Messaggi dal buio

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione

L’ufficio del dottor Roman Lingfield, si trovava al piano seminterrato dell’istituto di medicina legale della città. Il detective Patrick Guilliman si recò dal medico legale in seguito ad una sua chiamata, sugli esiti degli esami sui corpi di Catherine Phoenix e Adam Longfellow.

Un silenzio ovattato aleggiava fra i corridoi dell’obitorio e l’illuminazione alle pareti, bianchissima a tinte sfumate di azzurro, rendevano quello spazio asettico e isolato dal resto del mondo.

Quando Guilliman arrivò, la porta dell’ufficio di Roman Lingfield era aperta e il medico era impegnato a redigere un rapporto sul suo computer datato e rumoroso.

Nonostante indossasse i suoi fedeli occhiali, rigorosamente poggiati quasi sulla punta del naso, il medico teneva il viso quasi del tutto schiacciato contro il monitor e le palpebre erano socchiuse in un notevole sforzo di mettere bene a fuoco le parole.

Guilliman bussò sullo stipite per annunciarsi educatamente: “Forse dovrebbe cambiare le sue lenti?”

Lingfield sollevò lo sguardo inespressivo verso di lui: “In realtà l’ho fatto il mese scorso. Provi ad immaginare come scrivevo prima.”

La battuta strappò un sorriso al detective.

“Entri pure.” Lo esortò il medico.

“Buongiorno dottor Lingfield.”

“Buongiorno detective. Prego si sieda.”

Patrick Guilliman prese posto davanti alla scrivania di Lingfield ed estrasse il taccuino assieme ad una matita ridotta ormai ad un mozzicone: “Allora, che novità ci sono doc?”

“Detective…” Roman Lingfield, si allontanò dal computer e guardò verso l’investigatore: “Ci conosciamo da molti anni e di cose strane ne ho viste. Ma quello che è accaduto ad Adam Longfellow, ha dell’inspiegabile e devo ammettere che sono decisamente sorpreso. Una donna morta per un’oliva posso accettarlo ma ciò che è capitato a quell’uomo…”

Il medico fece una pausa.

“Va tutto bene?” Domandò Patrick Guilliman

“Si…Si, mi scusi.” Roman Lingfield si alzò e aggiunse: “Se vuole seguirmi…”

I due uomini uscirono dall’ufficio e percorsero il corridoio verso una delle ampie stanze, colme di celle frigorifere.

Il medico legale ne aprì una ed estrasse i corpo di Catherine Phoenix, steso su una lastra di acciaio. Poi fece lo stesso con la cella di fronte, tirando fuori il cadavere di Adam Longfellow.

La mandibola del preside era riposta con cura sul suo torace, custodita in un sacchetto di plastica trasparente.

“Come le stavo dicendo, ho trovato delle cose davvero insolite.” Il dottor Lingfield aprì il contenitore e ne estrasse la parte anatomica: “Partiamo da queste incisioni sui lati, vede?”

Guilliman osservò nel punto indicato dal medico, identificando quelli che sembravano tre profondi solchi nel tessuto: “Cosa sono?” Chiese al dottore.

“Questo è il primo enigma.” Rispose il dottor Lingfield: “I tagli potrebbero essere compatibili con delle unghie umane, ma la loro dimensione mi lascia perplesso. Sono troppo grandi, detective. Inoltre, bisogna considerare che per procurare questo genere di traumi servirebbe una forza incredibile.”

“Di che genere di forza parliamo?”

“Del genere che un essere umano non può esercitare. Ma c’è anche un’altra cosa…” Roman Lingfield indicò un canino e un premolare che componevano la fila di denti inferiore, sulla mandibola: “Questi non appartengono ad Adam Longfellow.”

“Che cosa?” domandò Guilliman.

“questi due denti non sono del nostro preside.”

“Forse aveva subito qualche intervento odontoiatrico, potrebbero essere delle protesi?”

“Lo escludo, detective. Non sono compatibili con l’età di Longfellow. Appartenevano a due soggetti molto più giovani, in età adolescenziale, ma dovrò approfondire la ricerca prima di poterle dire di più.”

“D’accordo.” Il detective spostò lo sguardo verso il corpo di Catherine Phoenix: “E su di lei che mi dice?”

“Non molto più di quanto le abbia già detto. Nessun segno di violenza, nessun impronta, nessuna traccia di rapporti sessuali. Un evento disgraziato prima di godersi un buon cocktail.”

“Quindi non era ubriaca…” disse Guilliman, abbandonando in cuor suo l’ipotesi dell’incidente dovuto all’eccessivo consumo di alcolici.

“Precisamente.”

Patrick Guilliman avvertì la vibrazione del suo cellulare: “Mi perdoni Roman…”

Il detective uscì dalla sala e accettò la chiamata: “Pronto, Dan?”

“Patrick sono riuscito a convincere la segretaria di Longfellow a lasciarci una dichiarazione, sta venendo qui.”

“D’accordo, sto arrivando.”

Il detective chiuse la chiamata e si affacciò di nuovo all’interno della sala delle celle frigorifere: “Doc, devo andare. Grazie per il suo rapporto.”

“Le farò sapere se ci saranno ulteriori sviluppi.” Replicò Longfellow, mente richiudeva i corpi nei loro alloggiamenti.

Patrick Guilliman percorse il corridoio e salì le scale.

