Lavoro finito

Serie: Wild boys

Papà stava alla guida, una mano sul volante e l’altra teneva il cellulare all’orecchio. Il furgoncino puzzava talmente di vernice che mi girava la testa. Io ci sedevo a fianco. Le mani di papà erano sporche di vernice, e pure le braccia e la faccia, come anche la tuta da cantiere. Ci aveva la pancia. Ma le braccia erano piene di vene e muscoli. Era Hulk.

«Rita, te l’ho già detto. Siamo in rosso!» Quando urlava contro mamma, a me faceva sempre un po’ di paura, e anche tristezza. «Basta con ’sta stronzata della pittura. Non ci ricacci niente.» Il furgoncino sbandò e, per poco, non finimmo nel fosso. Papà non ci aveva visto lo scooter che ci veniva addosso dopo un sorpasso. «Ti devi trovare un lavoro… cazzo, pensa a Tony!» Pensai che litigavano per colpa mia. Ma poi papà disse: «Svegliati, i soldi sono la felicità.» Litigavano ancora per i soldi, litigavano sempre per i soldi.

Allora capii che i soldi mettono tutto a posto. E, forse, avrebbero sistemato pure papà. E forse è per quello che il sasso cascò sul vetro della macchina, distruggendolo, perché non ci avevamo i soldi. E sempre per i soldi, papà non teneva la cintura. Io sì, ma la sua era rotta. Da un paio di anni, mi sa.

Il furgoncino superò il ponte da dove cascò il sasso. Lo superò girando su se stesso. Ridevo, sembravano le giostre. Ma poi finimmo nel fosso, il furgoncino batté il muso contro una pietra grossa. Papà venne lanciato fuori dal furgoncino, la pietra si sporcò di rosso. Non ridevo più, e bagnai i pantaloni e il sedile. Il fumo usciva dal muso della macchina, poi uscirono le fiamme. Tossivo, la puzza di bruciato mi era entrata nel naso ed era arrivata in gola. Faceva caldo che non riuscivo a respirare. Le gambe di papà scattarono, due o tre volte, come se ci davano la scossa.

«Co… corri.» Sembrò che ci teneva una patata in bocca.

Io uscii dalla macchina e corsi. Non mi fermai neanche quando sentii il botto. Corsi fino a casa dove ormai il sole era scappato dietro le montagne.

   

Arrivo al capanno di Mario e mi ci ficco dentro. Forse Nico non mi ha visto.

Invece entra, sbattendo la porta, che però non ci arriva a toccare il muro. Ci ha il fiatone e si appoggia con le mani alle ginocchia. Io sto di spalle al tavolo di lavoro, che sta attaccato alla parete di fronte a lui. La porta è l’unica uscita.

Ha ripreso fiato. Ritira la pancia e gonfia il petto. «Sei in trappola, stronzo di un down.» La stessa bava del papà. «Finirai come quell’altro spastico. Ma la soddisfazione di suicidarti non te la do. Ti ammazzo io.»

   

Stavamo in chiesa, io e mamma. C’erano pure i compagni di scuola, di tutte le classi, e c’era pure Mario. Seduto da solo in prima fila, stava con la testa bassa. Le spalle ci saltavano, come che quando uno ci ha il singhiozzo.

Io e i compagni ci mettemmo in fila per salutare Lele. Mica che capii perché. Dormiva come Dracula nella bara, e non ci avrebbe sentito.

Ero quasi arrivato, davanti a me stava Nico e due amici suoi. «Oh, raga, certo che la paresi non si nota più» disse Nico a bassa voce, ma non abbastanza per il rimbombo della chiesa. Mario si girò di scatto verso di lui. Era una statua, stava con i pugni chiusi e la faccia rossa e le lacrime ferme sulle guance. «Pure in foto è uscito meglio» aggiunse Nico, forse perché la foto era circondata di fiori. «Era uno sfigato solo da vivo.» Il viso dei due amici arrossiva e sembrava che non riuscivano a respirare, e col naso facevano le pernacchie. Uno si avvicinò a Nico e ci disse: «E adesso, con chi cazzo ci divertiamo?»

Mica che Lele si divertiva con loro. A Lele piaceva solo volare. Però io ce lo dicevo che mica che era un uccello. E lui mi diceva che ci avrebbe provato dal balcone di casa.

   

Nico fa un passo verso di me. Indietreggio e sbatto il culo sul tavolo. Mario sbuca alle spalle di Nico, tiene una pala.

Sono salvo.

La solleva e ci dà una botta in testa.

Nico è a terra, il sangue sul pavimento si allarga che mi pare quasi un lago. Si lamenta e tenta di alzarsi, ma non ci riesce sbattendo di nuovo il muso per terra. Prova a dire qualcosa, ma fa solo versi. Io bagno i pantaloni.

«Prendi il decespugliatore» mi dice Mario «e va’ fuori a falciare.» Puzza di nuovo di spirito. Gli occhi ci hanno tante vene rosse.

