L’albero degli impiccati maledetti

Pupille dilatate di una giovane donna urlavano tutta la sofferenza del corpo, mentre il soffio etereo della vita si consumò nell’affannoso sospiro di un’innocenza stroncata senza alcuna pietà. La vista l’aveva abbandonata, e i residui riverberi di quell’esistenza giunta al termine presero le fattezze di schiamazzi lontani.

Puttana!

Lurida sgualdrina!

Amante del diavolo!

Rintocchi amari di una libertà soffocata trovarono riposo in purpurei rivoli che le rigavano ancora le pallide guance; e le lacrime sapevano di sofferente rassegnazione. Le profonde ferite, disseminate per tutte le sue fragili membra, straziarono le carni sino a maciullare le estremità più intime della sua coscienza, lacerando ogni lembo del suo essere annichilito dal profumo eremitico della morte. Le palpebre erano pronte a serrarsi un’ultima volta; gli occhi avevano perso il loro colore. Proprio come Sara, che non ebbe più il tenero abbraccio della speranza. Il bisbiglio del suo cuore si fece largo tra vecchie e annerite istantanee, palpitando nelle vene il nome di un futuro dissoltosi tra le oscure fiamme dell’oblio. Il flebile sbuffo del vento le mosse appena il ciuffo corvino che le penzolava da un crine martoriato da cruda violenza, accompagnandola tra le mani del sonno infinito. E proprio quando la Luna fece capolino, infrangendo le imperterrite nuvole col proprio abito splendente, un fascio di luce sfiorò le gote morenti di Sara, adombrato soltanto da mille occhi abissali che la fissavano, la cercavano, torturandole l’anima con mostruose parole mai udite. Improperi maledetti che aprirono la via ad un inferno senza fine.

Che tu possa essere dannata!

Brucia! Brucia troia maledetta!

Sara sgranò gli occhi e fissò il vuoto di quelle nude parole. Fu allora che la fanciulla, di bianco adornata, accolse su di sé la triste e dura incarnazione del caos più tetro. L’incendio la divorò, il cappio le rubò l’ultimo respiro. E come in una gran festa, la gente attorno contemplava compiaciuta e inneggiò macabre cantilene in segno di gloria, subissando l’urlo di sofferenza di un giovane fiore spezzato da sguardi intrisi di pazzia. Sette uomini stavano al suo capezzale ardente. Occhiate inespressive, accese solo dal fuoco che, lentamente, portava via con sé petali ormai imbruniti.

*

Intento a scrivere le sue memorie, l’espressione di Riccardo era pregna di soddisfazione nel descrivere ciò che aveva fatto. Inzuppava la punta della nera piuma nell’inchiostro e, senza errare, stilettava il vergine foglietto con infervorate espressioni. La piccola candela, ormai consumata e poggiata sul suo scrittoio, illuminava un volto logorato dal tempo che scorre, ma mai pago di saziare la sua fede e servire la piccola comunità in cui viveva. Nel silenzio della sua solitudine, rotta solo dai brevi e ovattati rintocchi del pendolo alle spalle, così scriveva:

“Era una puttana! Meritava di essere purificata! Il demonio l’aveva posseduta nell’istante in cui decise di trasgredire i sacri vincoli e disonorare il buon nome della famiglia. Trovarla là, in quel letto sudicio, avvinghiata a quell’infimo plebeo, è stato disgustoso! Le sue caste nudità erano state profanate dal fremito del peccato e della sua voglia di libertà, un empio desiderio frutto certamente del diavolo assopito in lei. Ah! Quante volte le dicevo, quand’era solo una bimbetta, di non conversare con gli animali, di non bisbigliare ai fiori nei campi, di non fissare con occhi sognanti il buio della notte! La gente mormorava fosse una fattucchiera, una bizzarra figlia di mostri diabolici, insudiciando il MIO buon nome, quello di Riccardo Vasquez, uno dei sette priori del Sacro Ordine! Lei non è mai stata mia figlia! Strega! Puttana! Bruciata e impiccata!”. 

