La ricerca della Verità

Serie: La vera storia della morte di Arthur McKenzie

Un po’ per curiosità e un po’ per rispetto ad Arthur, nei giorni e nelle settimane a venire ogni volta che ne avevo la possibilità continuavo a sedermi sempre nello stesso punto. Il problema o la fortuna fu che non sapevo esattamente cosa cercare. Il tempo passato in quella specie di prigione senza sbarre e senza tempo iniziava ovviamente a produrre effetti anche sulla mia integrità psichica ed emotiva. Come tutti non ero immune alle prolungate sevizie psicologiche e all’abuso di farmaci sperimentali cui ero sicuro ci stessero sottoponendo. Il mio corpo andava sempre più debilitandosi anche a causa del cibo povero con cui noi reietti venivamo alimentati e la quasi assenza di esercizio fisico contribuiva a renderci inermi. La mente prese a vacillare anche di fronte ad un problema all’apparenza semplice. Non conoscevo per niente Arthur se non tramite chiacchiere furtive e a bassa voce con gli altri compagni di sventura. Eppure, ogni giorno mi posizionavo sulla stessa sedia, alla stessa identica distanza dalla finestra e in maniera ansiosa e convulsa provavo ad individuare una qualche anomalia al di là del vetro. Io stesso, qualche mese prima, avrei definito tutto ciò come comportamento paranoide e ossessivo compulsivo. Continuai così per qualche tempo fino a che una sera, mentre ero intento a scandagliare il giardino buio davanti a me, non sentii un cigolio provenire dalle mie spalle. Dapprima non ci feci troppo caso, pensai fosse l’ennesimo compagno in stato catatonico-vegetativo che veniva parcheggiato in attesa della cena. Poi, come un lampo, riconobbi un odore a me familiare. Non osai girarmi subito. La traccia olfattiva era la stessa certo ma qualcosa era cambiato, qualcosa di profondo si era aggiunto e qualcos’altro era stato eliminato, soppresso. Solo una volta nella mia vita precedente all’internamento, quella decisiva purtroppo, il mio olfatto mi aveva tradito. Rimasi immobile. Osservai la figura alle mie spalle tramite il riflesso davanti a me, senza voltarmi. Man mano che i miei occhi si abituavano a distinguere le forme sul vetro, escludendo quelle poche forme che filtravano dal giardino, l’orrore e lo sgomento si impadronirono di me. La sagoma alle mie spalle era solo un vago ricordo di Arthur McKenzie. Nel corso della mia vita avevo già visto corpi umani trasformati, sconvolti, modificati sia dall’intervento umano che dalla natura stessa. In più di un’occasione avevo anche assistito all’unione tra umani e animali a livello chimico-fisico oltre che carnale. Una lunga serie di esperienze dirette con la caducità e la debolezza della carne umana non mi aveva comunque del tutto preparato a ciò che stavo scoprendo in quel maledetto riflesso. Per un tempo che mi sembrò infinito non ebbi il coraggio di voltarmi. Avevo paura che il contatto visivo diretto con quella cosa, perché tale era ai miei occhi, avrebbe potuto rompere definitivamente ogni legame con la realtà che mi era rimasto. La sedia a rotelle sui cui quell’abbozzo di essere umano era adagiato ondeggiava in un movimento orribile a causa di un freno allentato dalla ruggine, facendolo sembrare un mucchio di carne appeso ad un gancio da macelleria. Iniziai a sudare mentre con le mani stringevo i braccioli in metallo della sedia fino a farmi diventare le nocche bianche. Cercavo con tutta la mia volontà di distogliere lo sguardo dalla finestra sulla quale ormai non potevo vedere altro che la figura oscena e innaturale che mi stava alle spalle ma l’attrazione verso quell’orrore era troppo forte e aveva vinto sulla razionalità.

“Si può sapere chi l’ha messo qui? Questo non va con gli altri!” Urlò qualcuno alle mie spalle.

