Lo specchio senza riflesso

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle

   “Non avere paura, andrà tutto bene.” ripeteva Ombra.

    Jordan sentiva la voce del suo lato oscuro chiaramente nel suo cervello, era un effetto strano, poco comprensibile, a tratti inspiegabile, come se si potesse provare nello stesso tempo piacere e fastidio. Il detective era turbato da quella entità dentro di sé, a tratti scomoda ma irrimediabilmente giusta, era nel posto che le competeva e soprattutto era la guida di cui aveva bisogno. Jordan non lo avrebbe mai ammesso apertamente ma da diversi secondi Ombra faceva parte di lui e avvertiva i sentimenti del detective, ciò la rendeva felice, ammesso e concesso che lei abbia mai avuto una vaga idea di cosa fosse la felicità; quella eterogeneità era la migliore cosa che fosse successa a entrambi nel recente presente, entrambi, se pur con due voci interiori ben distinte e separate, ripetevano a sé stessi di stare bene, di sentirsi mutati, rigenerati.

    “Respira profondo. Concentrati.”

    «Come faccio a concentrarmi con te che parli?» sbottò Jordan mentre cadeva in picchiata e il vento si infrangeva sul suo volto.

    Jordan stringeva gli occhi con la speranza di riuscire a identificare un aggancio o uno spiraglio di salvezza, l’aria e la velocità di discesa rendevano il tutto estremamente difficile.

    Jordan e Ombra cadevano inesorabilmente e inermi.

    Qualcosa sfrecciò vicino il detective e lo sfiorò dando vita a una serie di capriole sconnesse.

    “Rimettiti dritto.” diceva la voce di Ombra nella mente di Jordan.

    Il detective non rispose e tra una giravolta e l’altra vide qualcosa avvicinarsi sullo sfondo nero-rubino del cielo, l’impatto fu anticipato da un verso minaccioso, Jordan riconobbe quel suono, era uno degli uccelli sputabolle. Jordan afferrò il volatile per i collo e con un colpo di reni riuscì a salire in groppa.

    “Ben fatto!” esclamò Ombra.

    Jordan continuava a ignorare il suo lato oscuro, afferrò saldamente con le mani un ciuffo di peli, che formavano una sorta di corona bianca intorno al collo dell’uccello. Il volatile iniziò a volteggiare su sé stesso sbattendo le li all’impazzata nella speranza di scrollarsi da dosso l’indesiderato ospite. Jordan, come un parassita, si stringeva sempre più all’uccello fino a sentire il calore della sua carne. Il detective chiuse gli occhi, con i pugni ben saldi e le ginocchia serrate intorno al collo, mentre il volatile si fiondò in picchiata.

    Ombra sporse la testa oltre la spalla di Jordan e identificò la meta finale del volo in una colonna di fumo proveniente dall’unica montagna dell’isola di sapone che altro non era che un vulcano.

    “Apri gli occhi Jordan.” sussurrò Ombra come se non volesse farsi sentire dall’uccello.

    Jordan provò a ripararsi dal vento rifugiandosi dietro il piumaggio del volatile. Quando si rese conto di quello che stava per accadere imprecò contro gli dèi del suo mondo.

    L’uccello si avvicinava sempre di più alla colonna di fumo e vi passò in mezzo; Jordan provò a tappare le narici ma non riuscì a evitare di inalarli. Il detective iniziò a tossire e chiuse nuovamente gli occhi che bruciavano fortemente.

    Il volatile iniziò a volteggiare intorno al fumo scendendo rapidamente verso il centro del vulcano. Il caldo aumentava a dismisura e le gocce di sudore imperlavano la fronte di Jordan. Mancavano una decina di metri all’impatto con la lava e l’uccello si capovolse scrollando prepotentemente le spalle e le ali con la speranza di disarcionare Jordan.

    Il detective perse momentaneamente l’equilibrio e si ritrovò a penzoloni sulla lava tenendosi forte alle piume del volatile che lanciò un urlo di sofferenza provocato dal peso dell’uomo. Il volteggio continuò per diversi minuti e Jordan, con gli occhi semi chiusi a causa del bruciore provocato dal fumo e completamente sudato per via dell’ingente quantità di calore emanata dall’incandescente linfa vitale del vulcano, non mollava la presa di un millimetro.

