L’estasi della separazione

Serie: Io ti sentirò


Il volto – contratto nell’agonia –

Il respiro – un affanno improvviso –

L’estasi della separazione

La chiamano “Morte” –

Emily Dickinson

In una mattina al calar della primavera mi svegliai nel silenzio più tenue.

Non c’era alcun suono o alcun odore famigliare a cui mi ero abituata con il passare dei mesi, le voci gentili e serene che provenivano dal giardino si erano come disintegrate. Come se mi fossi appena svegliata da un sogno bellissimo.

Poi mentre scendevo le scale mi accorsi di parole bisbigliate e singhiozzi, ero confusa. Ancora mezza addormentata scesi l’ultimo gradino e giunsi in cucina dove la credenza era innaturalmente ordinata e l’odore di caffè era sbafato. A tavola c’erano Bruno e Ginevra, e Ginevra stava piangendo.

– Perché piangi? –.

Quando si accorse di me si asciugò le lacrime e sorrise, un sorriso che in quel momento mi sembrò sbagliato.

– Tesoro, la nonna se ne è andata –.

– Dov’è andata? –.

– È andata in cielo –.

– Ma non mi ha salutata! –.

I loro sguardi si erano fatti cupi e quella nebbia si riversò su di me, non ero così ingenua da non capire cosa significasse davvero quella frase ma non me ne resi conto davvero fino ai giorni successivi.

Quando continuavo a non sentire l’odore delle sue torte.

Quando continuavo a non sentire la sua voce.

Solo dopo tre giorni piansi, chiusa nella mia stanza rintanata sotto le lenzuola; rintanata dal mondo. Di nuovo. Avevo un grande vuoto che potevo toccare con mano e da quel momento tornò a mancarmi Karel.

Il sole si era trasformato in un nemico da cui cercavo di nascondermi, cominciai ad odiare il canto degli uccellini e quel giardino così bello infettato dalle erbacce. Odiavo quel silenzio pesante, che mi schiacciava, e senza trovare la forza di rialzarmi restavo a letto.

L’orsetto che mi aveva regalato Ginevra era sulla scrivania e mi guardava, come se volesse consolarmi.

Vagai fra l’incubo e la realtà della mia stanza, senza distinguerne i contorni per ore, fino a quando vidi gli occhi di Ginevra. Erano aridi, senz’acqua ad animarli, spenti, ma in fondo stavano sorridendo. Mi stavano sorridendo, mi stavano rassicurando – La nonna non vorrebbe che tu piangessi –.

– Perché? –.

– Perché diventa triste –.

– Allora anche tu la rendi triste! Ti ho vista piangere! –.

– Si, l’ho resa triste anche io –, si asciugò una lacrima.

– Ma come fai a saperlo, se è andata via? –.

– Anche se non è più qui lei è sempre con noi, ci guarda e ci protegge –.

Spostai le coperte e mi voltai verso la finestra: il sole stava tramontando.

Lasciai cadere l’ultima lacrima, la più difficile da lasciare andare, perché sapevo che non avrei dovuto più versare lacrime per lei. Anche se gli occhi bruciavano e il respiro mi apriva lo stomaco.

L’avrei ricordata per sempre nelle piccole cose.

Serie: Io ti sentirò


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Letto come uno shottino, dopo tutto questo digiuno ci tieni ancora così a stecchetto!?!? 🙂 scherzi a parte, dire addio ai propri nonni è straziante, per una curiosa coincidenza poco prima di leggere questo LibriCK stavo Proprio raccontando alla mia compagna del rapporto con mia nonna e dei ricordi del periodo in cui se ne andó, salutandoci e lasciandoci senza speranza. Mi hai fatto ripensare a lei…

    1. Devo caricare un po’ di suspance per il finale di questa prima stagione! 🙂 Che strane le coincidenze a volte!

    1. Ho cambiato quella frase almeno tre volte prima di concluderla con “sbagliato”, credo sia la parola più azzeccata per la situazione.