Si alzò di scatto; sputò in terra tutto il suo odio. Dalla tasca dei suoi calzoni, tirò fuori una ciocca scura, strappata con vituperato fervore dallo scalpo della figlia nel tentativo di trascinarla al centro della piazza. Il ricordo di quella notte fluiva placido come un fiume lordato di sangue, mostrandogli i vitrei smeraldi della figlia, inumiditi e disperati, che dovettero assistere alla pubblica esecuzione del suo amante. Solo rantoli e gemiti presero per mano i colpi di mannaia che squartarono, con gelido sollazzo, le ignude membra del peccatore; e mentre il rosso vermiglio colorava gli abiti dei puri inquisitori, i bimbetti sembravano non inorridirsi al cospetto di quel funesto sbudellamento. Adempiuto il primo sacrificio, la figlia venne condotta ai piedi di un albero, poco fuori il villaggio, e tra inni ed urla degne di spiriti fanatici, alcuni uomini la riempirono di calci, pugni e sputi, per poi violare più volte quel fiore dal gambo spezzato. Dopo averla purificata in Terra, venne vestita di bianco, per ottenere il dono dei Cieli.

Impiccata in quell’albero, data in pasto alle fiamme.

Riprese fiato, tranquillizzò la pazzia delle parole. A denti stretti si fece il segno della croce; quindi proferì solenni mormorii:

«Che le nostre preghiere possano coltivare il seme della purezza. Almeno nella tua misera anima!».

In quel momento, il sibilo del vento proiettò la sua veemenza contro i vetri della finestra, il pendolo della camera emise un suono distorto e arcano, tanto da rimbombare in ogni angolo della casa. Riccardo, celando le sue paure, scrutò le lancette dell’orologio: segnavano la mezzanotte. La lancetta dei secondi, seppur in movimento, non andava oltre il numero 12. Il tempo sembrava essersi fermato. Le imposte cedettero, l’urlo della tempesta invase la certezza della fede di Riccardo, che persisteva nella preghiera; eppure ogni luce si spense. Solo la Luna osò sfidare le tenebre. L’uomo mosse un piede, il pavimento scricchiolò, e alcune grida cariche di terrore invasero i suoi pensieri. Percepì il lento e glaciale ansimare di qualcuno proprio sulla nuca e, voltandosi, vide una bimba. Era sommersa da lunghi e fluenti capelli biondi. Lo fissava, lo soppesava con muta indifferenza, specchiando nelle spaurite pupille del vecchio i suoi due azzurri diamanti. E il vecchio poté solo balbettare parole che si smarrirono in un’eco risucchiata dal tempo che fu.

«Tu…. tu chi sei? Co…come hai fa…. fatto ad entrare?»

La bimba, atona, rispose:

«Tu sei mio nonno. Vuoi venire a giocare con me e la mamma?».

«La… La mamma!? Nonno!?»

Nel turbine dei suoi più cupi interrogativi, Riccardo scivolò sul pavimento. Stravolto e con gli occhi spalancati, strisciò col sedere arretrando e facendosi ripetutamente il segno della croce.

«Va via, demonio! Tu sei il demonio!» sbraitò tremante, col volto rugoso imperlato da rivoletti lucenti. Più tentava di allontanarsi, più quegli occhi infantili e inespressivi lo incalzavano, finché non se li ritrovò a pochi centimetri di distanza. Riccardo serrò le palpebre, ma fu inutile. Come onde inarrestabili, quelle due gocce di mare gli travolsero una mente sull’orlo della pazzia.

«Va via, vade retro! Non c’è posto per te in questo luogo di devoti!» intimò tremolante, la voce strozzata dalla sua stessa saliva. Riccardo, oltre al suo terrore che gli bagnò i calzoni, percepì tra le vene palpitanti il fetore della morte; e sbirciando al di là di quel volto inamovibile, intravide le pareti rigarsi di liquido nero. Il pavimento si frantumò in piccoli petali di cenere marcescente.

Tic, tic, tic.

Il pendolo seguitava col suo ipnotico dondolare. Ma il tempo si era fermato a mezzanotte.

Riccardo piagnucolò; chiuse gli occhi e attese. La bimba, con un lungo sorriso dipinto sul volto, gli sfiorò la guancia. La mano ghiacciata lo fece rabbrividire; all’improvviso, però, uno strano calore iniziò ad avvampargli le viscere.

«Sei pronto a giocare con me, nonnino?»

