L’uomo oscuro

Sento la paura che mi attanaglia. Mi nascondo in un anfratto e rimango a distanza di sicurezza. Il tizio che cammina sul binario, a pochi metri da me, ha appena ucciso. E il suo passo spietato, insieme alla totale mancanza di pentimento, mi dicono che potrebbe farlo ancora.

L’urlo di quel disgraziato, poco fa in galleria, è stato agghiacciante. Non sono riuscito a fare niente per lui. I calci violenti, in rapida successione, che si sono abbattuti sul meschino, hanno avuto la capacità di paralizzarmi. Nel buio del tunnel, ho visto che il carnefice digrignava i denti: era proprio arrabbiato. Perché abbia avuto una reazione simile, non l’ho capito. Fino a un attimo prima tutto era tranquillo. Poi le cose sono precipitate. D’improvviso, senza neanche il tempo di palesarmi, la vittima giaceva a terra. Le convulsioni rapide, a sconquassarne il corpo. E dopo più niente, era morto.

Non mi resta che seguire l’assassino nell’ombra. Evitando di calpestare il sangue, quasi non fosse avvenuta nessuna mattanza. L’obiettivo adesso è rimanere in vita; far sì che la collera di quell’individuo scemi e non si abbatta anche su di me. 

Il cadavere non lo voglio vedere. Un fagotto abbandonato sulle traversine logore. L’odore metallico del sangue è mischiato a quello dei fluidi corporei. C’è una nota di selvatico. Chiudo gli occhi, quando gli passo accanto, sentendomi in colpa perché non è toccato al sottoscritto. Cosa aveva fatto quel poveretto? Che fine indegna.

Una volta fuori, il tizio tanto balordo tornerà alla sua casa. È giovane, avrà una moglie che lo aspetta e nemmeno sospetta che sia un uomo crudele. Dei figli, che non vedono l’ora di giocare col loro papà. Ma cosa può insegnare un simile figuro a dei bambini? A odiare.

Tutto vestito di nero. Che lavoro potrà mai svolgere? Sta tornando da dove? È stato fuori a fare che cosa? Vorrei avere maggiore immaginazione, ma in questo momento intendo solo salvarmi la pelle e non me ne importa niente di fare congetture. Bruciasse all’inferno!

L’uscita dal tunnel è ormai vicina. Spero che una volta all’aperto quel bruto si dilegui e raggiunga la città. Non voglio incontrarlo mai più. 

E così potrò arrancare fra i campi, farmi di nebbia e giungere alla cascina. Sono talmente scosso che non potrei parlarne con nessuno. Li sentirò a lungo quei lamenti, che imploravano pietà. 

Il tizio scellerato adesso ha aumentato l’andatura. Deve avere molta fretta. D’altra parte, sta camminando su un binario a cui si fa la manutenzione. Per quanto il tratto della galleria al momento sia chiuso, in un posto simile nessuno può sentirsi al sicuro. Da come si muove, padroneggia la zona. Vivrà sicuramente nei paraggi, anche se non voglio restare un minuto di più per scoprirlo.

Così, quand’è il momento, schizzo di lato e m’addentro nei campi. Corro più veloce che posso, sino a farmi scoppiare i polmoni. Quel tanto che basta per togliermi dalla sua traiettoria e mettermi al sicuro. Fuori dalle sue grinfie e da quella violenza gratuita, che è fine a se stessa.

Quando vedo il mio cascinale, comparire di lontano, la smetto di tremare.

***

Anche l’uomo vestito di scuro, finalmente, scende dal binario. E una volta raggiunto l’incrocio, si avvia a grandi passi per una stradina sterrata.

Sente un rumore improvviso, che lo fa sussultare. Quindi si volta di scatto.

“Maledetti gatti!” impreca tra sé. “Eppure avrei giurato che ce ne fosse solo uno”.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Cristina, hai ottenuto l’effetto desiderato! La conclusione mi ha colta completamente di sorpresa, un bel colpo di scena. Spero al tizio non capiti mai di trovarsi in una galleria buia con me, perché da brava gattara gli riserverei la stessa fine 😉