Le lacrime amare di un lontano passato

Serie: Cronache di una Sognatrice

Zaira, dopo un bel volo, atterrò tra i morbidi cespugli di un tetro meandro di quella selva. Avanzò stringendosi il ventre in un tremante abbraccio, circondata da innocue luci che illuminavano la folta vegetazione. Attratta da esse, si avvicinò a dei piccoli fiori dai petali filiformi e profumati, assaporando un pizzico di tranquillità, finché non sbucarono alcuni scarafaggi luminosi, che le straziarono i sensi con il loro ronzio, costringendola ad allontanarsi. Fuggendo da quel frastuono, avvertì qualcosa che si muoveva nell’ombra. Erano i passi felpati di alcuni piccoli lupi con una corazza che decisero di inseguirla, rotolando e ululando. Zaira iniziò a correre senza una meta, oltrepassando ogni ostacolo e urlando a squarciagola. Col cuore in gola e il fiato corto, la giovane rallentò il proprio passo, smarrendo così ogni speranza di fuga. Uno di quei lupi smise di rotolare, pronto a fare il balzo decisivo verso la preda, ma la mancò. Zaira era scivolata giù per una buca. Dopo che il proprio sedere beneficiò di un bel ruzzolo, si ritrovò in una buia spelonca. Il lontano scroscio di un corso d’acqua attirò la sua attenzione, e sebbene gli occhi fossero inutili, tastando le umide pareti riuscì a giungere in un antro più ampio della caverna. Vide una piccola cascata la cui acqua emanava un misterioso e flebile luccichio, abbastanza comunque per dipingere un luogo devastato da massi e detriti. Destreggiandosi tra quelle rovine minerarie, e calpestando lucenti rivoli, si avvicinò a quella cascata. Da essa non scivolava solo limpida acqua. Le pupille nocciola di Zaira intravidero una finissima e splendente polvere di diamante. Ne bevve un sorso, lasciandosi trasportare da quella luminosa freschezza. Abbassò le sue palpebre, e ricordi lontani riaffiorarono tra le lacrime, sorrisi accantonati, volti sbiaditi dal veloce fluire del tempo, rinverditi ad ogni goccia trapassata per l’esofago. Voci, bisbigli e dolci sussurri, attimi sovrascritti, mai dimenticati. Tra tutti quei ricordi, il reale pianto di una donna sofferente si impose su tutto. Udendo quei piagnucolii, Zaira oltrepassò quella cascata, scorgendo la schiena di una donna inginocchiata. Si avvicinò a lei, ammirandone le lunghe trecce nere, adagiate su una veste bianchissima. Sembrava una triste bambola di porcellana avvolta da una luce azzurra, con la pelle pallida, ma fine, e le guance appena arrossate, attraversate solo da rivoli disperati. Zaira le sfiorò le mani, e una immensa malinconia le squarciò il cuore, straziandole ogni barlume di serenità. La giovane si scostò, sentì l’impossibilità di sopportare cotanta sofferenza, una frustrazione interrotta da una voce soave avvertita dentro di sé.

«Non temere le mie lacrime. Piango per la bellezza smarrita di questo luogo, per le sue creature minacciate dall’Oscurità. Lacrimo stille amare per il mio grave peccato, per il mio grande fallimento. Ma una piccola luce brilla nei tuoi occhi» e bisbigliando quelle tristi parole, le mostrò un candido sorriso abbagliato da gocce malinconiche «e in loro intravedo l’ultima speranza.»

Zaira rimase impietrita. La donna non aveva mai mosso le labbra, se non per sorriderle, e quei solenni bisbigli, percepiti nei propri pensieri, si frapposero ad alcuni singulti. Tristi rintocchi nel buio di quella vuota caverna. La giovane avvertì una strana soggezione, ma si armò di coraggio e parlò, seppur con un tremante fil di voce.

«Chi sei?»

A quel punto, la donna abbassò lo sguardo, con aria ancor più cupa.

«Qualcuno si ostina a chiamarmi Regina, ma sono solo la metà spezzata di un’anima smarrita tra queste nude rocce.»

Zaira ebbe un sussulto, un rinnovato vigore tratto da ricordi recenti.

«Regina!? Come la spada di quel tizio!»

«Il mio caro Lundlum» replicò Regina, annuendo «non mi ha mai dimenticata. Ed io, sin dalla mia morte, lo accompagno infondendo la sua lama con la parte più importante della mia anima, il cuore.»

Dopo un istante addombrato dal silenzio, Zaira tornò ad incalzarla, balbettando.

«Perché mi trovo qui? Cosa volete da me?»

