L’angelo caduto

Taja saltellava lungo il viale alberato, con lo zainetto che ballonzolava sulla schiena. Sulla strada lastricata si rifletteva il giallo ocra del sole, lucido di primavera e abbellito di coriandoli chiarissimi che gli alberi in fiore lanciavano per festeggiare.
     Salutava a destra e manca: i vicini, gli amici dei suoi genitori, il postino, il giardiniere della bella villa all’angolo. Le vecchiette che portavano a spasso i cani le chiedevano come stava, cosa faceva e ogni genere di curiosità che una nonna affettuosa avrebbe avuto. Taja rispondeva con amore e cordialità, proprio come papà e mamma le avevano insegnato: doveva rispettare tutti in egual modo. Ma in non troppi anni di vita aveva imparato che il credo dei suoi genitori non era condiviso all’unanimità dal resto delle persone.

Giunta di fronte casa, le parve che l’auto di mamma avesse qualche nuovo graffio. Aguzzò la vista sul fianco della berlina: “Zoccola”. Su due piedi, il sentore che significasse qualcosa di brutto la intristì. Di una cosa era sicura: nessun muretto grattato durante un parcheggio avrebbe scritto mai parole offensive.
     Traversò il vialetto e aprì il portone in punta di piedi. Il luminoso salotto in cui spendeva i pomeriggi a giocare non esisteva più. Le vetrinette con gli espositori sanguinavano rosso, tra vetri rotti e tappeti impregnati di un odore insopportabile. Avanzò con le mani tremanti e la vista dei divani sgozzati della loro beltà la portò ai singhiozzi; il coltello che li aveva dilaniati giaceva tra i cuscini sgualciti.
     Un canticchiare sommesso le sfiorò le orecchie superando i riccioli bruni. Lasciò lo zaino sul pavimento dalle piastrelle un tempo candide e seguì il lamento che proveniva dal corridoio. Delle risate improvvise la fecero sussultare, e così accelerò il passo.

Taja proruppe nel vasto bagno, l’unica stanza ancora intatta dell’intera casa. Le fiammelle di poche candele ondeggiavano, rilasciando un piacevole odore di rose. In fondo, nella vasca incastonata nella parete, la madre di Taja sorseggiava un bicchiere di vino.
     Taja non parlò, e, fin quando non lo avrebbe fatto, sapeva sarebbe rimasta invisibile. Fissò la madre, in costume da bagno, giocare con la bottiglia e tentare di versarne il contenuto nel lucido bicchiere. Rideva sottilmente, tra le labbra polpose e vivide di allegria. Le era sempre parsa di una bellezza angelica, come nei quadri che papà mostrava loro quando le portava al museo; una divinità così distante dalla terra da renderla inavvicinabile. In quel momento, la mamma che aveva rispettato come un angelo sguazzava nella vergogna, lo stesso turbamento color porpora che le tingeva le guance.
     Gli occhi bruni, velati da una delicata pennellata di trucco sbavato, ricambiarono infine le silenti attenzioni. «Taja! Già a casa?»
     «Sì, mamma.»
     «Oh, che disdetta,» poggiò il bicchiere sul bordo della vasca. Il bordo, però, era giusto un paio di centimetri più in là: il bicchiere incontrò la sua fine contro il duro e gelido pavimento.
     «Che stai facendo, mamma?» Taja strinse la mani al petto.
     «Le solite cose,» borbottò lei, tra i singhiozzi. Scoppiò in lacrime: «Quel pezzo di merda di tuo padre mi ha lasciata! Non ha mai avuto palle, lo sai?» saltò fuori dalla vasca. «E la zoccola sono io, hai capito? Io! Non capisce nemmeno perché le faccio, certe cose!»
     Taja rifletté. «Avete litigato?» la sua domanda non voleva alcuna risposta, serviva solo a nascondere il tremolio del mento, a ricacciare le lacrime da dove venivano.
     «Papà è un idiota, Taja. Campava sulle mie spalle e pretendeva di essere rispettato. Che pena. Hai visto la macchina? Quale uomo scriverebbe insulti sulla fiancata? È una femminuccia. Non ha mai fatto niente di buono.»
     «Nemmeno me?» Taja tirò su col naso. La madre la fissò, coi vapori dell’alcol presto diradati dalla perspicacia della figlioletta.
     «Taja, tu sei tale e quale ai miei genitori, e grazie a Dio non hai preso un accidente né da me né da tuo padre.»
     «È vino, quello?»
     «Oh, sì. Vino.» Ridacchiò, soddisfatta.
     «È quello di papà?»
     «Esatto. Spendeva tutto il mio stipendio per comprarne da ogni angolo del mondo, solo per vantarsene con gli amici! Nel frattempo, la tua povera mamma veniva mortificata dal suo capo pur di non venire licenziata. L’ho tradito, hai capito? Secondo lui, io lo tradivo!»
     La donna si rinfilò nella vasca, con le braccia fitte al petto e un pianto lacerante a ridarle, seppur con crudeltà, l’aspetto angelico che Taja aveva sempre visto in lei. L’ammirò con una nuova intensità: come ogni angelo che si avvicinava alle perfezione, sua madre era stata bandita dal paradiso e costretta alla sofferenza terrena.
     «Ci sono io per te, mamma.»

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Discussioni

  1. Con calma, spulcio anche i racconti più invecchiati, come il vino del papà di Taja. Mi associo ai complimenti che ti sono già stati fatti: sul racconto, fatico a trovare qualcosa che non sia già stato detto, ma mi complimento anche per il titolo (che sembra facile, ma in realtà non è così scontato trovarne uno “efficace”) che riassume bene il “crollo” della figura materna per la protagonista, che pur continua ad amarla.

    1. Spero non ti deluda scoprire che molti titoli sono scelti letteralmente a caso! 😀
      Grazie mille per avermi letto.

    2. Oh, uguale anche per me, ma in questo caso, il…caso è stato molto favorevole, allora 😁

  2. Concordo con Micol. Mi ha fatto proprio pensare alla perdita dell’innocenza di questa povera bambina che, da qui in poi, dovrà fare i conti col mondo. Diabolica la vendetta! Consumare il vino pregiato. Bravo Giovanni, alla prossima!

    1. Grazie!
      Del resto bisognava trovare una scusa per riempire una vasca di vino! 😀
      Alla prossima.

  3. Doveva per esserci un motivo per cui una ragazza faceva il bagno in una vasca piena di vino, ma individuarlo, immaginando una ragione plausibile, non era cosa facile. Grande Giovanni, sempre in prima linea per il Lab!

    1. In effetti la parte più bella è stata dover trovare una ragione per cui tutto il vino è finito nella vasca! 😀 Lab complicato da interpretare, secondo me, ma soddisfacente.

  4. Bello.Specialmente il contrasto tra l’inizio innocente con la bambina per protagonista e la cruda realtà che l’attende.Potrebbe essere un ottimo cortometraggio.

    1. Grazie per il commento! 🙂
      Ho sempre desiderato ingaggiare qualcuno per realizzare cortometraggi delle mie trame. 😀

  5. Credo che molti di noi, compresa io, attingeranno a quella vasca colma di sangue. Mi è piaciuto il netto contrasto di Taja e la madre, il racconto della perdita dell’innocenza. Complimenti, la storia è davvero originale.

    1. Grazie mille! 🙂
      Un’idea semplice nata dall’immaginarmi una donna che svuota la collezione di vini del marito nella vasca. 😀