Venne investito dalla frenesia della usuale attività lavorativa dell’istituto. Nel silenzio quasi sacrale dell’obitorio aveva quasi immaginato di trovarsi in un luogo di culto piuttosto che in un grande palazzo di mille persone.

Trascorse il tragitto che lo separava dal dipartimento a pensare alla strana piega che stavano prendendo gli eventi.

Tentava con tutte le sue forze di trovare una spiegazione plausibile e che soprattutto, non coinvolgesse Alex, ma al momento non vedeva il benché minimo spiraglio in tutto quel mistero.

…Acque profonde, detective…

Daniel Neri porse una tazza di caffè a Margaret Rose, seduta di fianco alla sua scrivania. La donna ne bevve un sorso facendo una leggera smorfia.

“Lo so, non è un granché, signora Rose.” Disse il detective sorridendo: “Preferisce qualcos’altro? Un tè magari?”

“No grazie . Va bene così.”

Dopo qualche minuto Patrick Guilliman entrò nel grande open space, diretto vero di loro.

“Signora Rose, immagino conosca già il detective Daniel Neri.” Disse porgendo la mano alla donna: “Io mi chiamo Patrick Guilliman e vorremmo ringraziarla per aver accettato di venire qui. Sappiamo bene che non deve essere facile per lei, ma la sua dichiarazione è davvero importante.”

La donna diede un altro sorso dalla tazza che stringeva tra le mani, per tenerle al caldo, e stavolta sembrò gradire di più la miscela del dipartimento: “Se posso esservi d’aiuto…” disse timidamente.

“Ci racconti cosa è successo.” La esortò Guilliman.

La donna esitò ancora qualche momento, poi iniziò a descrivere l’accaduto.

“Stavo lavorando alla mia scrivania, quando…Ho sentito un rumore che proveniva dall’ufficio del preside.” La voce della donna era tremolante e incerta: “Ho provato a chiamarlo con l’interfono, ma non rispondeva. Allora mi sono alzata e sono andata verso la porta del suo ufficio e…”

La donna scoppiò a piangere sommessamente: “Scusate…”

“Va bene così Margaret.” La rassicurò Guilliman: “C’era qualcuno insieme a Longfellow, nel suo ufficio?”

“Un suo amico era venuto a trovarlo. Io lo feci accomodare nel suo ufficio, ma quando sono entrata…Lui non…” Margaret Rose riprese a piangere.

“Non c’era nessun altro oltre al preside, vuole dirci questo?”

“Scusate devo sembrarvi pazza…” Disse con un risolino gracchiante fra le lacrime.

“Ricorda il suo nome?”

La donna rifletté per qualche secondo: “Mi pare fosse…Alex.”

I due poliziotti di guardarono dubbiosi.

…Acque profonde, detective…

“Margaret…” disse Guilliman: “E’ certa di non aver visto quest’uomo uscire prima della morte del preside?”

“Si…Voglio dire, credo di si…Io credo…Non lo so ero sconvolta…Ma credo che lui fosse lì dentro quando Adam…”

“Ricorda qualcosa di quell’uomo?”

“Era molto gentile, ben vestito e sorridente. Aveva uno sguardo intenso.”

Patrick Guilliman fece un cenno a Daniel Neri, il quale estrasse il fascicolo di Robert Carlson e prese una sua foto, porgendola alla donna.

“Potrebbe essere lui?” Chiese il giovane detective.

La donna sussultò: “Oh mio dio…Si…Si è lui!”

“Ne è sicura?”

“Assolutamente.”

“D’accordo.” Disse Guilliman.

“Ma perchè avete una sua foto? Lo avete arrestato?” Domandò la donna in apprensione.

“Grazie mille Margaret” disse Guilliman sviando la sua domanda. Richiamò l’attenzione di uno degli agenti e aggiunse: “La faremo riaccompagnare a casa. Si riguardi mi raccomando.”

L’agente scortò la donna confusa verso l’uscita, mentre Neri riponeva nel cassetto il fascicolo su Carlson.

“Che ti ha detto Lingfield?” Domandò a Guilliman.

“Catherine Phoenix non era ubriaca.”

“Niente teoria del troppo alcol quindi.” Osservò Neri: “E su Longfellow?”

“Che un essere umano non è in grado di conciare così un uomo.”

“Mio dio Patrick…”

“Già…”

Il cellulare di Guilliman squillò: “Pronto?”

“Detective sono Lingfield, ho degli sviluppi sulla questione dei denti.”

“E’ riuscito a risalire alla loro provenienza?”

“Si ma è davvero strano. A quanto pare, appartengono a due adolescenti, scomparsi circa trenta anni fa.”

Guilliman chiuse gli occhi.

Credeva di conoscere la risposta ma si aggrappò con tutte le forze all’idea che si sbagliasse.

“Conosce i loro nomi dottore?”

“Si, mi dia un attimo…”

Guilliman comprese che il medico legale era intento a sfogliare i suoi appunti.

“Ecco.” Disse infine leggendo i nomi:

“Si chiamavano Ben Russel e Dustin McGregor.”

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione
  • Episodio 1: La prima volta
  • Episodio 2: Cenere alla cenere
  • Episodio 3: Il mestiere dell’investigatore
  • Episodio 4: Uno sfortunato incidente
  • Episodio 5: Vecchi amici
  • Episodio 6: Messaggi dal buio
  • Episodio 7: Il confine
  • Episodio 8: A caccia di fantasmi
  • Episodio 9: Dall’altra parte
  • Episodio 10: Il circo dei mostri
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