La rabbia di Sarah e la colpa di Dario

Serie: Chiroptera

  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: La rabbia di Sarah e la colpa di Dario

20 febbraio 2018

Le ultime pagliuzze di cenere caddero giù mimetizzandosi quasi completamente con i granelli di sabbia. La luce alle sue spalle diventò sbafata e i suoni della città avanzavano come se nulla di fuori dall’ordinario fosse accaduto, come se il suo dovere fosse quello di non fermarsi anche dinnanzi il silenzio.

Sarah buttò il filtro e si allontanò dalla riva con la testa che le inondava fitte per la stanchezza poi la suoneria del suo telefono la fece sobbalzare. Si affrettò a rispondere con il cuore in gola ma quando lesse “Vittorio” sbuffò.

– Sarah dove sei? Io sono già da Dario –.

– Sto arrivando – disse e chiuse la chiamata.

Il diario che teneva dentro la borsa le ricordava come la realtà nel giro di pochi giorni avesse ribaltato i fatti e il peso di quest’ultimi la stavano schiacciando. La voglia di sfogliarlo era tanta ma aveva anche paura, paura di trovare qualcosa che avesse avuto a che fare con la scomparsa della sua migliore amica.

Paura di una qualunque verità.

L’orologio sul suo polso segnava quasi le diciotto ma Sarah non se ne curò. Sarebbe dovuta tornare a casa a studiare ma non riusciva a distogliere la mente, era spaventata e arrabbiata. Tutt’attorno a lei, quelle presenze vive e indaffarate le parvero superficiali. “Il mondo è diventato superficiale” le diceva sempre Carmen.

– Tu fingevi di esserlo – sussurrò a se stessa.

Senza rendersene conto raggiunse quel portone mastodontico impregnato dall’odore di tabacco, aveva camminato per minuti apparentemente eterni ma in realtà brevi. Suonò e il portone fece uno scatto.

Entrò e salì la prima rampa di scale, ricordò le indicazioni di Vittorio e puntò alla seconda porta a destra.

– Credevamo non venissi più –.

Vittorio l’accolse, come al solito, con un sorriso. Che da tre giorni si era dimezzato.

– Figurati – Dario era sul divano, buttato come se nulla fosse. Quel volto le provocò un brivido di rabbia e la voglia di parlare la stava divorando.

– Dov’eri? –.

La voce di Vittorio le arrivò come un puntino insignificante.

– In giro – rispose, dopo un po’ – Ho il diario –. Concluse poggiando un diario color ametista sul tavolo. Sopra pile di fogli, disegni e pacchetti di sigarette. Quasi tutti vuoti.

– E così… mentre Carmen è scomparsa da tre giorni tu ti rinchiudi in casa, te ne stai su quel cazzo di divano a fumare senza fare nulla, fai finta di niente –.

Dario la guardò senza dire nulla.

– Sarah, per favore, non iniziare –.

– Io non lo sopporto. La sua cazzo di faccia… Credi che tu sia l’unico qui a star male? Non sei l’unico e forse dovresti essere l’ultimo a preoccuparti per lei dopo quello che è successo –.

– Stai dicendo che è colpa mia se è scomparsa? –.

– Da quando le hai fatto quel diavolo di tatuaggio è andato tutto a puttane e se te lo stai chiedendo si, penso che sia tutta colpa tua –.

– Sarah! – gridò Vittorio – Vedi di darti una calmata porca miseria –.

Sbuffò spostando una sedia facendo rumore.

Vittorio lanciò un’occhiataccia a Sarah la sua unica fortuna era che la pigrizia di Dario non gli avrebbe mai permesso di far esplodere in una lite.

– Gli hai dato uno sguardo? –.

– No, è intatto –.

A spezzare il silenzio questa volta fu Dario che con la testa rivolta verso il soffitto e gli occhi impenetrabili sembrava essersi rinchiuso in una bolla – Perché non lo hai consegnato agli investigatori? –.

Il grigio sfiorò il nero e nuovamente la rabbia tremò nel cuore della ragazza.

– Non voglio starmene con le mani in mano mentre la mia migliore amica è scomparsa nel nulla, tu puoi fare quello che vuoi. Non mi interessa –.

Le loro voci presero ad accavallarsi l’una all’altra, facendo una guerra dove l’orgoglio regnava negli animi di entrambi. Troppo forte per essere zittito vomitarono tutto ciò che li aveva stremati, ad unirli c’era solo la paura di perdere Carmen. Paura coperta dalla rabbia di Sarah e i sensi di colpa di Dario.

– Vedete di finirla – urlò l’altro che inerme aveva assorbito quelle parole più del dovuto – Questa non è una gara su chi soffre di più per Carmen –.

Silenzio.

– So benissimo che l’unico motivo per cui siete qui è lei, allora perché non vedete di unirvi anziché perdere tempo in queste stupide lotte? –.

Stanco di quei due, e ancor più della situazione, prese il diario e lo aprì alla ultima pagina scritta.

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