La scena del crimine

Serie: Cuore Nero

Adam Longfellow diede uno sguardo all’orologio e chiuse il laptop che teneva sulla sua scrivania.

Dopo la telefonata del capitano di polizia John Vanhoer, ricevuta circa due ore prima, si era illuso di riuscire a lavorare.

In realtà, era riuscito ad inviare solo un paio di mail, trascorrendo il resto del tempo a fissare il monitor.

I detective Guilliman e Neri stavano per arrivare e avrebbero portato con loro Robert Carlson e un certo Franz Mendel, uno psichiatra che collaborava alle indagini.

Non era certo di aver compreso bene le dinamiche di quell’incontro, ma il brivido lungo la schiena che aveva provato durante la breve spiegazione, fornitagli da Vanhoer, non lasciava spazio ad alcun dubbio.

Era paura quella che provava?

Non ne era sicuro, ma di certo la morte di Lucas Dawson stava rivelando degli aspetti irrazionali e oscuri.

E non era ancora finita.

Si alzò.

Prese il suo cappotto dall’appendiabiti ed uscì dall’ufficio a passo deciso.

Discese le scale e raggiunse il piano terra.

L’istituto era deserto a quell’ora e i suoi passi rimbombavano nel corridoio che portava all’ingresso della scuola.

Mentre si avvicinava all’entrata, un lieve cigolio gli giunse alle orecchie.

Si voltò verso destra e notò la porta dello scantinato.

Si fermò.

Il suo cuore accelerò e iniziò a battergli nelle tempie.

La porta era socchiusa.

Decise di avvicinarsi e avvertì immediatamente una debole corrente d’aria fredda, fuoriuscire dall’interno.

Il sotterraneo era stato ispezionato da cima a fondo e il corpo era stato rimosso da un pezzo, eppure, si sentiva a disagio.

Come se la morte aleggiasse ancora sotto di loro, nascosta negli angoli bui del…

La porta si spalancò.

“Cristo!” Longfellow trasalì.

“Buonasera preside.”

Un uomo, che indossava un’ampia salopette macchiata, lo stava salutando.

“Dio mio Seth, mi hai fatto prendere un colpo.”

Longfellow stringe la mano a Seth Goldwin, uno degli inservienti dell’istituto, che quella sera avrebbe accompagnato il gruppo di sotto.

“E’ tutto pronto?”

“Si signore. Tutto come richiesto.”

Qualcosa all’esterno attirò la loro attenzione.

Si diressero verso l’entrata mentre un’auto scura percorreva il viale a velocità ridotta.

“Sono arrivati.” Disse Longfellow, guardando l’auto arrestarsi a poca distanza da loro.

Gli sportelli si aprirono all’unisono e il preside riconobbe i due detective che accompagnavano Robert Carlson.

C’era un altro uomo che non aveva mai visto.

Deve essere Franz Mendel, pensò

“Buonasera signori.”

“Buonasera Adam.” Rispose Guilliman: “Mi permetta di presentarle il dottor Franz Mendel.”

Il quarto uomo gli andò incontro e gli strinse la mano.

“Preside Longfellow è un piacere, spero di essere di aiuto.” disse Franz Mendel.

“Lo speriamo tutti dottore.” Rispose Longfellow.

Carlson era silenzioso, teneva lo sguardo basso e un vago tremolio sembrava invadergli il corpo.

“Bene.” Disse il preside voltandosi verso l’inserviente: “Procediamo.”

Si diressero alla porta che conduceva allo scantinato. Seth Goldwin, premette un interruttore e una fila discendente di lampadine fissate al muro emanò una luce giallastra, che proseguiva fino all’ultimo gradino dabbasso.

L’aria era umida e la luce rendeva quel luogo simile ad una cripta.

Scesero senza parlare.

Ognuno assorto nei propri pensieri e invaso dalle proprie paure, ma soprattutto, consci che potesse esserci la possibilità, neanche così remota, che l’assassino stesse scendendo le scale insieme a loro.

Arrivarono davanti alle porte aperte dello scantinato.

Patrick Guilliman entrò per primo, seguito da tutti gli altri.

