La Torre dei sette Arcani – Atto II

Serie: Sussurri dalla locanda - Le cronache di Zorex e Drok - Seconda stagione

Il supplizio dell’ignoto. Lì… in una sala oscura e desolata, in una torre in mezzo al nulla, in una notte senza fine.

Sotto l’aggressione martellante di quel silenzio assoluto, quasi malefico, Zorex e Drok fecero la loro scelta. Quando aprirono i forzieri, però, un fascio di luce accecante li investì di colpo, insieme a un sibilo così forte da intorpidire gli orecchi. Caddero sulle ginocchia, pervasi dalla nausea e da una lancinante pressione alle tempie. Seguì un profondo senso di smarrimento.

Il nano provò a rialzarsi, ma la stanza prese a vorticargli, distorta da una coscienza sempre più alterata. Sgranò gli occhi, scuotendo ripetutamente la testa. Il sibilo crebbe a dismisura, deflagrando in mille scintille assordanti prima di implodere in un unico silente frammento.

A riportarlo alla realtà ci pensò un dolore improvviso alla mano destra. Aprì il pugno e rimase sbalordito nel trovare uno strano simbolo impresso sul palmo, come se gli fosse stato appena marchiato a fuoco. Era lo stesso emblema raffigurato nel forziere che aveva scelto, una scure a doppio taglio stilizzata.

«Drokke, cosa essere questo?» chiese Zorex, dando voce ai suoi pensieri. Anche lui si era ripreso dallo stato confusionale e si fissava la mano. Sul suo palmo era impressa l’immagine di un inusuale mazzafrusto a sei teste. «E dove siame finiti?»

Il nano si guardò intorno. I forzieri erano spariti, così come la sala circolare. Al suo posto adesso c’era una lunga galleria, che saliva perdendosi nelle tenebre.

«Ecco, finisce sempre così con i maghi!» sbraitò Drok. «Parole incomprensibili e missioni al limite dell’assurdo… il tutto farcito con mal di testa e una miriade di domande senza risposta!» Iniziò a martoriarsi la barba. «Dunque… un Arcano, tale Aurelia qualcosa, è apparsa dal nulla per avvertirci che abbiamo poco meno di venti minuti per raggiungere il settimo piano e salvare l’anima di Aeryn. Per farlo dovremmo affrontare gli abissali che popolano questa dannata torre, armati di nulla e forti della certezza che potremmo rimanere relegati per l’eternità in quella che lei ha definito – e cito le sue maledettissime parole – “linea dimensionale”!»

Zorex fece spallucce. «Non sembrare così complicate.»

«Sì, hai ragione…» sostenne il runico, agguantando una torcia fissata al muro. «Proseguiamo.»

L’aria era calda e immota, così tanto da rendere faticoso anche camminare; il suolo del tunnel era irregolare e sconnesso al punto che persino loro – due avventurieri temprati da indicibili prove – dovevano stare attenti a ogni passo per non inciampare. Parimenti, anche le pareti erano costellate di affilate sporgenze di roccia, che proiettavano ombre minacciose sotto la flebile luce della fiaccola.

La stanza che trovarono al termine della galleria era simile alla precedente: alta, buia, circolare, priva di ingressi o uscite, dalle spesse pareti e dal pavimento lastricato di mattonelle. Salvo per i riflessi della luce lunare sui vetri che questa volta emanavano un denso grigiore azzurrino.

«Sembra tutto tranquillo» osservò Drok, infrangendo il silenzio lugubre.

Una volta mossi i primi passi, però, la porta alle loro spalle si chiuse con un tonfo sordo. Alcune zone del pavimento cedettero, sprofondando nel nulla e lasciando il posto solo a una trentina di rialzi. Infine, dalla parte opposta, le pareti rivelarono un nuovo passaggio, con tanto di torce a muro e una scala che saliva al piano superiore.

«Drokke, forse meglio se non parlare più…»

L’altro si grattò la testa. «Lo terrò a mente la prossima volta.»

Ben presto si resero conto che saltare sugli appoggi non era poi così difficile: i mattoni, di circa un metro quadrato, erano ben saldi e non molto distanti l’uno dall’altro. Persino un nano come Drok, che non andava tanto fiero delle proprie capacità acrobatiche, riusciva nell’intento.

