Metallo

Serie: Il Branco Terza Stagione

Dopo aver dato le spalle alla Statua della Libertà, Patrick e Joy lasciarono la terrazza panoramica e si allontanarono in direzione del porto. Della colonia degli Elfidi non rimaneva che cenere; il parco era disseminato di cadaveri carbonizzati, irriconoscibili. 

Quel luogo era solo il primo che si erano proposti di visitare; Nim li aveva informati di quanto era accaduto e della presenza di un gran numero di militari all’interno dei capannoni in cui era stata tenuta prigioniera. Non aveva saputo dire, cosa nascondessero.

Trovarono con facilità gli edifici descritti dall’Elfide e scassinarono un magazzino esterno, in prossimità del cancello spalancato, adatto al loro scopo. Entrambi godevano di buona vista e il tetto offriva una visuale a campo aperto.

Sedettero, in attesa di registrare qualche movimento. Il porto commerciale distava poche miglia e la brezza portava fin lì sapore salato del mare; Patrick riusciva a sentirlo sulle labbra.

«Cosa ne pensi di Anuk?»

Joy si strinse nelle spalle. «Il suo odore è buono.»

Patrick annuì distrattamente. Si erano seduti sul laminato, protetti da un esile cornicione.

«Mette a disagio. È Strano.»

Il ragazzo lo guardò sorpreso. «Più di me?»

Il soldato scoppiò a ridere. «Più di te, non è possibile.»

Di tanto in tanto Anuk era solito lasciare l’hotel dicendo di dover adempiere a una promessa. Faceva ritorno in silenzio, senza condividere con nessuno i suoi pensieri. Si era avvicinato al bambino “bestia” senza alcun timore, sopportando il suo fetore senza dare segno di disagio; aveva confidato a Joy che la carne era poca cosa, un’anima non aveva razza e non poteva essere uccisa.

Una volta che Patrick ebbe ritrovato il respiro, cercò di mettere in parole le sue sensazioni. «Non comprendo se si unirà a noi.»

«Non lascerà Nim. Sei lei rimane, Anuk non abbandonerà il Branco.»

«Tu dici?»

Il Daemon appariva indecifrabile, nulla lasciava ad intendere che fosse legato all’Elfide.

«L’ha scelta. Per un Daemon una femmina è una questione importante.»

«Nim ne è a conoscenza?»

Le labbra di Joy si piegarono in un sorriso. «Ne dubito. Nim odora di rabbia.»

Patrick socchiuse gli occhi, pensieroso: l’Elfide si era accostata al Branco con diffidenza, solo la presenza di Ariel l’aveva spinta a fermare i suoi passi. Il ragazzino era con loro da un mese e si era dimostrato collaborativo; appena guarito si era proposto di aiutare i giovani Daemon nella raccolta del cibo e Juana in cucina. Si era ritagliato uno spazio, con determinazione, al pari di un adulto. Risultava difficile pensare a lui come a un bambino.

Il ricongiungimento con Nim si era risolto in un abbraccio durato qualche secondo: l’unico gesto d’affetto che il soldato aveva visto manifestare da entrambi. Erano più freddi del metallo che portava addosso. La rabbia era un sentimento che non riusciva ad accostare al viso senza espressione della ragazza Elfide.

Sotto di loro, la strada era ancora deserta.

«Potrebbero essersi spostati dopo l’attacco di Anuk, il cancello non è stato riparato. Strano non abbiano eretto barriere protettive come quelle che cingono il perimetro ad est.»

Secondo quanto riferito da Nim, i compagni della Colonia non erano riusciti ad ottenere alcuna informazione su quel fronte: Patrick aveva deciso di non perdere tempo, dubitando di avere maggior fortuna. Secondo i protocolli impartiti dal Comando Operativo Centrale le squadre dovevano cambiare posizione non appena localizzate dal nemico: era quanto temeva fosse accaduto anche nei silos della zona di smistamento commerciale.

Joy scosse il capo, rizzando le spalle. «No, è una farsa… sta arrivando qualcuno.»

Patrick si fece attento, seguendo lo sguardo del ragazzo. Presto, riuscì ad individuare un camion in avvicinamento: un mezzo adibito al trasporto, coperto da tela cerata. Procedeva solo.

«Ci siamo.»

Joy si alzò, avvicinandosi al cornicione. Avevano già discusso su come agire: attendere l’autocarro in mezzo alla strada era fuori discussione, i militari avrebbero cercato di investirli sfruttando il vantaggio della carrozzeria blindata. Fu solo Patrick ad affrettarsi in direzione delle scale; guadagnò l’uscita e si piazzò in prossimità del cancello.

