatura: gli occhi erano vitrei, la bocca spalancata in un urlo senza suono. A pochi passi, un’altra parte della donna imbrattava il prezioso Tabriz tingendolo di rosso. La colonna vertebrale era stata spezzata all’altezza del bacino dividendola in due. Mancavano il torso e le braccia.

Oltre il tappeto, una scia vermiglia conduceva in direzione delle cucine. Si lasciò guidare dai pezzi di colon abbandonati al suolo come mollichine: dubitava che Pollicino avesse agito di proposito, nell’intento di indicargli la via.

Sapeva dove andare. Non estrasse il tomahawk dall’imbragatura: nemmeno un blindato avrebbe avuto la meglio su “27”. Entrò nella stanza dei murales, spostandosi con sicurezza: l’occhio artificiale gli consentiva di vedere nonostante il buio in cui era immerso.

Incontrò per prime le ossa, una carcassa scarnificata senza alcun lembo di materia. Quanti minuti erano trascorsi dal segnale di Juana? Quindici? Patrick avvertì il familiare brivido sulla schiena.

Joy era rannicchiato poco lontano, piegato in posizione fetale.

Nessun ragionamento gli impedì di raggiungerlo: si piegò sulle ginocchia, togliendogli i capelli dal viso imbrattato di sangue e viscere. «Joy…»

Quando aprì gli occhi, erano quelli che conosceva.

«È questo, che significa?»

«Cosa?» Patrick gli sollevò la testa, posandola sopra le gambe che aveva disteso.

«“Ami”. È questo che significa? Non avere paura?»

«Significa averne sempre, Joy. L’amore è follia. Ti entra dentro, nella carne e nell’anima. Hai il terrore di perdere chi ti fa battere il cuore, respirare, e ti contorce le viscere.»

«Ho avuto la mia risposta.»

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Episodio 5: Il Ratto
  • Episodio 6: Spazzatura
  • Episodio 7: Cochise
  • Episodio 8: Colori
  • Episodio 9: Menzogne
  • Episodio 10: La Moglie del Soldato
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    Discussioni

    1. Questo episodio, per quanto violento, fa bene al lettore. Assistiamo ad una Giusta Punizione inflitta a soggetti meschini, che non hanno nemmeno il coraggio di attaccare a viso aperto. E, grazie a Joy, hanno ciò che si meritano. Ed a proposito di “27”, bellissimo il finale, con la risposta alla sua domanda fatta precedentemente sul significato dell’amore.

      1. Con l’andare degli episodi, Joy è stato uno dei personaggi ad aver preso più consistenza. Per la sua genesi, la sua ricerca interiore, il suo desiderio di autoidentificazione. Il suo desiderio di comprendere il significato dei sentimenti, lo rende più umano di molti di coloro che si fregiano di questo titolo.

    2. Lo splatter non è proprio il mio genere preferito , anche se amo molto il pulp.
      Devo dire che non m’aspettavo un finale così “movimentato”,
      Le descrizioni delle colluttazioni le ho appezzate molto; come pure il ritmo serrato.
      Attendo la terza stagione e penso proprio di non essere l’unico telespettatore curioso d’arrivare alla fine di quest’avventura.

      1. Ciao Raffaele, un po’ di movimento giova alla salute. Non so di chi, ma così recita il detto…
        Questa è la puntata più “splatter” dell’intera serie, nella prossima stagione nessuno verrà sacrificato 😉
        Ti ringrazio per il tuo apprezzamento, senza lettori entusiasti come te finirei per intristirmi.

    3. Bellissimo finale di stagione, ottima scelta di lasciare spazio a Joy affascinante e terribile che fa il culo ai figli di papà.
      Restiamo in attesa della prossima stagione

      1. Ciao Alessandro, eccoci arrivati al finale di stagione 🙂
        Per ora il Branco va in vacanza, ma farà presto ritorno. Dal prossimo martedì l’appuntamento è con Moo e Nicolas 😀

    4. Ciao Micol, in questo episodio ti sei sfogata per bene attraverso Joy: un episodio splatter, sanguinoso, intenso, che ti penetra nell’anima e ti brutalizza quanto il terrore scatenato da Joy. È bastato un dettaglio, non da poco comunque, a scatenare l’inferno. I nomi da favola che hai dato (meraviglioso Soldatino di stagno, la mia favola preferita) hanno fatto da contorno ad un incubo purpureo e profondo. A questo punto il Branco ha un suo lineamento preciso, la falsità è stata divorata… E adesso? Joy è straordinario, un personaggio tra i migliori visti qui su Open, e di sicuro sarà assoluto protagonista in futuro! Bellissima la frase finale, carica di sentimento e verità😊😊! Una vera, cruda, poesia! A presto mia cara Micol😁😁😁!

      1. Ciao Tonino, mi sono divertita a dare ai miei personaggi soprannomi “antipatici” 😉
        Per quanto riguarda Joy, a dire il vero, ho qualche idea per dei racconti sul “dopo” Luna Rossa. Non so, staremo a vedere 😀