Le leggi dei Diavoli (Pt.4)

Serie: Nell'ombra del caos


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Chaos è sempre più vicino alla verità su Pavel, ma andrà tutto come previsto?

Attraverso anche quella strettoia e sembrò raggiungere il centro di quel posto. Lì c’era il cemento, in mezzo un grande falò su cui cuoceva qualcosa. Era pieno di gente, pareva tutta uguale, vestiti di nero, mascherati ed armati fino ai denti. C’erano sia uomini che donne, di tutte le età, perfino i loro bambini giocavano là in mezzo.

Notò sul braccio di molti quello che probabilmente era il loro simbolo distintivo, il tatuaggio della croce, per questo era vietato per tutti gli altri portarlo addosso.

Chaos si guardò un po’ attorno, e andò a sedersi su di un muretto in disparte. Sembrava che a nessuno importasse di tutti gli altri, forse stavano festeggiando qualcosa poiché erano a ballare e cantare attorno al fuoco, era inquietante…

Il ragazzo fece un sospiro, e senza dar troppo nell’occhio fissò lo squallore di quella gente. C’era un uomo che menava a sangue una donna, dinanzi a tutti, lei piangeva e gridava disperatamente, ma a nessuno importava. Chaos sentì un il cuore far male, quanto avrebbe voluto aiutarla, ma non conosceva le regole di quegli individui, e non poteva far nulla.

Si accorse anche di un gruppetto di marmocchi dinanzi a lui, uno lo indicava e tenendo un ramoscello fra le mani fingeva di puntarlo. Chaos rise e facendo un gesto con la mano gli fece intendere che li avrebbe menati, quelli lì scapparono ridendo. Così giocavano i bambini? Erano già diavoli o si sarebbero trasformati poi in bestie?

E mentre era sommerso nei suoi pensieri udì chiaramente il nome di Pavel. Chaos scattò in piedi e seguì la voce, raggiungendo una baracca poco più lontana. Non avevano finestre, e stavano parlando con una voce molto alta, per cui i loro discorsi erano facilmente udibili.

“Andiamo, che t’è venuto? Hai voglia di rompere le palle o cosa? Non hai mai fatto storie e oggi dici tutte ‘ste stronzate!” continuò a parlare lo stesso che aveva nominato Pavel, doveva essere un ragazzo della sua età, ma con una voce più acuta e inquietante.

“Fammi un favore e tappati quella bocca di merda! I deficienti come te non dovrebbero agire di testa propria!” parlò un altro, dalla voce più profonda e tagliente.

“Ma ti dico che è perfetto! Nessuno va più nella Zona Verde!”

“Lo sai almeno la ragione? Nessuno va più lì perché quella zona è pericolosa! Chissà che cazzo ci sta là dentro! E tu hai messo in pericolo l’intera squadra che era con te! C’era anche la mia ragazza, porca puttana! Prega Dio che non vi siete beccati nulla!”

“Amico, li ho nascosti nell’edificio grande! Lì dentro non c’è nulla, non è contaminato. E di certo non siamo i soli che vanno a buttare i cadaveri lì! C’erano i cinghiali, neanche le ossa rimarranno a quei disgraziati… provate a fidarvi di me qualche volta che pure io c’ho un cervello!” oltre alle due voci si udì il rumore di una pistola ricaricata.

Chaos intuì qualcosa da quel dialogo, ma volle stare fino alla fine del discorso.

“Bada a come parli o ti faccio fuori! Ricordati che sei la feccia qua dentro! Se ti comporti così di strada non ne farai tanta, tieni sempre la testa bassa…” detto ciò un uomo uscì dalla baracca, era alto e possente, ma si allontanò in fretta e Chaos non poté vedere altro. L’altro tipo, che già dalla voce sembrava uno squilibrato uscì fuori poco dopo: era mingherlino, con la pelle e i capelli chiarissimi, quasi bianchi, gli si vedevano le vene rosse e viola perfino sul volto, sembrava un malato cronico. Questo si allontanò frettolosamente, bestemmiando sottovoce. Non ci avrebbe messo molto a far parlare uno come quello, bastava una carezza per farlo svenire.

Chaos restando nell’ombra lo seguì, finché il ragazzo dopo essersi allontanato dal centro, per il nervosismo cominciò a dar pugni al muro, piangendo e urlando cose di cui Chaos non comprendeva il significato, era uno svitato.

“Ehi, amico!” lo richiamò Chaos poco lontano, con aria abbastanza tranquilla.

Quello si volse scattante verso di lui, asciugò le lacrime sul viso e lo guardò a bocca aperta un po’ scosso.

“Ti devo chiedere qualcosa” continuò a dire, avvicinandosi con cautela.

“Non ti riconosco, chi cazzo sei?! Vattene via e non fermi innervosire!” si lamentò quello, aggrottando le sopracciglia. Era molto magro, più che una carezza era sufficiente un soffio.

Chaos scosse il capo ridendo, e poggiandogli una mano sulla spalla disse ironicamente “Certo che non mi conosci, non sono mica uno degli stregoni io! Per carità!”

Il tipo, sentendo quelle parole estrasse la pistola e la puntò dritto al suo petto “Non farmi incazzare! Non sono in vena di scherzi!” ripeté, credendo che fosse uno scherzo, ma certamente Chaos non era un tipo del genere.

Chaos con una veloce mossa lo disarmò in un attimo, facendogli cadere la pistola troppo lontano da lui. Lo stregone si ritrovò schiacciato al muro con Chaos che lo tratteneva con un braccio attorno al collo e un coltello puntato sul suo fianco.

“Non perdiamo tempo e rispondi subito. Dov’è Pavel?” strinse più forte, facendolo mugolare di dolore.

“Il Bruto? N-non parlo così facilmente!” sbiascicò lui, stringendo i denti “Sparami e falla finita!” sputò.

Chaos rise leggermente, e facendolo voltare gli tirò una testata sul naso. Il tipo roteò gli occhi e cadde all’indietro, ma non perse i sensi, e si mise subito ad urlare coprendosi il viso “N-no! Sparami e fammi fuori p-piuttosto!” balbettò quello tremando di paura.

“Se ti sparo è troppo facile, ti spezzo prima le ossa e poi le getto nel fiume!” ringhiò Chaos, colpendolo nello stomaco e ancora sul viso. Aveva paura delle botte quello lì? Che uomini che erano… Facile combattere con un fucile!

“P-Pavel sta n-nella Z-Zona Verde, q-quella vicino al fiume. L’ho n-nascosto nell’edificio grande, nell’ultima s-stanza del secondo piano. Pavel s-sta sta in mezzo agli altri c-cadaveri. Basta ora!” gridò, cercando di attirare l’attenzione.

Ma a Chaos non poteva importare più di tanto, quel che doveva fare l’aveva fatto. Ora che non ne aveva più bisogno lo colpì più forte in viso per farlo stare zitto, ma prima di andare frugò un po’ nelle sue tasche, trovando un bel pugnale affilato con su inciso sulla lama il simbolo della loro croce “Certo che c’avete un bel gusto in fatto di armi. Questo me lo prendo io!”. Tolse poi la giacca gettandola sul corpo svenuto dell’altro e andò via.

Serie: Nell'ombra del caos


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

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Discussioni

  1. Vedi, da lettore, leggendo questo brano mi verrebbe anche da dire che
    To empower a decadent humanity you need the young look of a boy. The anarchy of the gaze not disturbed by knowledge can bring that thin black line into focus. The thin black line, like an eye liner, can determine what is good and evil, while being aware that there are no rules. Tribe of nomads live life like animals, thinking only of eating, surviving, defecating … Chaos seems different,
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