Mercoledì

Serie: Sette giorni


Non ricordavo fosse così complicato condividere il bagno con qualcuno. Se quella persona è mio fratello diventa una tragedia. Per fortuna mi sono svegliata con largo anticipo. Adesso sono davanti alla porta del bagno con le gambe strette e busso come una pazza. Mi ha già detto “Ora esco” per tre volte a distanza di cinque minuti. Ma a quanto pare non basta. Sbuffo e mi siedo a terra in attesa della grande uscita. Le mie orecchie hanno avvertito il suono di una chiave che gira e di una porta che si apre. Dovrei festeggiare. Da come cammino sembra che stia ballando, lo prendo per un festeggiamento.

«Buongiorno» biascica con la voce di uno che si è appena svegliato.

«Buongiorno. Sei sicuro che non hai dormito in bagno?» gli dico saltellando, chiudo la porta e finalmente il bagno è mio.

Quando scendo in cucina, sono già pronta per mangiare qualcosa ed andare a lavoro, mio fratello sta facendo colazione e ha una faccia che è tutta solarità. Allegria allo stato puro.

La storia della sospensione l’ha buttato proprio giù.

Ultimamente la mia testa, e la mia vita, è in continuo subbuglio, ogni mattina mi sveglio e non so in che stato sarò quando andrò a letto. Di solito sono sempre stata io quella che ha bisogno di una spalla su cui piangere o sorreggersi, vedere mio fratello con la faccia lunga non mi fa stare serena. Devo trovare il modo per farlo sorridere.

«Hai parlato con Giada? Aspetta una tua chiamata» chiedo mentre sorseggio il caffè in piedi.

Lentamente chiude gli occhi e li riapre. «No, non ancora», gira la testa di scatto verso di me, «aspetta ma da quando siete diventate amiche?» mi dice in tono acido.

«Da quando hai dimenticato di risponderle al telefono» gli stringo con le dita la guancia. Guardo l’orologio ed è ora di andare. «Ciao Fabiano. Ciao mamma, a dopo!»

Mentre cammino verso il panificio, chiamo Marta per le nostre chiacchiere mattutine e la metto al corrente delle ultime novità. Chiusa la chiamata vedo le notifiche di due messaggi. Il primo è Giada che mi ringrazia di aver parlato con mio fratello. Il secondo è della mamma di Danilo, mi chiede di chiamarla. Una morsa mi stringe lo stomaco, non posso attendere. La chiamo subito. Con la mano libera incrocio le dita sperando di non ricevere cattive notizie. Come se bastasse questo a non far accadere qualcosa di brutto a Danilo.

«Pronto. Ciao Diletta, scusa se ti disturbo, ma avrei bisogno di chiederti un favore». Torno a respirare e mi chiedo cosa possa averla spinta a chiamarmi.

«Ciao Marisa, non mi disturbi. Danilo come sta? Puoi chiedermi qualsiasi favore», la sento respirare a fondo, come se dovesse sforzarsi per parlare.

«Venerdì è il suo compleanno e vorrei organizzargli una festa. Mi chiedevo se ti andrebbe di aiutarmi e far divertire i bambini. So che è il suo ultimo compleanno…» la sua voce si incrina e scoppia a piangere. Alle sue parole anche i miei occhi stanno gocciolando. «Scusami. Non voglio che senta la differenza con gli anni precedenti. È già difficile così» dice tutto d’un fiato.

«Puoi contare su di me, per qualsiasi cosa» asciugandomi le lacrime col dorso della mano.

Parliamo dei dettagli e progetto mentalmente cosa fare e come organizzarmi.

Oggi è mercoledì. Mancano solo due giorni, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti.

Lavoro tutto il giorno con il pensiero del compleanno di Danilo e ogni tanto butto giù qualche idea.

È terribile dover pensare a una festa di un bambino sapendo che sia l’ultima. Se mi soffermo su questo aspetto mi viene il groppo in gola e ogni tentativo di rallegrargli la giornata svanisce dentro il dolore.

Prima di tornare a casa prendo un vassoio di dolci per tirare su di morale Fabiano.

Entro a casa e mi dirigo in cucina a mettere i dolci in frigo. Do uno sguardo al salotto ed è vuoto, non c’è nessuno. Attaccato al frigo c’è un biglietto di mia madre, è uscita per delle commissioni.

Salendo le scale per andare in camera mia, sbatto forte i piedi per far sentire di essere tornata. Non sembra affatto che ci sia qualcuno a casa, è silenzioso come quando non c’è anima viva.

Passo davanti alla stanza di Fabiano e non sento niente. Busso. Nessuna risposta. Busso più forte. E ancora niente. A quel punto entro. Lo trovo sdraiato sul letto a russare a bocca aperta. La tentazione di infilarci un calzino sporco è tanta, ma desisto. Lo scuoto per svegliarlo, ma sembra in catalessi. Ci riprovo con maggiore forza e apre un occhio. «Lasciami dormire» girandosi dall’altro lato.

