L’interrogatorio

Serie: Cuore Nero

Daniel Neri alternava lo sguardo fra la strada davanti a lui e lo specchietto retrovisore. Gli agenti Moore e Dole, all’interno della volante, lo seguivano diligentemente. Neri riusciva anche a scorgere Carlson, seduto al centro dei sedili posteriori con lo sguardo basso.

“Che storia, eh Pat?” Disse fermandosi a un semaforo rosso.

Guilliman era ipnotizzato dall’attrito gommoso dei tergicristallo. 

Rivedeva gli occhi senza vita sul volto pallido di Lucas Dawson… 

“Pat, ehi?” 

…lo schiocco della sua mandibola che ricadeva penzolante…

“Terra-chiama-Guilliman, rispondi, passo” disse Neri sghignazzando.

“Sai, potresti fare il comico in caso la carriera nella polizia non vada in porto” rispose Guilliman senza voltarsi.

“A cosa pensavi principessa?”

“Al fatto di aver sottoposto al fermo un uomo, immediatamente prima di trasportare in centrale un reo-confesso”.

“Già”. La luce verde del semaforo si accese e Neri ripartì.

“Senti Patrick…”

“Dan…” Guilliman lo anticipò “Se è per quello che hai visto in quello scantinato, sto bene”.

“Mi prendi in giro!? Sei andato praticamente in blocco. Cosa ti è successo?”

Guilliman esitò per un istante. Quella scena continuava a ripetersi davanti a lui.

“Ho visto il cadavere di Lucas Dawson alzare la testa e sorridermi” evitò i dettagli della mandibola.

“Cristo Pat” Neri imprecò. Era preoccupato. Sapeva che Guilliman era solito avere incubi notturni, ma questo era troppo. Sebbene il suo mentore possedesse una mente straordinaria, non era necessariamente meno vulnerabile ai disturbi legati a questo genere di cose. Lui stesso era a conoscenza di situazioni in cui diverse persone, sprofondate nei meandri della propria mente, non ne erano più riemerse. 

“La dottoressa lo sa?” Si limitò a chiedere.

“Più o meno. Dice che è il prezzo da pagare per chi ha una mente come la mia”.

“Ovvero?”

“Il nostro cervello assorbe tutto ciò che ci circonda, come una spugna. Poi lo ripropone contaminato con quanto ha già nella sua memoria. Così si generano suggestioni, fobie, incubi. Il problema è che la mia mente assorbe più informazioni del normale. Perciò, se mi trovo in uno scantinato buio e con un cadavere ridotto in quello stato…”

“Non devi sottovalutare tutta questa storia” disse Neri. “Rischi di restarci secco prima o poi”.

“Lo so”.

La macchina si infilò nel parcheggio sotterraneo del dipartimento, seguito dalla volante.

Mentre salivano in ascensore, Guilliman osservò il professor Carlson. Era visibilmente agitato e muoveva continuamente le mani, bloccate dalle manette.

Il dipartimento era in piena attività. 

Un ampio locale zeppo di scrivanie, computer ronzanti e telefoni che squillavano senza sosta. Nell’aria aleggiava un forte odore di cibo fritto e di sigarette spente di fretta, che emanavano ancora tenui aloni di fumo da posacenere zeppi di mozziconi. 

Moore e Dole, scortarono il professore verso un lungo bancone, dove altri due agenti erano intenti a compilare moduli e rispondere al centralino.

I due Detective si fecero strada verso le loro scrivanie. 

Guilliman sedette alla sua postazione, gettando pistola e distintivo in un cassetto. Osservò da lì mentre prendevano le impronte di Carlson e le sue generalità.

“Guilliman, Neri!” Una voce imperiosa uscì da una stanza più piccola alle loro spalle. Un uomo in abiti eleganti fece cenno loro di avvicinarsi. 

