Lo spettro dell’oblio


Kyle, sono qui…
È la voce di un sogno tormentato, di un’esistenza discordante, di un trascorso colmo di luce e oscurità che lo seguirà senza reticenze sino alla fine del tempo. Quasi riconosce quelle parole, che giungono da lontano. Lo spingono a destarsi, ad alzarsi e a camminare ancora una volta, forse l’ultima. È arrivato il momento di tornare a casa, in quella dimora colma di specchi senza volto e quadri privi d’anima che elogiano paura e indecisione.
Kyle, puoi farcela…
Si sente in balia di quel richiamo, di quel vortice di emozioni che a ogni passo pervade la sua mente. Deve tornare, anche se lacerato da quella folgore di rinascita, incerta e improvvisa, che annichilisce le sue certezze e rinnova eternamente le sue memorie.
Kyle, ti prego…
Il cielo non lo abbandona mai e riversa le sue lacrime sull’asfalto, freddo come i legami delle sue reminiscenze. Volge lo sguardo in alto, catturato dai fulmini che nella notte si rincorrono nella sua anima. Vorrebbe lasciarsi abbandonare, ma la voce è forte e reclama la sua essenza. È una melodia che invoca e attende, che si diffonde nella sua anima. Così le sue gambe stanche avanzano, solo all’apparenza senza discernimento.
Kyle, dove sei…
Non sa con esattezza quanto tempo sia trascorso, quanto abbia viaggiato attraverso quella terra desolata, ma ricorda quel dolciastro e ineffabile sapore invernale: il freddo e umido crepuscolo dell’otto febbraio.
Kyle, torna…
Finalmente è arrivato a casa, dove le sue memorie più recondite sono sepolte. Quella dimora, immersa in un anonimo scenario di alberi nudi ammantati di polvere che tingono una tela indistinta, è la fine eterna del suo viaggio.
Kyle, non andare…
Attraversa il viale, un tratto che serpeggia tra gli eoni del tempo, fino a giungere alla porta.
Entra. Le note del “Chiaro di Luna” di Beethoven risuonano sommesse in quel buio.
Sbatte le palpebre, sforzandosi di vedere. Pian piano riesce a mettere a fuoco le pareti.
Stessa stanza, stessa oscurità, stessa ragione.
Con il cuore in gola avanza e, incerto, si ferma davanti allo specchio. L’immagine riflessa è avvizzita; i suoi ricordi, antichi e solenni quanto quell’incubo, lo hanno smarrito e reso cieco al mondo esterno.
Kyle, parlami…
«Che cosa vuoi ottenere dalla morte?» il riflesso, inghiottito tra le pieghe del tempo, prende vita.
Lui resta in silenzio per un tempo indefinito. Poi alza lo sguardo e incontra gli occhi vitrei di quel se stesso che stenta a riconoscere. «Io… voglio vivere.»
«Sai di non essere pronto.»
«Quando lo sarò?»
«Per quanto io guardi lontano, non riesco a percepire la tua esistenza.»
«Cosa vedi?»
«Una melodia che diffonde nell’anima essenza e passioni, un’eternità di dolore che grida speranza, una donna nel cuore che invoca e attende. Ciò che vedo è ciò che è stato e ciò che sempre sarà.»
Un silenzio irreale si propaga nell’aria, contamina la ragione e inquina i sensi.
«Quando comprenderò le tue parole?»
«Quando comprenderai le tue.»
«Qual è allora il senso della mia esistenza?»
«La tua mente ha già preso una decisione, ma non si è ancora degnata di rivelarmela.»
«Sono vita o morte? Cosa sono?»
«Torna un’altra notte. Torna quando capirai che in questo tempo senza tempo luce e tenebra sono la stessa cosa, vita e morte indissolubilmente legate.»
Si sente sprofondare in un baratro d’angoscia. «E poi?»
«Se avrai coraggio, prenderai la tua decisione» conclude il riflesso, prima di svanire come un’ombra indistinta attraverso quello specchio di memorie infrante.
Infine, la poca luce cessò di esistere e tutto si eclissò nel nulla.
Lo spettro dell’oblio ritornava.

