Lui è qui

Serie: Cuore Nero

Guilliman soffiò sul bordo della tazza colma di caffè bollente e diede un’occhiata alla stanza degli interrogatori, attraverso il grande vetro della minuscola sala attigua.

Solitamente lui si trovava sempre dall’altra parte, assieme a sospettati e criminali, per ore interminabili.

Ma non stavolta.

“Dici che andrà bene?” Gli domandò Daniel Neri, in piedi al suo fianco.

“Non lo so Dan, ma non abbiamo molte alternative.”

Franz Mendel aveva chiesto di poter parlare con Robert Carlson faccia a faccia.

Un colloquio informale, aveva detto.

Forse lo psichiatra poteva davvero risolvere quella matassa aggrovigliata che era il loro caso.

O almeno così speravano.

John Vanhoer entrò nello stanzino: “Allora come procediamo?” Chiese mentre dall’altro lato, un agente faceva sedere Carlson seguito da Franz Mendel.

“Non abbiamo uno schema capo.” Rispose Guilliman: “Mendel preferisce adottare il suo metodo. Finora ha funzionato.”

“D’accordo…Incrociamo le dita.”

All’interno della stanza degli interrogatori, Robert Carlson avvertì di nuovo il ronzio dell’aeratore.

Gli risultò familiare, sebbene non riusciva a credere di trovarsi di nuovo lì dentro, seduto a quel tavolo di freddo metallo e per di più davanti ad uno psichiatra.

“Buonasera di nuovo Robert.” Esordì Franz Mendel.

“B-buonasera dottore.”

“Chiamami Franz.” Replicò Mendel estraendo un piccolo taccuino e una penna, dalla tasca interna della giacca.

Fece scattare la punta della penna con un click.

Carlson lo percepì come un trillo assordante.

“Dunque Robert, immagino che questi ultimi giorni per te non debbano essere stati facili. Come ti senti?”

Carlson lo guardava con ansia. Poi trasse un profondo respiro e con un sorriso stanco disse: “Ho avuto settimane migliori.”

“Posso immaginarlo…” Franz Mendel incrociò le dita delle mani poggiandole sul tavolo: “Cosa hai provato nello scantinato?”

Robert Carlson abbassò lo sguardo per un attimo.

“Cosa ho provato…” Mormorò: “Era come…Come se stessi solo ricordando…Anche se…Non lo so è strano…”

“Anche se sei certo di non essere stato tu ma…Alex.” Intervenne lo psichiatra.

“M-mi capisci?”

“Ma certo.” Mendel iniziò a scrivere sul suo taccuino: “Ricordi quando è cominciato questo?”

Carlson si voltò verso il grande specchio.

“Loro sono lì vero?” Domandò e senza attendere risposta aggiunse: “Ci stanno ascoltando…”

Franz Mendel annuì.

Ti prego fa che non ci sia anche lui. Pensò.

“Ho detto agli investigatori che tutto è iniziato durante un’aggressione subita da piccolo.”

“Cosa hai provato quella volta?”

“Paura…Tanta paura…” Rispose Carlson: “Mi gettarono a terra e iniziarono a picchiarmi con calci e pungi. Non potevo muovermi e tentavo di ripararmi, chiuso su me stesso.” Le lacrime iniziarono a rigargli il viso: “Si fermavano solo per insultarmi e sputarmi addosso. Volevo solo che finisse. Preferivo morire…Almeno non avrei più sofferto.”

“Ricordi di aver perso conoscenza durante l’aggressione?”

Carlson scosse la testa.

“Poi cosa è successo?”

“A-alex mi ha salvato.”

“Robert…” Il dottor Mendel chiuse il taccuino: “Perdonami ma devo chiederti se ne sei certo.”

“Si assolutamente! Mi ricordo tutto! I colpi sulla schiena, la loro schifosa saliva sul viso, i loro insulti e le loro risate.” Robert Carlson iniziò a scuotere la testa: “Perché continui a chiedermelo?”