Udita quella domanda, Regina alzò lo sguardo, e la fissò coi suoi occhi lucenti, folgorandole ogni percezione col guizzo della sua luce cerulea, mentre la sua voce soave echeggiò potente in ogni anfratto di quelle rovine.

«Tu sei ciò che io ero un tempo, una Sognatrice, un essere umano che ha desiderato così tanto di sognare da valicare i confini di ciò che i viventi chiamiano realtà. Tu porti con te, nel tuo petto, tutte le Lacrime che hai liberato, e con esse potrai finalmente risvegliare la protettrice di questo mondo, Eden, ed evitare che i Sogni, ed ogni cosa, vengano divorati dall’oscurità degli Incubi. Affido a te la mia eredità e ogni mia lacrima versata.»

All’ultimo rintocco proferito, la luce di Regina si affievolì, sino a spegnersi.

«Il mio tempo è finito. Trova Lundlum, sarà lui a guidarti al Sacro Santuario. Che la luce della Luna illumini il tuo cammino.»

Regina scomparve nel nulla, trascinando con sé anche la sua candida voce. Zaira scosse il capo, sconsolata. Mille altre domande affollavano la sua mente, mentre il desiderio di tornare a casa, e riabbracciare il suo Black, divenne sempre più intenso. Dette una sbirciata al tondo cristallo incastonato al centro del suo petto. Imperterrito, continuava a riflettere la flebile luce dei suoi occhi nocciola. Sbuffando, si guardò attorno, e vide una vecchia porta di legno in fondo. Oltre essa, la attendeva una ripida e stretta scala sospesa nel buio. La percorse con molta cautela. Giunta in fondo, aprì una piccola botola appesa nel nulla. Un olezzo tremendo investì di colpo le sue narici, e Zaira iniziò a barcollare tra putride pozze nere e verdognole, circondata da maialini volanti e dai loro gas mefitici. Era finita nella famigerata Palude di Rubrum. Proseguì tappandosi il naso, ma uno di quei sudici maialini la fece inciampare su del fango appiccicoso. Si dimenò per alcuni minuti. Svenne poco dopo, reggere a quella puzza le fu impossibile. Da quelle parti si aggiravano Jizan e Kozan, ancora un po’ bruciacchiati, e quando trovarono Zaira, non credevano ai loro plumbei occhi. Volevano divorarla, darla in pasto ai vermi che sbucavano dal foro sotto gli occhi.

«Ah, caro Jizan! È lei! Mangiamola! Mangiamola!»

«Oh no, fratello Kozan! Ricordi le parole di Madame? Se avessimo trovato la creatura dovevamo portargliela. Non voglio finire arrosto!»

A malincuore dovettero placare il loro appetito. La caricarono su un maiale più grande e, in groppa ad esso, lasciarono la Palude, galoppando per aria grazie ai gas mefitici emanati dal didietro della bestia. I due, però, ebbero la sfortuna di imbattersi ancora in Lundlum che, in groppa a Baxter, aveva deciso di non rientrare al Covo, cercando piuttosto di ritrovare Zaira. Fiancheggiati i nemici, il maculato felino diede un gran morso allo zampone di quel maiale volante, facendo vacillare Jizan e Kozan. A quel punto, Lundlum completò l’opera, facendoli precipitare con una semplice onda d’urto scagliata dalla mano destra. Prima che Zaira potesse scivolare nel vuoto, Lundlum la prese con sé. In quel momento, lei riaprì gli occhi.

«Stavolta non ti lascerò cadere. Promesso!»

La giovane ricambiò con un sorriso, e mentre le palpebre erano sul punto di richiudersi, biascicò alcune parole.

«Sai, ho incontrato la tua Spada, mi ha detto delle cose strane.»

«Ah si? E cosa ti ha detto?» replicò lui, celando la propria commozione dietro la smorfia di un sorriso. Le palpebre di Zaira erano già serrate, e l’unica cosa udita dall’armatura furono i profondi sospiri di una giovane assopita. Lundlum stringeva a sé l’umana come se fosse la sua cara Regina, mentre il buon Baxter, a grandi falcate aeree, stavolta si diresse proprio al Covo dei Cacciatori Kamon. Dopo aver superato le nuvole purpuree, primo baluardo per la difesa del Covo, Lundlum decise di atterrare su una lussureggiante distesa popolata da rose bianche, dove ad attenderli vi era qualcuno, con una vistosa tunica verde, che teneva un sottile filo collegato ad una piccola nuvola nera. Stava innaffiando quei fiori con acqua piovana. Sceso da Baxter, Lundlum distese nel manto lillà del prato la giovane priva di senso.

