L’inizio di un sogno

La piccola Josephine, quella sera, era davvero irrequieta: saltellava allegramente per tutta la camera, disturbando il povero fratello, intento a risolvere complicati calcoli matematici, maledette equazioni che, per uno studente di terza media, potevano diventare davvero una faticaccia. (Ma forse, molti converranno che la matematica è stato un po’ l’incubo dei loro pomeriggi. Senza fare di tutta l’erba un fascio, ovviamente.) Comunque, al culmine di tutti gli scherzi, le boccacce e colpi di cuscino subiti, Daniel si alzò furibondo. Accadde un bel parapiglia, con i due che fecero dei poveri cuscini armi con cui abbattersi a vicenda, e nonostante Daniel fosse irritato, il sorriso della sorella lo contagiò inevitabilmente. Forse anche troppo. La piccola Josephine aveva solo sette anni, ed era leggera come una piuma, e anche se Daniel non fosse un gigante, era pur sempre un ragazzetto di quasi tredici anni. La sollevò e la scaraventò sul letto, con irruenza. Ma il caso volle che, nel rimbalzo, la piccola dette una bella capocciata sul muro tinto di lillà, procurandosi pure un bel bernoccolo. Il sorriso di Daniel sparì del tutto nel vedere gli occhioni azzurri della sorella riempirsi di lacrime per il lancinante dolore. La strinse al petto, affettuosamente, e le baciò quella testolina dorata, tutta matta e dolorante. Non bastò. Josephine esplose in un inevitabile pianto, lacrime a dirotto e urla che rimbombarono per tutti i piani della casa. Daniel iniziò a temere il peggio. Per se stesso però. Quando udì i passi della madre risuonare per la scala a chiocciola, fatta di ferro, si andò a rintanare tra i suoi compiti di matematica. Amatissime equazioni. Quando la madre entrò in camera, trovò il volto pieno di lacrime della figlioletta, mentre il figlio teneva la mano sui suoi capelli castani, con lo sguardo rivolto al quaderno, scarabocchiando numeri a casaccio. Celare la colpa è la cosa più difficile da fare, specie se tua sorella punta il dito contro di te e dice, con la sua solita lagna:

«È stato lui! Mi ha fatto male qui»

La madre le vide la fronte. Un po’ arrossata, un bel bozzo che ben presto si annerirà, ma niente di grave.

«Gioia mia! Aspetta, adesso la mamma ti dà un bel bacio, e così passa tutto!»

Chissà perché, ma il bacio della mamma placa (quasi) ogni pianto, anche se però, ahimè, il dolore resta. Ma Daniel doveva ancora assaggiare l’ira funesta. Tutta contenuta in uno scappellotto d’antologia sul capo, una dolorosissima manata causata soprattutto dalla maledetta fede nuziale posta sull’anulare della madre. Daniel sbatté la fronte sul suo quaderno.

«È inutile che fai finta di fare i compiti! Chiedi subito scusa a tua sorella!»

«Ma…»

«Niente ma! Fai come ti dico! Altrimenti…»

La fatidica mano si stava nuovamente per posare pesantemente sulla testa di Daniel, e lo sguardo fulminante della madre non assicurava certo caramelle e cioccolatini. Al ragazzo non rimase altro che arrendersi, e chiedere scusa. La sorella, ancora col moccio al naso, lo fissò accigliata, ma poi fece un sorriso da furbetta.

«Mi racconti una storia?»

«No, devo finire i miei compiti e…»

«Uff…»

Una nuova valle di lacrime era in arrivo. La madre, per evitare ciò, chiuse il quaderno del figlio.

«Raccontale una favola. Ne hai lette così tante! Tanto non ci capisci niente di matematica, ci penserai dopo. Io devo andare a cucinare, sono già le sette e tuo padre non arriverà tardi stasera. Quando sarà pronto, vi chiamerò. Per adesso, fate i bravi. Non fatemi risalire, mi raccomando!»

E nel dirlo, fulminò ancora il povero Daniel. Questi però colse la palla al balzo. Non capita spesso che un genitore ti dica di mettere da parte i compiti, e senza pensarci due volte, si accomodò sul suo letto, e la sorella si coricò sul suo. La famiglia era povera, e il massimo che poterono permettersi fu una stanzina per entrambi. Ma non importava. L’affetto compensava la mancanza di denaro anche se, con quello, le bollette non le paghi mica. Purtroppo. Gli occhi di Josephine erano già cariche di sogni e fantasia, mentre Daniel stette con lo sguardo per aria, pensieroso, finché non schioccò le dita, come se illuminato da chissà cosa.

«Lo sai che i sogni esistono davvero?»

