L’avvocatessa Spada

Delia tampona la fronte con un fazzoletto mentre sale le scale fino al primo piano; lo stress nel cercare parcheggio e la calura pomeridiana di piena estate le hanno imperlato il viso di sudore. Quanto vorrebbe stare in spiaggia a leggere un libro e farsi cullare dalle onde del mare! Ma non si può. Deve assolutamente portare a termine l’obbiettivo che si è prefissata.

Il trillo del campanello mette in azione un rumore di tacchi che si avvicina alla porta finché questa non si apre. Delia vede apparire una giovane ragazza dalle guance piene e rubiconde, il ritratto della salute. Il suo sorriso bonario unito al modo gentile di rivolgerle la parola fanno sì che le ispiri subito simpatia.

« Se vuole accomodarsi appena ha terminato con il cliente l’Avvocatessa Spada è subito da lei ».

« La ringrazio ».

Delia restituisce il sorriso e osserva la giunonica figura allontanarsi per tornare alla reception. Pensa che la sua fisicità portata da quei tacchi sembra un surreale e curioso controsenso.

Mentre attende osserva i quadretti appesi al muro; ritraggono nature morte e tramonti al mare con tanto di barca attraccata, uomo e bambino seduti su un masso ad osservare l’orizzonte. Quando il suo sguardo si sposta un po’ più a destra vede un altro quadretto, questa volta con una scritta didascalica, un annuncio pubblicitario: STUDIO LEGALE SPADA. RISOLVIAMO PROBLEMI DAL 1989.

Delia pensa che è un buon logo. Semplice, diretto, rassicurante.

Durante l’attesa sentiva le voci attutite dell’Avvocatessa e della sua cliente, ora quelle voci si fanno più distinte e vicine alla porta. Gli ultimi convenevoli prima di terminare la conversazione. Viene fuori una donna di mezza età che le rivolge un cenno del capo mentre si dirige alla porta. Delia fa altrettanto.

« L’ Avvocatessa Spada può riceverla ».

La voce è della zuccherosa assistente. Solo ora Delia nota la targhetta con il nome appesa alla camicetta: FRANCESCA.

Una volta entrata si trova davanti una donna sui cinquantacinque anni, magra come un chiodo e dritta come un fuso. Dalle maniche arrotolate Delia vede uscire delle braccia tese e nervose, con una intercapedine di vene vistose che sembrano continuamente impegnate a stritolare qualcosa. Una donna può avere delle vene come quelle? La risposta è solo una: no.

Delia si accorge che l’avvocatessa ha letto i suoi pensieri, che poi sono di sicuro i pensieri di chiunque entri in quello studio. Si guardano per qualche secondo dritte negli occhi prima che  getti uno sguardo ai suoi corti capelli, il quale non si capisce di quale tonalità di biondo abbiano la pretesa di essere.

« La Signora Delia Mancini? ».

Il sorriso che le rivolge ha su Delia come una sensazione di stridore.

« Esattamente ».

« Allora vediamo un po’. Se non erro lei ha dei problemi con suo marito. Dei problemi che riguardano l’infedeltà coniugale ».

« Sì. Mio marito ha una relazione con una diciottenne ».

« Capisco. Quindi è di lui che dobbiamo 

occuparci? ».

« No. Non di lui ma di lei. Vede io avrei chiesto la separazione e basta. Abbiamo una figlia più grande dell’amante di mio marito e francamente non so più chi mi ritrovo dall’altra parte del letto. Ma quella ragazzina…. Ogni volta che mi incrocia per strada ride. Mi guarda dritta in faccia e ride. Non si preoccupa di nascondere la cosa anzi, sembra si diverta a spiattellarmelo in faccia, ed io questo non posso più sopportarlo ».

« Capisco benissimo Signora Mancini. Noi donne abbiamo il nostro onore da difendere ».

Delia non fa commenti.

« Che cosa mi suggerisce Avvocatessa Spada? ».

« Allora. Dobbiamo partire dalla premessa che il servizio sarà esoso. Per quel che ho in mente dovrò coinvolgere almeno tre collaboratori. Non verrà a costare meno di cinquemila euro ».

« Sono disposta ad andare avanti ».

« Bene. Mi scuso se sono sembrata venale ma è sempre meglio scoprire le carte subito in modo da capirsi ».

« Capisco perfettamente. Le pare? ».

« Perfetto. Allora io direi che uno stupro in piena regola potrebbe andar bene. Aggressione fulminea, botte e poi via con i turni dei tori da monta. Ovviamente le verrà ficcato uno straccio in bocca in modo da attutire le urla. Non voglio sembrare una affarista ma per il doppio della cifra riuscirei a trovare chi è disposto ad appiccarle fuoco. Ovviamente una volta concluso il servizio di cui le ho appena parlato ».

« Non è necessario Avvocatessa. Il primo preventivo va benissimo ».

« Molto bene. Allora non ha che da fornirmi nome e indirizzo della persona in questione e penso a tutto io. Per le mie competenze può versare un anticipo subito e il resto a lavoro ultimato ».

« Non le occorre conoscere abitudini e luoghi ricreativi della ragazza? ».

L’avvocatessa scaccia l’ipotesi con la mano.

« Non si deve preoccupare di queste cose. Pensiamo a tutto io e i miei collaboratori. Lei deve solo attendere la chiamata che la informerà del lavoro andato a buon fine ».

Ancora quel sorriso che ha a che fare con lo stridere.

« Se qualcosa andasse storto? Se i suoi collaboratori venissero beccati non avremmo dei guai pure noi? ».

« Mi creda, non ha da preoccuparsi per queste cose. Siamo nel ramo da parecchi anni e sappiamo come tutelare i nostri clienti e noi stessi. Per noi la serietà professionale viene prima di tutto. Le persone incaricate non parleranno e avranno il volto coperto. Oltretutto di sicuro daranno la colpa agli extracomunitari. È pieno di africani in giro e non le nego che sono una manna dal cielo. Scaricare un po’ di grattacapi da qualche parte è un aiuto niente affatto male ».

« Capisco. Mi deve perdonare, sono una profana in questa materia e rivolgo le domande più per istinto che non per  logica ».

« Non si deve preoccupare, lo capisco benissimo. Quello che posso dirle è che con noi è al sicuro ».

Delia sente il cuore scaldarsi da questa promessa di protezione e riservatezza. Non riesce a trattenere un sorriso sincero.

Si alzano; l’incontro è concluso. Si stringono la mano mentre viene affabilmente accompagnata alla porta. Una volta in sala d’aspetto trova Francesca che dice al cliente successivo che si può accomodare. Delia gli rivolge un cenno del capo mentre si dirige alla porta. Il cliente fa altrettanto. 

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Micol. Sono contento ti sia piaciuto. Trattando un tema delicato per le donne ( per usare un eufemismo ), ho prima chiesto consiglio ad una amica la quale dopo aver letto mi ha detto “È tremendo” parlando non del racconto in sé, ma del tema usato in questa chiave di lettura. Ho voluto pubblicarlo ugualmente per constatare se è una opinione comune.