Sentii un rumore secco e metallico e subito dopo la figura mostruosa che si rifletteva davanti a me prese a rimpicciolirsi fino a scomparire. Solo quando sentii altri passi invadere la stanza ebbi il coraggio di distogliere lo sguardo e lasciare la presa dalla sedia. Con le mani indolenzite e gli occhi sgranati, incapace di articolare frasi di senso compiuto, mi feci trasportare dalla folla verso il prossimo pasto.

Quella fu l’ultima volta che vidi Arthur McKenzie. Nei giorni seguenti non riuscii a levarmi dalla testa quell’orribile visione. Quella figura semi-umana infestava i miei sogni così come le mie ore di veglia che sempre di più assomigliavano ad un vagabondaggio senza meta. La mia mente non riusciva a razionalizzare ciò che avevo visto. Un corpo dilaniato, a metà strada verso l’inumano ma con ancora lo sguardo di Arthur così per come lo conoscevo. Gli occhi, benché allucinati, fissavano un punto lontano e al tempo stesso chiedevano pietà. L’origine di quel terrore puro che mi avvolgeva non stava soltanto nell’orribile visione che mi si era presentata ma anche – e soprattutto forse – nel fatto che un tale scempio era la risposta che avevo cercato per la maggior parte della mia vita.

Giusto per fare un minimo di chiarezza e se vorrete dar credito alle mie parole, proverò a spiegare ciò che di sbagliato c’è in quello che i giornalisti hanno detto e scritto sul mio conto.

La mia fascinazione per i mondi “altri” iniziò quando ero appena un ragazzo. Se dapprima era stata soltanto una forma di curiosità quasi devota e una ricerca forsennata delle risposte ultime cui l’essere umano anela da sempre, nel corso degli anni si era trasformata in un’ossessione morbosa. Io, tra tutti gli esseri umani, credevo di essere capace di trascendere questa realtà e accedere agli altri piani di esistenza. Volevo rubare il sacro fuoco della Conoscenza a chi lo teneva nascosto a noi, poveri esseri umani. Senza paura o remore di alcun tipo, mi ero messo a scavare nei meandri delle antiche culture, rovistando negli angoli più bui del sapere umano alla ricerca prima di tutto delle domande giuste. Dopo svariati anni passati in quasi totale isolamento dal resto del mondo, quando le ebbi trovate decisi di non fermarmi, di andare ancora oltre fino a giungere alle risposte, per quanto tremende potessero essere. Nonostante la non più giovane età, conservavo il coraggio del ragazzo che aveva iniziato quell’avventura tanti anni prima, pronto a sfidare anche le creature più terrificanti e gli abissi più neri e profondi pur di giungere alla Verità ultima. Nel corso della mia ricerca ho scoperto l’esistenza degli esseri innominabili che hanno abitato questo pianeta prima di noi e ascoltato storie e resoconti di altri mondi e altre realtà allucinanti. La ricerca della Verità ultima, quella più pura e inconfutabile, mi ha spinto ad esplorare l’animo umano oltre ogni confine immaginabile, a metterlo a confronto con l’Universo infinito e le sue vere leggi. Ho sondato aspetti del carattere umano che trascendono la morale comune mettendo in pratica le azioni che mi hanno portato qui, un luogo in cui l’unica morale applicata è quella terrena, bieca e cinica.

E proprio adesso, quando mi ero rassegnato alla sconfitta infertami dal cosiddetto mondo civilizzato tramite questo castigo, la sorte toccata ad Arthur McKenzie ha dato nuova linfa alla mia ricerca.

Ciò che gli è stato fatto va oltre persino le mie più sfrenate fantasie e mai e poi mai avrei pensato che qualcuno potesse pensare di ridurre in quello stato un suo simile. Per questo motivo sono convinto che dietro tutto ciò non possano esserci solo dei semplici esseri umani. Per quanto efferati e con una fervida e perversa fantasia, uomini o donne che siano mancherebbero dei mezzi per attuare un simile scempio.