Prendo il coso che taglia e vado verso la porta ancora aperta.

Sulla soglia, mi volto. Mario ci dà un calcio alle costole. Nico non si muove, ma fa ancora i versi. Poi, poggia la pala al muro e va al tavolo. Prende la sega. Scoreggio, e bagno di nuovo i pantaloni.

«Allora, non vai?» Le pupille gli ballano dentro il bianco degli occhi.

Sorrido sbattendo le palpebre. «Un Lannister paga sempre i propri debiti.»

«Hai ragione.» Mario viene verso di me e, come promesso, mi dà gli altri cinquanta euro.

Forse con cento euro ci curo mamma. Mica che lo so quanti sono tanti soldi, so solo che contare fino a cento non è uno scherzo. Di sicuro ci faccio sorridere papà dal paradiso, che sarà arrabbiato con Nico per il sasso.

Lavoro finito.

  

  

(fine)

Serie: Wild boys
  • Episodio 1: L’erba cattiva
  • Episodio 2: Wild boys, never loose it…
  • Episodio 3: Lavoro finito
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Massimo, come al solito hai saputo tradurre immagini e sensazioni in modo diretto, senza veli ad abbellirli. Hai toccato un argomento “scomodo”, che mette disagio. Non so perché, ma esiste ancora diversità nella “diversità”. Penso che il tuo sia un personaggio coraggioso e mi è piaciuto incontrarlo.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie, Micol. Hai colto nel segno. C’ho pensato parecchio se pubblicarlo o meno. Alla fine, Lele mi ha dato una mano a mettere da parte il “pudore”. 🙂

    2. Giuseppe Gallato

      Una serie veloce e tagliente che mi ha lasciato in balia di un vortice impetuoso di emozioni. Che trama, che finale! Qui nulla è stato lasciato al caso: qualsiasi parte narrata è funzionale alla storia, dai dialoghi ai flashblack (gestiti a mio avviso molto bene), dai personaggi al linguaggio adottato. Tutto farcito con una buona dose di significati profondi, intensi, delicati.
      Complimenti? No, qua ci sta un sentito grazie! 🙂

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie a te, Giuseppe, per la lettura e per tutti i commenti ai tre episodi. Riuscire a convincere un autore come te mi fa ben sperare sul modo in cui mi sto approcciando alla scrittura creativa.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie, Marta, per aver letto tutta la serie e per i commenti ai vari episodi. Sono molto contento che ti sia piaciuta. A rileggerci 😉

    3. Ely Gocce Di Rugiada

      Sto scrivendo questo commento dopo aver pianto 15 minuti con un nodo alla gola: in primis anche questa storia finirà sul blog, volevo offrirti un caffè ma non esce dove poterlo fare.
      Questa storia mi ha scosso ed è entrata nel mio corpo ovunque.Nei miei occhi e come un fulmine verso il cervello creando delle lampadine di ricordi a livello umano non molto piacevoli in quanto per il mio problema ho subito atti di bullismo e purtroppo queste cose non cambiamo mai…anche se mi hanno forgiato nel carattere.
      Poi è entrato nel mio cuore, queste storie Devono essere portate alla luce, Devono essere lette per emozionare e far riflettere.
      Chapeau.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Ely ti ringrazio molto per aver letto anche questa serie e per farmi l’onore di recensirla. Il tuo commento mi emoziona, è una condivisione che non si può spiegare… Davvero, non so come ringraziarti.

    4. Letizia Bonvini

      Complimenti Massimo, una storia potente raccontata con un linguaggio che ha il peso del reale. Ho molto apprezzato il filo conduttore del “mi bagno I pantaloni” (o i pantaloni e il sedile e tutte le varianti). È la trasposizione materiale di un sentimento atavico, quello della paura che invade rendendo impotenti, che no abbandona mai il protagonista e anche molti di noi.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie Letizia per aver letto e per il bel commento. Contento che tu abbia anche colto la sostanza dell’impulso ostinato di Tony nelle situazioni critiche.

    5. Dario Pezzotti

      Grazie per questa storia, Massimo! Una prova non facile, un racconto crudo e potente. Devo confessarti che ho preferito questa serie rispetto a “Dall’inferno un fiore” (comunque bellissima); l’ho trovata più coraggiosa, più originale, pur nel suo non essere perfetta. Per concludere devo farti una piccola confessione : quando ho letto Hulk, mi sono messo a ridere.🙂

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie Dario per la lettura. Sono contento ti sia piaciuta la serie. Sì, sono due serie concepite in modo diverso. Il paragone con Hulk credo sia coerente col PG di Tony che ha una “sensibilità differente” e che di televisione ne vede parecchia, come spero si possa intuire da alcuni suoi pensieri sparsi nel testo 😉 In ogni caso, contento pure che ti abbia strappato una risata 🙂 però non dirlo a Tony, per lui, Hulk, è una cosa seria 😉