La Promessa

Serie: Il Branco Terza Stagione

I morti non mentivano mai.

Anuk lo aveva imparato quando era ancora bambino e si lasciava cullare dalle loro voci. Non aveva condiviso questo dono con la sua famiglia, conscio che avrebbe spaventato i suoi cari. Elaborava il tutto in dei “sogni”: per i Daemon erano più facili da accettare. Sua madre non aveva del tutto abboccato, ma non aveva condiviso con nessuno le sue perplessità.

Gli aveva raccontato che la nonna praticava il voodoo. Non si era dilungata in spiegazioni, non amava parlare del suo passato. Era giunta ai presidi con una commissione medica, allo scopo di elaborare un vaccino dal siero sanguigno dei Daemon, e non aveva più fatto ritorno.

Anuk non conosceva nulla della sua parte umana; ne aveva coscienza solo confrontando il volto della donna che lo aveva generato con il suo. La sua mascella era meno pronunciata, la pelle quasi nera. I capelli crespi potevano essere domati solo se acconciati in delle trecce: dreads, così le chiamava Elenor. Era quello ad assomigliarle maggiormente, i fratelli avevano ereditato i tratti del padre. Il corredo genetico di Kurak aveva fatto di lui un futuro Capobranco. Eredità che non sentiva sua.

Non era interessato alla guerra. Muscoli e aspetto truce gli servivano solo al momento di far intendere agli altri di non gradire compagnia. La solitudine era per lui una comoda veste, con cui si trovava a proprio agio.

Aveva iniziato ad indossare i bracciali d’argento fin da bambino. Secondo i Daemon erano un talismano potente, in grado di calmare gli animi inquieti: erano riusciti a zittire molte delle voci che gli si affollavano attorno. Aveva imparato a discriminare quelle pure dalle maligne.

I morti lo avevano avvertito di quanto sarebbe accaduto ed Anuk aveva condiviso quel “sogno” con il padre. Kurak lo aveva osservato per qualche secondo, aggrottando la fronte, poi era uscito per radunare la sua gente. Femmine, piccoli e anziani avevano lasciato il presidio il giorno dopo, dirigendosi verso ovest. I maschi Daemon si erano uniti alla guerriglia, lasciando alle femmine il compito di portare al sicuro i più deboli: i piccoli di entrambi i sessi venivano istruiti alla lotta, molte di loro non avevano nulla da invidiare ai loro compagni.

Al loro arrivo, i militari avevano trovato il Villaggio Numero Sedici completamente deserto.

Anuk non si era unito ai guerrieri; il suo destino, era un altro.

Si era lasciato guidare dalle voci fino a giungere in città. Un immenso agglomerato di cemento e sangue: a volte, non riusciva a distinguerli. Ai suoi occhi tutto era coperto di morte e disperazione.

Si era procurato un’arma e l’aveva modificata per renderla letale. Non che ne avesse bisogno, i morti guidavano ogni suo passo rendendolo invisibile. Osservò senza mai prendere parte attiva, evitò i branchi dei suoi simili e i disperati che popolavano le vie desolate. Fino a quando un’anima gli si accostò paziente, seguendolo per un lungo tratto del cammino.

Anuk volle conoscere le sue ragioni. Era un’anima bella, quel posto non le apparteneva. Qualcosa la legava ancora a quella dimensione; forse, una promessa. La ascoltò con attenzione ed accolse la sua preghiera.

***

Sebbene disdegnasse la guerra, Anuk era un maschio Alpha e come tale letale.

Si lasciò condurre dalle voci fino ad una zona senza abitazioni, adiacente al porto. Vi sorgevano grosse strutture di cemento, tozze e quadrate, che formavano un quadrilatero. Superò senza problemi il cancello chiuso, gli fu sufficiente una spinta per rompere il catenaccio.

Seguì i suoni, gli odori, trascinando la mazza ferrata a terra: un rumore che qualcuno dotato di un buon udito avrebbe avvertito anche da lontano. Il buio non lo preoccupava, distingueva chiaramente i fari posizionati alla fine della lunga strada che divideva in due il complesso industriale.

Incontrarono lo sguardo dell’altro nel medesimo istante. L’Elfide femmina deviò leggermente il suo percorso per venirgli incontro e Anuk la osservò con attenzione. Era piccola, leggera. Si stupì della forza che le permetteva ancora di correre come il vento, seppure il suo viso fosse piegato dalla stanchezza. Non indossava nulla se non i lunghi capelli bianchi, sottili come i fili di una ragnatela. Le sentiva altri odori addosso, che accesero il suo lato più oscuro. Per i Daemon il corpo di una femmina era sacro.

Dopo averla superata, sollevò la mazza chiodata continuando a maneggiarla con la sola mano sinistra. Ridusse in frantumi il cruscotto della prima jeep che gli venne incontro spendendo un paio di colpi ben assestati: gli umani a bordo uscirono dall’abitacolo, in preda al panico, stringendo a sé le loro inutili armi. Non diede loro il tempo di reagire, fracassandogli il cranio.

Lasciò le anime piangere il loro destino ed avanzò verso la jeep successiva cui riservò lo stesso trattamento. La terza si fermò in uno stridio di freni e fece retromarcia.

Attese qualche minuto sondando il silenzio, quindi volse le spalle al complesso per fare ritorno da dove era arrivato. L’Elfide femmina lo attendeva al cancello, piegata in due per l’affanno.

«Non impiegheranno molto tempo per riorganizzarsi. Dobbiamo allontanarci in fretta.»

