Ma ero troppo occupato per pensarci

Non ricordo con chiarezza come sia cominciato tutto, sai, ero troppo occupato per pensarci. Da quando sono nato mi hanno insegnato la fretta, la velocità al posto della qualità, delle strette di mano, del contatto umano; ricordo la scuola, quando ero sempre il primo a finire il compito in classe, il migliore nella corsa, il più rapido nel calcolo a mente. Se ripenso alle mie relazioni anche quelle erano votate alla velocità, si consumavano come una candela bruciata da una fiamma ossidrica, rimaneva solo una poltiglia informe, un pallido ricordo di ciò che era stato. Lineamenti irriconoscibili si sovrappongono nella mia mente mentre rifletto sui volti che ho visto passarmi davanti nel corso della mia esistenza, maschere che correvano senza lasciare la benché minima traccia, effimere come un odore trasportato dal vento in una serata primaverile. Forse è stato allora che hanno iniziato a costruire lo steccato, un pezzo alla volta, chiodo dopo chiodo, asse dopo asse, senza che nessuno potesse nemmeno rendersi conto di quello che accadeva intorno a lui. L’importante è la realizzazione personale, il prevaricare il prossimo per dimostrare di avere qualcosa in più, il poter vendere il nostro essere al miglior offerente in cerca di effimera gratificazione; forse siamo come un malato del gioco d’azzardo: abituati a grattare come fosse un gesto del tutto naturale ed automatico, senza trarre soddisfazione dal risultato, qualunque esso sia.

La vita passava e lo steccato diventava sempre più attraente, ricco di luci che lo rendevano visibile ed invisibile allo stesso tempo, ognuno indirizzato in un singolo percorso con l’illusione di bivi su bivi che conducevano sempre nello stesso punto. Pochi forse si rendevano conto di questo ma non avevano la forza per riuscire ad essere ascoltati dagli altri che, così immersi nel proprio ego, erano in grado solo di continuare la loro folle corsa verso una meta irraggiungibile. Voltarci dall’altra parte, questa era la cosa nella quale la maggior parte di noi eccelleva, anche quando divenne impossibile non notare l’evidenza, non vedere che il percorso finiva contro un muro di lame, anche allora la maggior parte si voltò per ignorare. Fin quando la tua vita ti offre un bel giardino che tutti possono ammirare senza timore, fin quando riesci a ritinteggiare una volta al mese la tua anima, allora vale la pena di voltarsi per non perdere il risultato di tanta fatica. Solo quando lo steccato si rivelò per essere quello che era davvero ci accorgemmo che tutto era stato inutile, una semplice menzogna per tranquillizarci, una favola della buonanotte, falsa per definizione. Fuori dall’area protetta il caos aveva prosciugato tutto ciò che era rimasto, fu allora che scoprimmo l’entità del danno irreparabile che avevamo causato, non restava che una soluzione.

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