Lampiryd

Serie: Fuga da Dim-Hora

Lampiryd
Illustrazione di Stefania Franchi

Aedes seppe di essere spacciato ancora prima di vedere il proprietario di quella vocetta sottile e crudele come i fili che tesseva. Gli bastò assistere all’ombra allungata delle lunghe zampe che si avvicinavano.

Dannazione. Preso dalla ricerca di una via di uscita era finito in una fottuta ragnatela, il secondo errore da pivelli della serata. Due di troppo se si vuol sopravvivere.

“Ehi amico. Non vorrai mica mangiarmi vero? Noi succhiasangue siamo amici di voi ragni, pensa che in camera ho un poster di Shelob. Che belle cosce eh? Peccato siano solo sei.”

I fili argentei lo avvolgevano tenacemente, senza concedergli la minima possibilità di muoversi, solamente la zampa sinistra riusciva ad avere un minimo spazio di manovra.

“Seiiiiii una cena gustosaaaaa ma parli tropooo” cantilenò il mostro “ma io ho qualcosa qua per farti smettereee.”

Il ragno estrasse dalla giacca una grossa siringa, piena di denso liquido color smeraldo, l’ago acuminato scintillava malevolo.

“Che vuoi fare con quella? Mettila via, dai amico. Io ho il terrore delle punture, pensa che quando mangio devo chiudere gli occhi altrimenti svengo.”

Aveva bisogno di prendere tempo, di distrarre il mostro. Se solo fosse riuscito ad afferrare il suo stiletto da sotto al mantello.

“Non ti farà maleeee, solamente un po’ all’inizio ma poi tutto sarà dolceeee e ovattatoooo. E non saiiii la cosa miglioreeeeee, non perderai i sensi quindi sarai cosciente mentre ti mangiooooo.”

Il ragno incombeva su di lui, Aedes poteva vedere il suo volto terrorizzato riflettersi in tutti i quei molteplici occhi. Dall’ago della siringa fuoriuscì una goccia verde densa come melassa. Lentamente ma inesorabilmente si avvicinava.

Poi un lampo argenteo balenò nel buio e la siringa precipitò nelle tenebre assieme a quel che restava della zampa anteriore del ragno.

“Scusami se non mi fermo per cena,ma tu mi metti i brividi. Quelli come te da noi li chiamiamo psicopatici,sai?”

Mentre il ragno fissava il moncherino, Aedes recise i fili che lo imprigionavano, impiegò più tempo del dovuto poiché la sinistra non era la sua zampa, ma l’urgenza di salvarsi colmò quella lacuna. Doveva andar via di lì prima che l’effetto sorpresa svanisse.

Non perse tempo a ripulirsi dagli appiccicosi filamenti, spiego le ali e si lanciò.

Il sollievo di averla fatta franca durò meno di un secondo, qualcosa lo arpionò alla zampa posteriore destra. Aumentò gli sforzi, sbattendo le ali come mai aveva fatto in vita sua, ma un laccio intorno alla caviglia gli impediva la fuga.

Si voltò solo per vedere quello che già sospettava: il maledetto ragno lo aveva intrappolato al volo e adesso stava tirando la sua ragnatela per riportarlo indietro.

“Lo sai che sei proprio insistente? Ora capisco perché tutti vi odiano.”

In tutta risposta altri fili partirono dal basso intrappolandogli le zampe anteriori in modo che non potesse utilizzare lo stiletto, Aedes pensò che era proprio così che doveva sentirsi un aquilone.

Nonostante tutti gli sforzi profusi nel volare il Succhiasangue fu portato indietro in pochi minuti, trovandosi nuovamente al punto di partenza.

“Bene beneeee. Bentornatoooooo, visto che hai fatto cadere la siringaaaaa vorrà dire che sentirai le mie mascelle che ti divoreran…”

L’ultima lettera non venne mai detta, rimase intrappolata nella gola del ragno come una mosca in una ragnatela. Aedes vide una buffa espressione di stupore sul viso del suo assalitore quando si rese conto delle due lame che gli trapassavano l’addome. Il mostro aprì più volte la bocca forse per dire qualcosa, forse per urlare di dolore, ma non disse nulla, rimase ancora un po’ immobile quindi precipitò nel buio.

“Maledetti scagnozzi di Loxos, sempre a cercare di divorare qualcuno.”

Aedes riconobbe subito quella voce, bassa e potente come i tuoni che annunciano la tempesta.

“Lucanus, sei tu?”

“No sono una farfallina. Certo che sono io. Quando te ne sei andato ti ho seguito, sapevo che ti saresti messo nei guai. Tu non conosci i terribili pericoli di Dim-Hora.”

