La rissa

La chiamata arrivò alle 6,30, giusto mezz’ora prima del cambio turno, mentre Bonelli e Annelise erano seduti al tavolino di un locale notturno, a mangiare brioches e bere cappuccino. Vestiti in borghese, per non dare nell’occhio, avevano il compito di controllare se in alcuni locali, segnalati dalla centrale, vi fosse o meno spaccio di sostanze stupefacenti. Nelle ultime otto ore non è che i due avessero proprio pensato a nutrirsi decentemente e la fame, si sa, ha la meglio su tutto.

Bonelli si allontanò un istante col cellulare, per tornare subito dopo.

«Serena Calabresi ha utilizzato il suo bancomat, poco fa. Quindi deve essere ancora in città», comunicò alla sua compagna.

Annelise si sbrigò a prendere la borsetta, con dentro la pistola, e a seguirlo fuori dal bar, pulendosi un baffo di crema che le era rimasto sul labbro superiore. Bonelli pagò il conto alla cassa, prese lo scontrino e fu subito da lei. Quel posto trasudava onestà come una riunione di catechisti alla messa domenicale: potevano anche alzare i tacchi.

Annelise evitò di chiedere troppi particolari circa la loro destinazione, perché ormai sapeva che Bonelli utilizzava metodi poco ortodossi per ottenere risultati. Doveva avere qualcuno che, mentre loro erano fuori ad investigare, faceva per lui ricerche in rete. Voleva evitare il termine “hacker”, ma lei stava iniziando a capire. E pure il capo della polizia sembrava apprezzare la lungimiranza di Bonelli, sebbene non volesse darlo a vedere. Di sicuro Bonelli non dormiva all’umido, e Annelise lo reputava un capace compagno di squadra cui affidarsi totalmente.

Quando presero la macchina, anch’essa rigorosamente non di servizio, mancava poco alle 7. Avrebbero potuto tergiversare, tanto difficilmente a chi giunge sulla scena di un crimine, durante il turno di notte, poi viene affidato il caso. Esiste un distretto di competenza a cui non si può sfuggire. Burocrazia inutile, ma loro non erano degli irresponsabili. Tanto più che Serena Calabresi era ricercata ovunque, nelle ultime ventiquattr’ore, e i due agenti erano ambiziosi, inutile negarlo. Per questo avevano risposto alla chiamata, sperando presto in una promozione. Ambivano ad occuparsi di qualcosa di più serio e non a fare continuamente le veci della sezione Narcotici.

L’indirizzo che le comunicò Bonelli, reduce della sua “soffiata” e al quale si stavano dirigendo, ad Annelise non diceva niente. D’altra parte la città era talmente grande che non si finiva mai di conoscerla!

Ma il “taxista” che c’era in Bonelli li portò dritti alla meta, ad un bancomat consunto e pieno di bottiglie di birra sui gradini. Che il contenuto versato non fosse solo birra, si rivelò evidente dall’odore. Un puzzo di piscio pungente che s’incuneò nelle narici e lì rimase fino a nuovo ordine.

Poco più in là, tre ragazzi giovani, vestiti in modo trasandato, stavano litigando su non si capiva bene che cosa. Il tono di voce era alto e strascicato. Sicuramente erano stati loro, poco prima, ad avere consumato le birre e ad avere fatto anche qualcos’altro.

Bonelli ispezionò con cautela il bancomat, ma non notò niente di strano. Che poi, cosa avrebbe dovuto trovare, per l’esattezza? Se la Calabresi era stata lì, se ne era già andata. Però vide che, giusto di fronte, c’era una telecamera puntata. Poteva tornar utile in un secondo momento.

Annelise non rimase al suo posto, come concordato. Scese invece dalla macchina e andò incontro a quei ragazzi, per chiedere loro se avevano visto una donna, alta e castana come da identikit della Calabresi, prelevare al bancomat poco prima. Fu una pessima idea, perché la bellicosa combriccola iniziò a fare degli apprezzamenti spinti, alterati dall’alcol che dovevano avere assunto in precedenza.

Fra fischi e frasi sconce, Bonelli giunse in soccorso della sua compagna, anche se sapeva di cosa era capace quella ragazza bionda e minuta. Bella da morire, ma forte come un giunco che non si spezza.

La donna che cercavano, Serena Calabresi, e che probabilmente poco prima era stata lì, era l’amante di un uomo scomparso che per sopperire ai debiti aveva inscenato un finto rapimento ai danni del facoltoso padre. Il peggio della feccia, insomma, spillare soldi al sangue del suo sangue, fingendosi in pericolo di vita.

