La morte del girino

Serie: Quel che resta di Ginger

  • Episodio 1: La morte del girino

Ginger stava seduta sul bordo di sassi del viaio, sopra di lei il cielo era colloso come nei giorni d’estate piena.

Aveva dodici anni e i pantaloncini corti, mostravano gambe secche e ginocchia rovinate dalle cadute. 

Girò il dito dentro l’acqua ferma per formare dei mulinelli e poterne contare gli anelli. Era uno dei giochi preferiti se a disposizione non avevi neppure un amico. Si accorse che per farne di nuovi doveva muovere piano il dito, altrimenti si formava un vortice d’acqua che non era buono a niente, se non a inghiottire e a portare sul fondo, polverizzandole, migliaia di uova gelatinose che le rane avevano riposto con cura appena sotto la superficie. 

Insomma, era tutta una questione di delicatezza, l’unica condizione a permettere l’equilibrio tra la conta degli anelli sull’acqua e la vita dei girini.

Per scoprire certe verità universali bisognava trovarsi nel mezzo di decisioni da prendere, optare per un megamulinello o lo sterminio di massa. 

Ginger pensò che se le larve di girino fossero morte lei sarebbe stata ancora più sola, non avrebbe avuto senso correre al viaio il giorno seguente per vedere se fossero cresciute. Si sarebbe creato un vuoto di cui ne avrebbe risentito tutta la campagna, dal gracidar delle rane, agli steli dell’erba e a momenti quel vuoto avrebbe inghiottito tutto, compresa lei.

I mulinelli facevano parte della geometria, anelli concentrici che dipartivano in serie da un unico fulcro, fino a coprire la superficie del viaio dove un tempo le donne lavavano i panni.

Si grattò la punta del naso e sbadigliò. Aveva messo in fila troppi pensieri, il guaio era quello come le rimproverava sempre sua madre, pensare troppo e non agire. 

Il sole pareva un’anguria infuocata allo zenit.

Si poteva fare della geometria delicata, con stile, immaginando la punta del piede di una ballerina nella piroetta e tutto avrebbe avuto un senso.

Le larve, l’acqua, le donne e la ballerina.

 

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Discussioni

  1. In poche righe hai espresso come tutta la natura sia regolata da un costante equilibrio tra vita e morte, facendo anche riferimento alla geometria intrinseca alla nostra realtà. Ho recepito molta armonia.

    1. Grazie. Credo che si tratti proprio di questo quando tutto è in armonia, quando funziona anche se non lo percepiamo, cioè di equilibrio tra vita e morte di ogni specie, equilibrio tra forze. Quello che abbiamo sotto gli occhi in questo periodo è il frutto del disequilibrio totale.

  2. “Insomma, era tutta una questione di delicatezza, l’unica condizione a permettere l’equilibrio tra la conta degli anelli sull’acqua e la vita dei girini.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

    1. In fondo l’equilibrio è una condizione necessaria a qualsiasi sopravvivenza. Grazie per il commento