Le mani del carabiniere Nardò erano sudate e appiccicaticce, l’ansia lo divorava dentro. La prima impressione per lui era tutto, e aveva toppato; 

Serie: Chi ben comincia

IV

Le mani del carabiniere Nardò erano sudate e appiccicaticce, l’ansia lo divorava dentro. La prima impressione per lui era tutto, e aveva toppato; un po’ per negligenza, quando non riconobbe il fratello del maresciallo, un po’ per aver deciso di portarli dalla sua Lia. Che brutta figura. Con lo sguardo dritto pensava a come poter smorzare il silenzio; per sua fortuna non ce ne fu bisogno.

«Di quanti abitanti consta Borgobello?»

«Circa 2500, maresciallo.»

«E mi dica, Nardò, com’è fare il carabiniere qui?»

«Sincero?»

«Il più cristallino possibile, Nardò.»

«Il miglior posto al mondo, maresciallo. Non succede praticamente nulla.»

«Come mai l’altro maresciallo sta lasciando il posto?»

«Ma come? Non lo sapete?»

«No» mentì secco Maroni, sapeva benissimo il motivo del suo trasferimento in Sicilia.

«Be’, maresciallo, a Borgobello non succede nulla, ma la Sicilia è in continuo fermento. Palermo è diventata pericolosissima, c’è bisogno di molto aiuto e sostegno, per questo il maresciallo è stato trasferito.»

Il maresciallo non disse altro, cercava di scrutare il piccolo paese, avvolto nel buio della sera.

V

Enea finì di bere l’ultimo goccio di brandy, non era di certo la sua bevanda preferita, ma in mancanza d’altro, e dopo quell’interminabile viaggio, una leggera sbronza era quello di cui aveva bisogno.

Sentì dei passi, si alzò, con la speranza che fosse la signora Sicurella, sistemò il vetro ormai vuoto, e attese.

«Buonasera» disse un uomo dai lunghi sottili baffi arricciati e un naso aquilino.

«Buonasera a lei.»

«Giuseppe Rullo, piacere. Mago di professione.»

«Interessante» disse a denti stretti.

«Io sono Nunziata Riggi, invece,» squittì una voce da dietro l’angolo «me la offre questa sigaretta o no, signor Rullo?»

«Con estremo piacere, mi segua.»

I due raggiunsero il piccolo giardino attraverso una porta-finestra. Il mago accese la sigaretta della signorina Riggi, insegnante di professione, il giorno seguente sarebbero iniziate le lezioni; magra, capelli castani a caschetto, non una di quelle donne che non passano inosservate, tuttavia non brutta.

Enea guardava divertito come si lasciava adulare dall’omuncolo, gracile come un grissino, ostentava eleganza e gentilezza, in realtà era vestito male ed era un porco, lo si fiutava a chilometri di distanza.

«Venga, signor Maroni. La camera è pronta.»

Enea seguì la vedova Sicurella su per le scale fino allo stanzino, fece un sorriso di commiato e si chiuse la porta alle spalle.

VI

La caserma dei carabinieri, in Borgobello, era sita lungo la circonvallazione del piccolo paese dell’entroterra siculo, chiamato il Vallone.

Borgobello non era di certo il centro più grosso. Gli abitanti vivevano di pastorizia e agricoltura, in più c’erano un paio di bar e un ristorante-pizzeria.

Il centro delle operazioni dei carabinieri era un cubo bianco, dal rivestimento abbastanza grezzo e dall’ingresso in legno. Alla destra della porta alcuni gradini mentre a sinistra un lungo scivolo fino al marciapiede. Il piano superiore era adibito agli appartamenti, il pianterreno alla caserma vera e propria e l’umido seminterrato alle due celle mai utilizzate in tutti quegli anni.

Ascoltate con cura le spiegazioni e indicazioni di Nardò, rimasto solo, il maresciallo Primo Maroni impugnò il telefono, girare la rotella dei numeri e attese gli squilli lontani. Una voce flebile, dolce e stanca rispose: «Pronto?»

«Sono io.»

Nella lontana Lombardia un pianto prese il posto delle parole. L’udito del maresciallo sostituì l’abbraccio di cui necessitava la moglie, un nodo al cuore gli tolse il respiro. La donna tirò forte su col naso, con il palmo delle mani asciugò le lacrime e trovò la forza di chiedere: «Come stai, Primo?»

