La perla più preziosa

Serie: La Farfalla

Casey Flanagan non si era mai lamentato di niente. Come agente di polizia intitolato di gestire la sicurezza di uno dei quartieri più agiati e mansueti della città, non avrebbe mai immaginato di essere svegliato dal suo pisolino post-cena, specie da una chiamata d’emergenza.
     Il collega lo afferrò e gli gridò nell’orecchio: «C’è stata una sparatoria a casa dei Dormer!»
     «Che Dormer?!» sbraitò Casey, coi corti capelli rossicci arruffati dalla pennichella. «L’avvocato e l’arredatrice?»
     «Loro!»
     «Merda…» si appiccicò il distintivo al petto e cercò la giacca. «Una sparatoria? Avevo il sospetto che quel Brendon avrebbe fatto qualche danno, prima o poi!»
     I colleghi lo fissarono, quasi timorosi di ragguagliarlo. Infine, uno parlò: «È stata la moglie a sparare, capitano. Adesso è in stato di shock e non abbiamo idea di dove siano né il marito né la vittima.»
     «A chi diavolo ha sparato quella donna?!» s’infurio Casey, camminando a passo spedito verso la porta scorrevole.
     «Non è chiaro, capitano. La signora Dormer ha confessato di aver sparato a una “disgraziata”.»
     Casey sbirciò l’orologio e sospirò, un occhio già rivolto al corridoio che portava al garage con le auto del presidio di polizia. Prima che potesse esprimere i propri dubbi, una figura ammantata si parò lui dinanzi e bloccò la via al garage sotterraneo.
     «Buonasera, capitano Flanagan, sono Ignazio Kyles. Mi manda il signor Merrick.»
     Nessuno degli agenti batté ciglio, meno che il capitano, vistosamente inorridito dal nome che gli aveva appena graffiato il cervello. «Cosa vuole il signor Merrick da me?»
     «La ragazza che è stata ferita si chiama Mylène, ed è mio compito riportarla sana e salva alla villa del signor Merrick.»
     Un poliziotto si fece avanti, incarognito da tanta arroganza: «Qui al distretto non lavoriamo con voi cravatte
     «Lasciate parlare me,» intercedette Casey, sperando di ovviare alla mancanza di tatto del collega: purtroppo o per fortuna, non aveva mai dovuto avere a che fare con le corporazioni. «Sei della Palmer Technology, vero? Lavori per loro o sei una sorta di freelance?»
     «Sono affari miei.»
     «A noi interessa che nel quartiere si respiri un clima di serenità, lo capisci? Andremo a casa dei Dormer, prenderemo in custodia la signora e poi avvieremo le ricerche dell’avvocato.»
     L’ultima parte, quella concernente le ricerche, conteneva un messaggio velato che Ignazio non mancò di recepire. «Mi limiterò a seguirvi, agenti.»
     Nel generale disappunto, i poliziotti dovettero fidarsi del giudizio del loro capitano e lasciare che l’individuo dall’aspetto disumanamente letale si accomodasse con loro nella volante.