Un vortice stordente, e il gracchiare di corvi svolazzanti, spedirono Riccardo tra le braccia di una visione pregna di lamenti, corpi disciolti dal magma incandescente o mutilati da foglie cadenti affilate come rozze mannaie. In mezzo troneggiava un grande albero annerito dalla cenere; dai suoi rami rachitici, pendevano sei uomini impiccati con le loro angoscianti lagne. Abbagliato da cotanta follia, Riccardo si avvicinò al tronco. Due occhi verdi saettarono nella sua mente sino a penetrargli l’anima, per infine mostrargli l’istante vissuto dalla figlia tra la vita e la morte.

*

La fanciulla, giunta al crepuscolo, sentì la vampa della vendetta afferrarle il cuore. Fu allora che gli Abissi decisero di conversare con la sua essenza. Toni caldi, profondi, suadenti.

«Donna vuoi vivere o morire?»

Con un filo di voce, lei replicò:

«Vivere».

«E sia. Ma attraverso la tua vita, noi porteremo l’inferno sulla tua terra.»

Sara tacque. L’ombra di una mano buia le sfiorò il ventre.

«Una nuova creatura scorre dentro te.»

Quella sentenza dette fiato ai desideri della donna.

«Vorrei tanto vederla…»

«E potrai. Ma da ora, sino alla fine dei tempi, apparterrà alla nostra Volontà. Sarà la nostra Mietitrice.»

Ancora una volta, l’anima di Sara non obiettò. Sazi per quello scambio, gli Abissi estrassero da lei la forma di un nuovo essere: una bimbetta bionda con gli occhi azzurri. Sara la contemplò per un attimo; rise a fior di labbra.

«Sei come ti ho sempre sognata.»

Il sogno di una madre divenne incubo eterno. Il passato perì nelle tenebre.

*

E mentre dal plumbeo cielo precipitavano candidi petali anneriti disciolti in lugubri stille di sangue, la figlia del peccato volteggiava allegramente in quell’inferno. Le piccole sagome dei sette priori, soffocati da una collera infinita, oscillavano col cappio al collo, dimenandosi come nudi, neri, sacchi di carne vuota tra quei rami, con le loro coscienze divorate dal fuoco punitore. E Riccardo rantolava, appeso al ramo centrale; la bimba sorrise, poi esclamò:

«Allora nonnino, ti piace questo gioco?».

Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole, Horror

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Discussioni

  1. Bel LibriCK Antonino! 😄
    Sembra di leggere una poesia scritta da Edgar Allan Poe.
    Complimenti per la storia e per le parole che hai usato, è davvero una perla! 😃 👏
    Un abbraccio 🤗

    1. Ciao Andrea, grazie davvero, anche per il pesante paragone😅, sono felice che questo piccolo racconto ti sia piaciuto a fondo, grazie come sempre, un abbraccio 😊

  2. E giustizia è stata fatta! Bravo Tonino, mi sei piaciuto. “Sei pronto a giocare con me, nonnino?” Non so se ho già sentito questa frase, ma mi è piaciuta e mi ha ricordato un film horror, poi la frase alla fine: azzeccatissima!

    1. Francamente non saprei, ho guardato tanti film horror che nemmeno ricordo, ma può essere😅! Grazie come sempre per il tuo sostegno 😊

  3. Che dire, scritto molto bene, con uno stile “classico”, quasi poetico anche nel descrivere le più atroci sofferenze. Questo racconto è un demone mostruoso vestito con uno smoking impeccabile. E la cosa mi piace un sacco.
    Io adoro i contrasti (lo ripeto ogni due commenti 😅) e la bambina così innocente eppure così letale mi ha preso.
    Posso dirti che ho immaginato fosse la foglia di Sara una riga prima di leggere “nonno”? Ma non che avessi sbirciato: semplicemente, hai creato degli ingranaggi che si incastrano perfettamente.
    AH, se non si fosse capito, mi è piaciuto!

