L’Angelo e il Drago

Serie: Gli Occhi del Drago


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lenore e Jeff, amico d'infanzia del Ka, riescono a condurre Akira in salvo. Ora è arrivato il momento delle spiegazioni.

L’abbraccio di Akira era caldo, confortevole, e Diana si tenne ben stretta a lui. La gentilezza del Ka l’aveva indotta a credere che le volesse bene, ma fino a quel momento la sua era stata solo una speranza: ora aveva compreso di non aver frainteso.

Diana gli aveva passato un braccio sulla schiena e poggiato la testa sulla spalla. Non aveva mai conosciuto suo padre e di sicuro non lo aveva immaginato con quell’aspetto: alto e magro; i capelli più lunghi dei suoi e quelli di Lenore; la pelle color ambra e gli occhi a mandorla. Quella di Jeff corrispondeva di più all’immagine che la madre le aveva regalato di lui. Eppure, Diana sapeva che avrebbe associato per sempre la parola “papà” ad Akira.

«Gli Occhi del Drago. Cominciamo da quelli, se non ti dispiace.»

Diana tolse le lenti a contatto e rivolse uno sguardo imbarazzato a Lenore: l’Erborista le aveva chiesto di non parlarne ad Akira e la bambina si sentì in colpa. La donna le regalò un sorriso, rassicurandola.

«Sono stata io a chiedere a Diana di tacere. A dire il vero, nemmeno lei conosce le mie vere intenzioni.»

La bambina parve confusa. «Non mi darai degli occhi nuovi?»

Lenore scosse la testa. «Sarai tu a deciderlo. Non ti sto portando da un mago per prendere accordi per una compravendita. Quando sei venuta da me te l’ho lasciato immaginare, ma non è il vero motivo che ha spinto tua madre a mandarti da me.»

L’Erborista tacque ed entrambi compresero che non avrebbe detto più una parola riguardo alla madre di Diana. Quando ritrovò voce rispose a uno dei quesiti che Akira si era portato appresso.

«Nel deserto, l’Anghel deve aver sondato le emanazioni oniriche di Diana. Pur non essendo dotati del dono della telepatia, gli “Angeli” hanno molte capacità psichiche.»

«Perché non hai individuato l’Anghel?» Akira aveva stretto gli occhi in due fessure, tenendo incollati quelli dell’Erborista. «Le tue capacità vanno ben oltre a quelle che hai dato ad intendere fino a ora. Le “curande” non si nascondono in oscure botteghe nei bassifondi, accolgono attorno a sé centinaia di proseliti.»

«Una vera noia!» Lenore scoppiò a ridere e una volta calmato l’eccesso rivolse al Ka uno sguardo divertito. «L’Erborista è sempre una “curanda”. Nei secoli dei secoli, il suo compito è quello di guarire e preservare. Un millennio fa, effettivamente, una si è lasciata vincere dal desiderio di condividere i suoi doni con il mondo: ne è venuta fuori una guerra con il Credo che è durata per almeno cinquant’anni. Per fortuna la meschina è morta e il suo tempio è stato abbandonato: le sue rovine giacciono dimenticate nell’isola di Pakat.»

L’espressione dell’Erborista riacquistò compostezza. «Rispondendo alla tua domanda, Ka, io sono solo una donna di carne e sangue. Non ho individuato l’Anghel perché nelle mie condizioni attuali non mi era possibile farlo.»

«Però, avresti potuto.»

Diana si tenne da parte zitta zitta, rimbalzando lo sguardo dall’uno all’altra: sebbene le voci dei due adulti non fossero alterate, le parve stessero litigando. Meglio non mettersi in mezzo.

Le sopracciglia di Lenore si piegarono in un’espressione indecifrabile.

Akira sospirò; poggiata al suo petto, Diana avvertì chiaramente i polmoni del Ka svuotarsi di tutta l’aria.

«Dopo quanto è accaduto sere fa, pensavo mi avessi concesso in dono la tua fiducia. Non tradirei mai né te, né Diana. Non volontariamente.»

