Maiale mangia Maiale

Serie: Il Branco

Dopo un mese Kato ritenne di poter rallentare il passo. Il branco di Jobat si era tenuto lontano, aveva ragione di pensare che il Capo Guerra fosse occupato in altre questioni. Dormivano di giorno per muoversi di notte, rifugiandosi nei piani superiori degli edifici la cui struttura non aveva riportato danni. Si fidava dei “bambini” al punto da affidare loro il compito di vedetta per un paio d’ore: il tempo necessario per chiudere gli occhi e fare il punto della situazione. Avevano scorto parecchi branchi allontanarsi dal centro per dirigersi verso la periferia: Kato immaginava che il Capo Guerra li avesse richiamati per difendere i presidi.

Il Daemon apprezzava la tenacia del giovane umano, Randy si era adattato al loro ritmo senza protestare. Di tanto in tanto uno dei “bambini” lo portava sulle spalle, una necessità dettata dalle circostanze. In quelle occasioni Kato doveva imporre la sua volontà al ragazzo ordinandogli di lasciarsi trasportare.

Nei momenti di riposo Randy svuotava il corpo di ogni liquido, una lacrima alla volta, raggomitolato su se stesso nel tentativo di non destare attenzione. Dimentico che l’udito dei Daemon poteva cogliere una farfalla in volo. Arak e Kind non avevano celato la loro preoccupazione, chiedendo consiglio al capobranco.

Kato li aveva rassicurati spiegando loro che quanto accadeva a Randy non era necessariamente negativo. I Daemon non piangevano, non era loro naturale sfogare la sofferenza in quel modo. Solo gli occhi dei piccoli, di tanto in tanto, si inumidivano di lacrime mai versate. Secondo la sua esperienza il dolore si poteva domare fino a farne un compagno. Era certo che Randy sarebbe riuscito nell’intento di prendere il controllo abbracciando il futuro.

Futuro…

Aveva promesso loro che li avrebbe riportati a Casa e così intendeva fare. Sapeva che l’impresa che si era proposto era tutt’altro che facile, ma il suo cuore gli chiedeva di credere che un giorno avrebbero trovato il modo di vivere e non sopravvivere.

Aver incontrato l’umano e l’istintiva empatia che i “bambini” avevano manifestato per lui gli aveva donato una nuova prospettiva.

Prima di riprendere la marcia erano soliti chiacchierare. Il ragazzo era del tutto ignaro della cultura e delle consuetudini Daemon e parve particolarmente colpito nel apprendere che la loro gente si riuniva per raccontare storie, scambiare opinioni. La consuetudine orale permetteva di esercitare il linguaggio di continuo, arricchendolo grazie all’esperienza degli anziani. Negli anni che avevano preceduto la rivolta erano stati molti gli umani che avevano trasmesso loro l’amore per la parola. Poco alla volta Randy aveva preso coraggio, fino a confessare loro con estremo imbarazzo di aver pensato ai Daemon come a degli animali.

Il disgusto provocato dal loro aspetto non era sconosciuto a Kato: lo aveva letto molte volte nello sguardo degli ostaggi. Gli umani avevano perso il ricordo dell’evoluzione che aveva permesso loro di elevare la loro condizione animale e conquistare la postura eretta. La sua razza conviveva pacificamente con la natura primordiale, Kato la considerava una benedizione: grazie ad essa poteva “sentire”, conoscere. Gli odori rivelavano molto più dell’afrore che giungeva alle narici: stato d’animo, malattia, morte. Nessun Daemon aveva necessità di chiedere all’altro “come stai?”. Il loro udito era in grado di discerne fra pericolo e pace, il passo felpato di qualcuno in avvicinamento dal fremito d’ali di un piccione. Erano i suoi sensi a renderlo vivo, a permettergli di cogliere ogni piccola sfumatura nel cielo e apprezzarla. Senza si sarebbe sentito sordo, muto e cieco.

Randy era un bravo ragazzo, ma non provava altrettanta stima per i disperati che incontrava lungo il cammino. Aveva imparato a leggere con facilità l’animo degli umani e compreso che non consideravano “famiglia” un loro simile incontrato per caso. Da quando si erano separati dal branco aveva assistito a situazioni che lo avevano spinto a tapparsi il naso e chiudere gli occhi per il disgusto. I sopravvissuti si erano riuniti in gruppi, contendendosi il territorio al pari degli animali cui Randy li aveva paragonati.