La piccola si alzò di scatto, piena di eccitazione.

«I sogni!? Quelli che, ogni tanto, faccio quando dormo?»

Il fratello annuì. Si avvicinò al letto della sorella e si accomodò ai piedi di esso, chiuse gli occhi e, quasi sussurrando, disse:

«I sogni esistono. Sono in un mondo lontano lontano da qui, una terra meravigliosa, piena di magia e di mostri!»

La sorella, però, incrociò le braccia, corrucciata.

«Mi prendi in giro! I sogni li faccio la notte, sul mio letto!»

Il fratello fece spallucce.

«E allora? Sei sicura di sognare sul tuo letto?»

«Io mi sveglio sempre sotto le coperte! Tu sei tutto scemo!»

Il fratello, a quel punto, la guardò con occhi seri e lo sguardo truce.

«Sei sicura? Quando dormi, sei sicura di sognare coricata sul tuo letto?»

Josephine scostò lo sguardo da quegli occhi.

«Smettila scemo! Mi fai paura!»

«Non quanto gli incubi… quelli si che fanno paura!»

La piccola stava per perdere la pazienza.

«Mi racconti la favola o no?»

Occhi ancora carichi di lacrime.

«Sei proprio una rompiscatole! Va bene, allora, da dove inizio?»

Il giovane iniziò a raccontare. Disse che non tutti possono andare nel mondo dei sogni. Una notte, però, una donna riuscì a farlo, ritrovandosi in una grotta enorme, con una cascata da cui fluiva acqua e polvere di diamante, che brillava di luce propria. Coi suoi rivoli illuminava un piccolo lago, dove mille colori si riflettevano tra le pareti di quel luogo sotterraneo. La donna, dopo un momento di smarrimento, si avvicinò alle acque del lago. Erano limpide e popolate da pesci arcobaleno, anche se la loro forma ricordava quello di un lungo e affilato coltello. Ma sembravano ignorare le bianchissime vesti, e le nere trecce, di quella donna dal volto pallido, e fine, come la più preziosa delle porcellane. Si avvicinò alla cascata, fluente e lucente come mai altra cosa ammirata, e alzando lo sguardo, intravide una via d’uscita. Molto alta, a dir il vero, ma il richiamo della luminosa Luna divenne più forte, ancor più avvolgente. Le acque sembravano sussurrare parole mai udite. In quel momento, qualcosa accadde. Le rocce iniziarono a tremare, sassi taglienti scivolarono giù dalle alte pareti con fare minaccioso, e la povera donna si sentì inesorabilmente in trappola. Nell’attimo in cui un lungo e affilato stalattite la stava per colpire, un ombra luminescente la trasse in salvo, portandola con sé fuori da quell’inferno di massi cadenti. Quando riaprì gli occhi, la donna si ritrovò in cielo, in groppa ad una strana bestia. Aveva un nero e folto pelo, morbido e soffice, tanto da potersi perdere in un sonno profondo, per non svegliarsi mai più. Sembrava proprio un gatto, o comunque un felino, ma galoppava tra nuvole grigie con chissà quale magia, visto che di ali non ne possedeva. Non era molto grande, ma sufficiente per ospitare almeno due passeggeri. Non senza stupore, sentì che la schiena era appoggiata a qualcosa di raggelante, eppure il cuore le si scaldò, stranamente. Si voltò, e vide un tizio in armatura, con un elmo fiammeggiante, che fumava silenzioso una fine sigaretta. Ma dietro di loro, lanciata all’inseguimento, vi era un’altra creatura, una belva mostruosa. Sembrava il corpo di una donna, almeno nella parte superiore, ma il resto aveva le sembianze di un drago con scaglie blu e verdi. In mano reggeva una grossa alabarda. La donna non fiatò, tutto era così folle e assurdo, e quando quella belva si avvicinò pericolosamente al micio volante, lo ferì con la sua arma. I tre caddero rovinosamente, ma il tizio in armatura, con grande tranquillità, disse:

«Non temere. Finché ci sarò io, nessuno ti torcerà un capello… il tuo nome!?»

La donna, ancora scioccata per lo schianto, attutito dalle zampe del felino ferito, rispose con un filo di voce.

