Le leggi dei Diavoli (Pt.3)

Serie: Nell'ombra del caos


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Chaos si sta avvicinando sempre di più alla verità riguardo Pavel, sarà in grado di completare la missione? -Avvertenze: Il capitolo potrebbe contenere scene cruente!

Pure Pavel come Danilo s’era messo a fare il sicario, e come aveva immaginato Chaos si era messo contro la banda criminale Anacim. Aveva ammazzato la donna del capo, chiamato “Lucifero”, mentre gli uomini appartenenti alla banda erano soprannominati “stregoni”, e le femmine “janare”. Quella gente lì si nascondeva nella Caverna dei Diavoli, una zona delimitata quanto quella dei proibiti. Si trovava proprio vicino al Primo Rione, ma parte dei confini era stata murata, per cui dal quartiere non si vedeva molto cosa accadesse all’interno. Era visibile solamente un grosso e imponente edificio grigio, una parte crollata che lasciava intravedere all’interno i colori giallo e rosso e un grosso albero che spuntava al centro. Attorno c’erano delle baracche simili a quelle del suo quartiere. Nessuno ne sapeva più nulla riguardo questi farabutti, poiché restavano nell’ombra. Giosuè gli aveva anche confessato che Pavel aveva avuto dispute con il capo, e che ci era rimasto secco, ma dove l’avevano gettato non si sapeva… Ormai non c’era più speranza, Pavel era morto. E Chaos per trovarlo doveva cercare di non fare la sua stessa fine.

La città innominata era grande, così cercando senza indizi non avrebbe mai trovato il cadavere di Pavel, poteva stare in fondo ad un lago, per i boschi o dato in pasto ai maiali. Per cui, la prossima mossa di Chaos era di recarsi alla Caverna dei Diavoli e tentare di scovare indizi su Pavel.

In realtà in quel posto maledetto c’era stato una sola volta nella sua vita, era piccolo, non aveva neanche dieci anni, si era recato lì solamente per curiosità. Stava assieme ad Ivan, uno dei suoi migliori amici e fratello più piccolo di Pavel, e Ottavio, un altro suo caro amico.

Stavano andando a caccia di lepri, quando si ritrovarono nella campagna che collega direttamente con la zona proibita. Lì c’era solo il filo spinato a separare la zona, ed i tre erano piccoli e non ebbero alcuna difficoltà ad attraversarlo.

Si ritrovarono immediatamente fra baracche, c’era una puzza forte di carne viva, in lontananza si udivano urla che parevano quelle di un gruppo di diavoli e streghe. I tre spaventati a morte, stando l’uno affiancato all’altro fecero qualche passo fra le baracche, finché non comparve dinanzi a loro un abominio: era un disgraziato caduto nelle mani di quegli infami, ma all’epoca Chaos non se ne rendeva conto, era completamente nudo, aveva la bocca cucita, gli occhi pieni di sangue, le gambe gli erano state mozzate fino alle ginocchia e anche i genitali. I tre sembrarono prendere il volo per fuggire via, e da allora nessuno ci aveva mai messo più piede.

Crescendo, Chaos aveva udito altre storie terribili su ciò che facevano quei criminali, e si era messo in testa che prima o poi quelli là dovevano sparire dal quartiere, era tutta gente da buttare nella fossa.

Le armi che aveva Chaos erano un paio di fumogeni, un coltellino, una mannaia più grossa e una pistola, una rivoltella precisamente, con una decina di colpi. Non era male, ma di certo per quello che voleva fare Chaos la pistola non poteva usarla. Si sarebbe introdotto lì in silenzio, e avrebbe osservato attentamente chi poter minacciare in cambio di informazioni, tutto questo cercando di mimetizzarsi e non morire.

Chaos indossò prima di tutto il passamontagna, poi aiutandosi con una pinza riuscì ad aprirsi un passaggio fra il filo spinato. Strusciò a terra e una volta dall’altro lato, facendo appena qualche metro si ritrovò fra le baracche in lamiera. Era buio, non c’erano illuminazioni nei dintorni, e la situazione sembrava tranquilla.

Camminò lentamente, spaventandosi quando ritrovò dinanzi su di una parete un grosso graffito rappresentante una bestie con corna e altri simboli strani.

Prima di continuare però doveva vestirsi come loro, si distinguevano per vestirsi tutti di nero e con grosse giacche di pelle e delle maschere orripilanti. Ne rubò una stesa, e così coprì la sua blu. Fece un sospiro per calmarsi, e con le mani nelle tasche e un andatura tranquilla cominciò a girovagare là in mezzo. Dovevano esserci almeno un centinai di rifugi, c’era sporcizia, trovò un paio di quei criminali buttati a terra ubriachi, oppure si udiva qualcuno borbottare nelle baracche. Vide in lontananza un piccolo focolaio acceso in cui stava bruciando qualcosa. Chaos si avvicinò piano, erano delle ossa, ma fortunatamente troppo grosse per essere di un uomo…

Era un luogo sporco, pieno di violenza e di ingiustizie, sembrava essere una sorta di Primo Rione ma senza valori. Gli ricordava l’inferno, il luogo sotto i piedi, come lo descrivevano tutti.

Stare così sui confini non avrebbe portato a nulla, così Chaos si decise a raggiungere il centro di quel complesso. Ma il ragazzo dovette fermarsi subito e trattene una bestemmia quando si accorse di quello che doveva essere un ragazzino. Penzolava da un palo per da una gamba in cui vi era un grosso uncino infilato nelle carni. Il volto era completamente bruciato, e per l’odore che emanava doveva essere morto da poco. Quel corpo lì non sembrava avere neanche quindici anni, che poteva aver mai fatto un povero ragazzino? Era un trofeo intimidatorio? Gente come quella non discendeva da uomini ma dai diavoli!

Chaos fece il segno della croce e coprendosi il viso andò avanti. Il ragazzo si volse poi un’ultima volta su quelle carni, piene di lesioni, tagli, le ossa le aveva fuori. Ed in quel momento cominciò a vacillare, non più sicuro di poter andare fino in fondo. Si poggiò con la schiena contro una parete, tenendosi lo stomaco e strizzando gli occhi.

Chaos ne aveva vista di gente morta, ne aveva recuperata, ma uno schifo simile non gli era mai comparso davanti gli occhi, il suo quartiere era dominato dall’odio, dall’orrore, ma lì era diverso, lì non c’era un minino di animo, di onore neanche nei confronti dei nemici, lì non c’era la bestialità, quello era il massimo degrado che l’uomo potesse mai toccare.

Il ragazzo si sollevò, doveva farlo per Pavel e per sua madre, nessuno doveva essere lasciato fra le grinfie degli Anacim.

Serie: Nell'ombra del caos


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Discussioni

  1. Discesa agli inferi. Il viaggio verso il degrado mette paura, non tanto per il degrado ma perché in quel degrado, purtroppo, volente o nolente si rivede una (buona, per Chaos) parte di sé stessi. Paesaggi McCarthyani mettono orrore, per questo è importante esplorarli, solcarli, intersecarli con sè e il proprio compagno di viaggio, forse un modo per solcare le paure e andare avanti, anche se andando avanti, il fascino di questo digrado socio-morfologico sembra non finire e aumentare. Staremo a vedere…

    1. Innanzitutto grazie per il commento e complimenti per il linguaggio aulico che usi 😁. Il futuro distopico che ho immaginato per il racconto è ricco di queste tipo di scene. Scene importanti per la crescita del personaggio e anche per “analizzarlo meglio”. Alla prossima❤