L’angelo custode

Serie: Cecilia

Cecilia chiuse di fretta la porta e strisciò verso il salotto trascinando con sé Sayuri, quasi esanime. «Non lasciarmi così, maledizione!» mormorò tra i denti.
     «Non lo farò,» biascicò lei, ansimando, «ho già smesso di sanguinare da un pezzo e non abbiamo lasciato tracce da seguire. Non so se abbiano scoperto dove abito.»
     «Nei sei certa? Cosa devo fare?»
     «Non fare nulla. Non verrà nessuno qui. Io andrò in standby per un po’: il sistema ha bisogno di fare una scansione dei danni. Mi medicherò da sola più tardi.» Sayuri suonò fredda, distaccata. Cecilia rispose fissandola a lungo. «Non fare quella faccia, ti prego. Se vuoi proprio fare qualcosa, portami in bagno e pulisci la ferita prima che il sistema mi mandi offline.»
     «Hai troppi microchip in quel corpo,» si lamentò lei, ancora stravolta. La accostò alla vasca da bagno e scoprì la parte colpita. Distolse presto lo sguardo. «Farò con una spugnetta, ok?»
     Sayuri aveva già chiuso gli occhi. Cecilia sospirò, si mise di buona lena e la lavò con attenzione. Tra una passata di spugna e l’altra, il malumore crebbe come una bestia insaziabile, sempre alla ricerca di felicità da rosicchiare. Proprio quando abbandonò la spugnetta umida nella vasca, Sayuri si riattivò. Attese che lei parlasse per prima, ma non accadde. «Dimmi qualcosa, non riesco a star qui a guardarti con quel buco nella pancia,» supplicò, «mi senti? Sei ancora offline?»
     «No, sono qui,» si sporse e poggiò la fronte contro quella di Cecilia prima che lei potesse ritrarsi, «il mobiletto nella stanza dei server. Il codice di oggi è sette, nove, due, due. Prendi la valigetta e portala qui, ok?»
     Cecilia ritornò di corsa con ciò che le era stato richiesto. Sayuri sollevò la maglietta e cominciò a rimuovere i componenti danneggiati usando pinze e cacciaviti di precisione.
     «Non vedo bene, puoi reggerlo per me?» chiese passandole il piccolo tablet che effettuava analisi automatizzate, «forza, non spaventarti.»
     «Non so se posso farcela,» ammise Cecilia, disgustata dalla carne connessa ai fili elettrici, ai pistoncini e alle piastre dei chip.
     «Va bene, voltati, ma non lasciarmi sola.»
     «Non lo farò.»

