Labirinto

Paragrafo I

Quando apre gli occhi  si ritrova steso per terra: è in una stanza bianca di circa quattro metri per quattro dove c’è un’uscita senza la porta. Sulle pareti e il soffitto sono disegnati strani simboli. Lentamente si rialza. Una volta giunto in posizione orizzontale, con una smorfia di dolore, fa dei piccoli movimenti goffi di stretching per sgranchirsi. Con i polpastrelli delle mani si massaggia la tempia e poi si fruga nelle tasche. È vestito con una tuta mimetica e calza anfibi. La sua testa è completamente rasata a zero. Esce fuori da quell’ambiente e percorre il corridoio dove ci sono entrate aperte in ambienti tutti identici.

Sente una voce femminile che grida aiuto e si precipita immediatamente nella direzione delle urla. Entra nella stanza dove si trova la ragazza, che appena lo vede smette di gridare e singhiozzare.

Ragazza: Ma tu! Tu sei… Sono contentissima di vederti”.

Rimane basito e sorpreso.

Militare: Tu mi conosci?

Ragazza: Certo che ti conosco; ma cos’hai?

Militare: Non ricordo nulla.

Ragazza: Oh! Mio Dio! Hai un’amnesia! Quindi non rammenti neanche che ti chiami Ed?

Annuisce con la testa.

Ragazza: Comunque io mi chiamo Clara e siamo amici; ma soprattutto sono felicissima nell’incontrarti.

L’abbraccia ed è visibilmente commossa.

Paragrafo II

Ed: Che cos’è questo posto?

Clara: Non lo so! Sembra un labirinto.

Ed: Dobbiamo trovare l’uscita.

Clara: Allora iniziamo a cercare.

Ed: Andiamo in quella direzione

Clara: Perché da quella parte?

Ed: Bohh! In questo momento un posto vale l’altro.

Paragrafo III (Il giorno prima)

È sera. C’è una festa all’interno di una villa. Si sente il chiasso della gente, che sta bevendo drink. Al bordo della piscina ci sono signorine in costume, che chiacchierano e fanno ridicoli scherzi gettandosi acqua. Altre persone giocano a fare il trenino.

Al bancone del rinfresco Clara sta conversando con un uomo che chiama direttore. Lei è vestita con una minigonna vertiginosa ed una scollatura mozzafiato particolarmente generosa. Lui sembra uscito da un film di gangster, perché indossa un gessato molto elegante.

Direttore: …insomma! Sei vegetariana!

Clara: Ah! Ah! Ah! Quasi vegana.

Direttore: Quindi non mangi neanche i derivati degli animali.

Clara: Esattamente!

Direttore: Dovresti concederti qualche piccola pausa. Ogni tanto è bello trasgredire: non trovi…?

Clara: Ah! Ah!

Proprio in quel momento passa Ed. Clara lo saluta con un cenno della mano e Ed ricambia il gesto.

Paragrafo IV

Ed e Clara sono seduti per terra con le gambe incrociate e la schiena poggiata al muro.

Clara: Quanto tempo è passato da quando siamo qui?

Ed: Non ho idea. Forse un giorno perché ci siamo addormentati.

Lo stomaco di Clara emette quel piccolo suono che segnala l’appetito.

Clara: Insomma non ricordi nulla?

Ed: Si! Puoi dirmi qualcosa tu? Ad esempio quando ci siamo visti l’ultima volta?

Clara: Ieri! Eravamo ad un party. Io stavo lì come invitata e tu invece facevi parte del personale di una ditta di catering. L’ultima cosa che ricordo è d’aver bevuto un drink e poi mi sono svegliata qui.

Ed: Per me invece è il buio totale. Ora però dobbiamo andare.

I due si rialzano lentamente. Sono visibilmente stanchi.

Clara: Inizio ad avere fame.

Ed: Anch’io.

Entrano in una stanza e con gran sorpresa per entrambi c’è un tavolo apparecchiato per due persone. Nei piatti però non c’è cibo, ma lettere con scritto sopra i loro nomi e le uniche posate sono dei coltelli.

Clara: Cosa facciamo?

Ed: Apriamo le buste e vediamo cosa c’è dentro.

Strappano i bordi delle missive ed iniziano a leggere mentalmente. Quando finiscono la lettura contemporaneamente si guardano negli occhi; i loro sguardi sono molto seri.

Clara: Devi sapere che sono innamorata di te. È da tanto che desidero dirti questa cosa.

Ed: Credo che non è il momento più appropriato per le dichiarazioni d’amore. Cosa c’è scritto nella tua posta?

Clara prende il coltello, scaraventa il tavolo e va verso Ed il quale scappa e per la fretta di fuggire non prende la lama.

Clara: (Urlando) Mi dispiace! Ma voglio uscire da quest’incubo.

Ed corre per i corridoi senza una meta precisa passando attraverso diversi ambienti tutti identici. Ad un tratto si ferma sudato e si appoggia a una parete. Cerca di rallentare il ritmo del respiro per non fare rumore: il petto si gonfia e sgonfia in maniera cadenzata. Improvvisamente sente un brivido che inizia dai piedi e sale per le gambe, la spina dorsale e finisce nella testa. Per un breve attimo, circa un secondo, si annebbia la vista. Subito dopo riprende a vedere meglio di prima. Avverte un’ inusuale calma interiore; la paura è scomparsa. Nella sua testa compare in maniera fulminea un pensiero; precisamente due parole: krav maga. Questi termini li ripete bisbigliandoli e poi scuote la testa. Vede, con la coda dell’occhio, l’ombra di una sagoma, capisce che è Clara. Si toglie la cinta dei pantaloni e la piega in due facendola diventare una piccola frusta. Clara fa qualche passo in avanti e Ed con un balzo si posiziona di fronte a lei e la colpisce sulla mano: il coltello cade per terra. Poi con un calcio circolare assesta un colpo molto violento alla tempia di Clara che cade per terra con il volto rivolto sul pavimento. Afferra il coltello, che precedentemente era caduto dalle mani di Clara e lo pianta nella testa di Clara circa due centimetri sopra il collo dove si trova il cervelletto.

Ed: (Respira profondamente ansimando) Per fortuna eri innamorata.

Ad un tratto sente strani rumori provenire da Clara, la quale si rialza lentamente da terra ed estrae dalla testa la lama. Si volta verso di lui. Si è trasformata in uno zombie. Ed è pietrificato dal terrore. Respira con affanno. Ha gli occhi sgranati e le pupille dilatate. Il cuore batte velocemente.

Post fazione

Se qualche openiano ritiene interessante questo racconto lo trasformo in una serie. Mi rimetto al giudizio dei lettori; ovviamente se ci sarà qualcuno che leggerà questa storia.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Raffaele, certo che sì! Urge una serie, molto deve essere ancora chiarito e gli sviluppi finali lasciano il lettore nell’incertezza più completa. Verso metà del racconto avevo pensato ad un ambientazione psicologica, il labirinto metafora della mente umana, ma lo “zombie” mi ha un po’ forviata 😀

  2. Antonino Trovato

    Ciao Raffaele, è certo che sono interessato ad una serie, tutto è avvolto nel mistero, nella tensione, nei dubbi, servono più particolari per comprendere dove sia finito davvero Ed e cosa ha fatto diventare Clara ciò che è diventata (cosa che m’interessa vista la mia passione “famelica” per queste creature! Se deciderai di farne una serie, io la seguirò con molto piacere! Un saluto, alla prossima😁!