«Lo so.» Lenore sollevò la mano per scostare una ciocca ribelle che oscurava lo sguardo di Akira. Un gesto che stava diventando un’abitudine. «Te ne avrei parlato una volta a Histora. Non desideravo dare al Credo un appiglio sulla tua mente, per te era più sicuro. Ho fatto male i miei conti, non immaginavo che uno dei pellegrini fosse un Anghel. Ho sbagliato.»

Akira addolcì lo sguardo. «Parlavi di una leggenda.»

Anche l’espressione del volto dell’Erborista ritrovò serenità. «Sì. Una leggenda antica, dimenticata. Narra della fine della sanguinosa guerra fra uomini e draghi e della pace.» Mentre pronunciava quell’ultima parola, “pace”, gli occhi di Lenore si fecero tristi.

A differenza di Akira, Diana era troppo entusiasta per notare quel repentino cambio d’umore: aveva inteso che si erano riappacificati e non stava più nella pelle. Da quando Lenore aveva parlato della leggenda fremeva per il desiderio di conoscerla.

«Ha un nome?»

L’Erborista ritrovò il sorriso. «La leggenda?»

Diana annuì.

«L’Angelo e il Drago.»

Diana si scostò leggermente da Akira, sedendo comoda per godersi quella che sperava fosse una bella favola.

Anche il Ka si fece attento: una leggera ruga verticale segnò la sua fronte e i suoi occhi scuri catturarono nuovamente quelli dell’Erborista.

«In un tempo lontano, uomini e draghi condividevano questo mondo. Non c’era pace fra loro, perché i draghi erano soliti fare scempio degli umani per colmare il loro appetito.»

«Erano cattivi.»

L’espressione di Diana si era fatta scura e Lenore scoppiò a ridere: una risata liberatoria.

«No, topolino. Avevano semplicemente fame. Ti sei mai posta il problema di cosa provi un coniglio nell’essere cacciato ed ucciso?» L’Erborista vide l’espressione della bambina farsi incerta. «Noi ci nutriamo della sua carne e non per questo siamo “cattivi”. Per i draghi era lo stesso: per loro gli umani erano prede, carne in grado di alimentare il loro corpo.»

«Ma i conigli non sono uomini!»

Akira scosse il capo lentamente. «I conigli sono esseri viventi, tali e quali l’uomo. Chi può dire cosa si nasconde nella loro mente e nel loro cuore? Il fatto che siano diversi da noi, non significa che non siano altrettanto meritevoli di vivere.»

Diana ci pensò, rabbrividendo. «Non mangerò più coniglio…»

Lenore sollevò una mano per scompigliarle i capelli. «La vita è un ciclo naturale, prima o poi la carne di ogni creatura va in pasto ad un’altra. Una volta sottoterra, anche la nostra.»

Akira rivolse un’occhiata allarmata all’Erborista, invitandola a cambiare argomento.

Lenore colse al volo il suggerimento, riprendendo a narrare da dove si era interrotta.

«Gli uomini chiesero soccorso agli Dei e un Angelo, spinto da compassione, decise di accorrere in loro aiuto. Scese dal cielo e si unì agli uomini con l’intento di portare pace: non fu il desiderio di combattere a spingerlo all’azione. L’Angelo riuscì ad avvicinare il Patriarca, uno splendido drago nero di grande forza e intelligenza. Ne nacque un legame che portò al rispetto reciproco e alla fine delle ostilità: draghi ed umani spartirono il mondo in parti uguali, suggellando un armistizio.»

«Tutto qua?»

Diana aveva arricciato il naso, chiaramente delusa.

Akira portò un dito sulle labbra, suggerendole di attendere in silenzio.

«Con i secoli il sentimento fra l’Angelo e il Drago si fece profondo e i due compresero di desiderare un legame che prescindesse la sola anima: scelsero la vita umana e con essa la morte, la possibilità di toccarsi e amarsi in modo completo. Scelsero la carne. Il Drago quella di un uomo. L’Angelo quello di una donna. Tagliarono uno le ali dell’altra e così presero forma.»

