La torre d’avorio

Serie: Gianfilippo

Gettando le chiavi di casa sul mobiletto dell’ingresso, Gianfilippo aveva deciso di chiudersi per il resto della sua giornata dentro quella che era diventata la sua torre d’avorio.

Non sapeva se fosse in stile Luigi quattordicesimo o sedicesimo, quel mobiletto all’ingresso che testimoniava l’appartenenza ad una delle più antiche casate della città dove abitava. Il piano era segnato da tutte le volte che vi aveva lanciato le chiavi, che fosse stato un gesto di gioia o di dolore. Erano i segni di un suo passato, che non aveva nessun legame con quello al quale era legato in quanto nobile: il rampollo di una altolocata famiglia, decaduta dopo più di settantanni di Repubblica.

In realtà non si rinchiudeva in una vera e propria torre, ma in un appartamento di trecento metri quadri al piano terra di un palazzo d’epoca, situato in pieno centro e a due passi dalla più commerciale e turistica via di una delle più famose città al mondo. Il delirio dell’ammasso di corpi umani, esclusivamente concentrati sullo shopping e sulle attrazioni turistiche del luogo, doveva rimanere fuori.

Quando Gianfilippo chiudeva la porta di casa, gettando le chiavi sul piano del mobiletto d’antiquariato segnato dalla sua vita, usciva da quel mondo delirante per entrare in una sua esclusiva dimensione, chiusa ad ogni altro essere vivente.

Gli infissi creavano un ambiente stagno a tutto quanto da fuori avesse potuto contaminare la sua solitudine. Le spesse mura del palazzo, costruito alla fine dell’Ottocento con criteri architettonici che ormai erano andati in disuso, contribuivano a tenere celati tutti i suoi segreti. Il ricercato sistema audio/video, che aveva fatto tracciare in tutti gli ambienti nei quali si perdeva ogni volta che chiudeva la porta di casa, gli consentivano di entrare direttamente nel mondo che desiderava: doveva semplicemente scegliere, dall’apposita app del suo smartphone, la realtà nella quale avrebbe voluto vivere per poter finalmente immergersi nel suo vero io.

Fuori da quella porta, da quelle mura e da quelle finestre esisteva solo finzione: un reality nel quale era stato catapultato per il cognome che portava, fardello che anno dopo anno gli era diventato troppo pesante, ingombrante.

Levati le scarpe, lavati le mani, esci da questi abiti che non ti appartengono e…benvenuto”, il suo mantra ogni volta che, dopo aver chiuso la porta e lanciato le chiavi di casa, si ripeteva per mettere in funzione la sua modalità preferita: TO BE ALONE!

Il bagno, anch’esso in perfetto stile barocco, come il mobiletto dell’ingresso e il palazzo nobiliare, diventava un campo di battaglia: disseminava i vestiti per terra, insieme alla finzione che essi rappresentavano. I suoi sogni, i suoi desideri e le sue speranze potevano finalmente liberarsi, librando per il resto del maestoso e sontuoso appartamento, come uno stormo di farfalle che nel loro unico giorno di vita cercano di vivere tutte le emozioni possibili, andandosi a posare su un maggior numero di meraviglie. Doveva dare un senso a quell’irripetibile breve vita che gli era concessa.

Così Gianfilippo, liberatosi di tutto ciò che lo faceva sentire inopportuno, si piantava davanti ad uno degli innumerevoli armadi disseminati nella casa, chiusi da una combinazione alfanumerica sconosciuta ad ogni altro essere vivente al di fuori di lui. Una combinazione che solo quest’uomo, ancora in realtà ragazzo, conservava saldamente nella sua mente, grazie alle tecniche di memoria che sin da piccolo aveva imparato ad usare. Anche quello era stato uno dei tanti modi per poter vivere libero dai condizionamenti del suo rango sociale: custodire solo ed esclusivamente dentro di sé tutto ciò che gli altri non dovevano sapere. Una memoria senza limiti e totalmente flessibile per potersi difendere da possibili attacchi esterni.

Dentro quei mobili, dietro le loro ante, c’erano i suoi mondi. Bastava aprire l’app, scegliere la realtà desiderata e digitare il codice alfanumerico abbinato per poter finalmente vivere la sua vita, senza condizionamenti.

Il mobile della camera degli ospiti sarebbe stato il protagonista di quel giorno.

Era la sua stanza preferita perché l’unica che meno gli ricordava l’appartenenza familiare. Non c’erano trofei, ritratti o inutili richiami agli antichi splendori della sua casata. Era riuscito ad arredarla secondo il suo gusto, contro il parere, ovviamente contrario, dei suoi ieratici genitori. Gli avevano inaspettatamente concesso il permesso di comportarsi come meglio preferisse, nello stile che più gradiva, anche se totalmente distante dal loro rigido protocollo nobiliare.