Non avevano fatto i conti però con un’importante variabile.

All’inizio si trattò di un sottile fluire di ombre più scure che sfiorò appena l’attenzione di Drok, così impercettibile che lui riuscì a reagire in maniera istintiva per schivare la creatura quando gli si palesò accanto con un guizzo. Il guerriero balzò nel successivo rialzo, ma notò subito la linea lucente di un’altra spessa lama che stava fendendo l’aria diretta verso di lui. Con un calcio ben piazzato riuscì a sventare la minaccia, scaraventando nel vuoto il mostriciattolo. D’impulso accennò a gridare un avvertimento a Zorex, ma poi vide che il compagno si stava già muovendo.

Il gigante roteò su se stesso, con le braccia allargate a stringere una creatura che scagliò contro il muro. La testa esplose in schizzi di sangue.

Drok, accorgendosi di altri accenni di movimento, si raddrizzò per poter assumere una posa difensiva e far fronte al prossimo avversario.

«Goblin!» gridò, quando alcuni di quegli obbrobri attraversarono a precipizio l’area meglio illuminata, dove i loro sgradevoli lineamenti risultarono visibili. Quindi spiccò un salto su un lastrone, dando inizio a una folle corsa contro il tempo. I goblin nel frattempo emergevano numerosi anche dalle profondità, inerpicandosi con movenze raccapriccianti ai piedritti. Tra non molto avrebbero occupato tutti i rialzi disponibili, rendendo impossibile attraversare il pavimento.

«Zorex, lasciali stare!» lo esortò Drok, mentre scalciava le creature a destra e manca per farsi spazio. «Dobbiamo andarcene, presto quest’inferno vomiterà decine di sangueverde!»

D’un tratto, dovette arrestarsi di colpo vedendo un goblin scattare verso la sua schiena con la spada protesa. Il nano si voltò per schivare e, dopo aver assunto una salda posizione con le gambe, lo afferrò per un braccio. Con due strattoni secchi lo costrinse a terra, lo disarmò e con l’elsa della spada gli fracassò metà mascella: i denti marci scricchiolarono fino a spaccarsi e a schizzare via, impastati di liquido verdastro.

Approfittando della lotta un manipolo di creature – tozze, dai corpi ossuti sormontati da teste sproporzionate, glabre, con enormi orecchie e piccoli occhi gialli – aveva occupato tutti i punti di sostegno utili per poter avanzare. Armati di rozze mazze di legno, spade ricurve, frombole e sassi, scalpitavano e ghignavano all’idea di trucidare, sventrare e sbudellare.

Avanzare ormai era impensabile, così come indietreggiare. I goblin avevano conquistato il resto delle piazzole disponibili.

Drok era stato circondato.

«Luridi ammazzacani, non mi avrete mai!» il runico digrignò i denti e fece scroccare le nocche. «Venite, vi massacro a morsi se necessario!»

Improvvisamente, prima che le due parti potessero darsi battaglia, una colonna verticale di fuoco si abbatté dall’alto su un lastrone con un fragoroso boato. I sangueverde sbalzarono oltre il bordo e precipitarono. Le fiamme s’intensificarono e presero a vorticare, fino a inglobare le creature più vicine. Quelle che provarono a sottrarsi alla vampata, arrampicandosi sui muri, fecero una fine ben peggiore: fameliche lingue di fuoco avvamparono in ogni angolo e come serpi avvolsero i goblin, incenerendoli in pochi istanti.

A poco a poco il turbine infernale, che come un demone impetuoso si era saziato di anime, si placò fino a estinguersi. Ciò che ne emerse era persino più scioccante del ciclone infuocato.

Zorex.

«Ma che cosa…» sussurrò il nano, talmente sbalordito che la bocca gli era rimasta spalancata.

«Drokke, visto? Adesso io volare e sparare fuoche. Sono diventate make!» urlò il gigante. Aveva assunto una posa a metà tra l’epico e il bizzarro, con il braccio alzato a mulinare uno strano mazzafrusto a sei teste.

