Porci e poesie 

Serie: Levii-Hatan

Ecco, il sole s’è spento un ̶a̶t̶r̶a̶ altra volta. Il bosco mica è lo stesso sai, e delle volte mi fa più paura dei lupi degli arbusti. Una volta uno di quelli grossi come un bove s’è portato via nu’ porcu, “meglio lui che me” ho pensato. Strillava come n’forzsennato povero porcu. Ma quello di ieri sera faceva più paura di tutto, mica era come il buio quello. Ora te lo racconto per bene, so s̶c̶i̶v̶e̶r̶e̶ scrivere io.

Allora, giravo per il campo lontano co’ i miei porci, e vedo Coda Fina (che un pò matto) che prende il galoppo manco si credesse un cavaglio. Gli urlo dietro che gli stacco gli orecchi se non torna con gli altri, ma gli orecchi ce li aveva duri perché mica rallenta, e io dietro manco fossi su mà. ‘Nsomma quando arrivo al lago Verde vedo due cose che si muovono nell’aqua, c’ho anche la vista buona sai, ma rimango fermo come un ramo perché mica ci credevo ai miei occhi. 

Erano come uomini che sembravano fatti d’alghe e si muovano piano piano per uscire dal lago. E l’aqua sai che faceva? Gli andava addietro! Come se ce l’avessero legata ai piedi o alle spalle, e mentre quelli camminavano li seguiva come la bava delle lumacche. Poi l’aqua s’è fermata e è tornata nel lago, ma quelli sono andati avanti avanti, e all’improvviso un uomo vecchiarello è uscita dal niente! Mi son strusciato gli occhi, si sa mai si fossero appannati, ma c’ho la vista buona io. Poi quelli bagnati si son fermati e mica erano contenti di che c’era anche l’altro. 

Il Vechiarello gli ha urlato delle cose e poi si sono presi a ramazzate, e quelli bagnati c’avevano degli spadoni che sembravano di ghiaccio, ma mica era ghiaccio e neanche vetro che si rompe subito. Io son rimasto fermo come un ramo per tanto tempo e all’inizio sembrava che quello uscito dalla terra vinceva, che con un mazzolo come palo, tirava delle lecche manco mi pà. Poi alla fine hanno vinto i bagnati e il vecchiarello è rimasto in terra e strisciava per andare chissà dove. 

Quei due si sono al̶lontanati, e come se fossero pesci sono spariti nel lago! Dentro ti dico, con la testa e tutto e mica sono riusciti. Mentre guardo il Vecchiarello chi ti vedo la vicino? Coda Fina porcu ‘nfingardo che va lì a grufolare!  Allora smetto di fare il ramo e vado a riprenderlo, e il vecchiarello mi vede e mi fa con il dito di andare lì. 

Oh non c’era un altro uomo nascosto come me, che s’avvicina pure lui! Gli stavo per tirare na pietra dallo spavento, ma mi fermo quando lo vedo che c’aveva più paura di me. Si va da quello in terra per vedere come stava, e quando siamo su di lui quello ci prende le braccia e dice qualcosa, come di portarlo dentro al cerchio. Ma io di cerchi mica ne vedo. Ma quell’altro che era nascosto (e che pare un damerino) lo vede, e ci trascina tutt’e due nun cerchio che c’era nella terra. Poi il Vecchiarello dice delle cose e mentre m̶o̶r̶e̶ muore noi si sparisce e ci si ritrova qua dove sono ora. 

C’è il damerino che mi guarda mentre scrivo, quello pensa che un porcaro non sa scrivere, ma io si. Ora però m’è finita la carta, te lo dico domani che succede.

***

Il sole cala sotto l’orizzonte sfilacciato. Un tramonto così delicato da ispirare al poeta i versi più puri da far rifuggire tutte le paure di questo mondo. Nella piccola radura ormai familiare presso il lago Verde, m’appresto a scrivere la più sublime delle poesie (la numero quatrocento-cinquanta-nove per l’esattezza) alla mia  adorata Maddalena. Quando un verso assai pungente, come lo stridere d’un suino mi distoglie da quell’incanto. Ora ti racconto, come può fare solo chi impugna la penna con la mia destrezza, un evento che ha dell’incredibile. 

M’affaccio verso il lago per capire cosa fosse quel trambusto e, incapace di credere a miei stessi occhi, (che vi giuro han sempre visto il vero), noto un movimento serpentino a pelo d’acqua. Si potrebbe pensare a grandi alligatori, peraltro inesistenti in queste zone, ma sarebbe stato un errore. Qualsiasi ipotesi sarebbe stata inverosimile, perché quelli erano uomini. No, definirli tali li scarica di quel terrore ancestrale che evocano. Una volta emersi, i loro corpi sembrano ammantati di posidonie nere e luccicanti, e l’acqua stessa pare provare attrazione per loro, tanto che li segue per un buon tratto, come un mantello fatto della loro stessa pelle. 