Joy attese il camion fino a quando non gli passò sotto; dopo aver preso la rincorsa saltò sul tettuccio e si afferrò saldamente alla cerata. Mutò la consistenza delle unghie in artigli ossei, sostenendosi con una mano e lacerando la tela della copertura con l’altra.

I miliari alla guida del mezzo frenarono bruscamente, allertatati dal rumore. Scesero per controllare la situazione ed incontrarono il pugno di Patrick, quello in lega di titanio, che li mise ko senza dar loro modo di ragionare.

«Sono andati.» Prima di raggiungere il retro del camion, Patrick si sincerò fossero solo svenuti. «Trovato qualcosa di interessante?»

Non rovistò nelle tasche dei militari per raccogliere la chiave del portellone blindato, certo che Joy fosse già penetrato nell’alloggiamento di carico.

«Sì.»

Il ragazzo aprì dall’interno, lasciandogli spazio per entrare.

Patrick impallidì non appena vi mise piede. Il soldato si guardò attorno sentendo il cuore stringersi in una morsa: centinaia di corpi robotici erano disposti in buon ordine in attesa di essere utilizzati.

«Prevedono una strage…»

Era l’unica soluzione che riusciva a darsi. Ricordava alla perfezione il contratto che aveva firmato al momento dell’arruolamento: aveva venduto alla patria corpo e anima. Le sue ferite avevano permesso ai medici di intervenire sostituendo i suoi arti con delle protesi meccaniche, ma la procedura di riconversione totale era stata già avviata con successo. A volte, i corpi raccolti sul campo di guerra erano ormai poltiglia legata ad un cervello ancora funzionante. La coscienza dei soldati veniva immessa nei cyborg, guerrieri metallici in grado di contrastare la forza bruta dei Daemon.

Joy parve seguire i suoi pensieri; aveva imparato a leggere facilmente in lui, riusciva a comprendere il suo mutare d’umore in un battito di ciglia. Gli si avvicinò, posandogli una mano sul braccio.

«Manca il software, probabilmente verranno programmati al fronte.»

«No.» Patrick sentiva la testa pesante. «Nessun software. L’intelligenza artificiale risulta inaffidabile, il cervello umano è in grado di reagire a situazioni limite con più prontezza: intuito. È quello che ci ha reso padroni del mondo, nessuna altra “bestia” è stata in grado di fermare la nostra evoluzione. Almeno, fino ad ora.

Immetteranno la coscienza dei sopravvissuti.»

Il ragazzo strinse le labbra in una smorfia. Aumentò leggermente la pressione sul braccio, comunicandogli solidarietà. «La produzione in massa di questi corpi può essere stata avviata per un altro motivo: il mio protocollo è fallito. I cyborg rimangono l’unica speranza per gli umani di vincere questa guerra.»

Patrick non aveva pensato a quel particolare: non aveva mai valutato le conseguenze della fuga di Joy dal laboratorio. Il ragazzo aveva ragione, gli altri esemplari dovevano essere stati eliminati.

Joy cercò di sdrammatizzare. «Un Wolverine basta e avanza.»

Riuscì a strappare a Patrick un sorriso. «Hai ragione. Uno basta e avanza.

Tuttavia…» le labbra del soldato si contrassero nuovamente in una smorfia.

«Sei preoccupato per me?» Joy lo osservò, sorpreso. Aveva percepito il timore del compagno con molta chiarezza. Aveva imparato il significato di molte “parole” e quella gli piaceva: “compagno”.

«Dubito tu possa avere ragione di una squadriglia di cyborg.»

Patrick aveva pensato che nulla al mondo potesse mettere Joy in pericolo: renderlo vulnerabile. Si era fatto forte della convinzione che gli sarebbe sopravvissuto in ogni caso.

«Non è così. Ho già avuto modo di scontrarmi con le macchine, hanno un punto debole: il chip di memoria centrale. Rotto quello, non sono che marionette senza fili.

Qui, vedi?»

Mutò la consistenza dell’unghia del mignolo in un lungo artiglio osseo penetrando la lamiera, come fosse burro, in corrispondenza di una minuscola scanalatura al centro dello sterno.

«Si suppone sia un punto protetto, difficilmente raggiungibile. Secondo gli umani, la logica comune induce a pensare che un attacco alla testa sia quello più efficace. Non è così, questo corpo non è di carne.»

«Una delle informazioni che ti hanno “messo dentro”?»

