L’antica fonte nella foresta

Serie: Le anime pure


Nonostante la figura della donna fosse estremamente minuta, camminava ormai da qualche ora con il bambino tra le braccia senza dare alcun segno di stanchezza.

“Dove stiamo andando?” chiese timidamente il bambino.

“Ancora un po’ di pazienza e lo potrai vedere con i tuoi occhi.” rispose lei “È un posto sicuro dove potremo riposarci.”

Si sentì abbracciare più forte “Sei sicura che la mia mamma e il mio papà stanno bene?” si lagnò ancora la piccola zavorra con quella sua vocina dolce e asessuata “Se mi sforzo tanto ricordo qualcosa ma è tutto buio e sento qualcuno che mi osserva, è molto arrabbiato. “

Gill posò a terra il piccolo Walter guardandolo negli occhi.

“Non ti stancare, vedrai che con il tempo i ricordi torneranno.”

Prese tra le mani il medaglione che il giovane portava al collo e lo esaminò per qualche secondo.

“Abbi molta cura di questo amuleto, mi raccomando, i tuoi genitori hanno sacrificato molto affinché tu lo abbia. Se lo dovessi rompere o perdere sarebbero molto tristi.”

Il piccolo annuì stringendole la mano con le sue ed in questo modo i due proseguirono ancora nel fitto della foresta; il caldo dell’estate, così come i raggi del sole, non riusciva a penetrare le folte chiome degli alberi che li sovrastavano facendoli camminare in una fresca e costante penombra. Ovunque si posasse il loro sguardo, la natura si manifestava con rigoglioso splendore in un trionfo di colori e profumi. Ad ogni passo la vegetazione cresceva più fitta e viva, vibrante e frenetica, il fruscio delle foglie mosse dal fresco vento del nord suonava come il calmo respiro di questo gigante; tutt’attorno a loro nel frattempo la fauna della foresta li stava osservando con insolita curiosità Il sentiero, che seguivano ormai da qualche ora, nello spazio di pochi metri si restrinse fino a scomparire tra folti cespugli e piccoli arbusti: innanzi a loro si ergeva un muro arboreo che rendeva impossibile avanzare oltre.

“Siamo arrivati, ora mi raccomando fai silenzio e restami vicino.”

Alcuni corvi si posarono sui rami più bassi iniziando a gracchiare ma all’improvviso il comportamento degli uccelli mutò, orchestrato chiaramente da un’entità superiore. Decine e decine di volatili di ogni specie e dimensione si affollarono su quella parete intricata di rami e foglie in una cacofonia di cinguettii e fischi; con meraviglia si resero conto che l’enorme stormo stava assumendo la fisionomia di un viso quasi umano e nell’istante successivo ogni cosa si ridusse ad un silenzio immoto. Il volto prese vita, il movimento delle piume e lo sbattere sincronizzato delle ali gli donavano un’espressività tale che i due ospiti ebbero la netta sensazione che quell’essere si stesse destando da un lungo sonno. I volatili ripresero a cantare entrando in risonanza fino a creare un suono acuto e costante, cambiando questo tono ed increspando quell’armonia perfetta lo spirito si rivolse ai due viaggiatori.

“Sappiate che so esattamente chi siete, qualsiasi sia la forma che abbiate deciso di assumere io posso vedere ogni cosa per ciò che è realmente, questo è il potere della natura. Quindi ascoltatemi bene, Regina degli specchi, non vi chiederò perché siete qui ma sappiate che il cammino vi è interdetto.”

La donna fece un inchino molto formale alla manifestazione del bosco ed invitò il bambino a chinare il capo in segno di rispetto.

“Perché ci bloccate il passaggio? Non vogliamo interferire in nessun modo con l’equilibrio del vostro regno, desideriamo solamente riposare e chiedere consiglio alla fonte che sgorga nel cuore di questo territorio.”

Gli stormi si ridisposero ed ora il volto osservava severo il piccolo Walter ancora chino a fissare l’erba.

“Non hai il diritto di chiedere alcuna spiegazione, ora vattene non otterrai altre risposte da me.”

Gill lo osservava in silenzio, distante ormai qualche metro dall’illusione che aveva creato. La manifestazione stava parlando con uno dei suoi riflessi e nonostante la sicurezza delle sue parole non si era accorto minimamente del trucco in cui era caduto.

La donna, con il bimbo nuovamente in braccio, oltrepassò agilmente la barriera saltando di ramo in ramo finché il sentiero ricomparve qualche metro più avanti.

“C’è qualcosa che non va, è assurdo che quel vecchio non mi abbia riconosciuta.”

Pensò tra sé e sé avanzando rapidamente tra gli alberi. Finalmente, con la sensazione di aver attraversato una pesante tenda di velluto, rividero il cielo ed il caldo abbraccio del sole estivo li cinse nuovamente con vigore. Walter strabuzzò gli occhi meravigliato da quello spettacolo, mai in vita sua era stato testimone di qualcosa di così straordinario e maestoso. Varcata quella soglia d’ombra si trovò immerso in un’atmosfera fatata in cui persino l’aria sembrava possedere vita propria. L’erba, perfettamente regolare, ricopriva tutta la superficie della radura ed i fiori, con colori assurdamente brillanti, disegnavano tutt’attorno figure geometriche perfette fino al limitare della foresta. A mezz’aria piccole pietre colorate vorticavano attorno a delle sfere luminose creando delle orbite ellittiche che risuonavano dolcemente ad ogni rivoluzione. Infine sul pelo dell’acqua, innalzandosi a spirale verso il cielo, delle raffinate colonne di ghiaccio costituivano una sorta di gazebo sullo stagno. In totale contrapposizione a quell’immagine idilliaca ad attenderli vi era anche una presenza oscura. Un uomo, enorme e mezzo nudo, armato di una pesante scure perlustrava la zona come fosse un guardiano.

