La tappa toppata

Serie: La divina bellezza


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver raggiunto la casa del pastore sardo e ritrovato Sally, trascorro un giorno intero ospite di Efisio e Gonaria, prima di rimettermi in cammino.

Venerdì ore sette e poco più. Oggi sveglia all’alba. Sono di nuovo sulla Via e mi sto dirigendo alla Badia del Buonsollazzo, in località San Lorenzo, un piccolo borgo in territorio toscano. Il nome mi ispira; chissà perché l’hanno chiamata così. Devo camminare di buona lena se voglio arrivare prima di sera. Oggi sto meglio: i dolori sono quasi passati. Fra trenta o trentacinque chilometri raggiungerò la tappa finale. Spero di farcela tra oggi e domani. 

Vedo molti ulivi, ne adocchio uno maestoso, contorto e un po’ cavo. Mi chiedo quante migliaia di stagioni abbia visto passare. Quante volte abbia sentito il tepore dei primi raggi solari, all’alba, o svanire, pian piano, al tramonto. o filtrare tra le nuvole, nei lunghi inverni freddi, con la neve che spesso imbiancava e appesantiva i suoi rami.

Mi avvicino a questo vegliardo, che mi incute rispetto e quasi soggezione. Sto in piedi davanti a sua maestà l’Ulivo Imperatore. Chiudo gli occhi, apro le braccia, con il palmo delle mani rivolto verso il tronco. Respiro piano, mi abbandono ed ecco, quasi subito,  lui mi attira: è come una calamita. Sento il mio busto proteso in avanti. Faccio fatica a tenere i piedi fermi. Mi lascio portare. Sento le sue fronde che mi parlano: inizialmente è come un fruscio, poi è un brusio che diventa quasi un bisbiglio nelle mie orecchie. Infine lo percepisco come l’eco di un canto malinconico di chi non ha più voce. Le sue braccia mi accolgono. Sotto i rami di Ulivo il Grande mi sento al sicuro; soprattutto perché non c’è nessun temporale in vista. La mia testa comincia a vibrare, a occhi chiusi avverto il respiro dell’albero. Sento che le fasi del mio inspiro-espiro sono sincronizzate con il movimento ritmico di espansione e contrazione dell’albero.

Dopo la pseudo conversazione arborea, riprendo il cammino, ritemprata. Sono molto curiosa di vedere l’antica abbazia, ormai vuota e – dice la guida – depredata di tutto. Nota anche come Monastero di San Bartolomeo, sorge sul fianco del monte Senario, nel comune di Borgo San Lorenzo, all’interno del territorio provinciale di Firenze.

Mentre avanzo sul sentiero sterrato, ripenso a cosa potrebbe significare il nome curioso Del Buonsollazzo. Forse i monaci o chiunque altro abbia trascorso del tempo in quell’antica abbazia, attualmente chiusa, si davano alla pazza gioia, con bevute e scorpacciate e chissà cos’altro. Oppure, per qualche abitudine dei residenti di bearsi all’ombra di qualche castagno o di una quercia, nei boschi circostanti. A meno che, per qualche periodo, la dimora dei timorati e onesti frati, non sia stata adibita a peccaminoso bordello. Pensandoci bene, da ex liceale pessima nello studio del latino, mi sorge il dubbio che questo nome possa derivare da bono solatio, cioè luogo soleggiato. Se avessi il cellulare, in un attimo avrei la risposta. Mentre rifletto sul significato del nome dato all’ antico convento, sento uno strano verso che proviene da un punto folto del bosco. Sembra il grugnito di un cinghiale. In questa zona ci sono anche i lupi. Forse sono pazza a essere arrivata fin qui da sola e senza neanche uno smartphone per chiamare aiuto. Sarebbe stato meglio partire con quella bestiaccia di Luca, invece di finire qui, in questa selva oscura, aggredita da una belva.

Ecco – mi dico – la solita piccola donna che ha bisogno dell’uomo accanto, per cavarsela nelle situazioni di pericolo. Non essere codarda: vai avanti per la tua strada. Abbi fede; qualche angelo ti proteggerà. Apri il tuo spirito allo spirito universale e qualche spirito guida ti accompagnerà, di pianta, in pianta, passo, dopo passo. Cerco di rassicurarmi. Mi guardo intorno: qui il sentiero si interrompe; impossibile andare oltre. Non c’è dubbio: ho sbagliato strada. Forse dovevo svoltare a sinistra, quando ho trovato l’ultimo incrocio; invece ho svoltato a destra. Devo tornare indietro. Per fortuna il sole è ancora alto; però le borracce sono quasi vuote. 

Credo che la Divina Provvidenza non mi abbia abbandonato. Ho visto un gelso: è carico di frutti e sono certa che questo non è un sogno. Le more sono grosse e nere come certe olive molto mature. Alcuni rami pendono fino al suolo; non ho difficoltà a coglierle: sono buone, dolci e acquose. Posso nutrirmi e idratarmi. Ringrazio l’albero e tutto il creato.

Ho vagato per ore, completamente disorientata. Quando sono arrivata in prossimità di un piccolo centro abitato era già notte. Mi sono fermata, ho posato lo zaino e ho iniziato a contemplare il cielo: uno spettacolo straordinario, atteso in tutto il mondo. La superluna mi è apparsa in tutto il suo splendore, con una dimensione mai vista e un colore così intenso che mi ha lasciato a bocca aperta. L’effetto era tale da farla sembrare più un prodigio che un plenilunio. Mi ha ricordato di nuovo le parole di San Francesco: fratello sole e sorella luna che mi hanno rischiarato il cammino. Uno durante il giorno e l’altra quando ha cominciato a calare il buio.