Claire scostò la tenda della finestra, il sole del mattino le accarezzava gli zigomi e metteva in risalto i riflessi dorati dei suoi capelli. Si sedette accanto al letto e strinse la mano di Kyle. L’uomo giaceva sospeso tra la vita e la morte, intrappolato in un limbo eterno di ricordi incostanti, un incubo che lo perseguitava senza mai avere fine.
Vagava nei dolorosi ricordi di quella notte dell’otto febbraio… quando il pianoforte, che fino a un attimo prima si era lasciato vincere dalla sua passione, aveva emesso un improvviso suono dissonante; quando le note del Notturno di Beethoven abbandonarono il Do diesis minore e caddero insieme a lui nell’oblio; quando il suo cuore aveva deciso di fermarsi e tuffare la sua esistenza nel vuoto sconfinato.
Da quel momento continuava a risvegliarsi di colpo, smarrito sul ciglio di una strada bagnata di ricordi insanguinati. E lì, come un errante senz’anima, vagava senza cognizione. Ricordava solo il giorno e la sua destinazione: giungere, in quel freddo ed eterno otto febbraio, alla dimora delle sue memorie sepolte.
Ma tra passi incerti e coscienza discosta, una voce non mancava mai di illuminare il suo lungo e arduo cammino. Una voce sempre pronta a indicargli la vita e a ricordargli che la speranza è una sinfonia che non cessa mai di esistere.
Claire accarezzò lentamente la fronte dell’uomo. Poi invocò il suo nome, quasi come fosse un perpetuo rito sacro che nel risveglio di suo marito avrebbe raggiunto il compimento.
«Kyle, sono qui…»

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Discussioni

  1. Ogni tanto faccio un salto anche nei racconti singoli, tra una serie e l’altra, e oggi son capitato qua. Molto bello questo racconto, mi piace il colpo di scena dell’ultimo paragrafo, che apre gli occhi del lettore (almeno quelli, povero Kyle). La prima parte ha un qualcosa di onirico, di indefinito. Visualizzando la scena mentre leggevo, istintivamente i bordi dell’immagine mi venivano sfocati. Come a guardare un quadro volutamente incompleto, che non si rivela per intero. Bello, mi è piaciuto.

    1. Ciao Sergio. Ti ringrazio per averlo letto e, soprattutto, interiorizzato. L’onirismo è una delle componenti che mi ha sempre affascinato, non a caso nei miei scritti spesso e volentieri tratto alcuni aspetti legati a questo mondo… come la memoria, i viaggi introspettivi, i sogni vissuti con cognizione o meno. 🙂

  2. Avevo l’impressione di leggere una poesia ed in questo caso si può parlare tranquillamente di prosa poetica.
    Complimenti.

  3. Scrittura magistrale, ma non voglio dare altri giudizi, voglio prima leggere altre tue storie. Comunque si nota subito che sei un “mago della penna”. Bravo.

    1. Troppo buono, collega! 🙂 Con molto piacere, ti ringrazio per l’attenzione. 🙂

    1. Già, ha detto bene. Quanti Kyle…
      Ti ringrazio per aver letto e per aver apprezzato il librick. ?

  4. Che dire, Giuseppe! Il tema del “ritorno” mi è molto caro e tu, in questo racconto, riesci a esprimerlo alla perfezione. Che musicalità hanno le parole! Che splendida Opera!

    1. Ciao Dario e grazieeeeee! Contentissimo che sia stato di tuo gradimento! 🙂

  5. Davvero molto bello. Complimenti. L’inizio forse è un po’ lento, ma dopo poco si viene catturati dall’atmosfera surreale e dalla scrittura elegante e intensa. Molto abile nel descrivere le emozioni.

    1. Ciao Simone, grazie mille! Sì, con questo racconto ho puntato molto sull’atmosfera e segli aspetti introspettivi… sulle emozioni confuse vissute dal personaggio. 🙂

  6. All’inizio non avevo ben capito dove si volesse andare a parare, poi una volta passata la “prefazione” (anche se non credo che questo termine sia adatto per un racconto) mi è sembrato di stare lì con i personaggi e di sperare nel risveglio come la moglie di Kyle.

    1. Ciao Miriam e grazie per il tuo commento. 🙂 Sì, con la parte iniziale ho voluto “con-fondere” il lettore con questa dimensione puramente ideale-onirica, una realtà fatta di connessioni, di sensazioni, di emozioni, di reminiscenze. Il fine è quello di immedesimare il lettore, di identificarlo nella sofferenza vissuta non solo da Kyle, ma anche da sua moglie. Un messaggio che hai colto pienamente!

  7. Caro Giuseppe, il tuo modo di scrivere rapisce il lettore. Descrivi nei minimi particolari i fatti e ci porti lì, col fiato sospeso ad assaporare il racconto fino alla fine. Complimenti!!!!

  8. Bellissima l’atmosfera creata, in bilico tra realtà e immaginazione. Una nebbia densa che molto lentamente si dirada facendo emergere le storie e i volti dei protagonisti.

  9. «E lì, come un errante senz’anima, vagava senza cognizione. Ricordava solo il giorno e la sua destinazione: giungere, in quel freddo ed eterno otto febbraio, alla dimora delle sue memorie sepolte.»
    Racconto intriso di malinconia, ma al contempo carico di speranza. Scrittura impeccabile, e stile inconfondibile! Complimenti 🙂

  10. Molto suggestivo ed evocativo, chissà se possa essere davvero così… scrittura impeccabile. Uno stile che rapisce il lettore.Grande Giuseppe, come sempre del resto.