Le Fata Notturna – Finale di Serie

Serie: Emotikon

Era tutto andato in merda.

Questo fu il primo pensiero quando mi svegliai in una bettola abbandonata, ai lati della Statale Varesina, poco prima dei sobborghi di Milano.

Tossici e balordi avevano già lasciato ricordini ovunque, organici e inorganici, tra piscio, escrementi e siringhe che regnavano nel caos architettonico di un edificio lasciato marcire.

E io ero uno di loro, da qualche notte a quel momento.

Lo sarei stato per tanti altri anni, rovinato da una scopata che, a pensarci a posteriori, avrei potuto tranquillamente evitare.

Ma chi era lei? Perché non avevo ricordi, se non tracce di dettagli, intimi ed estetici, che solo il fantasma del tatto poteva comunicarmi?

Poi, c’erano solo sussurri sconci all’orecchio e gemiti.

Infine, oscurità.

E la terra.

La terra dalla quale emersi come un maledetto zombie, un maledetto cadavere assassino in cerca di sangue da tramutare in materia rossa.

Per sostentarmi, per sopravvivere.

Oppure no… forse… forse qualcosa non andava in me, così pensavo. Una mia ex, psicologa e appassionata di serial killer, mi disse che psicopatici si nasce, con una sorta di anomalia genetica, un fottuto ingranaggio rotto che inibisce l’empatia.

Non umani.

E io non lo ero più.

Un trauma aveva forse fatto emergere questa anomalia sopita?

Così, vagai nel mio passato, in cerca di comportamenti strani; e, a parte masturbarmi come tutti gli altri, non ricordo di aver mai goduto nella sofferenza di piccoli animali o altri bambini.

Sono sempre stato un buon compagnone, dopo tutto.

No, scuotevo la testa, era colpa di quella troia che mi aveva reso così, ne ero sicuro. E più la odiavo, più il suo aspetto tornava dalle profondità dell’oblio.

Nuda, pallida e letale, le sue forme sottili emergevano da inchiostro nero, e questo scivolava sulla sua bianca ceramica cutanea, quasi repellesse l’oscurità della dimenticanza.

E io non potevo far a meno di tenere gli occhi chiusi e godermi i suoi sussurri alle mie orecchie, mentre mi donava un piacere che mai avevo avuto da nessuna prima.

I suoi occhi, quegli occhi così neri da confondere pupille e iridi… e quando mi ci specchiai mi sentii una vittima volontaria, un sacrificio necessario.

Ora comprendo il perché e la parola vampiro iniziava ad incidersi in ogni mio discorso nel tentare di definire ciò che mi affliggeva.

Se ho visto qualche film? Certo.

Letto qualche libro? Ma chi cazzo legge i libri, oggi?

Solo a pensare quanto ero grezzo, la sensazione umana dei brividi torna a visitarmi, dividendomi tra disgusto e nostalgia.

Ma non siamo ancora arrivati a questo punto, siamo al momento in cui mi tolsi una lurida coperta di dosso, trovata lì per grazia di Dio… sì, un giorno potrei anche parlare di Lui, in effetti.

Pallidi raggi di luna irrompevano come riflettori di teatro, in quella tragedia fatiscente di cui ero protagonista. E fu proprio nel momento, in cui mossi i primi passi verso la notte, che strani scricchiolii e mugugni mi costrinsero istintivamente ad abbassarmi, a prepararmi. Qualche visitatore stava tornando all’ovile per spararsi in vena qualcosa, o per vomitare.

Di sicuro non era una prostituta; nessuna donna coi tacchi avrebbe mai potuto camminare in questo disastro, anche se, a pensarci, ho visto alcune prodezze, da parte di ragazze, da far impallidire il Cirque du Soleil.

Spintoni, calci e minacce bisbigliate costringevano un uomo a barcollare fragorosamente tra i resti di quel che un tempo doveva essere un negozio.

“Aiuto!”, ogni tanto riusciva ad esprimere, biascicando. Un’ombra, intanto, si muoveva dietro e lo colpiva, e questa penetrava le tenebre come fossero sue, indossandole quasi.

Parlò, e la sua voce immerse la mia anima nel ghiaccio: “Ti ho portato qualcosa da mangiare.”

Era lei. Ebbi conferma quando i primi tratti del suo volto delicato vennero evocati dalla luce, dando spazio a una cascata di capelli, avvolti in eleganti boccoli di seta nera.

Tutto di lei accoglieva la Luna come una madre, e in quanto figlia, fata notturna, il suo sguardo nero mi trafisse.

La volevo ancora, nonostante l’odio.

“Tu…”, solo quello riuscii da dire, e lei ricambiò con un sorriso, inclinando la testa nell’apprensione che si porge a un cucciolo di labrador.