Dall’incidente al parco trascorsero una manciata di giorni, sufficienti a Sayuri per riprendersi come se non fosse accaduto nulla; i miracoli della tecnologia sorpresero Cecilia ancora una volta. Dopo lo spiacevole incontro con la Palmer, smisero del tutto di frequentare il quartiere, restando chiuse in casa a studiare e programmare le prossime mosse.
     Una sera, poco dopo l’ennesima cena trascorsa nel silenzio, il cellulare di Sayuri cominciò a squillare senza interruzione. Non faceva in tempo a chiudere una chiamata che già ne arrivava un’altra; giunse al punto in cui fu costretta a prender parte a tre conversazioni contemporaneamente. Cecilia, dal canto suo, aveva considerato a lungo gli ultimi avvenimenti. Sarebbe stato comodo affidarsi a lei in tutto e per tutto, tuttavia le azioni e le parole di Sayuri la trascinavano in direzione opposta, nel limbo della diffidenza.
     «Cecilia, ci sono delle cose che devo dirti,» Sayuri accostò la porta della camera da letto. Passò la mano sul séparé in stile giapponese, sperando che le ruvide decorazioni assorbissero l’insicurezza che le impediva di parlare. Infine avanzò nella stanza. «Ti ricordi quando ti ho parlato degli altri ragazzi che hanno patito la tua stessa sorte?»
     «Sì. Pensavo non fosse più importante.»
     «Lo è sempre, invece,» ammise lei, amareggiata da quanto stava per dire: «Ti ho mentito su tante cose.»
     «Ho imparato a conviverci, non fa nulla.»
     Sayuri vacillò. Aveva sempre temuto quel confronto, ma rimandarlo non aveva fatto altro che intensificarne la drammaticità. Sospirò, decisa a confessare ogni cosa: «Il supercomputer di là non sta facendo un accidente. La chiavetta è impossibile da violare, l’ho sempre saputo. Ci sono dei codici di cui ho bisogno per avere accesso ai suoi dati, nove, per essere precisi.»
     «Che sorpresa,» mugugnò Cecilia, insipida. Sconfitta dalla propria inettitudine, si arroccò e diede le spalle alla ormai lacrimevole ragazza, timorosa che fissarla ancora avrebbe peggiorato la situazione.
     «Ti ho condotta qui per poterti sorvegliare meglio,» Sayuri soffiò via le parole e avanzò a lenti passi per prendere le mani di Cecilia, silente e immota. «Ti ho costretta a restare con me perché sei in possesso di uno dei codici per sbloccare la chiavetta.»
     «E questo quando lo hai capito?» sibilò lei.
     «Da quando Sebastian Davis ti ha consegnato il regalo per sua figlia.»
     «Dovevo immaginarlo,» Cecilia chinò il capo e si alienò ulteriormente dal mondo. Non emise un singolo suono per lunghi secondi, poi esplose: «E tutte le altre cose che hai detto?! Perché continui a mentirmi? Voglio la verità assoluta! Guardami negli occhi e dimmi chiaro e tondo che mi hai solo usata! Voi tutti lo fate! Sebastian per liberarsi del suo fardello, Jayden perché la memoria della figlia lo tormentava, e tu per assumere il controllo della Palmer. Ma che importa? Fate pure!»
     «Cecilia…»
     «Mi hai sempre sorvegliata, l’hai detto tu. Travestita da angelo custode hai guidato i miei passi sino a questo preciso momento. Ho fatto bene a non fidarmi mai troppo di te!»
     «Lasciami spiegare,» Sayuri si asciugò una lacrima, «la chiavetta di Davis contiene una mole di segreti in grado di garantire a chiunque il totale controllo della Palmer Technology e di ogni sussidiaria. O di distruggerla. Lui non voleva che si proseguisse con la sperimentazione umana, non gradiva il metodo scellerato che la compagnia aveva adottato. Ha fatto in modo che i test venissero sospesi e vi ha fatti scaricare nella pattumiera alla prima occasione disponibile. Ma sapeva che eravate ancora vivi, lo sapeva perché ha impresso nei vostri chip dei codici di backup per la chiavetta, nel caso il piano principale fosse fallito.»
     «Qual è il piano principale?» Cecilia cercò il divano a tastoni e si distese.
     «Sebastian Davis immaginava che l’avrebbero fatto fuori. Voleva consegnare la chiavetta alla sua famiglia: la moglie e la figlia erano in possesso dei codici per sbloccarla. Avrebbero divulgato i dati ai giornalisti e ai concorrenti, la Palmer sarebbe finita sul lastrico in un batter d’occhio.»
     «Perché uccidere la moglie e la figlia, allora?»
     «Nessuno sapeva che Davis aveva affidato loro i codici. Hanno torchiato la moglie perché immaginavano che lei sapesse qualcosa. Sai bene anche tu com’è finita: quella donna disprezzava la Palmer e amava suo marito al punto che, senza esitare, ha preferito immolarsi. La figlia è scappata, e il resto lo sai.»
     «Quella volta gli uomini della Palmer si sono fermati dal far fuori anche me. Perché?» sussurrò.
     «La chiamata che li ha fermati era mia.»
     Cecilia boccheggiò d’incredulità, «non ha senso!» urlò, mentre il panico la invadeva.
     «Respira, calmati, ti prego.»
     «Stammi lontana, mostro!» strillò Cecilia, inciampando rovinosamente. Si rialzò in piedi e l’aggredì, senza sapere neppure che pena infliggerle. Provò a colpirla, a strillarle in volto, ma non riuscì.
     «Mi sono infiltrata nelle loro linee per evitare che uccidessero uno dei tasselli del mio mosaico. Non ero neppure sicura che gli altri fossero vivi, al tempo, ma con più codici sotto il mio controllo, forzare la chiavetta sarebbe stato possibile, forse addirittura semplice.»
     «Mi fai schifo,» la spinse al muro. Portò una mano al petto e tossì di nuovo nella vana speranza di scacciare quel dolore irreale che la invadeva. Il suo pianto disperato si levò e riecheggiò tra le pareti di carta e legna, consumando ogni barlume di vitalità nell’ambiente. Strisciò a terra, si rannicchiò ai piedi del divano e languì come un uccello senz’ali.
     «Ti giuro che i sentimenti che provo per te—»
     «Ti odio!» la interruppe, «non ti darò mai il mio codice, mai!» In un impeto, Cecilia scattò verso la cucina e afferrò un coltello. Sayuri la raggiunse e la fermò prima che se lo ficcasse nel cranio. «Lasciami! Voglio morire!»
     «Posso ancora farcela, Cecilia! Grazie al tuo codice posso sfruttare la Palmer per aiutare il mondo anziché lasciare che lo avvelenino! Fidati di me!»
     «Mi hai tradita,» si lanciò tra le sue braccia.
     «Ti vendicherò, Cecilia. Vendicherò te e tutte le altre povere vittime di quei bastardi.»
     Sayuri la strinse forte al petto. Ascoltò i gemiti convulsi e il male che sgorgava dai suoi occhi tristi. Le baciò la fronte e lei si accucciò più fitta all’unico appiglio che le era rimasto, seppur ricoperto di filo spinato.

Serie: Cecilia
  • Episodio 1: L’uomo del treno
  • Episodio 2: Neve nera
  • Episodio 3: In fondo al tunnel
  • Episodio 4: La chiave
  • Episodio 5: Conoscenze
  • Episodio 6: Occhi senza vita
  • Episodio 7: L’ultimo tassello
  • Episodio 8: Un pezzo di carta
  • Episodio 9: Paranoia
  • Episodio 10: L’angelo custode
  • Episodio 11: Concessione
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    Commenti

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Diciamo che è una situazione spinosa 🙂
        Sayuri ha tutte le caratteristiche di un tipo di personaggio che adoro creare: non si sa nulla di loro, ma sono essenziali.