«Una delle tante. Nel quinto capitolo del Galateo di Giovanni della Casa, un tizio italiano con la puzza sotto il naso, viene spiegato ad un gentiluomo come ci si comporta a tavola. Se trovi un ristorante aperto prenota per due.»

Patrick non sapeva se ridere o piangere. Gli umani che avevano lavorato al protocollo 973127 erano più crudeli di quanto avesse immaginato. Fornire quel tipo di informazioni a “27” non era solo inutile, bensì un atto di sadismo: al pari del volto perfetto del Devil.

Scelse di ridere: comprese che il ragazzo sperava in quella reazione.

«Contaci.»

Joy apparve visibilmente sollevato. Volse lo sguardo al portellone aperto, in un chiaro invito ad allontanarsi. «Kato è in attesa di notizie.»

Patrick annuì. «Non sono del tutto cattive. Grazie a te c’è ancora una speranza.»

***

Giunti nei pressi dell’hotel, Joy sollevò un braccio per segnalare al soldato un pericolo.

«Daemon, almeno una cinquantina. “Puzzano” di cattive intenzioni.»

«Hanno atteso che tu fossi lontano.» Patrick estrasse il tomahawk dall’imbragatura. Kato gli aveva confidato il suo timore: per la sua gente si era macchiato di tradimento, fra loro non poteva esserci pace se non nella morte. Aveva chiesto al soldato di occuparsi del Branco e dei bambini, nel caso il destino gli si fosse rivelato avverso.

«Non mi verranno addosso.» Joy era a conoscenza del loro patto. «Kato non cadrà, oggi. Né domani. Raggiungiamoli.»

Serie: Il Branco Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Topino
  • Episodio 2: L’Elfide
  • Episodio 3: ToyTown
  • Episodio 4: La Colonia
  • Episodio 5: Senz’anima
  • Episodio 6: La Promessa
  • Episodio 7: Metallo
  • Episodio 8: Sotto assedio
  • Episodio 9: Casa
  • Episodio 10: La Biblioteca 
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi

    Letture correlate

    Discussioni

    1. “Una delle tante. Nel quinto capitolo del Galateo di Giovanni della Casa, un tizio italiano con la puzza sotto il naso, viene spiegato ad un gentiluomo come ci si comporta a tavola. Se trovi un ristorante aperto prenota per due.”
      Questo passaggio mi è piaciuto
      Bello, perché non c’entra niente, allenta la tensione, ed è così naturale!

      1. Mi piaceva questo intermezzo, soprattutto nel contesto della caratterizzazione di Joy. Come ho messo in bocca a Patrick, coloro che hanno lavorato al suo protocollo hanno dimostrato una vena sadica. E sì, Monsignor della Casa secondo me aveva la puzza sotto il naso ;D

    2. “aveva confidato a Joy che la carne era poca cosa, un’anima non aveva razza e non poteva essere uccisa.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    3. Ciao Micol, ormai volgiamo alla fine, chissà se ci saranno scontri furibondi… ovviamente descritti a tuo modo, col tuo solito incedere preciso e dettagliato. Fa riflettere la rappresentazione del cyborg dotato di intelligenza umana, o per meglio dire, uomini che vengono convertiti in robot, è qualcosa che stuzzica e rabbrividisce allo stesso tempo… Brava come sempre, curioso ormai di concludere questo bel viaggio!

      1. Ciao Tonino, manca davvero pochissimo! Per esigenze di spazio dovrò necessariamente sacrificare qualcosa, ma ho intenzione di dare un senso compiuto al tutto e di far giungere in nostri eroi alle porte della biblioteca sani e salvi 😉

    4. Questa serie si fa ogni brano più avvincente, con più personaggi che negli Avengers e con un Voleverine dalla faccia d’angelo (volevo sottolineare la frase ma non mi è riuscito). Patrick mi mancava all’inizio era uno dei personaggi più interessanti ,adesso non saprei scegliere il mio preferito, Ma posso dire che tutti mi esaltano e che non vedo l’ora di vedere una Royal Rumble con i cattivi.
      I tutto questo, non tralasci messaggi importanti e riflessioni profondo come quella sull’istinto umano e sulla presunta superiorità.
      Brava Micol

      1. Ciao Alessandro, effettivamente i personaggi sono molti e forse la trama non è facilissima da seguire. Sono contenta che tu sia riuscito ad apprezzarla nonostante la confusione! 😀
        Mancano tre episodi e sono davvero disperata per il poco spazio che ho a disposizione: credo dovrò sacrificare la Royal Rumble in grande stile 🙁