“Calmati per favore…” Lo psichiatra parlava con tono pacato: “Solitamente in questi casi, lo sdoppiamento non avviene istantaneamente. Deve esserci prima una sorta di alienazione del soggetto primario, ovvero, tu Robert.”

“A-alienazione?”

Il ronzio nella sala interrogatori sembrava essere più forte ora.

Carlson distingueva a malapena le parole di Franz Mendel.

All’interno della saletta attigua, Vanhoer si avvicinò al vetro: “Si sta agitando…” Osservò.

“Sta cercando di farlo uscire allo scoperto.” Replicò Guilliman: “Non c’è altro modo John. Mendel sa quello che fa.”

“Io sono sveglio…” disse Carlson: “Sono sempre sveglio quando arriva…”

“Parli di Alex?”

“S-si…”

“Riesci a vederlo?”

“Si…”

“Come?”

“Attraverso lo specchio…”

“Lo specchio?”

“Si…Nel bagno…L-lui mi chiama e mi parla…”

“E succede spesso?”

“L-lui arriva…Q-quando è arrabbiato…Se la prende anche con me…Mi fa del male…Quando ho parlato ai poliziotti, si è arrabbiato tanto…”

“Robert…” Il dottor Mendel si sporse in avanti: “Credi che Lucas Dawson lo avesse fatto arrabbiare?”

Carlson annuì: “C-ci prendeva in giro…”

“Come anche quei bulli vero?”

“Non dovevano…Non dovevano farlo…” Carlson portò le mani alle tempie.

“Che cosa è successo veramente quel giorno?”

“T-ti prego…Non…Posso…”

“Robert io ti voglio aiutare, ma devi dirmi come è andata veramente. È importante.”

“Lui si arrabbierà…”

“Alex non può farti nulla, fidati di me.”

“D’accordo…” Carlson sospirò, poi disse: “Q-quando…Quando ci siamo rialzati da terra, uno di loro ci venne incontro… Lo colpimmo con un calcio ai testicoli…Poi, prendemmo il secondo per la gola…Sentivo le mie mani stringersi…Sempre di più…I suoi occhi erano terrorizzati…Lo soffocammo…Il terzo scappò via…”.

“Continua per favore…” disse Mendel mentre prendeva appunti.

“Il ragazzo che era in terra…Lo colpimmo…Tanto…Senza sosta…Non aveva più un volto quando smettemmo…”

“Nessuno vi ha visto?”

“Era una strada isolata quella…Riuscimmo a nascondere i corpi…”

“Cosa è successo al terzo ragazzo?” Chiese lo psichiatra.

“Sapevamo dove viveva…” proseguì Carlson, i suoi occhi fissavano il vuoto: “I genitori lo trovarono nel suo letto…Credevano stesse dormendo…”

“Non hai mai seguito una terapia per questo?”

“I-io ci sono andato…Lo giuro…Io volevo che smettesse…Ma quel dottore…Lo fece arrabbiare…”

“Robert…”

“Basta ti prego…” disse Carlson, esausto: “Si arrabbierà…Si arrab…”

…Robbieeeeeeee…

Carlson rimase immobile con gli occhi sgranati.

Si voltò verso il grande specchio: “No…” sussurrò.

Il suo respiro divenne affannato.

...Ti prego non fargli del male, non voleva farti arrabbiare…T-ti prego…

“Robert? Va tutto bene?” Chiese Franz Mendel.

Carlson volse lo sguardo verso lo psichiatra: “Mi…Mi dispiace.”

Guilliman poggiò una mano sul vetro: “Merda…”

“Che c’è?” Domandò Vanhoer.

“Dobbiamo far uscire Mendel e subito!”

Non appena terminò la frase, videro Carlson spingere il tavolo in avanti con una tale forza che Franz Mendel non ebbe il tempo di rendersene conto.

Il contraccolpo gli provocò un dolore lancinante al torace e il dottore lanciò un grido acuto.

“Porca puttana!” Guilliman si lanciò fuori dalla stanza.