Dopo la vista di ciò che rimaneva di Arthur e l’inizio delle mie congetture sul suo stato, l’appetito iniziò a diminuire e con esso andarono via anche le ultime forze che mi erano rimaste. Trascorrevo le giornate passando da una stanza all’altra e da una seduta “terapeutica” all’altra, cercando di dare il meno possibile nell’occhio. Sapevo che quello che era successo ad Arthur non era un caso, che qualcuno o qualcosa lo aveva preso di mira e lo aveva usato come un giocattolo in un perverso e disumano rituale. Sarebbe toccato anche me prima o poi? Quel posto non era altro che una sorta di purgatorio al rovescio? Saremmo tutti finiti in quello stesso inferno allucinante, con il corpo ridotto a brandelli e la coscienza annullata, incapaci di difenderci e in balia ancora di chissà cosa? Mentre questi pensieri mi affollavano la mente ogni giorno di più, non ero in grado di cercare una soluzione.

Fu solo grazie ad un altro povero sventurato che trovai il modo di carpire alcune informazioni da Arthur. Nulla di ciò che ci svelò è finora servito ad alleviare la mia angoscia ma almeno sono più preparato – anche se gli incubi atroci non sono finiti – nel caso dovessero venire a prendere anche me.

 

Serie: La vera storia della morte di Arthur McKenzie
  • Episodio 1: La vera storia della morte di Arthur McKenzie
  • Episodio 2: La ricerca della Verità
  • Episodio 3: Delirio nell’abisso
  • Episodio 4: Pezzi di Realtà
  • Episodio 5: La Fine?
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

      1. Federico Ferrauto Post author

        Eh sì, l’influenza è forte, lo so 🙂 arriva alla fine e poi dai un’occhiata anche a Thule del Lab di questo mese 😉

    1. Dario Pezzotti

      Ciao Federico, questi due episodi scorrono piacevolmente, regalando un horror psicologico nel senso più classico del termine. Vediamo se nel proseguo riuscirai a stupirmi.😉

    2. Sara

      Sei molto bravo nella narrazione, l’idea è originale e per quanto sangue ci stai versando resta molto attuale. Sai spingere il lettore in scenari quasi apocalittici. Bravo

    3. Micol Fusca

      Ciao Federico, effettivamente la ricerca della realtà vissuta dal tuo personaggio mi ha riportato alla mente Cthulhu. Ho visto la sua immagine riflessa sul vetro di quella finestra. Il tuo è un horror molto psicologico cui si possono dare tante interpretazioni: la più spaventosa è “il mostro dentro di noi”.

      1. Federico Ferrauto Post author

        Ciao Micol e grazie come sempre. Già solo il fatto che tu ci abbia visto Cthulhu mi fa capire che ho centrato l’obiettivo! Se mi citi “il mostro dentro di noi” non posso non pensare al tipo di Craven Road…

      2. Tiziano Pitisci

        La ricerca della verità spinge la storia verso la conquista di un buon ritmo narrativo e la tormentata sete di conoscenza del protagonista alimenta la curiosità nella lettura. Andiamo avanti.

    4. Antonino Trovato

      Ciao Federico, mi ero perso questo secondo episodio! Il mistero si infittisce, anch’io sono un appassionato di stranezze dell’altro mondo, ma cosa mi devo aspettare? Alieni? Demoni? O la verità non è poi così lontana? Mah, comunque il tuo horror mi stuzzica parecchio, riesci a creare la giusta angoscia, e le tue celate intenzioni aumentano la curiosità! A presto con le tue rivelazioni😁!

      1. Federico Ferrauto Post author

        Grazie Antonino! Spesso, l’orrore più puro, quello dell’abisso in cui non vorresti mai specchiarti è ancestrale, antico quanto il mondo e forse di più. Per questo racconto ammetto di aver rubato un piccolissimo elemento al maestro dei maestri: H P Lovecraft 😉 rimani sintonizzato 😀