L’ultimo tratto

Sotto il caldo afoso, come ogni estate, il tempo sembrava rallentare il suo corso in campagna. Sospinti da un sottile refolo di vento, i fili d’erba danzavano annoiati e fuori tempo all’incalzante frinire delle cicale, dondolando lentamente ed in perfetta sincronia fra loro.

Sotto la folta chioma di una quercia, al riparo dal fervido abbraccio del sole, Peter li osservava incantato, sonnecchiando placido com’era ormai avvezzo a fare sempre più frequentemente, quasi completamente immobile sul florido prato. Gli unici delicati movimenti a palesare che fosse ancora in vita erano il vibrare delle sue palpebre stanche ed il ritmico sollevarsi della sua schiena in risposta al suo respiro affannato. E, di tanto in tanto, l’arricciarsi del suo naso mentre soffiava via qualche irriverente filo d’erba intento a solleticare o punzecchiare il suo muso.

A spezzare questo sistematico equilibrio giunse una voce lontana, che Peter percepì immediatamente, e drizzando le orecchie riconobbe il suono del suo nome. O meglio, ciò che negli anni aveva imparato a riconoscere un segnale che ci fosse bisogno di lui, una richiesta della sua presenza a cui aveva sempre prontamente risposto.

Non più celere e vispo come una volta, si prese il suo tempo per sollevare le vecchie zampe, abbandonare il suo fresco riparo e seguire quella voce fino al luogo da cui proveniva.

Non appena ebbe abbandonato il terreno e fu giunto sull’asfalto quasi bollente, ne individuò la fonte e cominciò a scodinzolare, accelerando immediatamente il passo quasi come ad aver ritrovato parte della forza che aveva in gioventù.

I cani, sotto molti aspetti, sono creature infinitamente più sagge degli uomini perché laddove peccano di cultura, ingegno e intelligenza, conservano una consapevolezza che molte persone lasciano affondare nello scorrere degli anni.

Sono tanti gli uomini che in vecchiaia perdono di vista le persone che sono state. Un bimbo impaurito, un giovane ribelle, un uomo risoluto… tutte figure che con lo schermo delle generazioni sembrano diventare infinitamente lontane fra loro. Le strade che hanno percorso sono sempre tortuose e piene di bivi, e così diventa facile dimenticare il punto di partenza, tutti i posti visitati…

Invece, Peter, come tutti i suoi simili, sotto il suo pelo ingrigito dal tempo conservava ancora il suo carattere da cucciolo affettuoso, e lo dimostrava costantemente al suo amico di sempre ricercando le sue carezze come se nulla fosse cambiato. E mentre le dita si facevano strada nell’ispido pelo corto del suo capo, lui tentava di raggiungerle col muso ed annusarle, per riempirsi i polmoni dell’odore di casa che avevano sempre conservato.

I due spesero qualche breve minuto insieme, infine l’uomo si alzò lasciando a Peter un’ultima carezza per poi dirigersi verso l’auto e allontanarsi velocemente a bordo della vettura. Un tempo il cane l’avrebbe seguito, speranzoso di poter restare al passo, ma la stanchezza che allora sarebbe sopraggiunta col tempo era ormai sedimentata nelle sue ossa. Tuttavia, sebbene nelle ultime settimane avesse speso la maggior parte della giornata in costante riposo, quel giorno il suo istinto lo spinse ad allontanarsi per recarsi altrove.

Camminò a lungo e percorse poca strada, muovendosi col lento incedere di chi sa dove andare e rivisitando i luoghi che gli erano familiari, finché quella placida giornata non gli riservò un altro incontro.

Sulle sponde di un piccolo lago si erano riuniti altri suoi simili che cercavano conforto in quella giornata afosa. Alcuni riposavano vicino all’acqua, altri erano intenti ad esplorare la vegetazione limitrofa alla curiosa ricerca di qualche animale, ma non appena lo sentirono arrivare tutti si voltarono a guardarlo.

Con parte del gruppo aveva interagito più volte durante le sue avventure, e quando questi lo riconobbero gli si avvicinarono immediatamente. Si annusarono tra loro, come in una sorta di rituale di benvenuto, poi ognuno tornò alla propria attività e Peter si recò sotto un albero per stendersi e riposare le zampe all’ombra. Notò di sfuggita il più giovane del branco, palesemente poco più di un cucciolo, che lo osservava con una sorta di timore reverenziale da quando era arrivato, senza avvicinarsi e mai staccandogli gli occhi di dosso.

