L’odiosa inefficienza di Cramer

Serie: Niente di anomalo


“Come è andata la verifica, Sonia?”

Dopo aver finito la verifica di scienze, Martina sembrava felice.

“Abbastanza bene, credo che almeno a sette ci arrivo.”

“Anche a me incredibilmente! Ho studiato tanto e penso di aver almeno preso sei! Cioè, lo spero.”

“Dovreste puntare molto più in alto!”

Antonio si avvicinò alle due.

“Io sono andato di sicuro bene!”

-Certo, come no, e poi perché è venuto qui da noi due? Attira l’attenzione questo, e davvero non mi piace essere al centro dell’attenzione. Tornatene nell’angoletto della classe destinato agli esseri mononeuronali come te.-

“Più che altro era difficile. Come si risolveva l’ultimo esercizio?”

“Con il metodo di Cramer. Non ti pare Antonio?” rispose Martina.

“Che? Con cosa?”

“Il metodo di Cramer. Quello con le matrici per risolvere i sistemi di equazioni.”

“Ah! Quel metodo è uno stupido metodo odioso.”

-Senti chi parla. Cramer non è l’unico ad essere stupido e odioso qui- “Si, il metodo che obiettivamente è il più inefficiente fra quelli per risolvere i sistemi di equazioni lineari.”

“Dovresti studiare di più.”

“Eh? Studiare? Nah.”

“Sappi che se continui così, a fine anno avrai più debiti della Russia alla fine delle sanzioni”, gli disse Martina.

“Che dura. Comunque, Sonia, una ragazza bella come te è anche intelligente.”

-Cosa? L’ha detto davvero? Ci sta seriamente provando con me questo? Che problemi ha? E adesso tutti mi stanno guardando, perché il cretino ci sta provando con me, e le ragazze sono tutte invidiose e arrabbiate. Con una frase ha fatto danni per miliardi, manco la mela della discordia data a Paride ha causato tanti problemi! Riporto un suo pensiero: “Questa è la prima volta che mi guarda, a differenza delle altre. Nessuna è come lei. Per questo mi piace”. In realtà l’ho guardato solo perché è un idiota, però per lui è irrilevante.-

“Andiamo in bagno?”

Martina cercò di uscire da quella situazione.

“Si. Subito.”

Scapparono in bagno entrambe.

“Grazie per avermi tirato fuori da quella situazione.”

“Di niente. Si vedeva che eri a disagio per colpa di quello.”

-Speravo che almeno qui fossi al sicuro, ma la bella ragazza della classe, Elena Cati, mi ha inseguito in bagno arrabbiatissima. “Perché proprio con lei e non con me!? Io sono una bellezza perfetta, lei è solo un cesso!”, sta pensando ciò questo personaggio secondario poveraccio.-

Sonia passò la mattina cercando di attirare il meno possibile l’attenzione su di lei, e appena uscì da scuola corse a casa.

Il giorno dopo, Sonia era già a scuola, ed era suonata la campanella della fine dell’intervallo.

“Sonia, potresti portare questi fogli in segreteria per me?”

“Ok prof. Vado.”

Sonia uscì e s’incamminò in segreteria.

-L’idiota ovviamente è uscito prima di me dicendo di andare in bagno, ma in realtà mi sta aspettando da qualche parte. Che vuole fare? Oh no. Mi sta aspettando alla fine di questo corridoio e appena sentirà i miei passi svolterà l’angolo per scontrarsi con me, farmi cadere i fogli e aiutarmi a raccoglierli. Davvero un cliché così ovvio e ridicolo? Inventatevi qualcosa di nuovo. Comunque so che fare.-

Sonia, arrivata all’angolo, eseguì la curva quasi strisciando al muro, evitando completamente Antonio.

-Se non fosse un cretino del genere mi farebbe pena. Ci è rimasto male, poverino.-

Sonia continuò a camminare, ma al ritorno, appena uscita dalla segreteria, si fermò.

-Non si vuole arrendere. “Adesso la aspetto al ritorno! Non esiste che io non riesca a conquistare una brutta del genere!”. Allora. Perché tutti i personaggi secondari inutili mi insultano? Due: questo è proprio insistente, non capisce che deve starmi lontano? Non importa comunque, adesso lo sistemo io.-

Poco dopo Antonio sentì dei passi nel corridoi.

“Eccola!”

Però non trovò nessuno nel corridoio.

“Cosa? Di chi erano quei passi? Era un fantasma!? E poi Sonia per tornare in classe deve per forza passare di qui. Quindi prima o poi passerà di qui!”

“Hey Antonio.”

Giulia l’aveva raggiunto.

“Torna subito in classe o la prof ti mette una nota. L’intervallo è finito da dieci minuti!”

“Ah. Arrivo, allora.”

Tornarono in classe.

“Sonia?! Che ci fai qui?!”

“Dove dovrei essere se non qui, Antonio?”

“Basta! Fate silenzio! Adesso ricomincia la lezione!”

“No! Un attimo. Ho visto Sonia andare in segreteria ma non tornare! Da dove sei passata?”