A poca distanza un uomo canuto si materializza dal niente. Dei miei occhi mi fido e la mia mente è fatta per comporre parole, non inganni. Dunque: i tre uomini s’avvistano a vicenda e l’aria si satura di quella tensione che preannuncia il temporale. L’uomo anziano grida qualcosa e gli altri si muovono rapidi e fluidi come bisce d’acqua, e in un batter di ciglia gli sono addosso. Sto per intervenire a salvare il vecchio, ma avendo visto quelle armi che sembravano fatte d’acqua cristallizzata, mi adopero per cercare a mia volta qualcosa per dar tenzone. Ma il destino è più lesto e i due uomini del lago nel frattempo hanno avuto la meglio lasciando il vecchio a terra. A quel punto, armato del coraggio che certo non mi manca, mi faccio avanti e, all’improvviso, un altro uomo piuttosto cencioso s’avvicina. 

Sto per colpirlo con un pugno quando vedo la sua espressione di terrore mentre fa saettare lo sguardo tra me e un grosso suino. Il povero anziano ci chiama e quando ci avviciniamo entrambe, ci chiede di portarlo all’interno del cerchio. All’inizio penso a un delirio che anticipa l’arrivo della Falce, ma poi lo vedo: solcato nella terra, rotondo e perfetto. Penso a un rituale di morte di qualche religione e di certo non rifiuto a quell’uomo il suo ultimo desiderio. Lo trasciniamo fin là, e mi stupisco della sua corporatura massiccia. Infine, mentre giace nella terra al centro del suo cerchio, l’uomo ci strige i polsi e blatera qualche parola sconosciuta. 

Ora, che io sia un mentitore proprio non si può dire, ma potreste pensarlo se vi dicessi che tutti e tre siamo come spariti per arrivare dove ci troviamo adesso. 

Di fianco a me il guardiano di porci, imbratta la carta in un modo osceno e mi osserva di sottecchi. Ora però la vescica chiama, continuerò più tardi questo mio racconto che ha dell’incredibile.

Serie: Levii-Hatan
  • Episodio 1: Porci e poesie 
  • Episodio 2: A sud-ovest di Kētos
  • Episodio 3: I Magistri
  • Episodio 4: Aquaria 
  • Episodio 5: Radici
  • Episodio 6: Portanza
  • Episodio 7: Neracciaio
  • Episodio 8: Fuga
  • Episodio 9: Caos
  • Episodio 10: Illusione
  • Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Narrativa

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    Discussioni

    1. Ho una domanda, alla quale non potrai rispondere perché in realtà è rivolta a me stesso: perché non avevo ancora letto questa serie!?
      L’incipit è a dir poco strepitoso. Non mi stanco di ripeterlo, io adoro i contrasti. Ma proprio tanto. E la dicotomia tra porcaro e poeta mi è proprio piaciuta, sei stata bravissima a creare i due narratori ed a tratteggiare lo stile.
      Proseguo!

      1. Grazie davvero Sergio, ho pensato che gli sventurati che si imbarcavano in questa lettura, ad una prima occhiata potevano pensare che scrivessi con i piedi (il povero Turi non è propriamente un dotto)? Sono felice che il capitolo sia riuscito

    2. Ciao Virginia, finalmente riesco a recuperare un po’ di letture. Sono felice che tu ti sia cimentata in una serie, come sempre riesci a sorprendere il lettore. Mi sono piaciute le diverse dimensioni dei protagonisti, lo slang e il sentirsi estranei uno del mondo dell’altro: giudicando, per ora, solo in base alle apparenze. Le premesse sono buone perchè i due imparino uno dall’altro: il porcaro si scoprirà, forse, un po’ poeta e il poeta porcaro 😀

      1. Ciao Micol,
        hai centrato il punto, ci sarà un scambio in futuro o almeno ci proveranno! Grazie per avermi letto

    3. Un bellissimo racconto, mi ha veramente stupito. Vedere una scena raccontata da due punti di vista così distante, tra l’altro li hai resi benissimo ingannando pure me, è molto divertente. Quasi ci si dimentica che stiamo assisitedo a uno scontro magico, che probabilmente avrà delle conseguenze, perchè rapiti dagli stili di narrazione.
      Bravissima-

      1. Grazie mille, era proprio quello l’intento, due punti di vista distanti e singolari ognuno a suo modo.
        Grazie per essere passato

    4. In un periodo del genere racconti come questi possono solo far bene. Mi hai strappato duemilamille sorrisi! Merito di uno stile che solo all’apparenza sembra facile gestire. Perché? Perché quando si “parla”, si narra in questo modo, bisogna essere coerenti con il linguaggio adottato… e tu lo se, eccome se lo sei! Bravissima, sinceri complimenti. Proseguo! 🙂

      1. Bravi hai centrato il punto, ci vuole anche un po’ di leggerezza in questo periodo, sono felice di averti fatto sorridere. Grazie mille del commento positivo ancora più apprezzato dato da un maestro del fantasy.

      1. Grazie Kenji! Alla prossima lettura

    5. Bello lo stile, frasi brevi alternate a frasi più lunghe danno un bell’effetto.
      In alcuni punti l’ho trovato non molto scorrevole, ma credo sia per lo slang utilizzato.
      Sono curioso!

      1. Molte grazie, ci vuole un po’ di leggerezza in questo periodo e sorridere fa bene. È si il linguaggio da porcaro è un po’ ostico?

    6. Cavolo se mi hai incuriosito…! Mi è anche piaciuto lo slang perché comunque è abbastanza chiaro, ho pure sorriso… Cosa si può volere di più? Brava Virginia!

      1. Grazie Ivan sempre il primo. Vediamo come proseguirà questo duo sgangherato! 🙂