Menzogne

Serie: Il Branco Seconda Stagione

«Non sparate! Siamo disarmati.»

Patrick e Roger avevano spianato le armi non appena il gruppo si era avvicinato. Due uomini, una donna.

Il portavoce rivolse loro un sorriso teso. «Roger, ti ricordi di me?»

«Non è una garanzia.» Roger non abbassò il fucile.

«Faccia a terra, mani sopra la testa.» Prima di avvicinarsi, Patrick attese che eseguissero l’ordine. Coperto da Roger frugò velocemente abiti e sacche, rivolgendo un pollice alzato in direzione del compagno.

«Ve l’ho detto. Siamo disarmati, possiamo alzarci?»

«Non ancora.» Patrick abbaiò il comando di malagrazia, deciso a recarsi all’interno dell’hotel per cercare uno dei Daemon.

La figura dinoccolata che emerse dall’angolo del quartiere, facilitò il suo compito. Joy lo raggiunse per passargli accanto e chinarsi per un breve sussurro all’orecchio.

«Non puzzano di mangiauomini.»

Tanto gli bastava. Mentre Joy raggiungeva il Ritz senza degnarli di uno sguardo, Patrick fece loro cenno di alzarsi da terra. Roger abbassò l’arma e tre si misero in piedi.

«Sono Saul, venivo spesso all’officina quando era vivo tuo padre. Ho saputo della sua morte da poco, mi dispiace di non essere venuto alla celebrazione funebre.»

Il biker si concesse un mezzo sorriso. «Non hai perso nulla, credimi.» Spaziò lo sguardo sui compagni dell’uomo, in un chiaro invito a presentarsi.

Fu l’uomo a parlare per entrambi. «Ramon, lei è Mary. Ci siamo incontrati quand’è successo tutto questo casino. Siamo riusciti ad ammazzare un paio di fottuti Daemon e a nasconderci in una cantina. Abbiamo esaurito le scorte di cibo la settimana scorsa e siamo stati costretti a lasciare il nostro rifugio.»

Roger e Patrick si scambiarono un’occhiata indecifrabile.

«Dubito che tre “signorini” abbiano avuto la meglio su un Daemon vivo.» Il soldato li aveva valutati con attenzione: smidollati figli di papà. Saul portava al polso un rolex, Mary e Ramon indossavano stracci firmati. L’uomo che millantava di conoscere Roger, aveva costruito il suo fisico grazie ad ore di palestra e anabolizzanti. Anni di esercito gli avevano insegnato a riconoscere un fake.

«Possiamo entrare? Fuori è pericoloso.»

«No di certo.» Patrick scosse la testa. «Non prima che abbiate sputato la verità.»

Roger sospirò pesantemente. «Mi ricordo perfettamente di te, Saul. Giocavi a fare la guerra con altri idioti come mio padre, senza esporti in prima persona. Tutto quel bere gli aveva fuso il cervello, lo preferivo quando era asociale e psicotico.

Lasciavi il lavoro sporco alla manovalanza. Ricordo i tuoi comizi sul dover sovvertire l’ordine di uno Stato colpevole di aver introdotto le razze, l’umana dignità di rivendicare l’ordine naturale delle cose. L’anarchia, il diritto all’autodeterminazione di ognuno.

Non ti ho mai visto davanti ai laboratori di produzione con una bomba in mano. Mio padre, non che me ne sia importato, ha perso quattro dita per colpa di quegli affari. Le tue unghie brillano ancora di manicure.

Tutto sommato il mondo che volevi è qui, a tua disposizione.»

L’espressione basita di Saul provocò l’ilarità di Patrick.

«Scommetto che è il discorso più lungo che hai fatto in vita tua.» Raccolse il sorriso del biker, rivolgendosi al palestrato. «Spiacente Saul, un grizzly si è mangiato il simpatico orsetto che conoscevi. A noi, piace così.»

I tre iniziarono a manifestare disagio: i loro occhi erano dilatati dall’angoscia. «Vi prego, abbiamo bisogno di un posto sicuro.»

Un rumore alle spalle fece volgere lo sguardo a Roger e Patrick. Kato si stava avvicinando con passo spedito. Quando il gigantesco Daemon si fu piazzato in mezzo ai due, gli sconosciuti arretrarono spaventati.

«Concordo con voi, avete bisogno di un posto sicuro.» Kato li studiò con attenzione. «Pronunciare menzogna, tuttavia, è deprecabile.»

Saul comprese subito da che parte girava il vento. «Hai…ragione. Abbiamo mentito, non abbiamo ucciso nessuno. Volevamo essere accolti dimostrando valore.»

«Valore…» Il Daemon “masticò” quella parola, pensieroso.

«Da noi le cose funzionano diversamente: è il gruppo a decidere.» Kato incrociò le braccia al petto. «La maggioranza è a vostro favore. I voti di Patrick e Roger non ribalterebbero la situazione.»

Roger storse il naso, ma Patrick accolse il verdetto con un cenno del capo: non avrebbe negato loro una possibilità.

***

«Li uccido. Questa volta lo faccio davvero!»

Patrick riuscì a placcare James prima che desse seguito al suo intento. Non era la prima volta che l’irlandese irrompeva nella camera dei nuovi venuti per buttargli addosso un secchio di brodaglia sporca. Il nativo americano si asteneva dal controllare, ma era certo contenesse l’urina raccolta durante la notte: non gli serviva l’olfatto fine di un Daemon per riconoscere l’odore.