«Wow…» gli occhi di Diana avevano ripreso a brillare. «Erano belli?»

Lenore rise. «Sì. La pelle del Patriarca era nera come l’ebano, i suoi erano Occhi di Drago: pur nella sua forma umana era alto e forte. L’Angelo prese l’aspetto di una giovane donna dai colori diafani: tutto di lei era bianco. Capelli, pelle, ciglia; i suoi occhi parevano perle di vetro.

Dal loro amore nacquero molti figli ed alcuni di loro ereditarono gli occhi del padre.»

Diana era rimasta a bocca aperta.

«Tu sei una loro discendente, Diana.»

Lenore tacque, facendo intendere ad Akira di non voler andare oltre. Tuttavia, il Ka tornò a piegare le sopracciglia in una piega dura che non ammetteva replica. Se Diana aveva ottenuto il suo “perché”, così non era per lui.

«Cos’è accaduto, dopo?»

Lenore non sfuggì al suo sguardo. «Coloro che avevano accolto l’Angelo, lo idolatravano al punto da innalzare in suo nome regni e santuari. Non apprezzarono la sua scelta, la perdita della purezza in favore della carne e della concupiscenza. Oltre ad attribuire al Puro questi peccati, il Credo riteneva i draghi portatori del male e desiderava la loro completa estinzione: l’accordo fra i due sposi aveva spezzato per sempre la possibilità di annientare il nemico.

Un giorno, uno dei primi Araldi dell’Angelo chiese di essere ospitato nella sua casa. Desiderio cui l’Angelo, ormai anziana, acconsentì con gioia auspicando un ricongiungimento.»

«Non è stato così…»

Diana era tornata ad immergersi nella storia e i suoi occhi si erano fatti lucidi.

«No» le labbra di Lenore si piegarono in un sorriso spento. «Durante la notte l’Araldo pose fine alla vita dell’Angelo e del Drago, contando sull’aiuto di altri meschini giunti una volta calate le tenebre. Strappò il cuore dal petto del Puro, conoscendo il suo grande potere.

La guerra fece ritorno, i draghi furono sterminati e la progenie degli Occhi del Drago si disperse alla ricerca di salvezza.»

«Cosa fece l’Angelo?»

A parlare era stato Akira e fu a lui che Lenore rivolse lo sguardo. «Prima di morire giurò che avrebbe ricordato fino alla fine dei tempi.»

Serie: Gli Occhi del Drago


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi, Young Adult

Letture correlate

Discussioni

    1. Ciao Raffaele 😀 Hai visto che alla fine è arrivato il Drago? Non è detto che nella prossima stagione non torni a far sentire il suo ruggito ;D

  1. “I conigli sono esseri viventi, tali e quali l’uomo. Chi può dire cosa si nasconde nella loro mente e nel loro cuore? Il fatto che siano diversi da noi, non significa che non siano altrettanto meritevoli di vivere.”
    Questo passaggio mi è piaciuto Applauso

  2. Che bella leggenda! L’angelo e il drago, bianco e nero uniti in un abbraccio di carne. L’amore!
    Marco Reo, se fosse ancora vivo, avrebbe adorato questo episodio. Ciao Micol.😊

    1. Ciao Dario. Mi hai dato una notizia tremenda!!! Pensavo fosse finito in qualche postaccio tipo girone dell’inferno 🙁 Orsù, io nutro ancora speranza ;D

    1. Ciao Alessandro, ti confesso che non ci ho ancora pensato! Vediamo dove mi porta la storia ;D

  3. Potente, questo episodio. La leggenda dell’Angelo e del Drago, oltre ad essere affascinante (meriterebbe una serie dedicata!) offre finalmente una risposta a tanti interrogativi.

    1. Ciao Sergio. Visto, che ti combino?
      Diciamo alcune risposte sono state servite in un piatto d’argento, ma altre domande attendono di essere fatte ;D
      La leggenda piace molto anche a me, non so se la riprenderò in mano. Ci farò un pensierino