    L’uccello decise di tentare ancora una volta, iniziò a riprendere quota nonostante fosse stremato anch’esso, uscì dal cratere e restò sospeso in aria per qualche secondo.

    Ombra, sporgendo sempre la testa oltre la spalla di Jordan, identificò una via di uscita.

    “Jordan, preparati a saltare. Quando te lo dirò io molla la presa.”

    «Cosa ti passa per la testa? Hai una vaga idea di quanto siamo in alto?»

    “Non discutere con me! Fallo e basta.”

    Il volatile riprese la picchiata, in pochi secondi era a ridosso del cratere.

    “Molla la presa!” intimò Ombra mentre un’essenza oscura usciva dal corpo di Jordan avvolgendolo come un involucro.

    Il detective lasciò la presa e iniziò a precipitare nel vuoto ignaro di cosa avesse architettato il suo lato oscuro, gli occhi bruciavano ancora e la vista non era di certo il suo miglior senso in quel momento. Il bozzolo di lato oscuro che avvolgeva Jordan colpì violentemente una parete del vulcano e iniziò a ruzzolare prendendo sempre più velocità.

    Ombra provava a diramare filamenti oscuri cercando di aggrapparsi a ogni appiglio possibile ma scendevano talmente rapidamente che tutti i tentativi si mostrarono vani. La parete del vulcano era scostante e spigolosa, l’involucro proteggeva Jordan ma allo stesso tempo era incontrollabile, una piccola sporgenza fece balzare Jordan e Ombra, non c’era più attrito con la superficie lavica e i due finirono dritti dentro una crepa cavernosa.

    Il lato oscuro tornò al suo posto, all’interno di Jordan, mentre il detective cercava di riacquistare la vista sfregandosi gli occhi. Intorno a loro era tutto nero, solo un filo di luce rossastra entrava attraverso l’insenatura dalla quale erano caduti in quella caverna.

    Jordan riacquistava gradualmente la vista. Ombra stava in silenzio.

    «Ottimo! E adesso dove siamo finiti?»

    “Lo sapevo.” sbuffò Ombra

    «Sapevi cosa?»

    “Che ti saresti arrabbiato.”

    «Ma certo, siamo finiti chissà dove e chissà come potremo uscire.»

    “Stai calmo. Adesso sistemiamo tutto.” rispose Ombra con voce pacata.

    «Come faccio a stare calmo! Non dirmi cosa fare!» urlò Jordan colpendo la parete.

    Un tonfo accompagnò il dolore che Jordan sentì alle nocche. Si guardò intorno e non riuscì a vedere nulla finché non calpestò qualcosa involontariamente. Il pavimento della caverna sembrò assumere forma liquida e si colorò di azzurro. Il detective si abbassò per esaminare quella porzione di grotta e aiutato dalla fioca luce rubino notò una cornice appoggiata al pavimento, la sollevò e l’appoggiò alla parete rocciosa.

    «Sembrerebbe uno specchio.»

    “Ne ha tutta l’aria.” asserì Ombra.

    Jordan spazientito ci si posizionò davanti ma non vide il suo riflesso né quello di Ombra, decise dunque di ispezionarlo meglio con le mani e quando entrò in contatto con la superficie vitrea questa iniziò a muoversi come se fosse uno specchio fluido e a lanciare piccoli bagliori azzurri.

    Jordan infilò un dito per poi ritirarlo subito fuori.

    “Non credo che sia una buona idea.” disse Ombra

    «È un portale! Magari ci porta dalla fata.»

    “No aspetta! Non lo fa…”

    Jordan non fece finire la frase a Ombra che era già stato risucchiato dal portale.

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle
  • Episodio 1: Tristezza
  • Episodio 2: Intuizione
  • Episodio 3: Il De Orchibus
  • Episodio 4: L’isola di sapone
  • Episodio 5: Lo specchio senza riflesso
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    Commenti

    1. Isabella Sguazzardi

      Ciao Eliseo,
      accattivante questo dualismo del tuo personaggio… “Ombra sporse la testa oltre la spalla di Jordan…” Entra per consigliarlo ed esce per proteggerlo. Veramente coinvolgente 😊