-Adesso riuscirò a vendicarmi di tutto il fastidio che mi ha dato lo stupido.- “Da dove dovrei essere passata se non per il corridoio? Pensi mi sia teletrasportata?”

“Ma non ti ho vista passare al ritorno. Non puoi essere passata, ti avrei vista!”

“Che stai dicendo? E poi. Vuol dire che mi stavi tenendo d’occhio di nascosto?!”

“Cosa?! No! Certo che no!”

“Allora perché ti sei attardato fuori?”

La professoressa era stranita.

“Non inseguire le tue compagne di classe. Sei inquietante.”

Antonio non rispose.

-Ahaha! Fatto! Completamente zittito! E per inciso, appena fuori la segreteria mi sono teletrasportata in bagno, e i passi che ha sentito erano solo delle illusioni.-

Il pomeriggio, dopo aver finito i compiti, cominciò a scrivere sul suo quaderno ad anelli.

-Vuoi sapere cosa è questo quaderno? Lo uso per scrivere sia storie inventate sia come mio quaderno, tanto ciò che scrivo si confonde e sembra una delle tante storie. Quando ero piccola ci scrivevo le regole per usare i miei poteri, e ogni volta che dovevo usarli prima pensavo se avrei rispetto tutte le regole. Che carina che ero. E ovviamente erano regole del tipo “non fare del male agli altri con i poteri”. Probabilmente sono queste che mi hanno trattenuto dal conquistare il mondo. Cioè, pensandoci non sarebbe male dare un completo twist a questa storia e diventare l’antagonista, potrebbe essere divertente, tuttavia nessuno sarebbe in grado di rimpiazzarmi nel ruolo di protagonista, modestamente sono la migliore in questo campo.-

Mentre Sonia pensava entrò in camera sua suo padre.

“Lo sai cosa voglio, vero?”

“Ovviamente, vuoi che ripari un televisore che si è rotto in uno dei tuoi negozi.”

“Mi aiuterai vero?”

“No.”

“Dai! Va bene, in cambio ti porto dei pasticcini freschi.”

“Se pensi che mi venda per i dolci… Sì hai ragione, ne vale la pena. Ma voglio i chantilly, non osare prendere quei pasticcini fruttati dal gusto orribile.”

“Ok, ok, va bene.”

Sonia teletrasportò sé e suo padre al negozio in questione, toccò il televisore rotto e lo riparò subito; quindi tornò a casa.

-Già. Posso riparare gli oggetti soltanto toccandoli; ma solo se il danno è stato inferto dall’esterno. Per esempio, se in un computer la batteria si brucia perché è sempre sotto carica io non posso fare niente, visto che il danno è interno.-

“Hey Sonia!”

“Cosa?! Mamma?! Perché non ti ho sentito arrivare?”

“Scusa, volevo vedere se l’anello che ho costruito riusciva ad impedirti di leggermi la mente.”

“Ah. Perché hai costruito una cosa del genere? E quale scusa hai usato? Cioè, nel laboratorio in cui lavori hai chiesto ‘Scusate gente, posso costruire qualcosa per non farmi leggere la mente da mia figlia?’ o una cosa del genere?”

“Certo che no. Diciamo che mi sono messa in proprio. Guarda questa cartina, teletrasportaci nel sotterraneo di questo edificio,”

“Se lo dici tu.”

Si trovarono in una specie di laboratorio segreto.

“Quando hai costruito questo posto?”

“Lascia stare, guarda.”

-Cosa sto vedendo? Non saprei manco come descrivere una cosa del genere! Cioè, c’è un cilindro di quelli verdi da laboratorio segreto in cui all’interno è piazzato… un ragazzo della mia età con la pelle grigia? Davvero? Io pensavo sempre che prima o poi uno scienziato pazzo avrebbe cercato di rapirmi e sfruttare i miei poteri. Ecco perché non è mai successo, lo scienziato pazzo ce l’ho in casa.-

“So che cosa stai pensando, e lui è un robot che ho costruito, non è un essere umano.”

“Ah ok. Stavo già facendo le valigie per scappare. Comunque sei piuttosto banale, potevi costruire qualcosa di più originale.”

“Che cattiva. Comunque sto per metterlo in funzione.”

“Davvero?! Ferma subito!”

“Perché?”

“Allora. Ti dico come sarà la scena. Tu lo fai prendere vita, io provoco il rumore di un tuono, tu urli ‘Si può fare!’ oppure ‘it’s alive!’, come preferisci, e inizia a ridere. Vai, fatta!”

“Sonia. No.”

“Come no?”

“Tu sei qui solo per scegliere il suo nome.”

“Ah.”

“E mi raccomando, un nome plausibile. Lui verrà a scuola con te.”

“Cosa?! Questo non mi piace.”

“Scegli un nome.”

“Antoncesco Sghirobolli.”

“Plausibile.”

“Francesco Bolli.”

“Plausibile!”

“Guarda che Francesco Bolli è plausibile.”

“Non credo esista il cognome Bolli.”

“Sì che esiste. Tu che stai leggendo con il cognome Bolli, dimostra che esisti!”

“Va bene, va bene.”

Serie: Niente di anomalo


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