Luna Rossa

Serie: Il Dio Solo

Luna Rossa decise le sorti del pianeta.

Kato ci riunì in assemblea, chiedendo a Karla di condividere le informazioni che aveva nascosto con tanta determinazione. Il Daemon non rivestiva il ruolo di capobranco solo per stazza e forza fisica. Possedeva una mente pronta, un’abilità naturale nel valutare chi gli era di fronte concentrandosi su minuscoli particolari per altri invisibili. Postura, odore, sguardo. Discerneva verità da menzogna. Erano usciti dalla biblioteca solo quando Kato si era ritenuto soddisfatto.

Apprendemmo che l’esercito aveva avviato un programma destinato a risolvere il conflitto. Meccanici, fisici e genetisti avevano elaborato una radiazione simile a quella emessa dalle bombe al neutrone: una radiazione selettiva, capace di riconoscere il dna da attaccare. Un’arma in grado di eliminare in una sola volta tutti i non umani.

Era stato deciso di irradiare l’intero pianeta dall’alto della ionosfera sfruttando un satellite artificiale creato per quel compito: Luna Rossa. Ancora brilla in cielo e deve il nome al colore della frequenza rivolta a terra: rosso, come il fuoco vivo. Quando rivolsi lo sguardo in direzione dei soldati giunti con Karla compresi che erano all’oscuro del progetto.

Anche gli altri volti erano piegati da sensazioni contrastanti: rabbia, ansia, tristezza, dolore. Il peso di quella rivelazione aveva fatto scendere un silenzio pesante. I più giovani cercarono la mano di chi era loro accanto.

Randy e Arak dividevano tutto al pari di fratelli e Kind aveva legato con Rong Wang fin dalle visite al ristorante. Passavano molto del loro tempo assieme, era l’unico cui permetteva di portarla sulle spalle. Il suo aspetto fragile, da principessina, contrastava con il piglio deciso con cui affrontava ogni sfida: era una piccola tigre che sopperiva alla mancanza di mobilità alle gambe con una lingua tagliente. I lineamenti della ragazzina erano contratti per la rabbia e mi stupii che non fosse ancora andata in escandescenze: era una testa calda.

Non fu lei la prima a scoppiare. Patrick si alzò dalla sedia facendola strisciare sul pavimento con un suono stridulo.

« Quando? »

Karla abbassò lo sguardo. « Il 4 Luglio. »

Le labbra di Patrick si strinsero in una smorfia irriverente. « Dio salvi l’America. »

« Perché tacere? »

Le parole di Nephel mi fecero comprendere che nemmeno lui era informato del pericolo.

« Non… ritenevo necessario divulgare questa informazione. Non è in mio potere intervenire per sospendere il lancio, saperlo avrebbe cambiato qualcosa? Il satellite è frutto di un’operazione congiunta, sarà l’esercitò russo ad occuparsi della messa in orbita. »

« Non ho alcuna intenzione di morire. » Nephel si rivolse a Roger. « Quanti giorni mancano? »

Il biker era ossessionato dal trascorre del tempo, possedeva tre orologi analogici a carica meccanica sincronizzati al millesimo di secondo. Annotava tutto con cura in dei taccuini, un diario di bordo che redigeva fin dai primi giorni della rivolta.

« Tre settimane e quattro giorni. »

Nephel meditò per qualche secondo prima di esporre il suo piano. « Conosco un rifugio sicuro, possiamo raggiungerlo in dieci giorni di marcia veloce. Porteremo l’indispensabile, il bunker è alimentato a energia solare: è rifornito di farmaci e ospita una piccola serra idroponica. » L’unico ad accogliere quella notizia senza manifestare sorpresa fu il capobranco.

« Pensavo fosse inagile. »

L’Elfide scosse il capo. « Lo è l’entrata d’accesso interna, la villa è un cumolo di macerie. Esiste un tunnel sotterraneo che collega il bunker a un’uscita di emergenza nel bosco. Il tempo avrà cancellato le sue tracce ed è probabile che sia stata coperta dalla vegetazione: ci sono sufficienti Daemon in grado di sradicare qualche alberello e forzare il portello.