Era solito osservarli dalla finestra dell’edificio scelto per trascorrere le ore di riposo, mentre il resto del suo piccolo branco dormiva.

I gruppi meno aggressivi avevano cercato rifugio in luoghi isolati, ritirandosi nei condotti delle fognature o negli scantinati. Uscivano raramente ed evitavano i loro simili. Kato aveva compreso che in qualche modo erano legati da relazioni familiari o di amicizia: si conoscevano da tempo, il loro odore era compatto. Li aveva giudicati egoisti prima di imbattersi nei “cacciatori”. Uccidevano, violavano, depredavano: non avevano alcun rispetto per la Vita. Per la sua gente quello era un concetto molto importante, la Vita esprimeva il suo massimo splendore nelle creature che erano in grado di portarla. Le femmine e la prole erano considerate intoccabili.

Si era atteso di incontrare molte donne e bambini nel loro peregrinare. Le tracce incontrate lo avevano indotto ad aumentare il ritmo della marcia per allontanarsi dalle zone meno sicure. Il pensiero di Jobat era stato accantonato per far fronte a preoccupazioni più urgenti.

Aveva fatto il possibile per evitare ai tre “bambini” situazioni spiacevoli. Arak e Kind arricciavano il naso nel passare accanto ai falò oramai consumati che conservavano l’odore acre della carne cotta allo spiedo. Erano abituati all’aroma del cibo in latta e chiesto informazioni all’amico: Randy si era stretto nelle spalle, altrettanto incerto, dicendo gli ricordava quello di una braciola di maiale.

Kato non aveva mai visto un maiale, sapeva che era un animale d’allevamento destinato al macello. Decise di adottare quella parola benché conoscesse alla perfezione l’origine della pietanza il cui fetore impregnava l’aria.

Anche Randy doveva nutrirsi di carne. Lo aveva visto sbavare per un pezzo di “braciola” abbandonato a terra. Non lo aveva raccolto solo perché aveva colto il suo sguardo severo: aveva lasciato a terra il tesoro dopo aver notato alcuni vermi intenti a pasteggiare. Era una questione che Kato sentiva di dover esaminare con molta attenzione: reperire alimenti conservati diveniva di giorno in giorno più difficile e non intendeva lasciar morire di fame il ragazzino. Nessun capobranco avrebbe abbandonato un compagno in difficoltà. Dovendo valutare le qualità più o meno “animalesche” delle creature con cui doveva confrontarsi aveva di che ragionare.

« Kato… »

Il capobranco frenò i suoi passi. I suoi pensieri lo avevano distratto al punto da non aver badato a quanto lo circondava.

Seguì lo sguardo di Kind, puntato a est. Il cielo era illuminato dal riverbero di un fuoco visibile solo agli occhi dei Daemon. Distava un miglio dalla loro posizione, potevano cambiare percorso senza allertare il gruppo riunito in quel luogo. Così aveva fatto molte volte, in altre occasioni.

Diede uno sguardo di sfuggita a Randy, sperando che l’aroma della carne cotta allo spiedo non fosse ancora giunto alle sue narici. Non mangiava adeguatamente da un paio di giorni, era affamato. I giovani Daemon erano confusi, in attesa di istruzioni. Come Kato avevano identificato un odore del tutto differente.

« Qualcosa non va? »

L’espressione di Randy si fece scura: non era la prima volta che Kato lo costringeva a salire sulla schiena di Arak prima di lanciarsi in una corsa folle. I Daemon avevano sempre rifuggito il pericolo per non fargli correre rischi inutili: erano una strana famiglia, ma gli volevano bene.

Prima di rispondere Arak diede uno sguardo al capobranco. Attese un lieve cenno del capo, intuendo che Kato aveva preso una decisione.