“Capisco…” sussurrò la Regina.

Gill prese il viso del bambino tra le mani per assicurarsi che l’ascoltasse.

“Ora torna nel bosco, nasconditi e non fare rumore. Tra un momento verrò a prenderti.” La donna sorrise gentile ma, mentre il ragazzino era sul punto di protestare, cambiò espressione divenendo improvvisamente severa e distaccata. “Ubbidisci, immediatamente!”

Il guerriero nel frattempo si era accorto di loro gettandosi alla carica, l’ascia sobbalzando sul terreno stava deturpando quel piccolo paradiso il che rese ancora più sgradevole la sua presenza. L’arma, gigantesca e nera come il peccato, si abbatté infine sui due mandandoli in frantumi esattamente come fossero statue di porcellana. Il gigante osservò, incuriosito, quelli strani frammenti che rapidamente si stavano sciogliendo come neve al sole.

Walter, nascosto dietro ad un albero qualche metro all’interno della foresta lo spiava con il cuore in gola. Era stupito quanto il loro assalitore e non capiva assolutamente che cosa fosse successo. Il loro nemico ricordava vagamente l’umano che era stato un tempo: deformato da qualche rituale demoniaco era cresciuto in maniera sproporzionata, riflettendo sul corpo la corruzione che aveva subito la sua anima. Una maschera di metallo gli era stata rivettata sul viso così come diverse piastre lo erano sul corpo a mo’ d’armatura. Il mostro si guardò attorno confuso ed irritato finché, avvolgente e cristallina, un’unica risata somma di numerosi voci riempì quel silenzio. Il demone si bloccò ed iniziò a lottare con una forza invisibile che tentava di schiacciarlo a terra, oppose una strenua resistenza eppure, lentamente, cadde in ginocchio. Sudava e grugniva dallo sforzo, le mani che parevano ormai indipendenti dalla sua volontà tastarono fameliche il terreno finché raggiunsero l’ascia da guerra che era caduta li affianco agguantandola. L’uomo strabuzzò gli occhi, il panico lo stava divorando: ogni cosa era fuori dal suo controllo e persino il suo corpo ormai non gli ubbidiva più. Giaceva in ginocchio con la lama rivolta verso il cielo, le mani serrate sanguinavano come se stesse tentando di strangolarla. Il metallo, inclinandosi, scintillò e l’uomo calò una violenta testata contro il filo aspro della scure. Il primo colpo fu tremendo ed il suono espresse tutta la durezza dell’impatto, tuttavia il guerriero lentamente si rialzò. Confuso e con il viso coperto di sangue diede un altro colpo, poi non si mosse più.

Gill gli atterrò a fianco come se fosse scesa da un albero, i bei vestiti ricoperti da una polvere argentata. Guardò il cadavere pensierosa e, quando un’ombra scaturì fuori dalla testa fracassata, si limitò a fare qualche passo indietro seguendola con lo sguardo mentre si allontanava.

“Dunque è così che inizierà” disse scuotendo la testa.

“Ragazzino vieni qui, ora il pericolo è passato.” Prontamente il giovane uscì dal fitto degli alberi abbracciando le gambe della sua amica.

“Ora sei al sicuro, bevi pure quanto vuoi e riposiamoci per un po’. Ti farà bene, vedrai.”

Lo accompagnò per mano fino allo specchio d’acqua che sorgeva al centro di quel paradiso terrestre. Walter si inginocchiò sporgendosi con le mani a coppa.

“Mi sembra di vedere qualc…”

La donna alle sue spalle lo sollevò per la cintura e lo gettò in acqua. Il bambino, che non sapeva nuotare, si agitò urlando nel tentativo poco fortunato di restare a galla. In pochi secondi affondò sotto la superficie increspata dalle bolle e non riemerse più.

“Spero che Kurzban non si sia sbagliato.”

Aggiunse solo quest’ultima battuta, poi si sedette contro un albero e chiuse gli occhi. 

Serie: Le anime pure


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Discussioni

  1. @davide_d ovviamente non era detto in senso negativo, solo che sono stata colta davvero di sorpresa!
    Io solitamente non progetto molto in scrittura, però nella serie ti conviene avere qualche linea guida, anche solo a mente, per capire ciò che vuoi raggiungere come trama per poi capire come farlo aderire ai paramenti che la serie richiede, quindi non aver timore di essere assurdo o confuso, ma rifletti solo sul fatto se nella tua idea della storia totale ogni singolo episodio può essere bello come pezzo unico ed essere insieme fondamentale per il senso globale, a me avere questa visione ha aiutato molto.
    @edizioniopen è un ottimo allenamento di stile e tempi, hai fatto benissimo! Mi piace l’idea del romanzare, continua così 😉

    1. Ti confesso che avevo valutato diverse opzioni su come concludere l’episodio per rendere al meglio quello che sarebbe successo ma alla fine ho optato per qualcosa di più irrazionale ed immediato.
      Mi rendo conto che è stato rischioso perchè potrebbe rendere la storia più interessante o farla apparire semplicemente assurda e sconclusionata.
      Ti confesso che non ho ancora definito il numero di episodi perchè potenzialmente potrei scrivere davvero un sacco attorno a questa semplice storia. Tutto è partito dall’idea di “romanzare” il concetto di combatti o scappa, il ragazzino che si trasforma in una furia assetata di sangue, ma grazie al supporto di EO ho deciso di sfruttarlo come allenamento per tessere una trama più complessa.