«Riza, non ho trovato Alina, ma le tue sensazioni erano giuste. Quest’umana ha varcato i confini, e pare abbia incontrato l’anima di Regina. Respira a fatica e non riesce a svegliarsi. Ha bisogno di te» disse Lundlum, un po’ preoccupato, accendendo un fil di fumo con la fiamma del suo elmo. Riza non si scompose, continuando ad innaffiare.

«Alina è già sotto le mie cure. È stato Habel a ritrovarla. Glacius l’ha portata qui, per poi ripartire alla ricerca del padrone. Quella combinaguai è riuscita a dirmi cosa è successo a lei, e all’umana, prima di svenire.»

«Oh, dimenticavo» sospirò l’armatura, tra malinconiche nuvole di fumo. «Kaio è tornato. Sono rimasto di sasso quando l’ho rivisto ai Fondali.»

Riza lasciò il filo della nuvola, ed essa si dissolse, come una placida bolla di sapone. Si voltò, e i suoi tondi occhi arancio incrociarono il muso maculato di Baxter. Un muso che non vedeva da tempo. Si avvicinò al felino, accarezzandolo ad una zampa. Ma il tono con cui si rivolse a Lundlum era cupo.

«Non dobbiamo dir nulla agli altri.»

«Quando lo vedranno» obiettò l’armatura indicando la belva, «tutti capiranno. Soprattutto Alina.»

«Sei stato tu a trovare Baxter, ecco cosa diremo» rispose secca la cacciatrice, rabbuitata da tristi e oscuri presagi.

Serie: Cronache di una Sognatrice
  • Episodio 1: Oltre i confini della realtà
  • Episodio 2: Una lacrima nel buio
  • Episodio 3: Il bimbo che piangeva al chiaro di Luna
  • Episodio 4: Il treno dei Sogni
  • Episodio 5: Cuore Oscuro
  • Episodio 6: Una Rosa nera tra candidi fiocchi di neve
  • Episodio 7: Le lacrime amare di un lontano passato
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    Commenti

    1. Giuseppe Gallato

      “Che la luce della Luna illumini il tuo cammino.”… fantastico! Che bella la visione di Regina, i suoi discorsi e come esce di scena! Questo episodio ha tante tinte oniriche, che sia il sogno di un sogno di un sognatore? 🙂 Al prossimo episodio!

      1. Antonino Trovato Post author

        Beh, ho cercato di rendere la scena quanto più triste ed evocativa possibile, e mi fa piacere che ti sia piaciuta😊! No Peppe, questo mondo nasconde un altro segreto, anche se la tua idea è più figa della mia, ma spero comunque che la mia possa essere efficace, nonostante la semplicità dell’idea😁!

    2. Micol Fusca

      Ciao Tonino, confermo che il “tuo” mondo di creature fantastiche può essere il frutto di un sogno bizzarro 😉 Grazie per averci concesso uno scorcio di Regina, il suo personaggio mi incuriosiva parecchio. Attendo le nuove avventure della Sognatrice e il suo viaggio alla ricerca di Eden.

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Micol, la tua idea non sarebbe male, ma attenta, le tenebre tramano nell’ombra, e la verità, a piccoli sorsi, verrà presto a galla😁! Il viaggio verso Eden? Zaira farebbe bene a pensare alla propria pelle, nelle mie mani non è al sicuro😂😂😂!

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Isabella, grazie per esser passata a leggere le disavventure della povera Zaira e per i complimenti. A me piaceva tanto disegnare da piccolo, ma col tempo, ho scoperto di non averne il talento. Almeno, nel mio piccolo, provo a disegnare attraverso le parole, e mi fa piacere che ciò venga apprezzato😊!

    3. Dario Pezzotti

      Questa serie, e leggendo questo episodio ne ho avuto l’ennesima conferma, mi porta alla memoria Alice nel paese delle meraviglie. Carissimo Antonino, Il tuo è un mondo onirico più reale di quello vero. Povera Zaira, compito tutt’altro che facile il suo.

      1. Antonino Trovato Post author

        Eh, caro Dario, a volte nemmeno noi, nella nostra vita, riusciamo a definire i contorni tra sogno e realtà… Io sono legato a racconti come quello di Alice, una parte di me è rimasta la stessa di quando ero un bambino, e questo racconto credo che ne sia la prova, anche se crescendo, è aumentata la malinconia. Eh sì, povera Zaira, non sarà una passeggiata di salute (ma perché, fino ad ora lo è stata?😂😂)