    1. Ciao Sergio, eh si, traspare da ogni tua parola che il racconto ti è piaciuto, eccome, e di questo ti ringrazio infinitamente 😊! Adoro anch’io i contrasti, e dici bene, amo come hai definito questo racconto, un demone mostruoso vestito con uno smocking impeccabile… Un complimento epico al massimo, grazie di cuore😊! Questo genere di racconti tra il dark e l’horror e questo stile un po’ violento, un po’ poetico, sono un po’ il mio marchio di fabbrica, come anche cerco di fare nei miei fantasy, assieme a una certa vena malinconica. Che bello sapere di aver incastrato il tutto perfettamente, non è mai semplice, grazie per il tuo splendido commento, a presto😊!

    2. ottimo!! allora metterò qualche altro tuo racconto nella mia lista ormai infinita! XD

    3. Tranquillo, hai tutto il tempo che vuoi, anch’io devo recuperare tanto di ciò che hai scritto😉

  4. Ciao Antonino, ho apprezzato l’oscurità di questa fiaba e, come già detto da chi mi ha preceduto, la prosa ricercata e poetica, appropriata al genere. Belli i riferimenti sanguinari e il motore vitale della vendetta. Secondo me una storia così funziona ancora meglio davanti al caminetto, dovrai riproporcela tra qualche mese.

    1. Ciao Tiziano, sempre bello ricevere i tuoi commenti😊, ammetto che forse questo è il racconto più oscuro che io abbia mai scritto, come anche quello più violento e poetico. È vero, la vendetta è il fulcro di questa storia, dettata però da un clima di insana ignoranza di una fede contraria alla libertà! Sono d’accordo, rende meglio davanti al calore di un camino😁! Grazie per ogni parola, a presto😊

  5. ” e mentre il rosso vermiglio colorava gli abiti dei puri inquisitori, i bimbetti sembravano non inorridirsi al cospetto di quel funesto sbudellamento.”
    Questo passaggio in cui i bambini si mostrano indifferenti è agghiacciante

    1. Eh si, qui sono andato veramente oltre, ma ho voluto dare proprio l’idea di una comunità corrotta dalla loro stessa fede, che culmina anche in questi comportamenti 😁

  6. “Le profonde ferite, disseminate per tutte le sue fragili membra, straziarono le carni sino a maciullare le estremità più intime della sua coscienza”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  7. “Puttana!Lurida sgualdrina!”
    Lo so, non sono commenti profondi, ma sono attratto dal turpiloquio, soprattutto se esercitato ai danni di fasce deboli. Sarò malato? 😃

    1. Ehm, forse😂😂😂, ma forse lo sono più io che l’ho scritto😂😂😂

  8. Ciao Tonino,
    finalmente un tuo racconto, ci mancavi. Hai reso bene l’atmosfera gotica che desideravi dare alla storia, il lessico ricorda quello dei “poeti maledetti” di fine ottocento a cui, credo, ti sei ispirato per dare forma alla narrazione. Bella anche la trama, inaspettato per me il finale. Una figlia nata dall’odio e dalla vendetta, un essere infernale che una volta poggiato piede a terra porterà solo devastazione e morte. Me la immagino vagare come uno dei Cavalieri dell’Apocalisse. Come ho già avuto modo di dirti, questo LibriCk ha tutto quanto serve per essere l’episodio d’esordio di una serie dark

    1. Ciao Micol, ti ringrazio sempre per il tuo affetto e per esserci sempre, sarò mancato a pochi, ma come si dice… Pochi ma buoni😁, ammetto che mi mancava tutto questo, nonostante tutto! Questo racconto è nato mesi fa, ma il mio stile è sempre quello, e credo che non cambierà mai, la patina antica mi piace da sempre, proprio da poeta maledetto😂, e lo sai, il dark è qualcosa da cui mai mi separerò, assieme al fantasy😁 e poi le storie allegre non fanno per me😂😂😂, la bimba se li magna i cavalieri dell’apocalisse😂😂😂, una serie? No, non credo. Preferisco così, e lo preferisco in generale 😁! Grazie come sempre😊

  9. Ciao Antonino. Che bello leggerti in queste vesti gotiche/darkettose! 🙂 Storia interessante e, soprattutto, linguaggio coerente con il genere che hai trattato. Alcune parole che hai usato mi sono piaciute molto, e i termini ricercati sono sinonimo di passione, dedizione e studio. Bravo! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, è sempre un piacere ricevere il tuo supporto e i tuoi apprezzamenti, ne sono sempre felice😁, eh si, il dark mi dona molto, e tu sai quanta passione metta nello scrivere ogni mio racconto, e mi rende fiero sapere che a qualcuno possa piacere tanto, soprattutto a persone come te che stimo tantissimo! Grazie come sempre😊

  10. Se non mi sbaglio è un racconto sullo stile di Poe. Hai anche inserito in diversi passaggi la prosa poetica: è il tuo marchio di fabbrica credo.
    A presto.