Conosco la struttura, mi sono occupato della manutenzione e del reintegro delle scorte stipate nei magazzini per venti anni. »

Karla sembrò trovare spiegazione a molte delle domande che le frullavano nella mente. « Mi sono sempre chiesta il perché della tua familiarità con i protocolli, eri alle dipendenze di un militare? Dov’è, ora? Lo hai assassinato nel sonno? »

Nephel accusò il colpo rivolgendole uno sguardo gelido. « Riposa in pace. »

Per un solo istante, vidi il bel volto dell’Elfide tingersi di un’espressione viva: rabbia. Scomparve in un battito di ciglia, ma fui lesto a catturarla nella memoria. Erano stati i ricordi del passato a far emergere quel sentimento? Oppure, erano state le parole inopportune di Karla a irritarlo?

Nel periodo precedente alla rivolta erano state divulgate notizie contrastanti. I miei studenti erano riusciti a visualizzare in internet alcuni filmati scampati alla censura cui non avevo dato peso. Secondo quanto si vociferava erano stati gli Elfidi a ribellarsi per primi. Non aveva cercato aggregazione, ma avevano agito in silenzio assassinando i loro “padroni” nell’illusoria sicurezza delle loro case.

Era accaduto davvero? Nephel aveva ucciso l’umano con cui aveva condiviso vent’anni della sua vita? Quanto era importante, la mia? Continuavo a voler credere che il lui ci fosse spazio per me. Pietà, affezione: non importava. Scoprii che quello che provavo non era paura, bensì dolore.

« Quante persone può ospitare il bunker? » Patrick non si lasciò distratte dalle accuse di Karla. Lessi nel suo sguardo che non aveva alcuna intenzione di abbandonare Joy.

Gli sguardi di tutti si fissarono su Nephel.

« Trenta. Familiari, amici, collaboratori. Non c’è stato tempo per riunirli: la guerra li ha separati e dispersi in fretta. »

Juana iniziò a ragionare ad alta voce. « Porteremo con noi gli struzzi e le galline. Se la villa è circondata da boschi non avremo difficoltà ad alimentarci. In questi anni la natura ha lavorato per noi, sono certa che la cacciagione non manca. Patrick è in grado di decidere chi di noi è adatto a quel compito, Daemon ed Elfidi rimarranno nel bunker. »

« Portiano anche i gatti! » lo sguardo di Samee, una delle bimbe Elfidi, non ammetteva repliche. Un paio di mesi prima una gatta aveva trovato rifugio oltre alla barricata e aveva partorito la sua cucciolata davanti alla porta della biblioteca. Nessuno dei mici era stato servito in tavola.

La donna si lasciò sfuggire un sorriso. « Certo che sì, portiamo anche i gatti. »

Dicono sia sufficiente il battito d’ali di una farfalla per cambiare il futuro. Quel giorno, Saame spalancò le sue ali colorate portando una ventata d’aria pura. La sua piccola, innocente, preoccupazione fece leva nel cuore dei presenti riportando speranza.

Mi resi conto di quanto era accaduto solo quando iniziarono a discutere sul da farsi per organizzare il viaggio. Cosa portare, cosa lasciare. L’unica a perdere il respiro fu Karla: la sua faccia sgomenta rivelava pienamente il suo stato d’animo. Kato le rivolse uno sguardo sfuggente in cui impresse tutta la sua soddisfazione: aveva vinto.

Altri membri della comunità si alzarono e si riunirono in capannelli per dividersi il lavoro in preparazione alla partenza. Nessuno, badò a me.