Al centro, sul pavimento, c’era una sedia, con spesse corde adagiate alla rinfusa sulla seduta.

Un grande tavolo stava ad un angolo in penombra.

I presenti si disposero verso il fondo della sala, tutti tranne Guilliman e Carlson che rimasero al centro.

Il detective e il professore si guardarono.

“Beh, Robert…” Disse Guilliman: “Tocca a lei ora.”

Carlson annuì.

Si avvicinò alla sedia al centro della stanza, sotto lo sguardo degli altri.

La sfiorò timoroso con le dita.

“Io…S-sono stato qui…” mormorò.

Si voltò a guardare di nuovo verso Guilliman.

“Era qui quella notte?” Domandò il detective.

Il professore annuì.

Aveva uno sguardo impaurito.

Sentiva una sensazione di colpa crescere dentro di lui.

“Ricorda cosa è successo Robert?” Lo esortò Guilliman.

“I-io ero in questo punto…Indossavo degli abiti scuri…” disse toccandosi il petto, senza distogliere lo sguardo dalla sedia.

“Lui era seduto…Qui…S-su questa sedia…Lo avevo legato…S-stretto…Non poteva muoversi…Tentava…Ma non poteva…”

“Poi cosa è successo?”

“Ricordo di essermi allontanato verso…” Carlson si voltò verso il tavolo alle sue spalle.

Si diresse in quella direzione e osservò il pianale.

“C’era qualcosa qui sopra…Un-un coltello…” Il professore fece il gesto di prendere l’arma, stringendola nella mano.

“E poi?” Domandò Guilliman, osservando ogni suo movimento.

Robert Carlson tornò lentamente verso la sedia.

“E…P-poi…” sollevò il braccio che stringeva il coltello immaginario e lo calò violentemente verso la sedia.

Il fendente colpì il vuoto.

“Il momento in cui ha colpito il petto del ragazzo.” Disse Daniel Neri agli altri.

“Mio Dio…” sussurrò Adam Longfellow.

Carlson sollevò il braccio e lo calò di nuovo, ma si arrestò più in alto di prima.

“Ma cosa sta facendo?” Domandò Adam Longfellow.

“Dawson aveva il cranio squarciato quando lo abbiamo trovato.” Rispose Daniel Neri.

Lo stupore cedette spazio al ribrezzo.

L’inserviente si allontanò scuotendo la testa, pregando sottovoce.

Carlson non si fermava.

“Sono stato io…” mormorava.

Tutti lo guardavano pugnalare il vuoto, immaginando un ragazzo legato a quella sedia, devastato dai suoi fendenti.

“Sono stato io…”

Continuava a ripetere.

“Sono stato io…”

Il tono della sua voce si fece più forte.

“Sono stato io…”

“Robert?” Patrick Guilliman si avvicinò al professore.

“Sono stato io…”

Il corpo del professore ora vibrava visibilmente.

I gesti si fecero ancora più veloci e violenti, tanto da poter sentire il suono provocato dallo spostamento d’aria.

“Basta…Basta…Fermati…Ti prego!” Carlson divenne implorante.

“Robert chi deve fermarsi?” Domandò Guilliman.

“Basta…T-ti…Prego…”

La voce del professore si affievolì e i colpi cessarono di colpo.

Guilliman lo osservava fare ampi respiri, dopo uno sforzo enorme, appoggiato allo schienale della sedia.

Guilliman pose un braccio spalla del professor Carlson.

“Robert? Chi doveva fermarsi?”

Carlson non rispose.

“Robert? Chi doveva…”

Il professore si voltò di scatto.

Guilliman ebbe un sussulto.

Non durò più di un attimo ma quello che vide non lo avrebbe più dimenticato.

Occhi sgranati che indicavano un’espressione di trionfo e sfida dipinta sul volto.

Egli sorrise rivolto al detective e poi disse: “Io!”.

Poi le sue orbite ruotarono e cadde a terra svenuto.

Guilliman si chinò al suo fianco: “Robert!”

Il dottor Mendel si avvicinò: “Gli sollevi le gambe.” Disse rivolto al detective.

Guilliman afferrò Carlson per le caviglie e seguì il suggerimento dello psichiatra.

