L’origine della specie

“Sei sicuro di quello che stai facendo, vero?” chiese Jonsi perplesso mentre sbirciava la consolle dalle spalle del collega.

“Fidati Jonsino bello, l’ho già fatto mille volte. È come andare in bicicletta” rispose Sonny con il suo solito sorriso saccente senza staccare gli occhi dal grande schermo che aveva davanti.

“Come ti senti? Tutto ok? Ti vedo pallido” il collo di Jonsi si allungava sempre di più mentre cercava di indovinare la traiettoria dell’asteroide programmata da Sonny.

“Si, si, tutto ok. Ho solo le mani un po’ sudate, colpa di questo maledetto riscaldamento. Fammi un piacere ragazzo, prova ad abbassare un po’ la temperatura” la tuta sintetica era completamente attaccata al corpo di Sonny e, a parte mettere in risalto i suoi chili di troppo, lo faceva sudare come un maiale nel deserto di Marte.

“Non credo si possa da qui” disse Jonsi con lo sguardo perplesso davanti al pannello del termostato.

“Ok, ok fa niente. Vieni qui piuttosto, mi serve una mano.”

“Si, dimmi.” Jonsi era nervoso. Era arrivato indenne al termine della sua prima settimana di apprendistato sulla S.S. Open. Sonny, il suo tutor, era l’addetto alle manovre extra-orbitali del Celentopoide.

Al suo primo giorno di lavoro, quando lesse per intero la sua nota di servizio, Jonsi non aveva ancora chiaro quale sarebbe stato il suo ruolo sulla Stazione. Fu Sonny a spiegarglielo in parole davvero semplicissime.

“Ragazzo mio, sei finito nella squadra migliore e allo stesso tempo peggiore di questa bagnarola. Cosa stai facendo? Butta via quella nota di servizio! Non serve a nulla. Ascolta me che è meglio. Innanzitutto, la squadra siamo io e te. Bello no? Poi, la vedi lì fuori quella enorme cavità a forma di ano? Bè, da ora in poi quella cosa sarà il tuo peggior incubo e la tua unica ragione di vita” per quanto si sforzasse di sorridere, Jonsi si sentiva sciogliere dentro.

“Allora pivellino, questa è la parte più difficile della manovra. Vedi quel grosso pulsante alla mia destra? Quello rosso con il bordo giallo fosforescente? Bene…no, no, no! Sta fermo! Non devi premerlo! Ora, alla sua destra dovrebbe essercene uno più piccolo, color metallo con i bordi trasparenti. Trovato?”

“S..s..si”

“E perché non lo stai premendo? Ragazzo devo dirti tutto? Forza! Perfetto. Ora abbiamo agganciato quell’enorme palla di sterco.”

Non preoccupatevi, fino a cinque giorni fa neanche Jonsi sapeva cosa fosse un Celentopoide.

Dal manuale di addestramento della S.S. Open possiamo leggere:

Il Celentopoide è un organismo pluricellulare che abita gli angoli bui dello spazio. È praticamente invisibile a occhio nudo. Il Celentopoide non ha un corpo definito, muta forma a seconda dell’osservatore. Nonostante questa sua capacità, il Celentopoide non occupa mai uno spazio inferiore ai 10.000 km2. È di facile addomesticazione, ma vanno osservate alcune misure cautelative (vedi Allegato XGHJDS-42-RGUIHDFB-6543221). […] i prodotti del suo metabolismo costituiscono la materia prima con cui vengono costruiti nuovi pianeti.

Quindi per farla breve, Jonsi e Sonny si occupavano di intercettare le feci del Celentopoide e, tramite un complesso sistema di raggi traenti e correnti gravitazionali, indirizzarle verso aree dello spazio in cui sarebbero dovuti sorgere i nuovi pianeti del Sistema.

“Ora ragazzo, ci siamo quasi.”

“Sonny se posso…”

“Non ora ragazzo, non ora.” Lo sguardo di Sonny si muoveva velocemente dal monitor alla grande lastra di vetro che li separava dallo spazio profondo. “Ci siamo quasi.”

“Sonny solo una co…”

“Aspetta ragazzo, aspetta…cazzo!”

“Sonny io…”

L’onda d’urto fece tremare l’intera cabina.

“È andata ragazzo, questa l’abbiamo persa. Pazienza. Ha fatto un bel botto però, eh? Ci rifaremo al prossimo ciclo digestivo. Senti, il pianeta…come si chiama?”

“Te…terra.”

“Ecco, si, bravo. La Terra non era abitata vero? Da bipedi di classe α intendo.”

“Classe α?”

“Jonsi, erano pronti al primo contatto?”

“Non ancora Sonny, ma secondo la scheda tecnica non mancava molto…”

“Ok. Senti, compili tu il rapporto, si? Io vado a farmi una bella doccia, questa tuta mi sta uccidendo” disse Sonny dando un’affettuosa pacca sulla spalla a Jonsi.

Jonsi si avvicinò al terminale e, aprendo il file, iniziò il suo rapporto:

Data astrale: 001 / 33 / 7742

Progetto: Posizionamento nuova Luna

Note: la deposizione del prodotto digestivo del Celentopoide non è andata a buon fine. Il pianeta Terra è stato coinvolto nella manovra, con effetti rilevanti sullo sviluppo delle forme di vita.

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Discussioni

  1. @Nicoletta Degli Innocenti, non posso rispondere direttamente al tuo commento (credo sia un limite della piattaforma).
    Provo comunque a rispondere qui al tuo commento (che trovo giustissimo). I personaggi che ho immaginato si trovano nel nostro stesso spazio e possono essere considerati i nostri predecessori. Ho ipotizzato (pur non esprimendolo nel racconto perché volevo che il focus fosse un altro), che fossero il più possibile simili a noi (i caratteri sono molto umani). Quindi ho utilizzato liberamente i concetti di “settimana” e “giorno” senza bisogno di stravolgerli. Dopo tutto quella è la misura del tempo e potremmo essere stati noi ad ereditarla da qualcun altro… 😉

    1. Per dirne una, ma davvero son pignolerie, i concetti di “giorno” e soprattutto di “settimana” (“una settimana prima”) presuppongono che questi alieni abbiano un calendario (cioè un anno) strutturato in modo uguale al nostro, e non è detto 🙂 . Scusa se mi permetto…

    1. Ciao Cristina, grazie ? Dopo morte, dolore e disperazione dei precedenti racconti ho voluto cimentarmi anche un questo genere

  2. Ciao Federico, come ho già detto nel gruppo mi sono fatta una bella risata. Ne avevo bisogno 🙂 La razza umana è davvero un nulla al cospetto dell’Universo, i tuoi alieni mi hanno ricordato il poco rispetto che nutriamo per le formiche che calpestiamo. Nel loro piccolo, sono un mondo a parte cui noi siamo del tutto indifferenti.

    1. Grazie Micol, vedo che il messaggio nascosti dietro l’ironia è arrivato 😉
      Sì, con questo Lab ho voluto sperimentare un genere diverso rispetto al solito senza però ridutre o annullare la componente emotiva

  3. Ciao Federico, ancora sorrido! La tua teoria è “stravagante”, divertente, ma fa pure riflettere: probabilmente quella “palla” ha generato in particolare l’uomo, perché molti di questa specie sono degli… va beh, hai capito??! Idea originale ma che parte, secondo me, da una riflessione del tutto realistica e pregna di serietà! Lab divertente e ironico, un saluto, alla prossima!