« C’è una femmina, da quella parte. Molti maschi. Odore di sangue, paura, fame. » si concesse una pausa, cercando le parole giuste. « Ha un piccolo dentro. L’odore è debole, forse esiste da poche ore. »

Randy lo fissò, affascinato. « Sai che è incinta dall’odore? »

Il Daemon rivolse nuovamente l’attenzione al dominante, sospirando non appena comprese le sue intenzioni. Lui e Kind si scambiarono uno sguardo sollevato.

« Cercate rifugio a nord e nascondetevi con Randy. Vi troverò non appena possibile. »

I due annuirono all’unisono e spinsero con gentilezza Randy verso la direzione stabilita. Il ragazzo ebbe solo il tempo per notare che il Capobranco aveva divelto una barra d’acciaio da un’impalcatura e si era allontanato con passo deciso. 

Serie: Il Branco
  • Episodio 1: Funerale Vichingo
  • Episodio 2: No
  • Episodio 3: Drago
  • Episodio 4: Maiale mangia Maiale
  • Episodio 5: Il Signore delle Mosche
  • Episodio 6: Falco
  • Episodio 7: Redenzione
  • Episodio 8: Punto Zero
  • Episodio 9: 973127
  • Episodio 10: Joy
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    Discussioni

    1. Sono rimasto incuriosito dagli usi e costumi del popolo Daemon. Non mi aspettavo che i Daemon gli piaceva riunirsi in cerchio e raccontare storie. Episodio interessante.

      1. Ciao Raffaele, ho visto che oggi hai fatto una scorpacciata di Branco! 😉
        Sono contenta che anche la prima serie ti stia piacendo, penso metta le basi per la seconda anche se può essere letta indipendentemente. La mia idea era quella di far incontrare poco a poco i componenti che arriveranno assieme in biblioteca.

      1. Ciao Alessandro, piano piano arrivo 😉 Anch’io mi sono affezionata al branco, quando avrò finito la serie mi sentirò un po’ orfana. Mah, vediamo che succede. Parlando di recente con Antonino ha rivitalizzato un pensierino che mi frullava per la testa mesi fa… Chissà chi varcherà le porte della Torre di Alone? Oppure, ancora , cos’è accaduto quando hanno aperto gli occhi dopo il disastro nucleare?

    2. Capo guerra? Mi viene in mente il mondo fantasy di Warhammer.
      Daemon? Invece i romanzi di Philip Pullman.
      Randy? Non ci crederai, ma mi immagino il personaggio di Detective Monk…

      1. Ciao Kenji, come dicevo credo che seppur involontariamente conserviamo dentro di noi interi universi pronti a sbucare fuori all’improvviso 😂

    3. Finalmente, posso riprendere la lettura di questa serie. Il mondo distonico che hai immaginato si arricchisce di dettagli diventa sempre più “tridimensionale” per il lettore. Mi ha incuriosito molto la chiusa con la donna incinta insieme alla reazione del Capobranco. Vado subito al prossimo episodio 😉

      1. distonico -> distopico (scrivo dal cellulare 🙂 )

      2. Per me scrivere con il cellulare è un incubo di follia. Benedetto il mio pc, un catorcio diesel. Sono contenta che la serie continui ad essere interessante, mano a mano che prende forma prende complessità. Ti scrivo quando ho oramai concluso la prima serie, rendendomi conto che forse non basterà una seconda per permettere ai nostri eroi di giungere in biblioteca.

    4. Devo dire che il tuo mondo Fantasy mi ispira molto e fa venire sempre più voglia di sapere fin dove si spingerà e in quali oscuri abissi condurrà il lettore insieme ai tuoi personaggi 🙂

      1. Ciao Daniele, con Alone non potevo permettermi di utilizzare una narrazione più cruenta. La biblioteca e il branco lo hanno sempre protetto dall’inferno. Oltre a conoscere meglio i personaggi ero attratta dall’idea di scenderci direttamente e comprendere nuovamente come sia labile il confine fra giusto e sbagliato

    5. bellissimo dark, distopico ed emozionante episodio.La sofferenza, la paura, la fame tutti i sentimenti primordiali rimescolati in un contesto fantasy che cattura il lettore.Bellissimo

      1. Grazie Ely, sei sempre gentilissima. Sono felice di riuscire a dare vita al mio mondo, felice che chi legge entri in esso anche se per qualche istante.