La sconfitta 

Serie: Il grande passo

“L’omosessualità conferisce vantaggi al gruppo. Una società che condanna l’omosessualità condanna se stessa.”

E. O. Wilson

“Non ci posso credere! Lo sapevo!” disse l’amato ridendo.

Il ragazzo si sentì imbarazzato e si ritrasse.

“No no, non hai capito” disse prendendogli la mano: “è lo stesso anche per me! Senti, non credevo provassi anche tu quello che provo io, voglio dire, anch’io…anch’io ti amo!”

Il ragazzo rise amaro, seduto lì insieme a tutti, allontanando le sue fantasie.

Magari potesse rifugiarsi per sempre in quelle; sognare e sognare come nel monologo di Monster.

Ma tanto ormai non aveva più importanza.

Era passato già un mese; le giornate si erano susseguite lugubri, plumbee, tarde.

Stava malissimo.

Voleva davvero correre via da tutto e da tutti: dagli sguardi mesti, dalla compassione, dalla situazione patetica e penosa.

Anziché stare meglio stava sempre peggio, colpa di tutti gli sguardi pietosi che nascondevano perplessità circa la sua reazione eccessiva. Ma che ne sapevano gli altri? C’era poi davvero un limite ad una sofferenza di quel tipo? Soprattutto la sua, che non poteva neanche essere gridata, sfogata, e doveva stagnare nell’animo angoscioso.

Un dì come un altro, ritiratosi dai soliti sguardi compassionevoli,  si chiuse in camera sua. Era davvero depresso.

Si buttò sul letto, sprofondando tra le lenzuola come faceva il suo animo nel petto. Poi tutto ciò che aveva dentro si palesò con una crisi di pianto che durò un paio d’ore.

Gli succedeva sempre a quell’ora di piangere e piangere. Se il padre l’avesse visto, e se non fosse successo nulla, l’avrebbe chiamato femminuccia.

Gli tornarono in mente le parole sofferte che gli disse Simona il mese prima: “non è il momento…però devi sapere…devi andare a casa sua. Devi prendere una cosa. Una cosa che avresti dovuto avere da molto tempo”.

In quel momento non voleva neanche più vedere la sua migliore amica. E’ come se fosse arrabbiato con lei, perché ci aveva creduto molto più di lui. Forse voleva restare solo, o forse avrebbe dovuto semplicemente ascoltarla fin dal principio, perché aveva avuto sempre ragione: mentre lui sempre torto.

Cosa c’era a casa del suo amato? Lui una cosa voleva, e l’aveva perduta per sempre.

Impulsivamente scese di casa per farsi una corsa sfrenata, gridando per sfogarsi:

«sono un FALLITO!»

Dopo un po’ si accorse che i suoi piedi lo avevano portato nei pressi della casa dell’amato.

Un nuovo colpo al petto. Gli si irrigidiva e ritorceva quasi a voler strizzare nuove lacrime fuori dai suoi occhi secchi.

Oramai il suo amato era morto e non poteva farci nulla.

Sotto tutta la depressione c’era tanta rabbia: col mondo, ma soprattutto con sé stesso.

Doveva farlo prima, farsi avanti quel giorno, quando fu così vicino a consegnargli quella dannata lettera. Osservò la parete riverniciata dall’amato quel dì lontano, oramai nuovamente inumidita e tutta crepata; la pittura se ne stava cadendo un’altra volta, come se potesse solo abbattersi ora che non c’era più nessuno a prendersi cura di quel muro.

Dovevo farlo quando c’era tempo, pensò con un nodo alla gola.

Gli tornarono alla mente le parole di Simona circa quel qualcosa da prendere a casa dell’amato – in fondo lei gli mancava; non la vedeva dal funerale.

Decise di farsi forza e salì le scale. Gli aprì la madre, che l’abbracciò senza dire nulla. Lo fece entrare in casa e gli offrì una merendina e un po’ di tè freddo, quindi lo lasciò girovagare nella camera del figlio, ove la tragedia era avvenuta, e lui venne inondato da emozioni fortissime. 