Nonostante il lavoro che faceva, Brendon non aveva mai avuto occasione di bagnarsi le mani di sangue come altri avvocati scapestrati di cui aveva sentito parlare. Al massimo nei tribunali teneva tra le mani un palmare coi documenti importanti e inorridiva di fronte alla bassezza e all’opportunismo di chi faceva loro causa. Non si sarebbe mai aspettato di dover un giorno sorreggere un corpo gelido, fremente degli spasmi di chi lotta per la vita.
     Quell’angolo di strada non gli avrebbe potuto ricordare un tribunale in nessun modo, e ancor meno la camera dell’ostello fuori mano in cui si arrampicava tramite le scale scivolose.
     «Non morire,» ansimò, schiacciando la tessera della camera contro il lettore. «Non morire, Mylène,» piagnucolò, calciando la porta e irrompendo nella sua camera preferita, la trentadue.
     «Questa stanza odora di te.»
     «Non parlare!» guaì, tappandole la bocca.
     Lei gli morse il mignolo, lo succhiò e rise. «Qui fai le tue cose zozze, signor Brendon. La signora della reception ti conosceva.»
     «Perché non ascolti mai quando ti parlo?»
     «Mi fa male la pancia. Forse devo fare la cacca…» Mylène scoppiò a ridere, ma il fianco stracciato come un regalo di Natale non avrebbe mostrato né una bambola né un qualsiasi altro balocco: c’era carne viva e pulsante, rossa e accesa di fibre e tessuti lacerati.
     Brendon la fissò col telefono dell’albergo incastrato tra le mani. Compose un numero e diede le spalle a Mylène, incapace di sopportare l’idea che il suo intestino lo stesse tradendo in un momento tanto delicato.
     «Dieter, finalmente!»
     «Ne hai messa una incinta, alla fine?»
     «Non c’è un cazzo da ridere!» abbaiò Brendon, con le lacrime agli occhi. Si strappò quasi i baffi in cerca delle parole giuste: «Sono al solito posto. Mia moglie ha sparato alla ragazza del giardino e l’ho portata qui. Sta morendo, Dieter, devi sbrigarti!»
     «Deciderò io se sta morendo. Arrivo.»
     Brendon scagliò con forza il telefono sul cuscino e sbirciò, per un solo istante, il petto di Mylène gonfiarsi e sgonfiarsi sin troppo velocemente. Si fece forza e si inginocchiò di fianco a lei, stringendole la mano. Il colpo di pistola le aveva sbrindellato il fianco poco sotto il seno, abbrustolendo la pelle distante dal centro della ferita e cauterizzando le aree prossime all’area di impatto.
     «Signor Brendon, Lei è davvero una brava persona?»
     «No, Mylène.»
     «Ma io non sono minorenne, è stato giusto farmi quelle cose,» sussurrò lei, trascinando il braccio sino a tastarsi il buco fumante. «Mi hanno tolto qualche pezzo, signor Brendon. Io non sento mai male, e non sento nemmeno bene. Le pillole e la siringa mi servono per sentire. Sentire il suo corpo dentro il mio è stato bello, signor Brendon. Può pensare quello che vuole di sé, ma io Le posso dire che Lei non è un uomo malvagio. Io lo so cosa si prova ad avere a che fare con uomini malvagi.»
     «Sta’ un po’ zitta, ti supplico,» le asciugò le lacrime dagli occhi. Non sapeva se crederle o meno, se farsi abbindolare da quel tono sempre mansueto e docile, dai sorrisi e dalle smorfie amabili: non poteva aver senso che in quel momento non provasse alcun dolore.

Dieter Morgernstern arrivò col suo metro e novanta di altezza, piegandosi per superare la porta sin troppo bassa. Poggiò gli occhiali tondi sul naso e inquadrò la ragazza svenuta. «Maledizione, Brendon…» avanzò, pinzando con le dita lunghe e affusolate il polso della giovane. «Da quanto tempo è così?»
     «Non so, mezz’ora?»
     «Dobbiamo portarla via da qui, o morirà sul serio. È un miracolo che non sia già spirata.» Si sporse sul corpo madido di sudore, sul pallore cadaverico che comunicava pessimi segnali. «Il colpo avrà bruciato per lo più muscoli e pelle, non credo sia arrivato a colpire organi. Con queste nuove armi non si capisce mai nulla!»
     «Fai tutto ciò che serve per salvarla,» pregò Brendon, coi ciuffetti brizzolati che, appesantiti dalla fatica della giornata, gli piovevano sulla fronte e sulle tempie.
     «In ospedale la medicheranno e ricostruiranno parte dei tessuti.» Poi il dottor Morgernstern schiarì la voce: «Meno chiacchiere e più azione: prendila per i piedi, dobbiamo portarla alla mia auto. Non posso dire con certezza se il colpo abbia forato un rene o il fegato o niente.»
     Nel momento in cui Brendon le sfiorò le caviglie per sollevarla dal letto, qualcuno bussò alla porta. Dieter e lui si girarono di scatto con la smorfia tipica di chi non avrebbe potuto trovare una spiegazione a nulla di ciò che stava accadendo.
     «Chi sei tu?» biascicò l’avvocato, paralizzato e ricurvo come il gargoyle di un macabro quadro. Le dita si strinsero più fitte ai piedi di Mylène.
     «Allontanatevi da quella ragazza. Tutti e due.»
     «Chi—»
     Brendon fu ammutolito da un pugno dritto allo stomaco. L’impatto esplosivo lo accartocciò contro la parete, e mentre sputava saliva e avanzi del pranzo, il cappotto nero fluttuò verso il dottor Morgernstern.
     «Non ne voglio sapere nulla!» lui alzò le braccia al cielo, appiattendosi contro l’unica finestra e lasciando che il nuovo arrivato poggiasse il dorso della mano sulla fronte della giovane esangue.
     «Non toccarla!» Brendon lottò, contro il dolore a ogni centimetro delle budella e contro l’istinto di conservazione. Strisciò sino ai piedi dell’uomo dalla folta barba color terra.
     Mylène tossì. «Si farà venire un infarto, signor Brendon, alla sua età.»
     Lei si lasciò prendere in braccio da Ignazio Kyles, si aggrappò alle sue spalle e, con un ultimo sorriso rivolto al caro avvocato, chiuse gli occhi e si preparò a tornare nello scrigno in cui la custodivano come la più preziosa delle perle.
     Brendon la fissò col volto distrutto dalle lacrime e dall’amarezza. In tutta la sua vita non aveva mai detestato né la sua posizione né l’agio che ne aveva ricavato. Però, in quel preciso momento, capì che un teppistello pescato a caso tra coloro che lui considerava inferiori avrebbe avuto la forza di tirar fuori un coltellino e lanciarsi all’assalto. Lui, invece, tirò dalle tasche solo vergogna e sconfitta.