    1. Ciao Raffaele, hai proprio indovinato: su tutto il racconto c’è assolutamente la mia firma, la prosa poetica me la porto dietro dall’adolescenza, e cerco adesso di inserirla nei miei lavori. Racconti alla Poe? Sarebbe bello, ma ancor più bello sarebbe se un giorno diventassero racconti alla Trovato😁😁😁! Magari è solo un sogno, ma in fondo non costa nulla😊! Ciao Raf, alla prossima e grazie come sempre per il tuo supporto!

  11. Ciao Antonino,
    ben tornato dietro la tastiera, un racconto alla Poe, di morte e vendetta. Mi è piaciuto molto, anche lo spunto per cui è la figlia di Sara a portare la vendetta.
    Spero che non ci farai attendere molto per il prossimo racconto.

    1. Ciao Ale, se mi rivedrete presto? Chissà… Non te lo dico😁! Si, questo è il mio mondo, oltre al fantasy classico, il dark horror è qualcosa che mi ha sempre attirato. Poe è un maestro, io cerco di metterci molto della mia malinconia e sofferenza interiore. Grazie immensamente per esserci sempre😊

  12. Con quel titolo non ho potuto fare a meno di leggerlo! Che dire, trasmetti i toni cupi con grande bravura, a tratti la prosa si trasforma quasi in poesia vera e propria rendendo impossibile staccare gli occhi dallo schermo. La storia non brilla per originalità ma trovo che in questo pezzo non sia il fulcro questo. Molto bello!

    1. Ciao Alessandro, mi fa piacere che il titolo ti abbia attirato, in effetti fa davvero un bell’effetto 😁! Grazie per averlo letto, commentato e apprezzato, si è vero, più che all’originalità ho puntato al massimo sullo stile, perché questa è la mia vera natura, e mi sono divertito ed emozionato a scrivere ogni parola, grazie come sempre😊

  13. Bentornato Antonino! Un racconto gotico che sembra uscito dalla penna di uno scrittore di fine Ottocento. Il lessico molto ricercato dimostra un’attenta ricerca.
    Se mi permetti, trovo che gli aggettivi troppo ridondanti appesantiscano un po’ la lettura. Ma è una semplice opinione dettata dal mio gusto personale.
    Ottimo lavoro.😉

    1. Ciao Dario, tu avevi già letto questo racconto nel blog di una tua cara amica, e all’epoca non hai avuto niente da ridire… ma va bene, questo è il mio stile, e ho voluto imprimere maggiore poeticità e calcare la mano appositamente, fregandomene se appesantisce la lettura. In fondo ho voluto proprio dare risalto ad ogni dettaglio di questo piccolo racconto. Per il resto grazie per ogni parola che spendi per me e per esserci sempre, grazie per essere passato😊!

    2. Sì, ricordavo di averlo già letto nel blog di Francesca. Ho sempre pensato che fosse un buon racconto. In quel blog non ti mossi critiche per non intaccare il blog stesso. Intendiamoci, più che una critica si tratta di un’ opinione assolutamente personale che non sminuisce il tuo lavoro. In fondo, a dirsi bravi son buoni tutti. Non io. Gli scrittori che mi piacciono, mi permetto di criticarli.

    3. Ahhh capisco, lo hai fatto per proteggere il blog… 😂😂😂… va bene così, grazie sempre per il tuo pensiero😁!

    4. Leggo le tue Opere sempre volentieri. Ogni tanto ti tocca sorbire i miei commenti infelici, ma sul fatto di esserci, per te ci sono. Con tutto il mio rispetto e la mia sincerità.

    5. Pensiamo positivo… Almeno abbiamo riempito di commenti il racconto😂😂😂, anch’io ti leggo sempre con grande piacere 😊!