La morte di Schubert

Svegliandomi, avevo dato il via alla routine internettiana che abilmente compivo da sdraiato e con un occhio solo. Notizie dal mondo, cruciverba, risultati delle partite… Ma mi ero subito fermato, perchè il rosso fuoco che incorniciava il titolone mi aveva catturato completamente: Schubert è morto! La notizia sui quotidiani stranieri.

Nonostante sapessi bene che fossimo in inverno, quello sembrava uno scherzo da primo aprile. Investigai su Google. La medesima notizia si ripeteva e moltiplicava di qua e di là… Su Wikipedia risultava che Franz Schubert fosse nato nel 1797 e morto nel 2021. Era dunque vissuto duecento ventiquattro anni. Uscito di casa avevo scelto di confrontarmi con la vicina, azione abitualmente evitata.

“Non so chi sia Schubert”

Per strada invece, non si parlava d’altro. Uomini e cani a fischiettare Die schöne Müllerin, intorno alle panchine folti gruppi di anziani accalorati si insultavano sputacchiando indecisi su quale fosse il vero capolavoro del Maestro, un quartetto d’archi intirizzito eseguiva La morte e la fanciulla, ripetendo a più non posso il tragico incipit come in un loop hip hop, mentre una folla agitata e commossa si spintonava per inchinarsi sul loro piattino, donando in un giorno ciò che di solito davano in un anno…

Nessuno si rendeva conto dell’assurdità di questa storia. Innanzitutto, come avrebbe fatto uno precario di salute come Schubert a raggiungere quella siderale età? E dove aveva trascorso tutti questi anni, diciamo dal 1828 ad oggi? Perché non aveva più scritto nulla? Il barista, lettore di mente, schiaffandomi il resto in mano aveva ringhiato “Il nostro artista aveva pur il diritto di riposare”. Il nostro? Ma se non siamo manco austriaci!

A lavoro, mentre correggo i miei stupidi errori del giorno prima, in sottofondo aleggiano i suoi improvvisi. Una moltitudine di note messe in ordine dalle sapienti dita della Pires… Qualcuno piange, una collega si alza e se ne va, chiede un giorno di permesso, non ce la fa, oggi proprio non riesce. Il capo le appoggia un’empatica mano sulla spalla e la lascia andare. La morte di questo artista ha davvero toccato tutti quanti. A parte la mia odiosa vicina. Per lei non è cambiato nulla. Lei non ha idea di chi sia Schubert e non vorrà neanche saperlo, e se glielo spiegassi avrebbe di sicuro qualche commentino acido da fare.

“Si vede che non era così famoso se non lo conosco.”

Me la immagino, miserabile zitella, nella sua asettica dimora. Sarà come al solito in salotto a bagnare le piante, con quel ghigno da snob, il suo puzzo asfissiante di profumo e il cervello da cavernicola. Sola come un cane.

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