Non si erano mai incontrati, ma lui era troppo stanco per raggiungerlo e l’altro troppo intimorito, così si limitarono semplicemente ad ignorarsi e a continuare ognuno nella propria attività, sebbene il giovane, di tanto in tanto, continuasse a scrutarlo con la coda dell’occhio.

Fu proprio quando Peter stava per addormentarsi che gli sembrò di percepire una presenza a pochi centimetri da sé. Aprì lentamente gli occhi e si ritrovo di fronte il giovane cane che gli annusava il tartufo. Non appena questi ebbe notato che era sveglio scattò per allontanarsi, impaurito. Ma Peter, paziente quanto anziano, si limitò a squadrarlo per bene sollevando leggermente il capo.

Ci fu qualche breve, timoroso contatto, ma alla fine la curiosità prevale sempre su chi è giovane e in forze, e così i due finirono per studiarsi a vicenda, lasciando al loro olfatto l’onere di fare conoscenza. In men che non si dica il cucciolo si ritrovò a giocherellare col vecchio, puntandolo e poi scansandosi diverse volte, come ad evitare un attacco che non sarebbe mai arrivato, incurante del fatto che l’altro restasse perlopiù immobile, dandogli di tanto in tanto la soddisfazione di muovere una zampa nel tentativo di afferrarlo, senza mai provarci sul serio.

La giornata che fino ad allora era sembrata immobile, come se il tempo fosse intrappolato in una bolla di sapone, sembrava essersi decisa a precipitarsi verso la fine il più in fretta possibile, rendendo palese al mondo le sue intenzioni accelerando lo sprofondare del sole. Il branco si riunì di tacito accordo, pronto a riprendere il cammino, rinfrancato dall’aria ormai fresca. Peter si limitò a guardarne i vari membri sfilare con calma di fronte a sé prima che si dirigessero altrove, ma non accennò ad unirsi a loro. Sapeva bene che non sarebbe stato in grado di mantenere il passo. Per ultimo gli passò di fronte il più giovane, col quale si scambiò un ultimo intenso sguardo.

Continuò a seguirlo con gli occhi mentre questo zampettava dietro agli altri, quasi come a salutare per sempre la sua gioventù. Poi, terminata la lunga pausa che gli aveva restituito ben poche forze, proseguì ancora nel suo viaggio.

Ci volle poco perché si ritrovasse al confine della campagna che era sempre stato il suo mondo, il limite a cui spesso era giunto ma che mai aveva valicato. Il suo istinto, ogni volta che vi si era trovato di fronte, gli aveva suggerito di fermarsi, che era giunto il momento di tornare indietro. Questa volta più di tutte temporeggiò per scrutare oltre quella linea, senza alcuna intenzione di varcarla ma colmo di curiosità riguardo cosa potesse esserci oltre. Alla fine, come ogni altra volta, semplicemente si voltò e ripercorse i suoi passi, poiché il tramonto giungeva e al termine di ogni giornata quello verso casa era sempre stato l’ultimo tratto di strada che aveva percorso.

Al suo ritorno la chioma della quercia sembrava danzare più vispa sotto le luci del sole morente, e il canto delle cicale si era ormai acquietato. Studiò con la paziente calma di un vecchio quello scorcio, che spesso era stato scenario del suo sonno, ma questa volta decise di proseguire oltre.

Le luci della casa erano già accese, sebbene non fosse ancora del tutto buio, e dalla finestra aperta filtrava il suono delle voci che per tutta la vita aveva tanto amato.

Si accoccolò con calma sull’uscio, lasciando che cullassero il suo sonno, ed infine chiuse gli occhi per intraprendere il riposo più lungo.

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Commenti

    1. Marco Fazzolari Post author

      Grazie a te per queste belle parole, Isabella!
      Sì, ho sempre avuto un buon rapporto con gli animali. Di fatti per il racconto mi sono ispirato ad un cane con cui sono praticamente cresciuto, dalla prima infanzia alla maggiore età.