FINE.

Serie: La Farfalla
  • Episodio 1: Pipì
  • Episodio 2: Il tappeto
  • Episodio 3: L’uomo col cappotto
  • Episodio 4: Voglio un uovo
  • Episodio 5: Infarto
  • Episodio 6: Altruismo
  • Episodio 7: La perla più preziosa
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    Discussioni

      1. Eh sì, e tra l’altro ho di recente sistemato la serie per ricaricarla in futuro sul sito e mi sono accorto della scrittina “Fine(prima serie)” che dovrei modificare. Purtroppo non ci sarà una seconda serie.

      2. Non ci sarà la seconda serie?
        Ribadisco il “oh cavolo!” 😢

    1. Ciao Giovanni, al di là delle scene di sesso o degli atteggiamenti senza peli sulla lingua di Mylene, ho intravisto non solo l’innocenza, ma anche la bontà di questa giovane, ho la sensazione che la poveretta ha dovuto subire chissà quale martirio, anche se lei fosse frutto di chissà quale esperimento. In ogni caso, soprattutto in questo episodio, l’umanità di Mylene è vivida più che mai. Ma anche l’avvocato, in fondo, è un buon uomo, a mio parere: licenzioso, fa le corna alla moglie… poco importa, perché ha difeso sino alla fine la ragazza. Poteva fare come il medico, ma non l’ha fatto. Ho la sensazione che provi qualcosa per lei, ma forse sono io troppo sentimentale😅! Comunque è stato un bel viaggetto, una serie che ho apprezzato, e spero di rivedere la spregiudicata, quanto tenera, Mylene. Un saluto, alla prossima😁!

      1. C’è un po’ di vero in ciò che dici, come al solito interpreti bene la situazione. 🙂
        È stato un bel viaggetto, sì, e non pensavo che la serie avrebbe funzionato così!
        Alla prossima!

    2. Sei fortunata che c’ho messo una sola scena di sesso, poteva andare peggio! 😀
      Comunque, felicissimo che la serie ti sia piaciuta. Sono sorpreso che tu abbia notato innocenza in Mylène, complimenti per il buon cuore. 🙂 Su altro non mi pronuncio… 😛

    3. Ciao Giovanni, devo farti miei complimenti. Sai che sono bacucca, onestamente preferisco un’autopsia a una scena di sesso, ma hai saputo dare al personaggio di Mylène una complessità e un’innocenza che mi hanno conquistato. E se avesse ragione Aaron? Se fosse una fata? 😂

      1. Sei fortunata che c’ho messo una sola scena di sesso, poteva andare peggio! 😀
        Comunque, felicissimo che la serie ti sia piaciuta. Sono sorpreso che tu abbia notato innocenza in Mylène, complimenti per il buon cuore. 🙂 Su altro non mi pronuncio… 😛