Non contorse il viso in un’espressione sofferente – gli facevano male i muscoli oramai: le lacrime scesero da sole.

Sulla scrivania c’era una busta con un bigliettino: “un regalo per te”.

Aprì la busta. Dentro c’era una scatola, avvolta da carta decorativa.

La prese. C’era un fiocco sul lato alto.

Il ragazzo rise amaro: ma certo! Il regalo di compleanno che l’amato gli aveva promesso settimane addietro.

Solo questo gli era rimasto di lui.

Con mani tremanti scartò delicatamente la scatola, onde evitare di rovinarla.

Erano delle scarpe. O per lo meno la scatola era quella di un paio di scarpe.

Però era un po’ rovinata, e a giudicare dal peso sembrava quasi vuota.

Che razza di regalo mi hai fatto? si chiese con le lacrime agli occhi. Conosceva bene il suo migliore amico: amava fare strani giochetti quando si trattava di regali.

Impaziente aprì la scatola: il sorriso svanì di colpo, mentre l’incredulità gli sfocava la vista.

Non può essere…prima si impicca senza motivo, poi questo. MI STA PRENDENDO IN GIRO!

Perse la capacità di ragionare lucidamente, ed uscì da quella maledetta casa senza neanche salutare la madre.

Scese per strada col contenuto della scatola in mano. Piangeva senza poterci fare nulla: benché non potesse essere quel che pensava, in verità l’aveva capito.

Non può essere quel che penso! Sono solo un po’ stressato…!

Si appoggiò al muro sotto casa e si lasciò cadere a terra, mentre tutta la vernice secca gli si sbriciolava addosso.

Dopo minuti di immensa sofferenza e di pianti e rimpianti, stringendo il dono fra le braccia e il petto, con la coda dell’occhio vide qualcosa: una scritta sul muro: una “F”.

Si alzò sconcertato e iniziò a scrostare tutta la vernice fino a portare alla luce la vecchia parete, e con essa ciò che l’amato voleva probabilmente nascondere, e il sangue gli si raggelò: “frocio di merda muori”.

Il ragazzo continuò incredulo a scrostare la vernice, scoprendo con rammarico sempre più frasi ingiuriose. Ce n’erano di ogni tipo.

Non ci posso credere…non dirmi che per questo…

Decise di avere la conferma finale e aprì il suo regalo: poi scappò via da tutto e da tutti e mentre correva, ormai troppo tardi, gridava a squarciagola: «sono gay! Sono GAY mondo di merda! HAI CAPITO! Puniscimi, e poi muori!»

Il dono era una lettera, una dolcissima lettera scritta dal pugno del suo defunto amato uccisosi all’ignoto di tutto, e finiva così:

…Era una cosa che da sempre avrei dovuto dirti.

Serie: Il grande passo
  • Episodio 1: La lettera
  • Episodio 2: La cazziata 
  • Episodio 3: La sconfitta 
  • Recommended1 recommendationPublished in Amore, Narrativa, Young Adult

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    Responses

    1. Ciao Micol!
      Purtroppo è vero, c’è ancora tanto da fare per un mondo liberamente vario. Però, malgrado abbia qui scritto in un’ottica pessimista, sento che qualcosa si muove: siamo in un’epoca importante per i diritti di tutte le minoranze, e sento che noi tutti possiamo fare qualcosa: l’arte sicuramente aiuta a mettere in risonanza l’importanza di tali battaglie e non solo. E magari un giorno resteranno soltanto opere artistiche a ricordare le battaglie passate.

    2. Ciao Roberto, è triste pensare come questa storia sia ancora parte della realtà. Ho molte speranze nella nuova generazione, ragazzi che si fanno domande, fanno domande e vivono la propria sessualità in modo consapevole . Lo vivo di riflesso nel mio intorno e credo sia magnifico. Storie come questa, devono essere relegate alla sola narrativa.