Quando i due detective entrarono nella stanza videro il Capitano John Vanhoer, con una faccia da fine giornata, anche se era da poco passato mezzogiorno. Mentre si rimetteva seduto, Vanhoer accennò ad una smorfia avvertendo l’addome premere decisamente contro la cintura dei pantaloni. Quella sensazione lo costringeva, ogni volta, a spostare lo sguardo verso una sua foto appesa alla parete, che lo ritraeva ai tempi del college in tenuta da football. A detta di sua, era stato una brillante promessa dello sport a quell’età, prima che un violento infortunio alle ginocchia segnasse la fine della sua carriera, togliendogli la divisa da quarterback, per consegnargli anni dopo quella da poliziotto.Quella foto era l’unico ricordo che restava di una splendida forma fisica. Guilliman aveva assistito a quella scena innumerevoli volte e avvertiva i pensieri malinconici del Capitano. 

“Uno di voi due può spiegarmi cosa sta succedendo?” Esordí Vanhoer.

“Una brutta situazione, Capitano” disse Neri.

“Grazie Dan, fin lì c’ero arrivato” ribatté il Capitano, “Perché avete portato qui un custode della scuola?

“Non abbiamo molto su cui lavorare, al momento il Signor August Bell e’ l’unico indiziato. Abbiamo trovato della cocaina, nello zaino di Lucas Dawson e il custode ha un passato nel traffico di droga”.

“E afferma di essersi addormentato durante il turno di notte” aggiunse Daniel Neri.

“La scientifica è già al lavoro?”

“Hanno portato tutto in laboratorio” disse Guilliman “Non resta che aspettare i risultati dei test sulla scena e sul cadavere”.

“E lui chi è?” Chiese il Capitano indicano alle loro spalle, in direzione del bancone all’ingresso.

“Uno dei professori. Ha confessato l’omicidio di Dawson”

“Cosa!?”

“Era questo che intendevo per brutta situazione” rispose Neri.

“Cristo Santo…” Vanhoer scosse la testa in segno di disapprovazione “Che cosa abbiamo su di lui?”

“È pulito. Nessun reato, neanche una multa” rispose Guilliman. “Con gli esiti dei test speriamo di capire se sia in qualche modo riconducibile all’omicidio”.

“Beh metteteli entrambi sotto torchio! Se e’ vera solo la metà di quello che avete trovato in quello scantinato, abbiamo a che fare con un mostro”.

“Sissignore” rispose Guilliman, mimando il saluto militare.

“Potete andare” disse Vanhoer. 

“Allora come procediamo?” Domandò Neri, non appena tornarono alle scrivanie. 

“I primi risultati arriveranno nel pomeriggio” rispose Guilliman “Per cui hai l’opportunità di andarmi a prendere un caffè”.

“E che diamine di opportunità sarebbe?” Domandò stizzito Neri.

“L’opportunità di prenderne uno anche tu” rispose prontamente Guilliman con un sorriso volutamente esagerato, che lui definiva ‘da primo piano televisivo’. “E vedi di muoverti. Dobbiamo interrogare Carlson”.

“Bah!” esclamò Neri “E poi sarei io il comico”.

La stanza degli interrogatori si trovava alla fine di un breve corridoio, concepita per distanziarsi dall’open space del dipartimento. 

Quando Guilliman e Neri entrarono, trovarono il professor Carlson seduto al tavolo di metallo, mentre osservava la sua immagine riflessa nel grande specchio alla sua sinistra.

“Dalla stanza accanto si può vedere cosa accade qui dentro” disse Guilliman, mentre sedevano davanti a lui, “Nel caso se lo stesse domandando”.

“Immaginavo…” si limitò a rispondere Carlson.

Non c’erano finestre e l’aeratore sulla parete era l’unica fonte di ossigeno. Quel tenue sibilo che si univa al basso ronzio della luce al neon sul soffitto, creava un sottofondo claustrofobico.

“Scusi per l’attesa professore”

“Nessun problema”.

“Quelle non sono necessarie” disse Guilliman rivolto a Neri, il quale liberò i polsi del professore. 