“Perchè mi hai salvato?”

“Perchè voglio scappare da questo inferno e anche tu lo vuoi, in due avremo più possibilità di sopravvivere a Luxos e ai suoi scagnozzi e alla incomparabile forza degli Umani.”

“Noi Succhiasangue non abbiamo paura degli Umani, anzi sono il nostro cibo preferito.”

“Ah sei sciocco e arrogante come tutti quelli della tua razza, basta bere sangue e cacciare di notte per sentirsi immortali ,non è cosi? Ascoltami bene ragazzo, gli umani sono una forza antica e selvaggia,dotata di una magia che va al di là della nostra comprensione. Le loro intenzioni sono oscure ma il loro immenso potere è sotto gli occhi di tutti. Non ti dimenticare che sono in grado di scagliare l’anatema che uccide”

“Intendi…..Avada … Kedrava” balbettò Aedes spaventato.

“Molto peggio. La ciabatta.”

“SHHHHHH non dire quel nome ad alta voce, sei pazzo?”

“Ah lo sapevo, adesso non fai più tanto lo spavaldo eh? Allora viaggiamo insieme?”

“Va bene, ma come facciamo ad andare via di qua?”

“C’è un vecchio chierico che può indicarci la via, un guerriero formidabile che si è ritirato dalle battaglie per fare l’asceta Il suo nome è Mantis il Saggio. Qualcuno dice che niente succeda a Dim-Hora senza che Mantis ne sia al corrente, vive sul monte Sofha, al centro dello sterminato deserto di Elsal-Lot.”

Il deserto di Elsal-Lot era veramente terribile come si raccontava: un’immensa distesa bianca e cristallina che si estendeva fino dove l’occhio dei due esploratori riusciva a vedere. La superficie piatta e lucida , freddissima nel buio notturno, era interrotta solamente da delle scanalature, stranamente perpendicolari, che sembravano essere il letto di ruscelli ormai inariditi.

“Ma è immenso” sbuffò Aedes “Non potremmo volare? Tu sai volare vero? Chiedo perchè sei bello robusto.”

“Prima cosa, Si so volare. Secondo non sono robusto è la corazza che mi ingrossa. Terzo non possiamo volare perchè quando voliamo gli Umani ci percepiscono ed è in quel momento che usano…tu sai cosa.”

Aedes non rispose ma si strinse nel suo mantello, improvvisamente il freddo del deserto gli parve insostenibile. Lucanus gli passò una zampa sulle spalle.

“Tra poco saremo ai quattro monoliti, li ci potremmo riposare un po’.”

Ci vollero quasi due ore di cammino prima che i quattro monoliti apparissero all’orizzonte, erano stretti e lunghi e si perdevano nel buio del cielo. Neri e lucidi sembravano appartenere ad un altro mondo. Aedes si domandò se anche quello fosse opera degli Umani o di qualche altra razza ancora più antica.

“C’è qualcuno” disse improvvisamente Lucanus estraendo le spade.

Aedes annuì, il suo affilatissimo stiletto in pugno, aveva sentito anche lui.

Aguzzarono gli occhi nell’oscurità, aspettandosi un’imboscata. Ma da parte di chi? Qualcun altro era a conoscenza dei loro piani?

Dopo qualche istante Lucanus dette una gomitata al compagno, indicando con la testa il cielo: un flebile barlume illuminava la notte.

“Una stella?”

“No ragazzo, non ci sono stelle a Dim-Hora e comunque le stelle non chiedono aiuto.”

Lucanus aveva ragione, i rumori che avevano sentito erano disperate richieste di aiuto, fioche come la luce da cui provenivano.

Aedes guardò verso la luce, poi verso la superficie liscia e verticale del monolite che spariva nel buio.

“Immagino che di volare non se ne parli, vero?”

“Bravo cominci a capire” rispose Lucanus mentre iniziava la scalata.

La sommità del monolite fu una sorpresa, era esageratamente ampia e si congiungeva agli altri tre. In mezzo a questo strano spazio c’era qualcuno che sbracciava e urlava, pur rimanendo fermo dov’era e le sue grida arrivavano stranamente ovattate. Aedes poté notare che si trattava di una ragazza ammantata in una cappa nera, ricoperta di strani simboli magici, anche piuttosto carina.

Dalle mani della fanciulla sorgevano senza sosta sfere di luce bianca che si infrangevano dopo pochi centimetri, come bolle di sapone.

“E’ una Lucciola. Una delle mistiche sacerdotesse della luce”. Spiegò Lucanus “Deve essere nei guai.”