«Regina…»

«Oh, Regina… Io sono Lundlum, cacciatore di Escalion, divoratori di sogni, e quello, mia cara, è un grosso problema…»

Regina capì poco di quel che aveva udito. Si limitò a rannicchiarsi accanto a quel gatto che si leccava la ferita. Lundlum si lanciò senza armi contro l’avversario, che sputava fiamme oscure dalla sua rossa bocca di donna. Il cacciatore scansò ogni pericolo con agilità, e quando fu vicino, fece un gran balzo, arrivò all’altezza del ventre, e proprio quando stava per sferrare un pugno poderoso, la fiamma dell’elmo raggiunse il massimo splendore. Ma il nemico lo colpì con l’alabarda ai fianchi scoperti, scagliandolo contro una roccia vicina. La fine sembrava prossima per il cacciatore, quando il bianco cristallo del ciondolo di Regina, penzolante al petto, si illuminò di una luce intensa,  ancora più forte della fiamma di Lundlum, accecando la creatura. Essa lasciò la battaglia, e il cacciatore, con Regina e il gatto ferito, ripresero il volo, seppur faticosamente.

«E poi?» chiese la bimba, incuriosita.

«Finora ho letto questo… Ma forse, presto, la leggeremo insieme. La storia si chiama “Cronache di una sognatrice”…»

In quel momento, la madre li chiamò. La cena era pronta, ma lo sguardo sognante di Josephine voleva saperne ancora. Chissà…

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Commenti

  1. faby fabiana

    Inizio un po’ lento che si è ripreso con il racconto sui sogni. Ho letto altri commenti quindi ho capito che serviva un intro per la vera storia che già trovo avvincente. Sono curiosa di leggerne lo sviluppo. È la seconda serie a cui mi avvicino da te creata e le adoro!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio anche per il commento de “Oltre i confini della realtà”, in effetti questo è più lento, ero persino incerto se pubblicarlo, ma mi serviva un apripista!! Ti ringrazio ancora di cuore!!

  2. Giuseppe Gallato

    Un Tony alle prese con i sogni! Allora mi vuoi proprio ricordare i nostri bei vecchi tempi, eh? Ti informo che sono ancora un accanitissimo studioso del mondo onirico, dei sogni in tutte le sue splendide manifestazioni. Quindi questa serie mi incuriosisce tantissimo! La chiusura la trovo ottima, stimola la curiosità, invoglia a volerne sapere di più. Per cui… a quando il prossimo episodio? 🙂

    1. Antonino Trovato Post author

      Eh amico mio, spero presto, è tutto in cantiere… per me il Sogno ha vita propria, una vita fantasiosa, in cui gli incubi sono una parte fondamentale… la mia speranza è trasmettere proprio questo… incrocio le dita…😋!

  3. Annalisa Santini

    Voglio assolutamente conoscere il seguito della storia! Per ora, hai sviluppato un buon incipit anche se, personalmente, trovo la prima parte (prima del racconto di Daniel) un po’ lenta, ma non sapendo se sarà fondamentale o meno per lo sviluppo completo della serie non mi esprimo più di tanto. Hai una buona idea, ti auguro di svilupparla al meglio!

    1. Antonino Trovato Post author

      Ciao Annalisa, e grazie per aver letto! Beh, mettiamola in questo modo: diciamo che mi serviva un piccolo trampolino con cui tuffarmi, ma no, la prima parte non è un pezzo fondamentale della storia… Almeno non adesso…

  4. Isabella Sguazzardi

    Ciao Antonino,
    racconto molto intenso e scorrevole, letto tutto d’un fiato. L’idea detto sogni è molto interessante e ti parlo perché io li ricordo quasi tutti e quando sono brutti è un brutto risveglio. Aspetto il seguito 😀

  5. Dario Pezzotti

    Ciao Antonino, anch’io voglio saperne di più! Adoro i mondi da sogno (forse più da incubo, ma questo è un altro discorso…ahahahah), i viaggi onirici. Per quanto riguarda la forma, forse limiterei l’uso degli avverbi, croce e delizia di chi scrive. Se questo è l’episodio zero, non vedo l’ora di leggere l’episodio uno.

    1. Antonino Trovato Post author

      Ti ringrazio Dario, anche per il consiglio, anche se non è semplice tenere a bada sti avverbi! Sui sogni, mi sa che forse saranno incubi…

  6. Antonino Trovato Post author

    Cara Micol, qualcosa sbucherà fuori dal mio cervello bacato😁, questo per me non è un semplice progetto, è una vera ossessione, e voglio che sia perfetto, almeno ai miei occhi, ed io sono moooolto esigente con me stesso. Diciamo che questo è un episodio zero… piccolo spoiler, la protagonista non sarà Regina, anche se lei, in un certo senso, ci sarà… al prossimo sogno…

  7. Micol Fusca

    Ciao Antonino. Sono dello stesso parere di Josephine: voglio saperne ancora. Questo mondo dei sogni mi affascina parecchio, per non parlare dei cristalli scintillanti e le feline cavalcature. Aspetto il seguito!