«Male, male, male.»

Altri singhiozzi, altre lacrime.

VII

La professoressa Nunziata Riggi non rideva, starnazzava come un’oca e poco prima di riprendere a parlare emetteva due grugniti: «Mi fate morire dal ridere, signor Rullo.»

«A me, invece, state facendo morire dal sonno! Andate a dormire!» Urlò Salvatore Romano, giornalista recatosi a Borgobello appositamente per un’inchiesta sullo smaltimento d’amianto. Per sua sfortuna, però, tutti i membri dell’associazione che lo aveva invitato, dopo aver mangiato cozze fino allo scoppio, furono ricoverati in ospedale. Il primo autobus verso Caltanissetta sarebbe partito il lunedì, molto presto.

«Chiuda la finestra e dorma, ci lasci in pace» rispose il mago Rullo.

«Non mi costringa a scendere.»

«Altrimenti cosa fa?»

Il giornalista, in pigiama, lasciando la porta della sua stanza aperta, guadagnò le scale e scese di gran carriera.

«Be’ quindi? Dove sta andando? Codardo!»

Il mago si dileguò tra le tenebre in mezzo agli ulivi, lasciando la donna in balia della furia del giornalista.

La professoressa Riggi, evidentemente brilla, rideva di gusto.

«Ma cosa ride? Poco di buono!»

«Come si permette», iniziò a singhiozzare la donna, «io sono una donna rispettabile, maleducato.»

Il rumore di un ceffone risuonò nel silenzio. Romano, con la bocca spalancata, si massaggiò per qualche secondo la guancia, poi si avvicinò minaccioso alla professoressa che cercò di ripararsi incrociando le braccia.

Una mano si posò sulla spalla del giornalista: era Calogero Maltese, l’ultimo ospite della vedova Sicurella.

«Dovremmo andare tutti a dormire, non pensate? Posso accompagnarla, signorina?» chiese galante il rappresentante di materiale edile, rimasto bloccato a Borgobello anche lui a causa di una data trascritta male.

La signorina Riggi accettò il braccio, e lanciò uno sguardo di sfida al giornalista, che nonostante tutto era felice di poter tornare a dormire.

Il mago osservava la scena in lontananza e quando ebbe via libera si avvicinò all’ingresso, salì le scale, e per raggiungere la propria stanza passò davanti quella che del giornalista, che era ancora aperta.

Serie: Chi ben comincia
  • Episodio 1: La comodità dell’elettrotreno era ormai un vago ricordo da quando, 
  • Episodio 2: Le mani del carabiniere Nardò erano sudate e appiccicaticce, l’ansia lo divorava dentro. La prima impressione per lui era tutto, e aveva toppato; 
  • Episodio 3: Il cielo mostrava tante piccole nuvole, a pecorelle, colorate d’alba. Lo sfondo campestre e l’aria pulita mettevano sempre di buon umore la vedova Sicurella.
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    Discussioni

    1. Grazie per le belle parole spese. Scrivere un giallo/poliziesco è un impresa ardua, ancor di più farlo in 10 episodi, quindi le descrizioni e i dialoghi sono minimal anche per questo, così anche come i paragrafi, ognuno avrebbe meritato più spazio e tempo.
      Però se sta piacendo me ne compiaccio, grazie per la lettura e il tempo dedicatomi

    2. Ci sono varie cose che apprezzo in questa storia: le descrizioni “asciutte” e ben fatte delle scene, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi brevi e senza fronzoli, gli episodi organizzati come tante piccole short fiction, il ritmo generale, un linguaggio semplice e scorrevole.
      Poi trovo che la lettura di questa storia non annoia mai e in alcuni punti c’è anche un po di umorismo.
      Insomma COMPLIMENTI.
      Secondo il mio parere stai facendo un buon lavoro.
      Al prossimo episodio.

    3. “La professoressa Nunziata Riggi non rideva, starnazzava come un’oca e poco prima di riprendere a parlare emetteva due grugniti: «Mi fate morire dal ridere, signor Rullo.»«A me, invece, state facendo morire dal sonno! Andate a dormire!» Urlò “
      😂