L’ultimo Sogno

Serie: L'ultimo sogno - Microserie 2 episodi

Nemo decise di gustarsi quel sogno bislacco. Certo, mai avrebbe pensato di ospitare in camera sua un capolavoro della natura, pur “fantasma”, per guardarci un film. A quattrodici anni i suoi ormoni gli suggerivano tutt’altro, ma Mara non sembrava “quel” tipo di “ragazza”.

Meglio non irritarla. Sospettava fosse in grado di farlo pisciare nei jeans, come aveva fatto Sorcio, solo con uno sguardo. Prestò attenzione allo schermo, suo malgrado incuriosito.

Mara pigiò sui tasti del telecomando fino a comporre sul lato destro del televisore una data: il 23.12.2001. Sei anni prima, quando ogni cosa era perfetta.

Il “film” prese vita dallo schermo lentamente: led che si rincorrevano a casaccio iniziarono a dare forma a dei volti e Nemo riconobbe il suo e quello di Mario.

***

Il loro sguardo era abbassato sul puzzle di Star Wars – La Minaccia Fantasma: un Ravensburger di diecimila pezzi spedito dallo zio. Suo padre aveva tentato di nasconderlo nell’armadio, ma Nemo lo aveva anticipato: aveva visto arrivare il corriere con il pacco e si era insospettito. Zio Filippo conosceva il suo amore per quella saga.

Ci stavano lavorando da un paio di giorni e, anche se lentamente, stava prendendo forma.

«Fra poco arrivo anch’io!»

Il padre di Nemo si era avvicinato di soppiatto, nell’intento di farli sobbalzare. Nessuno dei due cadde nella trappola: scoppiarono a ridere e l’uomo scosse la testa benevolo.

«Vado a togliere l’uniforme, voi cercate qualche altro pezzo buono.»

«Daniele!» Luisa uscì dalla cucina, pulendosi le mani su uno strofinaccio. «Hai ordinato la pizza?»

«Arriva alle otto, faccio una doccia veloce e scendo.»

Luisa diede un’occhiata all’orologio appeso nel corridoio, richiudendo la porta da cui era sbucata: l’odore di cannella dei biscotti appena sfornati scomparve con lei.

«Sono le sette e mezza.» Mario aveva seguito lo sguardo della padrona di casa. «Che dici, smettiamo?»

Nemo annuì. «Il puzzle può aspettare, tanto dormi qui.»

Si misero all’opera, decisi a contribuire al buon esito della serata. Trasportarono un paio di tavoli bassi al centro del tappeto e infilarono il dvd nel lettore ancora spento. Una volta terminato, si accaparrarono il loro posto preferito sul divano, fingendo di litigare per uno dei cuscini. Erano felici, eccitati al pensiero di trascorrere assieme la tradizionale serata “americana” in casa Maffucci: tutti in salotto a mangiare la pizza tagliata a spicchi direttamente dal cartone e a guardare “Canto di Natale”.

***

«Oh, eravate amici.»

L’ostentato sgranocchiare di Mara gli fece sollevare lo sguardo. La ragazza stava mangiando alcuni biscotti alla cannella e lo guardava ad occhi spalancati, fingendosi sorpresa.

«Migliori amici. Lo siamo diventati dopo “l’incidente”.»

«Uhm… le cose cambiano. Dimmi, quel maglioncino verde che indossava era parecchio grande per un ragazzino della sua taglia.»

Nemo si irrigidì. Pur lavorando in fabbrica dalla mattina alla sera, la nonna di Mario faticava a far quadrare il bilancio. Luisa cercava di esserle d’aiuto come possibile e a ogni cambio di stagione le passava gli indumenti che erano divenuti troppo piccoli per Nemo.

«Il poverello veste con le tue pezze scartate?»

«Non sono affari tuoi!» Nemo si sentì avvampare, ma la vergogna era l’ultimo dei suoi pensieri. «Mario non è un testone come me, sua nonna deve badare a faccende ben più importanti di un maglione. Sta mettendo via i soldi per mandarlo all’Università, da grande diventerà un dottore.»

Mara allontanò dalle labbra il biscotto che stava mangiando. «Quanta foga. Oggi pomeriggio non sembravi tanto interessato a difenderlo.»

Nemo distolse lo sguardo, arrabbiato, indicandole il televisore. «Credevo avessi fretta.»

La ragazza finì di mangiare il biscotto, quindi riprese fra le mani il telecomando. La data sullo schermo fece sobbalzare Nemo: 21.12.2007.

«Ma… è oggi!»

***

Il suono del campanello distolse Luisa dai suoi pensieri. Si era fermata accanto alla rampa di scale, indecisa se salire o meno. Aveva preparato i biscotti sperando che Nemo ritrovasse un po’ di pace, come quando era piccolo ed erano l’unico modo per farlo smettere di piangere. Daniele era morto due d’anni prima, in servizio, e da quel momento Nemo era cambiato. Imbruttito.