«Ti ho portato la merenda. Non ti va un caffè?»

«No, lasciami in pace». Sbuffo e vorrei avergli infilato un calzino puzzolente in bocca.

«Come vuoi. Vuol dire che il diplomatico lo mangerò io» alzando il tono della voce.

Si alza di scatto come se fosse un serpente e avesse sentito il richiamo dell’incantatore.

Scendiamo in cucina e tiro fuori i dolci e glieli lascio scartare mentre io preparo il caffè.

«L’hai chiamata Giada alla fine?» dico per spezzare il silenzio. So che lo ha fatto visto il messaggio che mi ha mandato stamattina. «Si» risponde masticando il dolce.

«Che loquacità!» dico più a me stessa che lui.

«Ma che volete tutti? Non ho voglia di fare conversazione. E no. Non ho voglia di parlare della cazzata che ho fatto. Non ho bisogno che mi stiate intorno come se fossi un bambino sperduto» urla contro di me, prende il vassoio e se ne torna in camera sbattendo talmente forte la porta che temo che si possa scardinare. «Prego eh!» urlo di rimando.

Non volevo parlare di quello che ha fatto tanto meno trattarlo come un bambino. Volevo un po’ di compagnia visto che è a casa. Non nego di esserci rimasta male. Credo di essere l’unica a non avergli fatto la ramanzina. Sospiro e bevo il caffè.

Torno in camera e prendo carta e penna e scrivo tutto ciò che ho pensato per il compleanno di Danilo, così domani mattina chiamo sua madre e procedo all’organizzazione finale. Ogni volta che penso a quel bambino non posso fare a meno di essere triste, il magone mi assale e devo prendermi qualche minuto per tornare lucida.

Dopo aver scritto un piano dettagliato lo metto sotto il computer sulla scrivania e scendo di sotto a guardare un po’ di televisione. Fabiano non si è mosso dalla sua stanza. Ha alzato la musica al massimo, segnale che non vuole essere disturbato.

Mi metto comoda sul divano e metto una serie tv. A metà del secondo episodio torna mia madre, spengo la televisione e vado ad aiutarla con la spesa.

Chiacchieriamo delle nostre giornate e poi le dico della festa di Danilo, sul suo volto scende la tristezza, esattamente come è successo a me. «Hai visto tuo fratello da quando sei tornata? Sta sempre rintanato nella sua stanza» mi chiede un po’ preoccupata.

«Si, gli ho portato dei dolci dal panificio. L’ho svegliato e volevo chiacchierare, niente di più, mi ha urlato contro e si è chiuso di nuovo nel suo bunker alzando la musica al massimo» rispondo scuotendo le spalle.

«Perché non lo coinvolgi per la festa del bambino?». Non ci accorgiamo che sta scendendo le scale.

«Mi organizzate le giornate adesso?» dice con tono seccato, «sai quanto me ne frega di organizzare la festa di un moccioso e fare il pagliaccio per farlo ridere? Niente. Dovete smetterla di parlare di me e trattarmi come un bambino. Fate finta che io non sia in casa, capito?» si gira verso di me e mi guarda gelido «Non mi interessa di sprecare il tempo come fai tu. Facendo un lavoro che non amo e fare la pagliaccia alle feste di compleanno. Non ti realizzerai mai se continui così».

Mi gira la testa. Non so se è mio fratello la persona che ho di fronte. Dove è finito? Mi ha ferita molto più di quanto immagina. Non gli rispondo neanche. Non merita la mia rabbia.

Delle lacrime amare mi scendono dagli occhi e senza dire niente prendo il giubbotto ed esco. Anche se è buio e fa freddo da gelare le ossa. Devo cambiare aria e schiarirmi le idee. Non meritavo le cattiverie che mi ha detto. Non so cosa voglio fare da grande, ma non è un delitto.

Non faccio la pagliaccia alle feste di compleanno, io cerco di donare un sorriso ai bambini ricoverati in ospedale ed è la giornata più bella di tutta la settimana.

Serie: Sette giorni


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Discussioni

  1. Fabiano conosce il piacere di far sorridere? E di far sorridere chi soffre? Magari non lo scoprirà mai. Ma non ha colpe. E’, semplicemente (si fa per dire), l’altra faccia della medaglia di chi, invece, ha già capito l’importanza di fare del bene.

    1. Per “fortuna” è successo con sua sorella, altrimenti sarebbe stato molto difficile perdonarlo!

  2. Ciao Jessica, la tua serie sta assumendo le sfumature di un vero e proprio romanzo. Mi hai fatto sedere a tavola con questa famiglia e ora attendo il prossimo episodio per capire se Fabiano ha compreso di aver esagerato

  3. “Non faccio la pagliaccia alle feste di compleanno, io cerco di donare un sorriso ai bambini ricoverati in ospedale ed è la giornata più bella di tutta la settimana.”
    è questa è una missione di vita meravigliosa