«Nemmeno i gatti in calore fanno quel casino.»

«Conta fino a venti.»

James lo spinse, liberandosi dalla stretta, e Patrick alzò le mani in segno di resa.

Il bancario seguì ugualmente il consiglio. Recuperò una parvenza di calma. «Ognuno è libero di fare quello che crede, ma un po’ di rispetto è dovuto anche all’Inferno.»

«Ti infastidisce il ménage à trois?»

James lanciò un’occhiataccia a Juana.

«Mi infastidisce dividere con loro quanto abbiamo sudato. Mi infastidisce che non collaborino in minima misura alla raccolta del cibo, adducendo sempre qualche scusa per rimanere nell’hotel. Mi infastidisce trovarli dietro alle spalle quando meno me lo aspetto.

E sì, sono frustrato. La fantasia ha un limite, ormai ho esaurito ogni risorsa. L’unica cosa cui riesco a pensare è un pollo arrosto.»

Juana scoppiò a ridere e James cedette: sorrise, grattandosi la testa in un gesto che gli era abituale quando era nervoso.

«Mi dispiace.»

L’espressione della veterinaria si fece seria: mutò d’improvviso come era giunta la risata. Ora che aveva calmato James era decisa a dire la sua.

«Patrick li tiene d’occhio da quando sono arrivati.»

James socchiuse le labbra in un’espressione sorpresa: cercò gli occhi del soldato e questi annuì. I “bambini” erano a letto da un paio d’ore e Roger pattugliava la zona in compagnia di Kato. Avevano deciso di comune accordo di inventariare le scorte, per comprendere per quanto tempo potevano contare sul cibo accumulato. La notte era il momento ideale per muoversi indisturbati.

«Fino a quando “miagolano” sono sotto controllo. Li vorresti fra i piedi?»

«No.»

Juana era l’unica ad avere le chiavi della dispensa. Avevano portato le armi nell’interrato, chiudendole nelle celle frigorifere spente. Rovistando in ufficio James era riuscito a trovare le chiavi per l’apertura manuale: erano state affidate a lui.

«Kato pensa che “puzzino” di menzogna. Non solo per quanto è accaduto quando sono arrivati, ma per il loro atteggiamento. So che desidera metterli alla prova.»

I conti iniziavano a quadrare: James riacquistò il suo sangue freddo. «Come?»

Patrick si strinse nelle spalle. «Non lo so. Credo stia valutando alcune possibilità.»

«Pregherò per loro.» Juana ritenne l’argomento concluso e li invitò a riporre le scatolette già inventariate negli scaffali. Kato le avrebbe rivolto un’occhiata in tralice, sembrava leggere nel pensiero, ma in quel momento non c’era. Non era preoccupata per aver mentito: per Saul e i suoi compari non era disposta a sprecare nemmeno un Ave Maria.

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Episodio 5: Il Ratto
  • Episodio 6: Spazzatura
  • Episodio 7: Cochise
  • Episodio 8: Colori
  • Episodio 9: Menzogne
  • Episodio 10: La Moglie del Soldato
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    Discussioni

    1. Questo è uno degli episodi che mi è piaciuto di più.
      Tra le cose che ho maggiormente apprezzato? La maniera come hai tratteggiato il padre del biker e Il dialogo che inizia, più o men, con la citazione francese “il ménage à trois” (il tuo personaggio pare che non apprezza il poliamore: perdona la battuta). È veramente, sempre per i miei gusti, costruito in maniera perfetta e devo ammettere che te lo invidio. Complimenti.

      1. Ciao Raffaele, come dicevo ad Alessandro credo che il povero James sia invidioso.
        Grazie per aver apprezzato anche questo episodio, il finale di stagione sarà movimentato 😉

    2. Eccoci a una nuova puntata, devo dirti la verità a me i libertini piacciono, spero che si riscattino in qualche modo e diventino utili al Branco.
      Anche se in ogni mondo in cui bene ribaltato l’ordine sociale la vendetta sui figli di papà è sempre un momento memorabile.
      Aspetto con impazienza il finale di stagione

      1. Ciao Alessandro, credo che in realtà James sia un po’ invidioso 😀
        Non faccio spoiler, ma ricordi chi è arrivato sano e salvo in biblioteca?

    3. Ciao Micol, in questo episodio salta all’occhio la riflessione circa la falsità di coloro che si spacciano per attivisti di più qualcosa quando invece non fanno proprio nulla, lasciando il compito ai cosiddetti fanatici. La mente, che dice, ordina, aizza senza però agire e sporcarsi le mani e il braccio, che crede oltre misura a determinati ideali sino ad esserne un vero terrorista, proprio come il padre di Roger. Ma metti sul tavolo anche la difficile integrazione dei nuovi, specie se questi non si allineano alle abitudini di una comunità e non collaborano. Stralci di vita vera, reale, traslati in una realtà lontana (chissà per quanto😂) da noi! E per il resto, anche la punta d’ironia che sempre ti contraddistingue s’insinua bene tra gli inquietanti, tesi e cinici meandri degli eventi da te narrati😁! Al finale di stagione😁!

      1. Ciao Tonino. I “politici”, di qualsiasi genere, sono sempre uguali. Predicano bene e razzolano male: lasciano il lavoro sporco ad altri.
        Mi sembrava giusto dare un’identità al padre di Roger, anche se solo per qualche accenno. E, a questo punto, mi servivano degli antagonisti ;D