Dopo aver scrollato la testa, stanca, si diresse alla porta d’entrata. Non attendeva nessuno e quando incontrò il volto di Mario sentì le labbra piegarsi in un sorriso: abbracciò il ragazzo d’impulso, tenendoselo stretto al petto per qualche secondo.

«Mario…»

«Sono venuto a farti gli auguri. Domani parto con nonna per Milano, zia Esmeralda ci ha invitati per le vacanze di Natale.»

Luisa lo mollò, ridendo. Asciugò velocemente una lacrimuccia che le era scesa a tradimento. «Dai un abbraccio a Mariana, dille che al vostro ritorno l’aspetto per bere un caffè.»

Mario le tese un pacchetto. «Volevo lasciare questo per Nemo.»

Fin dall’asilo si scambiavano un regalo: un piccolo oggetto che apparteneva all’altro. Il pupazzetto trovato in un ovetto di cioccolato, un soldatino o una macchinina ammaccata. Non avevano smesso nemmeno da “grandi”.

Luisa accettò con gratitudine. «Sei gentile…»

Mario scoppiò a ridere. «Nulla di speciale. Solo una figurina.»

***

“Schillaci!” L’istinto lo gridò con forza nel cuore di Nemo. Mario gli aveva regalato la figurina che si erano contesi quando avevano quattro anni. Era il suo tesoro più grande. Perché? Era il suo modo per allontanarsi? Per concedergli uno spiraglio?

«Perché sei diventato uno stronzo?»

Le parole di Mara gli fecero male.

«Per tuo padre?»

Nemo digrignò i denti, ferito. «Era una brava persona. Il bastardo che gli ha sparato è ricoverato in una comunità di recupero. Secondo il giudice la droga gli ha fottuto il cervello e merita una seconda possibilità… A che serve, essere persone decenti?»

«Così, hai deciso di non esserlo…»

Mara non gli lasciò spazio per replicare, puntando nuovamente il telecomando sullo schermo per comporre la nuova data: 22.12.2060

«L’ultimo sogno.»

***

Quand’era che il mondo era andato a puttane? Nemo non aveva bisogno di chiederselo.

Poteva biasimare solo se stesso. Seduto ad un tavolo lercio in un monolocale lercio. Pile di piatti da lavare, bottiglie vuote, inutili antidepressivi prescritti da un medico foruncoloso che avrebbe potuto essere suo nipote. Solo come un cane. Bevve dalla bottiglia una buona sorsata, cercando il coraggio di porre fine alla sua inutile esistenza.

La sua vita era andata definitivamente a rotoli nell’estate del 2012. Non aveva voluto partecipare allo scherzo, ma era talmente fatto che non si era opposto. Felicetto aveva attirato Mario in un vecchio casolare con la scusa di volergli parlare e una volta lì la situazione si era fatta pesante. Oltre agli insulti erano volati pugni e Mario era caduto battendo la testa su un vecchio gradino di pietra. Nemo si era sentito morire: aveva afferrato il colpevole e lo aveva sbattuto al muro riducendogli il fegato in poltiglia.

Non gli avevano nemmeno permesso di andare al funerale di Mario. Di quello di Oreste non gli era importato un fico secco. Omicidio colposo compiuto sotto effetto della droga. Prigione, comunità di recupero, lavori socialmente utili: lo stesso percorso seguito dall’assassino di suo padre.

Il suo sguardo si perse nel vuoto. Ancora un piccolo passo. Ingurgitò la decima pillola accompagnandola ad un’altra sorsata.

***

«Cazzo!»

Nemo si svegliò in un mare di sudore. Si guardò attorno, febbrilmente, ma Mara sembrava essere scomparsa. La luce del sole illuminava la stanza e quando posò lo sguardo sulla sveglia comprese che non era troppo tardi.

Si fiondò giù dalle scale correndo come un bisonte. Una volta in entrata afferrò giaccone e sciarpa.

«Stai bene?»

Luisa lo aveva raggiunto e lo guardava preoccupata. Nella fretta si era dimenticata di asciugare le lacrime e i suoi occhi erano lucidi di pianto.

Nemo, l’abbracciò. «Tutto bene, mamma. Vado a chiamare Mario.»

Avvertì il suo sussulto e quando la guardò si sentì stringere il cuore: sembrava felice. «Non ho preparato i biscotti al cioccolato.»

Nemo rise, lasciandola andare. «Mettici un quintale di Nutella, va matto per quella robaccia.»

Appena compiuto un passo oltre la porta, ricordò qualcosa di importante. «Mamma?

Non è che, per caso, hai dei gomitoli di lana?»