“Robert?” Franz Mendel sollevò la testa del professore dando dei leggeri colpi con le dita, sulle sue guance.

“Robert mi sente?” Domandò di nuovo.

Carlson aprì lentamente gli occhi.

Tutto il gruppo era intorno a lui.

“C-cosa è successo?” Domandò.

“E’ svenuto.” Rispose il Dottor Mendel chino su di lui.

“S-svenuto?”

“Per un brevissimo periodo.” Disse di nuovo lo psichiatra. “Ora come si sente?”

“Non lo so…S-stanco…”

“Ce la fa ad alzarsi?”

Carlson annuì e Guilliman assieme a Mendel lo aiutarono a sollevare il busto.

“Potete dargli un pò d’acqua e zucchero?” Domandò Franz Mendel agli altri.

“Ma certo.” Rispose Longfellow.

Seth Goldwin stava per uscire dallo scantinato ma il preside lo precedette.

“Non preoccuparti Seth, ci penso io.”

Adam Longfellow risalì le scale a passo svelto e tornò nel corridoio al pianterreno.

Quando fu lì si accorse di avere il fiato corto.

Si appoggiò alla parete e sollevò gli occhi al soffitto.

Dovette allentarsi la cravatta, perché sentiva di non riuscire a respirare.

“Va tutto bene?”

Il preside si voltò.

Daniel Neri lo guardava, appoggiato all’uscio della porta.

“C-credo di si…Ho avuto una specie di…”

“…Attacco di panico. Non deve preoccuparsi, è assolutamente normale. Andiamo, la accompagno al distributore, prenda anche lei un bicchiere d’acqua.”

Seth Goldwin richiuse la porta dello scantinato, una volta che tutti raggiunsero di nuovo il corridoio.

“Adam, grazie per quanto ha fatto per noi questa sera.” Disse Guilliman, rivolto al preside.

“Spero possa esservi stato di aiuto. Arrivederci.” Rispose Longfellow, congedandosi assieme all’inserviente.

Neri scortò Carlson alla macchina sotto lo sguardo di Guilliman e Mendel.

“Cosa ne pensa dottore?”

Lo psichiatra sospirò nel raccogliere le idee: “E’ come pensavo. Carlson è stato sempre presente. Non ha vuoti di memoria. E’ stato lì tutto il tempo ne sono certo.”

Poi domandò al detective: “Cosa è accaduto prima che il professore svenisse?”

“Non posso spiegarlo con esattezza perché è durato solo un istante, ma deve credermi se le dico…”

Guilliman fece una pausa, guardando Franz Mendel: “Che quell’uomo non era più Robert Carlson.” 

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 4: Il professor Robert Carlson
  • Episodio 5: L’interrogatorio
  • Episodio 6: Il Carlson-dentro-lo-specchio
  • Episodio 7: Analisi
  • Episodio 8: Non c’è altra scelta
  • Episodio 9: Un’ottima idea
  • Episodio 10: La scena del crimine
  • Episodio 11: Lui è qui
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    Discussioni

    1. Ciao Daniele, che bell’episodio davvero, suspense e tensione sono palpabili soprattutto nelle confessioni di Carlson… mi piace molto questo thriller psicologico, e non puoi lasciarci così! Confido davvero nella seconda stagione, anche perché c’è tanto da scoprire! Una bella serie condotta egregiamente, davvero i miei complimenti! Alla prossima!

      1. Ciao Antonino, grazie mille davvero! Purtroppo per il detective Guilliman il peggio deve ancora arrivare! Grazie mille ancora e a presto!!!

    2. Ciao Daniele, l’ho praticamente divorato 😀
      Mi piace molto la caratterizzazione del tuo detective, Patrick Guilliman, e spero vorrai regalarci altri dei suoi casi. E’ un personaggio stimolante, le sue percezioni quasi extrasensoriali invitano il lettore a volerne sapere di più, su di lui. Posso sperare in un’altra serie?

      1. Micol grazie mille!! Sono quasi sicuro che le avventure di Guilliman non siano finite, anzi…Ma non ti rivelo nulla 🙂

        Grazie mille ancora!!! A presto!