«Hei paparino – disse uno dei giovinastri ubriachi, rivolto a Bonelli che intimava loro di andare via – non rovinarci la festa. Avevamo appena iniziato. La signora qui si vorrebbe tanto divertire…»

Bonelli ripetè a tutti di lasciare in pace Annelise, ma i ragazzi avanzarono con fare minaccioso. Scoppiò una rissa e uno di loro sferrò un pugno a Bonelli in pieno viso.

Il poliziotto rimase a terra tramortito, più per la sorpresa che per il dolore vero e proprio.

Mentre la città albeggiava e gli alberi in lontananza risultavano indistinti, perché invasi dalla bruma, lo stesso ragazzo imbracciò una mazza da baseball, trovata chissà dove, e salì sulla capotta della loro auto, iniziando a sfasciare i finestrini e ad ammaccare pesantemente la carrozzeria. E poi dicono che i giovani di oggi siano in buona fede! Pure armati di mazza, girano.

Bonelli seppe reagire e in un attimo fu in piedi. Sanguinava dallo zigomo, ma era operativo. Mentre gli altri due incitavano l’amico, come una voce da fuori campo, Annelise impugnò la pistola e sparò in aria due colpi in rapida successione. I tre malintenzionati, sebbene sfatti come cachi, si dileguarono in un attimo, spaventati. E il vandalo lasciò cadere a terra la mazza, che si abbatté producendo un rumore roboante, metallico.

Bonelli e Annelise corsero verso quel che rimaneva della loro auto, interdetti. Salirono a bordo e Bonelli dette gas.

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Commenti

  1. Dario Pezzotti

    Bella coppia, veramente. L’idea di farne un romanzo breve potrebbe funzionare, quindi non abbandonarla. Il racconto in sé risulta simpatico, si lascia leggere volentieri. Come tu certamente sai, il fatto che sia tronco mi rende difficile dare un giudizio. Vabbè, che scrivi bene te l’ho detto un sacco di volte; la tua prosa non delude mai.😊

  2. Micol Fusca

    Ciao Christina, ti dirò che la versione moglie cornuta hacker non mi dispiaceva 😁. Hai fatto bene a riprendere i personaggi e la storia da una diversa angolazione, ma, miseriaccia, mi lascerai sempre con la curiosità di sapere cosa sarebbe accaduto nell’altra dimensione 😊

    1. Cristina Biolcati Post author

      Ciao Micol. Era proprio una cosa seria, l’altra versione. Nel senso che stavo scrivendo un romanzo (convinta 😂). Ma dopo aver pensato di far morire ammazzati la Calabresi con l’amante finto rapito, ho realizzato di avere messo in scena pochi personaggi e l’identità dell’assassino sarebbe stata davvero banale. Forse coi due poliziotti creerei il giusto distacco e non sarebbe più un dramma familiare. Grazie per averlo letto. A presto.

  3. Giuseppe Gallato

    Ciao Cristina. Che “amorevoli” questi ragazzini armati di mazze! 🙂 Librick molto scorrevole e ben scritto: che la coppia Bonelli-Annalise tornerà? Buona prova lab, è sempre un piacere leggerti. Alla prossima!

    1. Cristina Biolcati Post author

      Grazie Giuseppe. In origine (perché pensavo ingenuamente di scrivere un breve romanzo) Annelise era la moglie cornuta di quello che è fuggito con la Calabresi e Bonelli un hacker ingaggiato dal di lui padre facoltoso per sventare la truffa e rintracciare i due. Poi, per questo Lab, mi è venuto in mente di farne due poliziotti. E ho creato l’episodio della mazza. Lo so, è incompiuto, ma mi fa piacere che ti abbia divertito. Un saluto.

  4. Antonino Trovato

    Ciao Cristina, hai dato un sapore leggero a questo racconto poliziesco, facendomi persino ridere, nonostante non ci sia nulla di divertente in ragazzini con le mazze… ma il finale mi ha lasciato la curiosità di sapere se riusciranno a prendere sta Serena Calabresi… lo sapremo mai? Comunque bel lab, ben scritto come al solito!!

    1. Cristina Biolcati Post author

      Ciao Antonino, grazie. Lavoravo da un po’ a questa storia, ma mi ero “incartata” da sola, perché ne avevo fatto una specie di dramma familiare. E poi, non sapevo più come concludere, perché i personaggi erano pochi e il colpevole troppo evidente. Mi sono accorta che creando un “poliziesco”, come hai detto tu, la storia potrebbe avere un senso. Ci lavorerò a questo duo di agenti, Bonelli e Annelise. Anche tu mi hai fatto ridere, comunque, col tuo commento. Buona giornata 🙂