Logica dei ricordi

Serie: Io ti sentirò

Ivanna è solo una bambina quando lascia l’orfanotrofio per una vita migliore grazie a Ginevra e Bruno, ma nonostante ciò il suo passato continua a tormentarla così come il ricordo di suo fratello. Riuscirà Ivanna a trovare un po’ di pace?

[…] Sono piena di riti

e della logica dei ricordi

che viene dopo’ quando si affaccia alla mia vita

il rendiconto della verità giornaliera,

il sogno affogato nell’acqua. […]

Alda Merini

– E di Karel, invece, che mi dici? –.

I suoi tentativi si erano fatti più subdoli e per la prima volta dopo un mese di sedute, in cui ci guardavamo, in silenzio toccò quel nodo.

– Karel è mio fratello. Cosa ne sa lei di Karel? –.

– Me ne ha parlato tua madre, eri molto legata a lui? –.

Mi morsi la lingua.

– Perché insistete tutti sul fatto che Karel appartiene al mio passato? Karel farà sempre parte della mia famiglia, anche se siamo lontani il nostro rapporto è sempre vivo in me e nessuno riuscirà mai a piegarlo. Nessuno ha il diritto di farlo. Tornerò in Polonia, lo ritroverò e potremo stare insieme… questo è tutto –.

– Quando è stata l’ultima volta che lo hai visto? –.

– Prima di andare all’orfanotrofio –.

– E ti sei mai chiesta perché lui non ti è mai venuto a trovare? –.

La voglia di rovesciargli addosso la sua stessa scrivania, con le sue carte e fascicoli, mi allettò. Quei stupidi fascicoli con la mia vita appuntata come fosse merce da vendere, magari i nomi dei miei veri genitori, e chissà cos’altro.

– Lui veniva a trovarmi ogni mese! Da quando sono entrata fino a quando ho lasciato la Polonia! –.

Annuì e appuntò qualcosa sul fascicolo.

– Cosa ricordi del periodo che hai passato in orfanotrofio? –.

Ci pensai su, incerta se rispondere o meno.

– Ricordo di aver legato con i figli del giardinieri, Dominik e Tomas, due fratelli. Poi gli altri bambini ma li odiavo, mi sembrava inutile rimanere lì quando avevo già una casa –.

– Sapresti disegnarla? La tua casa intendo –, esclamò, passandomi un foglio e una matita.

Come la piena di un fiume mi avventai sul foglio disegnando per prima l’erba alta e le mura datate, poi i cespugli, l’albero sulla sinistra e l’inizio di quella foresta che conoscevo come una sorella. Tornai indietro nel tempo, io ero di nuovo lì a guardare quei piccoli dettagli che mi distraevano dal resto: il muschio sul tetto, una o due coccinelle sull’unica finestra e l’erba che solleticava le gambe.

Il tempo si fermò dilaniandosi fino a che non tornai alla realtà.

– Eccola – passai il foglio allo psicoterapeuta.

Lui guardò per lungo tempo, senza dire nulla. – Cosa provi ricordando la tua casa? –.

– Serenità, malinconia, e… forse angoscia –.

Annuì infine, concludendo la seduta.

– Per oggi basta così, ho visto molti miglioramenti. Ci vediamo la prossima settimana Ivanna –.

Una volta uscita da quella stanza così nauseante, dove quasi in ogni angolo c’erano facce confuse che ti guardavano, ti giudicavano, trovai Ginevra nella sala d’attesa. – Tutto ok tesoro? –.

– Si –.

– Aspetta qui un secondo –, disse, entrando nello studio per qualche minuto.

Salite in macchina nessuna delle due disse una parola: io ero fissa sulla strada con la mente vuota. Era la prima volta che parlavo apertamente della mia casa, non c’erano incubi di mezzo ma solo ricordi. Ricordi vividi che potevo quasi toccare con mano.

Giunte a casa Ginevra non scese.

– Ivanna sono felice che tu stia facendo progressi –.

– Ma? Cos’ho che non va adesso?! –.

– Nulla, ma devo parlarti di un fatto. Da quanto dice il dottor Accardi sei pronta –.

– Pronta per cosa? Cosa devo sapere? –.

La guardai negli occhi, dopo tanto tempo, e ciò che trovai mi spaventò a morte.

– Karel non c’è più da molto tempo –.

Ero incredula.

Per qualche ragione la mia voce si spezzò, senza riuscire a dire nulla, mi sforzavo ma non mi usciva che una specie di sussurro. Lo stomaco cominciò a farmi male, era una sensazione famigliare: dovevo averla già provata in passato.

“Non è vero”, pensai, “lei mente”.

Ma qualcosa dentro di me mi portava a credere il contrario.

– Da quando? –.

– Da quando ti hanno portata via dalla tua vecchia casa –.

– Io… ricordo che lui… – dimenticai il significato delle parole, dimenticai ciò che poteva essere superfluo e tornando indietro mi sforzai di ricordare le sue visite all’orfanotrofio. Tuttavia, quelle immagini scomparvero. 

Mi chiesi quanto vero c’era nei miei ricordi e come funzionasse la logica dei ricordi.

Serie: Io ti sentirò
  • Episodio 1: Dove lasciai il mio cuore – Tramonto
  • Episodio 2: Frammenti d’autunno
  • Episodio 3: Fiocchi di neve – Regina
  • Episodio 4: Il suo odore era gelsomino
  • Episodio 5: Italia
  • Episodio 6: Oro e indaco
  • Episodio 7: L’estasi della separazione
  • Episodio 8: Per noi non c’erano stagioni
  • Episodio 9: “È il Tramonto” – disse Qualcuno  
  • Episodio 10: Logica dei ricordi
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    Discussioni

    1. Bellissimo, finale sconvolgente e inatteso, non ci sarei mai arrivato. Serie ben architettata che si sviluppa sul crinale della follia e dei sentimenti. Hai fatto anche bene secondo me a non dilungarti troppo su uno “spiegone” finale.

      1. Grazie! Diciamo che è stato più difficile mascherare questi falsi ricordi essendo scritto in prima persona. La primissima stesura, infatti, è in terza. Ho cercato di non dire troppo o troppo poco, mettendo qualche accenno di indizio (che scoperta la verità dovrebbe essere più facile intravedere).