«Vado a vedere.» Si allontanò per qualche minuto, facendo ritorno con un gomitolo rosa.

Nemo lo prese e lo infilò nella tasca del giaccone. Una volta assicurato il tesoro, corse come un dannato per anticipare Mario. Si incontrarono a metà strada. L’amico si fermò d’improvviso, fissandolo sorpreso.

Ancor prima che pronunciasse una parola, Nemo gli tese il gomitolo. «Mi dispiace.»

«Quel colore fa vomitare.»

Nemo abbassò il braccio, scrollando il capo. «Lo so. Era l’unico che avevo in casa.»

«Fallo sparire.»

Nemo obbedì. Si incamminarono in direzione di casa Maffucci con naturalezza.

«Certo che ti sei scelto una banda di poppanti… “femminuccia” è un insulto ridicolo.»

«Oreste è un pisciasotto a cui piace fare il duro: se la madre lo piglia a dire una parolaccia lo sculaccia per una settimana» Nemo scrollò le spalle, abbassando la voce di un tono. «Non è che ti piace Felicetto, vero?»

Mario lo guardò di sbieco. «Sei scemo?»

«No, no. Per dire…» non ne avevano mai parlato. «Non è un problema. Non credo sia necessario che tu vada dallo psicologo, non devi “guarire” da nessuna malattia.»

Mario gli rivolse uno sguardo indecifrabile. «Non vado per “guarire”. È complicato.»

«Troppo “complicato” per il tuo migliore amico? So che negli ultimi tempi sono stato uno stronzo, ma…»

«Lo è anche per me.

Forza, Genio, fa freddo e ho fame.»

Nemo decise di accantonare i brutti pensieri, pregustando la serata “americana”. Non aveva ancora tolto dalla scatola il puzzle che zio Filippo gli aveva regalato l’anno precedente e non vedeva l’ora di mettersi all’opera.

Serie: L'ultimo sogno - Microserie 2 episodi
  • Episodio 1: Canto di Natale
  • Episodio 2: L’ultimo Sogno
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    Commenti

    1. Claudio Massimo

      Racconto delicato che affronta il complicato mondo adolescenziale. Un mondo a volte crudele e segreto per molti genitori, che spesso non sanno cosa provano i propri figli.
      L’immagine onirica del futuro di Nemo, che si richiama al fantasma del Natale, ( richiamo su cui poni l’accento) regala uno spaccnuvc di come l’adolescenza sia un periodo complicato, dove si mette in gioco il futuro di una persona. Il richiamo alla famiglia, come nuleo essenziale in grado, con la propria unità e calore, di superare problemi gravi, mi ha scaldato il cuore e ha rimarcato che gli affetti, sono la cosa più importante che abbiamo. Brava Micol, al piacere di rileggerti.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Massimo, questo racconto mi ha dato il pretesto per far conoscere Sorcio e Molosso in Edizioni Open. Nella serie che intendo dedicare loro vorrei celebrare l’amicizia, quella che può spostare le montagne. Grazie per avermi letto, spero che gradirai anche il proseguo 😀

    2. Cristina Biolcati

      Quello che più mi piace, di te Micol, è il tuo stile cinematografico. Cioè: quando ti leggo, mi figuro proprio le scene. E poi il fatto che, almeno a mio parere, non lasci nulla al caso. Ogni tuo scritto sembra il frutto di una pianificazione accurata 👍

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Cristina, ti ringrazio per i complimenti sono felice che la storia ti sia piaciuta. Quando mi focalizzo su un racconto cerco di renderlo in più “realistico” possibile, parolona visto il genere che preferisco, in modo da dare un senso generale. Mi immergo nei miei protagonisti, mi piace che piccoli dettagli (come il gomitolo di lana) portino una “continuità” d’insieme: come nella vita 😀

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Ivan, sono contenta che Mara ti sia piaciuta.
        Chissà… forse tornerà a farci visita su Open 😀

    3. Antonino Trovato

      L’ironia scaturita da un bel personaggio come Mara lascia spazio alla morale, tipica delle favole, e questa è a tutti gli effetti una favola moderna con contenuti più che contemporanei e ricchi di spunti per poter riflettere. Un lab strutturato in due episodi direi, perché anche se la scena chiave si trova in questo secondo episodio, val la pena davvero leggere questa bella, piacevole, scorrevole e significativa fiaba di Natale😁! Un saluto Micol, al prossimo sogno… o incubo😂😂😂?

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie! 😀
        Sono felice che tu abbia apprezzato le “sfumature”, mi interessava comunicare che l’amicizia può tutto a dispetto di tutto. In questo racconto Mario è la chiave di lettura principale, non a caso ruota tutto attorno a lui. Nella serie che ho in mente i due amici avranno uguale campo d’azione 😉