Un dozzinale letto matrimoniale, corredato da simili comodini, di un legno impiallacciato color bianco, era l’unica nota di colore della stanza, rivestita da una carta da parati stile anni Settanta con un cupo gioco di tonalità di grigio a cerchi concentrici. Una insignificante poltrona a dondolo color senape, tipica del minimalismo di una internazionale catena di arredamento svedese, e un anonimo armadio a cinque ante, di un terrificante color marrone nero, sempre proveniente dalla stessa regione scandinava. Nessuna luce diretta, ma un fascio di illuminazione alogena che si diffondeva dall’estremità superiore dell’armadio, regolato con la sola pressione termica del palmo della mano su un sensore posto alla destra della porta di accesso alla stanza.

Gianfilippo, chiusa la porta di casa, gettate le chiavi sul mobiletto all’ingresso, liberatosi della fastidiosa zavorra e deciso quale fosse l’armadio da aprire, gli si piantò davanti e, senza alcuna esitazione, compose il codice alfanumerico necessario per aprire l’anta centrale.

Stava entrando in un mondo sconosciuto che lo avrebbe fatto sentire finalmente sé stesso. 

Serie: Gianfilippo
  • Episodio 1: La torre d’avorio
  • Episodio 2: Il condor
  • Episodio 3: La scuola
  • Episodio 4: Il pappagallino
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    Discussioni

    1. Primo episodio un po’ incognito ma accattivante, sicuramente leggerò tutta la serie per vedere come si evolverà. Belle le descrizioni degli ambienti però, non so cosa quel mobile vi abbia fatto di male, a te e a Gianfilippo, ma mi è sembrato troppo menzionato, chissà…

      1. Ivan!
        Ci sono a volte gesti inconsapevoli che nascondono i nostri pensieri, i nostri stati d’animo. Ed anche il solo gesto di posare le chiavi di casa, dopo aver chiuso la porta, può avere un suo perchè…

    2. Ciao Claudio, finalmente riesco a commentare! 😀
      Tralasciando la forma, che trovo ineccepibile, il tuo racconto mi ha avvinto in ogni parte e mi ha portata a chiedermi cosa nasconderei io, nell’armadio. Quando ero adolescente i miei “romanzi” scritti in corsivo su dei mega quadernoni a fogli a quadretti. Ora, stranamente, è più difficile rispondere. Nell’armadio si nascondono segreti, peccati… Vorrei nasconderci una “seconda pelle”, una specie di tuta da super eroe, in grado di trasmettermi l’energia necessaria per realizzare alcuni dei miei sogni. L’ottimismo c’è, quello che mi manca è un po’ di “polso”.
      Cosa immagino contengano quelli di Gianfilippo? Un mondo per ogni stanza, un’avventura e un sogno. Non so in che epoca è ambientata la vicenda, potrebbe essere nel futuro. Aspetto di scoprirlo nel prossimo episodio.

      1. Micol…grazie!
        Nell’armadio si può nascondere di tutto…per fortuna ognuno di noi ha sempre qualcosa di buono stipato lì dentro!
        …bella la tua immagine dei romani scritti in corsivo dentro l’armadio…meno male che poi qualcosa è uscito fuori!

    3. Questo primo episodio m’è piaciuto tantissimo soprattutto la descrizione degli ambienti (scritta veramente molto bene) e l’interazione che il protagonista Gianfilippo ha con ” la sua torre d’avorio”.
      Sono curioso nel vedere come evolve il racconto.
      Complimenti.

      1. Grazie Raffaele per i complimenti e, soprattutto, per i suggerimenti che mi ha dato in privato!
        Che cosa succederà a Gianfilippo? Sicuramente ad un cambiamento, che non sarà molto semplice e veloce!
        Tu come ti immagini il prosieguo?

      2. Alla domanda: “Tu come ti immagini il prosieguo?” Non è facile rispondere per me. Penso che, forse, succederà qualcosa tra lui ed i suoi familiari; sono in attesa degli sviluppi.

    4. Ciao Dario (certo che ci possiamo dare del tu!)
      Grazie per i complimenti sul mio stile, mi fanno molto piacere…
      …la storia?
      Beh…l’immaginazione può essere tanta…e credo che ognuno di noi possa continuare la serie a modo suo!
      Speriamo che ti piaccia il mio modo!
      🙂

    5. Ciao Claudio (posso darti del tu, vero?)
      Come prima cosa, ti faccio i complimenti per la pulizia della tua scrittura, la punteggiatura e il lessico ricercato. C’è del mestiere, e si nota.
      Questo primo episodio è molto descrittivo, vedremo come evolverà la storia.