Nel frattempo Carlson si avvicinò a Franz Mendel e con un sorriso cinico disse: “Buonasera dottore.”

“R-Robert…” Lo psichiatra non riusciva a parlare.

“Robert, Robert, Robert…” L’uomo alzò gli occhi al cielo: “Quell’idiota ti aveva avvertito…Ora non può più aiutarti.”

Era talmente vicino da potergli parlare all’orecchio: “Non ti aveva detto di non farmi arrabbiare?”

“Alex…” sussurrò Franz Mendel.

“Bene, bene, bene…E dicono che voi strizza cervelli non serviate a nulla.”

Terminò la frase e lo afferrò per il collo.

Guilliman iniziò a colpire la porta della stanza degli interrogatori, urlando: “Alex! Aprì questa dannata porta!”

I colpi, dall’altro lato, facevano vibrare il corpo di Franz Mendel.

Alex guardò verso la porta: “Mmm…Forse dovremmo farlo entrare che ne pensi?”

Lo psichiatra sibilò alcuni versi incomprensibili, non potendo respirare.

“Lo prendo come un si.”

Lo sollevò di peso, come se i suoi ottanta chili fossero in realtà non più di venti.

Guilliman diede l’ennesima spallata.

La porta si spalancò e per poco non perse l’equilibrio.

Si aggrappò alla maniglia per non cadere, con la pistola stretta nella mano destra.

Davanti a lui vide quello che oramai era Alex, mentre tratteneva il dottor Mendel per il collo.

Lo psichiatra si aggrappava con entrambe le mani al braccio di Alex alla vana ricerca di ossigeno.

“Alex…” Disse Guilliman tentando di mirare: “Lascialo andare.”

Alex soppresse una risata improvvisa: “Dovrai spararmi Patrick, ma attento a non colpire il nostro buon dottore.”

Franz Mendel iniziò a perdere conoscenza, le sue braccia allentarono la presa fino a cadere inerti lungo il corpo.

“Lascialo andare maledetto figlio di puttana!”

Alex sospirò.

“Va bene va bene, non ti scaldare. Ma prima…” disse ridendo: “Permettimi di chiederti una cosa…”

Il suo sguardo divenne cupo e Guilliman ebbe l’impressione che dietro quegli occhi, si celasse un intero universo di oscurità e perversione.

“Ti stai immergendo in acque molto profonde detective…Riuscirai a tornare in superficie?”

In un istante, Alex mise una mano sulla fronte di Franz Mendel e aggiunse: “Ci vediamo presto Patrick Guilliman.”

Il collo del dottore si spezzò e il suo corpo cadde sul pavimento esanime.

Alex spalancò le braccia ridendo fragorosamente e Guilliman premette il grilletto.

I colpi forarono il torace dell’uomo facendolo urtare contro il muro alle sue spalle.

Alex si accasciò lentamente su se stesso e il detective vide quella malvagità, spegnersi per sempre.

Vanhoer e Neri lo raggiunsero, seguiti da due agenti che accorsero inutilmente Franz Mendel.

Patrick Guilliman, invece, si avvicinò al corpo di Alex.

Gli occhi erano ancora aperti ma stavolta, al posto della follia, vide il terrore e la morte di Robert Carlson.

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 4: Il professor Robert Carlson
  • Episodio 5: L’interrogatorio
  • Episodio 6: Il Carlson-dentro-lo-specchio
  • Episodio 7: Analisi
  • Episodio 8: Non c’è altra scelta
  • Episodio 9: Un’ottima idea
  • Episodio 10: La scena del crimine
  • Episodio 11: Lui è qui
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror, Narrativa

    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Daniele, che sorpresa! Un vero colpo di scena finale 😀
      Pensavo che la serie si fosse conclusa con il 10 episodio ed ecco che oggi ne trovo un altro! La chiusura del cerchio è perfetta e mi chiedo quali incubi attendono il detective. Temo che Alex tornerà a fargli visita. Detto questo, attendo la prossima serie 😉