“Dunque Robert, posso chiamarla Robert?”, domandò  Guilliman. 

Carlson annuì. 

“Robert, secondo le nostre…”

“Avete già i risultati sul rilevamento delle mie impronte?” Intervenne Carlson.

I due poliziotti si scambiarono uno sguardo incredulo. Poi Guilliman riprese a parlare.

“Non ancora, ma…”

“Speravo foste più veloci” intervenne impaziente Carlson.

“Professore dove vuole arrivare?” disse Guilliman tentando di soffocare il nervosismo.

“Detective” Carlson esitò per un attimo prima di riprendere a parlare, “E’ necessario che io vi racconti una storia. Potrà sembrarvi assurdo, ma se volete risolvere questa faccenda dovrete ascoltarmi”.

“Beh, siamo qui appunto per questo” disse Guilliman lasciandosi andare sullo schienale della sedia e incrociando le braccia.

“Inoltre voglio la sua parola che se dimostrerò di essere il colpevole, voi mi arresterete. Chiaro?”.

“Robert, se lei è colpevole la sbatterò in cella per il resto dei suoi giorni” rispose Guilliman, “E per il resto dei suoi giorni…” aggiunse poi, sporgendosi in avanti verso Carlson “…intendo fino a quando non la friggeranno su quella fottuta sedia elettrica”.

“D’accordo” disse Carlson deglutendo “Potrei avere un po’ d’acqua per favore?”.

“Ma certo” Guilliman fece un cenno verso il grande specchio alla sua destra e un minuto dopo, un agente fece l’ingresso porgendo un bicchiere d’acqua al professore.

“Dunque…” disse Carlson sorseggiando l’acqua “Ero poco più che un bambino quando accadde la prima volta. Per via del mio carattere introverso ero diventato il passatempo dei bulli della scuola. Ragazzini poco più grandi di me. Per anni mi sono chiesto se la violenza fosse l’unica reazione che le persone manifestano, davanti a chi considerano diverso” Carlson si interruppe per bere un sorso d’acqua.

“Quel pomeriggio fu l’inizio di tutto. Stavo tornando a casa dopo le lezioni. Credo fossero circa le due e un quarto. Tre ragazzi si avvicinarono. Iniziarono a insultarmi e a spingermi. Io pensai di scappare ma casa mia era a tre isolati. Non ce l’avrei fatta di certo. Uno di loro mi diede un pugno nello stomaco. Sentii le gambe cedere e mi accasciai a terra senza fiato. Allora presero a darmi calci e pugni senza sosta. Io ero paralizzato, chiuso su me stesso cercando di proteggermi, ma quelli non demordevano. Ero certo che mi avrebbero ammazzato botte” Carlson abbassò lo sguardo “Poi accadde qualcosa. Sentii nascere dentro di me una forza indescrivibile. Fu in quel momento che nacque Alex”.

“Alex?” Chiese Guilliman.

“Si, Alex. Lui si rialzò da terra e iniziò a picchiare quei ragazzi così forte da farli sanguinare. Quei poveretti scapparono come meglio poterono in preda alla paura e inseguiti dagli insulti di Alex. Poi quando fui di nuovo fuori pericolo, se ne andò come era arrivato e io ricordo di essere rimasto a fissare il punto lontano dove i teppisti erano scomparsi fuggendo. Finché non ripresi il tragitto verso casa”.

“Robert…” Disse Guilliman “Chi è Alex?”.

“È questa la cosa assurda” rispose Carlson. 

“Alex vive dentro di me”.

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 4: Il professor Robert Carlson
  • Episodio 5: L’interrogatorio
  • Episodio 6: Il Carlson-dentro-lo-specchio
  • Episodio 7: Analisi
  • Episodio 8: Non c’è altra scelta
  • Episodio 9: Un’ottima idea
  • Episodio 10: La scena del crimine
  • Episodio 11: Lui è qui
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