Cerco di ricordare i versi di Blanche Aloise  Claire de lune

Come un alto faro, sulla mia rotta persa. Il volto più caro in una notte tersa, tra alberi come spettri e grossi cespugli cupi, nei sentieri bui e tetri, tra le ombrose rupi. Rumorosi manti di foglie; alte betulle solitarie, che finiranno spoglie. Lucciole come luminarie, accese sulle lunghe siepi, libere e disordinate, sui loro robusti  ceppi, con vecchie branche mai potate. Da lassù tutto rischiara, il suo volto da coraggio; l’ora scura si fa chiara, dolce compagna di viaggio.

Sulla mia destra, alla periferia del caseggiato che intravedo in lontananza, tra gli alberi rischiarati dalla luna, ho notato una tenda a igloo, un’altra tipo canadese e qualche bungalow. Sicuramente è un campeggio. La soluzione ideale per trascorrere la notte senza spendere un patrimonio. Ho aggirato la recinzione finché ho trovato il cancello per entrare. In una piccola baita, poco distante dall’ingresso, la luce è accesa. Mi avvicino per chiedere informazioni.

Tutte le tende sono già occupate, anche i bungalow sono pieni. Gli alloggi mobili: camper e roulotte sono stati noleggiati per escursioni sull’appennino. Per assistere all’evento della superluna hanno ricevuto molte più richieste di quante siano in grado di soddisfarne.

A quest’ora non posso andare alla ricerca di un altro alloggio vagando a vuoto, da una parte all’altra, senza cellulare e senza sapere neanche dove mi trovo.

L’uomo, per quanto spiacente, ha dovuto ripetermi  che i posti del campeggio sono tutti occupati; anche il gazebo è strapieno di sacchi a pelo. L’avevano prenotato con un mese di anticipo, per godersi in plein air, lo spettacolo del cielo stellato, illuminato dalla superluna, con pochi euro di spesa.

“Non so che dirle; purtroppo lei è arrivata tardi. Avrebbe dovuto prenotare già dalla settimana scorsa.” Non ho potuto dargli torto. Sono partita  così, all’avventura, senza assicurarmi per tempo nessun alloggio sicuro per passare le notti. Lui ha intuito la disperazione dalla mia faccia palesemente smarrita e dopo una lunga esitazione, mi ha offerto un posticino in casa sua. “Mio figlio non c’è – ha detto – dorme dalla ragazza.” Poi mi ha detto di chiamarsi Salvatore Rossini. Lui e un suo amico sono i gestori del camping. Non ho pensato di chiedergli se fosse parente del famoso Gioachino musicista e compositore.

Ho pensato soltanto che devo avergli fatto pena: lasciarmi allo sbando, senza un riparo per la notte,  sarebbe stato disumano. Gli avrei baciato i piedi per gratitudine, anche se dormire sotto lo stesso tetto con un uomo che conosco da cinque minuti  non è il massimo della tranquillità. A meno che, in casa, ci sia anche sua moglie – ho pensato – ma non ho osato chiederlo. Mi tengo il dubbio; in tutti i casi non posso rifiutare l’invito. Sempre meglio che dover trascorrere la notte accucciata sotto un albero del bosco ed essere aggredita da qualche belva.

Serie: La divina bellezza


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Discussioni

  1. La scena con l’ulivo mi ha riempita di tenerezza. Amo gli alberi e più sono grandi più io mi sento bambina e vado con la mente alle scene di Pocahontas e Nonna Salice.
    Molto bello anche questo capitolo!

    1. Grazie ShanLan. Andro` a vedere la scena di Pocahontas che non conosco. Mi hai incuriosito. Ciao, a presto.

    1. Non si puo` dire che sia un modello di comportamento esemplare per un’ escursionista che deve trascorrere, inevitabilmente, molte notti fuori, sull’ appennino. E meno male che la Provvidenza o i Salvatori provvidenziali, a volte ci assistono. Grazie per la tua partecipazione ad ogni tappa di questo cammino.

  2. Che bella la prima parte dell’ulivo! Forse perché anche io immagino chissà quali storie abbiano visto questi enormi alberi. Il proseguì della storia è molto interessante anche se mi sento meno preoccupato, chissà. Non mi resta che aspettare il prossimo episodio per scoprire 😂

    1. Ciao Carlo, grazie. Ti svelero`un segreto, tanto non lo sapra` nessuno. 😂 Ormai il viaggio e` quasi finito, la stanchezza e` tanta e, credimi, sta per arrivare il momento di un meritato relax.😉

  3. La fortuna arride gli audaci: sarà fortuna? Spero di sì. Particolarmente toccante l’abbraccio coll’Ulivo: una perfetta simbiosi tra l’uomo (una donna in questo caso) e la natura.

    1. Chi leggera`, tra pochi giorni sapra`, se fortuna sara`… trallalleru, lari`, larillella` (come cantavano qua, un po` di tempo fa).
      Per il resto, scherzi a parte, quando non siamo in conflitto, tra noi e la natura che ci circonda, possiamo sentircia connessi e in armonia con ogni creatura vivente. Nel mio piccolo qualche volta l’ ho sperimentato e ho cercato di inserirlo in questo mio modesto racconto di viaggio.