I due compagni si avvicinarono guardinghi, gli occhi della ragazza si illuminarono di speranza e gratitudine, mentre batteva le zampe nell’aria come un mimo.

“Ehi ciao bellezza, ti sei persa? Beh è la tua notte fortunata ci sono qua i due più grandi eroi di Dim-Hora.”

Aedes fece un passo avanti spavaldo ma il suo viso andò a spiaccicarsi contro un muro invisibile.

“Che diavoleria è questa?” brontolò sfregandosi il naso.

“Ummm deve esserci un qualche campo di forza” disse Lucanus battendo col pugno sulla superficie invisibile.

“E’ opera degli Umani” disse la sacerdotessa “un incantesimo di costrizione potente e indissolubile, si chiama Bicchiere.”

“Perchè ti hanno fatto questo?” domandò Lucanus.

“Gli Umani usano questo incantesimo per imbrigliare il potere della Sorellanza della Luce, ci intrappolano per non so quale loro rituale e ci lasciano qua a morire.”

“Cosaaaa?” sbraitò Aedes. “Ma sono dei malati questi umani. Per quale ragione dovrebbero sacrificarti così?”

“Le ragioni degli Umani sono imperscrutabili anche per noi che dominiamo il potere della Luce, forse vogliono conoscere i segreti della Sorellanza, forse per qualcosa che non possiamo comprendere.”

“Beh non ti preoccupare zuccherino” disse Aedes appoggiandosi al vetro. “Ti tiriamo fuori di qui.”

“Il mio nome è Lampyrid, prima sacerdotessa del Tempio della Luce e Maga Suprema. Rivolgiti a me con il rispetto che si deve al mio rango” disse con freddezza “E adesso sbrigatevi, tra poco sarà giorno.”

Serie: Fuga da Dim-Hora
  • Episodio 1: Aedes e Lucanus
  • Episodio 2: Lampiryd
  • Episodio 3: Achetus
  • Episodio 4: Battaglia sul monte Shofa – Parte 1
  • Episodio 5: Battaglia su Monte Sofha – Parte 2
  • Episodio 6: Mantis
  • Episodio 7: Il Tempio di Mantis
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    Commenti

    1. Claudio Massimo

      Cia Ale, ho apprezzato molto anche questo secondo episodio. La lotta per la sopravvivenza, in un mondo animale pieno di pericoli, unito alla solidarietà per combattere l’entità uomo che con il suo potere occulto è in grado di incidere sulla sopravvivenza dei protagonisti, l’ho trovata geniale. Specchio di una dimensione parallela in cui agiscono i tuoi personaggi che rappresenta anche l’allegoria in cui si muove l’uomo qualunque pedina di poteri occulti. Bravo.

    2. Ivan Collura

      La descrizione delle fughe del pavimento: a dir poco spettacolare! Ogni nome che dai alle tue ambientazioni è davvero forte: il monte Sofha per esempio, o del deserto di Elsal-Lot, ne vogliamo parlare? Troppo mitici! Ti confesso che la prima volta che m’innamoro di una zanzara, sei un grande!

      1. Alessandro Ricci Post author

        Cioa Ivan,
        così mi onori, grazie mille. Ti fai un tuor de force a Dim-Hora? Attento agli Umani eh?

    3. Vanessa

      Un piccolo grande universo, quello che stai rappresentando. Se non fossero tanto odiose, dopo questo tuo librick quasi vorrei non uccidere più zanzare o.o
      Non vedo l’ora di leggere il terzo episodio! Bravissimo Alessandro 🤗

    4. Antonino Trovato

      Alessandro, riesci a sfruttare magnificamente un concetto di base semplice e reale trasformandolo in qualcosa di magico e di assoluta fantasia! Inoltre hai saputo dare personalità ai protagonisti, e Aedes è proprio spaccone, ma è assai divertente come personaggio, come del resto tutto il racconto intriso di grande ironia e comicità. Puro intrattenimento insomma, ed è meraviglioso. E nel “riciclare” nomi di cose e luoghi sei stato geniale, sta venendo su una storia interessante e tutt’altro che banale! È un piacere leggere circa questo tuo piccolo universo😁!

      1. Alessandro Ricci Post author

        GRazie mille Antonio, mi sono appena accorto di non aver risposta la tuo commento, che come al solito è puntuale e incoraggiante. Sei un grande 🙂

    5. Micol Fusca

      Ciao Alessandro, ho giá avuto modo di dirlo, ma questo fantasy anticonvenzionale mi piace un sacco. Ci sono proprio tutti:maghi, guerrieri, mostri (che poi siamo noi 😂). Aspetto il prossimo episodio per conoscere Mantis il Saggio.