Lei annuì, cercando di riacquistare la posizione eretta. Anuk lesse nel suo volto una determinazione che ammirò e gli fece provare per lei profondo rispetto.

«Fammi strada.»

Anuk si portò al comando, deviando verso est. I morti lo guidarono fino ad una zona poco lontana, dove trovarono un tunnel che il Daemon infilò con difficoltà. Lasciò il passo alla femmina per prima, per coprirla con il suo corpo in caso di pericolo. Si fecero largo fino ad un condotto di scarico.

«Se vogliono trovarci, devono infilarsi nel buco e procedere in fila. Solo degli idioti correrebbero un rischio simile, sapendo che dall’altro lato li attende un Daemon grande e grosso.»

Lei contrasse la mascella, inquieta.

«Non posso perdere tempo. Devo trovare qualcuno.»

«Qualcuno ha trovato te.» Anuk sedette poggiando la schiena alla parete: sebbene il condotto fosse più ampio del tubo in cui si erano infilati, era comunque angusto.

«Riposa.»

«Tu non capisci!»

Il Daemon le sorrise, socchiudendo gli occhi. «Il piccolo è in salvo, è stato accolto da un branco che si sta prendendo cura di lui. Riposa, Nimea, ti condurrò da Ariel non appena possibile.»

L’Elfide lo fissò con occhi scuri quanto oceani in fermento. «Come…»

«Me lo hanno detto i morti. Un’anima speciale mi ha guidato fino a te.»

Nimea cadde in ginocchio, d’improvviso priva di forze. Incrociò le braccia al petto, cercando di trattenere il tremore. Aveva sempre saputo, ma non aveva mai affrontato quel pensiero imprigionandolo dentro il cuore. Le parole del Daemon glielo avevano spezzato, sentiva un dolore che non sapeva di poter provare.

Anuk rispettò il suo silenzio, comprendendo la tempesta che si era scatenata dentro di lei. Chiuse del tutto gli occhi, affidandosi ai sensi: in caso di pericolo si sarebbe destato in pochi secondi.

«Nim…»

Il Daemon li riaprì, incontrando quelli dell’Elfide.

«Il mio nome è Nim. Nimea è morta con lui.»

Serie: Il Branco Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Topino
  • Episodio 2: L’Elfide
  • Episodio 3: ToyTown
  • Episodio 4: La Colonia
  • Episodio 5: Senz’anima
  • Episodio 6: La Promessa
  • Episodio 7: Metallo
  • Episodio 8: Sotto assedio
  • Episodio 9: Casa
  • Episodio 10: La Biblioteca 
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    Discussioni

      1. Purtroppo, Bull non è destinato a far parte del Branco 🙁

    1. Ciao Micol, che conclusione di episodio sublime, carica d’emozione, veramente bello, come del resto Anuk, un personaggio che merita un ruolo importante. Le anime dei morti ti possono davvero guidare, e questa volta hanno guidato Anuk a trarre in salvo Nimea, o Nim, a questo punto. È una serie che merita maggior spazio, perché ci sono troppi personaggi interessanti che meritano il posto in un romanzo di tutto rispetto! Complimenti come sempre, un caro saluto 😁!

      1. Ciao Tonino, dici bene. I personaggi di questa serie sono moltissimi e tutti meritano un posto al sole. Non so, se riuscirò mai a realizzare questo progetto perché dovrei dedicare una serie ad ognuno di loro 😉

    2. Per tanti motivi, che non mi va di dire, Anuk diventa ufficialmente il mio preferito della saga.
      Ormai questa serie è come un’onda; quindi ti faccio ufficialmente una proposta, con la speranza che in futuro esaudirai questo mio piccolo desiderio: per favore scrivi uno spin off su Anuk.

      1. Ciao Raffaele, non riuscirò a dedicare altro spazio ad Anuk, come sai la serie sta volgendo al termine. Non ho mai pensato al suo “prima”, ma posso dirti sinceramente che per me esiste un suo “dopo” con molta chiarezza. La sua presenza è molto forte nell’aria, tanto che in vari passaggi delle due serie collegate vi si accenna. Nel secondo episodio del Il Branco Nephel e Anuk si incontrano: Nephel pensa a lui come ad Anubis. Nell’ultimo episodio de Il Dio Solo Alone lo richiama con queste parole ” I vostri dèi sono uomini e donne che hanno combattuto quella guerra. Spiriti fuggiti alla rete del Custode degli Inferi, anime che in un atto di generosità hanno scelto di non divenire.”. Gli Inferi non corrispondono all’inferno ma al regno dei defunti, un’anticamera per le anime in viaggio, eccezione che ho voluto dare a tutti i miei scritti custoditi nel cassetto. Comunque, ti prometto di pensare allo spin off.

      2. Mi correggo, Nephel e Anuk si incontrano nel primo episodio della seconda serie

      1. Ciao Kenji, un po’ di mistero aggiunge sapore alla storia 😀

    3. Ogni personaggio che Micol crea meriterebbe una serie per quanto sono ben caratterizzati, per la loro backstories coerente e per la loro originalità.
      Anuk mi piace parecchio mezzzosague rasta con poteri medianici, una vera figata. Se la batterà per la prima posizione con Joy.
      L’anima di Bull che torna per aiutare ancora mi ha veramente fatto emozionare.
      Al prossimo, attesissimo, episodio.

      1. Ciao Alessandro, anche a me Anuk sta simpatico 😀
        Purtroppo siamo alla fine della serie e questo è l’unico episodio in cui compare come “protagonista per un giorno”. Credo, comunque, che in futuro farà ritorno.