Il nano dovette lasciar perdere le numerose domande che in quel momento gli affollavano la testa per proseguire. I goblin avevano già ripreso a incalzarli e, a giudicare dagli schiamazzi che provenivano dagli anfratti, dovevano essere in centinaia.

Dopo aver saltato l’ultimo rialzo, però, i due avventurieri furono costretti a interrompere la loro corsa. Un mostro alto due metri e mezzo, con ampie spalle e grandi fianchi muscolosi, dalla pelle verde spenta, grossolani capelli scuri e denti sporgenti simili a zanne, sbucò dal passaggio sbarrandogli la strada.

«E no, cazzo!» sbraitò Drok. «Se c’è una cosa che odio più dei goblin sono i fottutissimi orchi!»

Pervaso totalmente dalla rabbia, caricò senza pensarci due volte. L’orco non si lasciò intimidire e, in tutta risposta, gli si lanciò contro. Era uno scontro limite, dissennato persino per il nano: la bestia, oltre a possedere una corporatura massiccia, brandiva un’enorme mazza chiodata; lui invece, a parte la considerevole voglia di massacrare, era disarmato.

Ma qualcosa cambiò le sorti della battaglia.

Poco prima dell’impatto Drok scattò in avanti, alzando le braccia come se stesse impugnando la sua amata ascia bipenne. Fu allora che la sua mano destra vibrò di energia, l’emblema bruciò di magia arcana e avviluppò il polso di violente scariche elettriche. Poi un lampo, seguito da un boato.

Infine il silenzio.

Drok si ritrovò tra le mani una scure, la cui lama era conficcata in profondità nel cranio dell’orco. Con un abile gesto piegò l’arma per allargare il taglio ed estrarla. Si udì un sonoro crack.

«Drokke, anche tu make!»

«Non dire scemenze! Sono il dio del tuono, altro che mago!» replicò, ammirando estasiato il suo nuovo giocattolo. Un sacro momento di gloria a cui dovette rinunciare subito. «Il passaggio, presto!»

Imboccarono le scale e risalirono in fretta e furia i gradini, consci di avere un’orda di goblin alle calcagna. Questa volta non ci volle molto per arrivare alla rampa finale, ma quando accadde trovarono qualcosa di inaspettato.

Tre varchi, tre arterie che si inoltravano nelle viscere oscure della torre.

E su ognuno una scritta…

Serie: Sussurri dalla locanda - Le cronache di Zorex e Drok - Seconda stagione
  • Episodio 1: Ritorno alla Dimora dei sussurri
  • Episodio 2: I nobili Drok e Zorex – Atto I
  • Episodio 3: I nobili Drok e Zorex – Atto II
  • Episodio 4: I nobili Drok e Zorex – Atto III
  • Episodio 5: I nobili Drok e Zorex – Atto finale
  • Episodio 6: Cavalieri Sperduti
  • Episodio 7: La Torre dei sette Arcani – Atto I
  • Episodio 8: La Torre dei sette Arcani – Atto II
  • Episodio 9: La Torre dei sette Arcani – Atto III
  • Episodio 10: La Torre dei sette Arcani – Atto finale
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    Discussioni

    1. Incredibile ma vero c’è l’ho fatta a leggere le avventure dei due folli guerrieri! E di certo non mi hanno deluso, anzi! Come sempre le descrizioni sono davvero tangibili e vivide, fatto che implica una grande padronanza narrativa. Ma come già ti ho detto, io trovo il pezzo forte i dialoghi, davvero azzeccati e divertenti. Molto belle le azioni e il mondo che hai costruito. Peccato essere (come sempre) in ritardo e non aver potuto votare. Sei un make della scrittura😂😂

      1. Ciao Virginia, che bella sorpresa! Eccoti giunta alla Torre dei sette Arcani! 🙂 Come sempre ti ringrazio per le bellissime parole, certi apprezzamenti detti da te valgono veramente tantissimo. Onorato! 🙂
        Vedrai quali sorprese ti attendono… e non solo per colpa dei due pazzi guerrieri. I lettori con i loro voti hanno complicato le cose! 🙂