“Mettiti il cuore in pace. Non riuscirai mai a dividerti dal desiderio”. Quelle prime parole, pronunciate con labbra disegnate da un rossetto intenso, scivolarono nelle mie orecchie come carezze dietro il collo. Non potei rinunciare a chiudere gli occhi, ripetendole nei miei pensieri.

Quelle furono le prime di migliaia di frasi, la cui composizione ancora oggi mi crea orgasmi interiori. Era proprio brava con le parole…

Tentai d’imprecare, insultarla, ma ogni elemento rabbioso decadeva in confusione, in suggestione e infine in stupidi versi.

Ero suo, e mi lasciò scaricare la furia, finché mi accorsi che il balordo, portato lì da lei, era addormentato, forse svenuto, poggiato a un mucchio di assi e mattoni.

Più tornavo alla calma, più il silenzio di lei divenne una cacofonia, e solo il pensiero di saggiare il nettare vitale di quel disgraziato mi donava quiete.

Filetto.

Fu come addentare un filetto, quando aprii un varco a lato del suo collo ed accolsi i fiotti di sangue direttamente nella bocca. Con una telecamera, avremmo girato un valido snuff movie.

Ripresi il senno solo quando sentii il pozzo nero nuovamente colmo, e gli occhi sgranati del tossico annunciavano il suo decesso. Dovevo averlo svegliato, nel devastare la sua carotide.

“Non pensarci”, intervenne subito lei, mentre con la mano mi pulii il sangue dalla faccia.

“Io…”

“No, devi smettere di pensare a lui.”

“Ma…”

“Niente ma. Anzi, te l’ho scelto eroinomane appositamente per…”

La parole cascarono nel nulla, sgocciolarono assieme agli scricchiolii dello stabile, i clacson della Statale e il vociare dei passanti lontani.

Il mondo si sciolse gradualmente e qualcosa, che ora albergava in me, coprì la candela della realtà, lasciandomi fluttuare in un piacere mai provato prima.

“Già”, s’accucciò su di me, carezzandomi con le bellissime mani sottili, “con l’eroina si affronta tutto meglio. I primi tempi è sempre meglio…”, e la voce si distorse di nuovo, “… ma per quelli come noi non è altro che un gusto differente…”.

Ricordo solo che iniziò a slacciarmi i pantaloni, dicendo: “Sono una signora, io. Non lascio segni visibili che possano creare imbarazzo”, e mi sfilò di poco le mutande, “non ti dispiace se saggio un po’ di eroina anche io, vero?”

Caddi.

Questa volta, però, non fu il vuoto ad inghiottirmi, bensì il pozzo ricolmo di sangue mi lasciò sprofondare, senza mai toccare il fondo.

Fluttuavo e le lancette smisero di battere il tempo del mondo.

Meraviglioso…

Serie: Emotikon
  • Episodio 1: Dalla Terra
  • Episodio 2: L’Incrocio
  • Episodio 3: Il Bimbo in Pasticceria
  • Episodio 4: Il Colore Rosso
  • Episodio 5: Il Dedalo Mentale
  • Episodio 6: La Lunga Notte
  • Episodio 7: Sfiorare l’Azzurro
  • Episodio 8: La Materia Rossa
  • Episodio 9: Le Fata Notturna – Finale di Serie
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Sono contento di essere arrivato alla fine di questa Serie e di aver soddisfatto la mia curiosità con una scoperta così spiazzante. Questa storia brilla nell’oscurità per fantasia (la rivelazione finale, lungi dall’essere un mero spiegone, ha incastrato due tipi di tormento che difficilmente vengono accostati) e capacità di tenere alta l’attenzione, episodio dopo episodio, in una cornice gotica e metropolitana. Complimenti e a presto.

    2. Micol Fusca

      Ciao Bellatd, l’arcano è finalmente risolto. Mi è piaciuto l’accostamento vampiro/eroinomane, rende bene la fame del tuo personaggio: ingestibile, dolorosa, animalesca. Comprendo il motivo della difficoltà che riscontri nel proporre ad un ampio pubblico i tuoi romanzi, se somigliano a quanto hai pubblicato qui sono di nicchia. Il tuo è un tratto distintivo che alla fine potrebbe rivelarsi vincente, pazienta e prosegui lungo il cammino.

    3. Antonino Trovato

      Bellard, questo epilogo è una travolgente, quanto poetica, spirale intrisa di paura, sbigottimento, incredulità, e persino di forte passionalità e peccaminosità immersa nel dolce fluido vermiglio di cui si nutre il tuo protagonista. Episodio condotto magistralmente, dalla decadenza e fattiscenza del luogo sino alla sublimità della scena finale, un episodio che ho apprezzato come del resto l’intera serie😁! Complimenti!

      1. Bellard Richmont Post author

        Ti ringrazio per aver seguito tutta la serie e mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio stile, cosa che, con i miei romanzi, sto facendo fatica a spingere, in quanto non tutti gradiscono questo tipo di storie… “crude” e, in alcuni passi, “romanticamente ciniche”.