L’espressione che piegava il mio volto era simile a quella di Karla. Dopo l’iniziale sorpresa iniziai a sudare freddo. Le conseguenze di quanto stava accadendo mi sommersero come un mare in tempesta. Frasi spezzate, singole parole che giungevano nitidamente al mio orecchio, mi fecero comprendere che per me si avvicinava il momento di una scelta. Una vera, di cui avrei portato il peso per tutta la vita. Il tempo era limitato e non esisteva alcuna possibilità di servirsi di auto o furgoncini: le strade erano percorribili solo a piedi.

Non dovetti meditare a lungo, la soluzione si presentò chiara nella mia mente al pari di una visione. Forse, lo fu davvero. Una visione che aprì la mia coscienza: non potevo abbandonare la biblioteca. La scelta che avevo fatto quando mi ero nascosto come un topo chiudendo occhio e orecchio a quanto accadeva nel mondo, era ancora parte di me. Non potevo tradire me stesso. Decisi in piena volontà di rinunciare al calore, la gentilezza e all’affetto del branco. I miei libri erano un tesoro che valeva più della mia vita.

« Alone? »

Distratto dal mio ragionare non mi ero reso conto che Nephel si era avvicinato. Cercai di sorridere, ma riuscii a muovere le labbra solo in una smorfia. « Non posso… »

L’Elfide annuì, quieto. Per lui era sempre stato facile “leggermi” dentro.

Gli spiegai cosa desideravo per me, la follia che aveva preso forma nella mia mente non appena resomi conto che quello era un addio. Nephel ascoltò senza parlare, pesando con attenzione ogni mia parola, quindi mi abbracciò con forza sussurrandomi un augurio.

« Buona fortuna, amico mio. »

Piansi di gioia.

Serie: Il Dio Solo
  • Episodio 1: Alone
  • Episodio 2: Il Signore degli Anelli
  • Episodio 3: Nephel
  • Episodio 4: Kato
  • Episodio 5: Fuori
  • Episodio 6: Il Branco
  • Episodio 7: Equilibri
  • Episodio 8: Conflitto
  • Episodio 9: Luna Rossa
  • Episodio 10: Il Dio Solo
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    Commenti

    1. Chiara Rossi

      Episodio che mi ha commosso, gli addii sono sempre molto dolorosi ma in fondo mi aspettavo una scelta simile da Alone. Ora passo all’ultimo episodio, anche se mi dispiacerà finire questa serie.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Antonino, dopo tutta la tensione che ha caratterizzato il rapporto fra Alone e Nephel desideravo esprimere per l’Elfide i suoi veri sentimenti. Considera Alone un amico e il suo affetto è sincero.

    2. Giuseppe Gallato

      Al di là dell’ottima trama, che prende sempre più, un plauso va fatto al linguaggio adottato e, soprattutto, alla “pulizia” del testo. Questa è una cosa che apprezzo moltissimo. Mentre leggevo, sentivo la tensione tra tutti i personaggi crescere anche in me. Proseguo, ci “vediamo” al prossimo episodio! 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie per il tuo sempiterno appoggio 🙂 Voglio pensare che con il tempo e la pratica la mia scrittura sia migliorata, ho ancora tanta strada da fare

    3. Daniele Parolisi

      Mi accosto a Dario sulla combinazione di Fantasy e sci-fi. Non solo non è banale ma anche difficile evitare che non diventi tutto un brodo senza sapore. Cosa di cui non difetta tale serie 😉

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, ancora grazie per l’attenzione con cui segui la serie. Se le atmosfere di questa ti hanno interessato e hai del tempo libero, proseguirò a raccontare della vita del branco nella nuova serie (giustappunto, Il Branco). 🙂

    4. Dario Pezzotti

      Ciao Micol! Questa serie continua a stupirmi; il modo in cui il fantasy incontra la fantascienza non è affatto banale. Penso che per Alone sia arrivato il momento di buttarsi PS Io i gattini li avrei messi in tavola 😉😂

      1. Micol Fusca Post author

        Oh my God! Sono una gattara, credo di poter mettere in forno Bamby con una mela in bocca e vergini indifese: nessun gatto.