Mia & Nicole

Serie: Rocco e le sue donne


Mia era il sole. Nicole, la luna piena.

Rocco le aveva incrociate sulla sua strada per caso, come tutto ciò che il Tempo poi trasforma, nostro malgrado, in vitale o mortale.

Mia si innamorò perdutamente di lui. In un impeto d’emozione lo chiamò sulla riva del mare, di fronte a un’alba splendente, perché insieme ascoltassero il canto dei gabbiani. E laggiù fecero l’amore, dolcemente cullati dall’andirivieni delle onde. I lunghi capelli di lei, oro puro adagiato sulla sabbia, illuminavano i suoi occhi chiari, in cui splendeva la scintilla della felicità.

Quella stessa notte, Rocco udì il richiamo di Nicole. Lei lo attese paziente nel bosco oltre la città, nascosta tra la vegetazione, alla stregua di un lupo che bracca l’ignara preda. Nei pressi del grande olmo gli si avventò sopra, accecata dalla inestinguibile brama del predatore, bloccandolo a terra tra le sue gambe. Rocco, disteso, la osservò stregato mentre lei, muovendo il magnifico corpo teso, si stagliava sullo sfondo dei lunghi rami, braccia protese di un’anima dannata che imploravano pietà dall’alto, trafitte da rapidi guizzi di cielo buio. Nell’aria tersa, nessuna parola d’amore: solo i loro corpi nudi e una passione senza fine.

Mia lo trascinò tra le vie, nelle piazze, in un tripudio di folla. E mentre passeggiavano, lei si fermò a osservare i clown e gli artisti di strada, attorniati dai bambini estasiati. Poi, prendendolo per mano, corse sul ponte e attese con lui l’arrivo, sul fiume, di una lunga chiatta. Nel momento stesso in cui transitava sotto di loro lo baciò dolcemente, mentre dalla prora dell’imbarcazione partiva l’urlo della sirena, festoso saluto per la gente accorsa al parapetto. Fermò quindi una coppia di giovani sposi, chiedendo loro di scattare una foto che li ritraesse insieme in quel momento indimenticabile, affinché diventasse eterno.

Nicole lo attirò tra le stanze oscure di una casa diroccata, nascosta alla vista, dove si arrivava passando per giardini incolti, pozze di fango e rovi spinosi. Ma una volta insieme, lo avvolse nel manto nero dei suoi lunghi capelli, imprigionandolo con il profumo della pelle, il tocco vellutato, il sapore delle sue labbra carnose. Fuori era buio, eppure i raggi della luna piena riempivano gli spazi vuoti, unendosi ai loro odori bestiali, ai gemiti animali, in una incontrollata, fatale armonia degli istinti. Rocco riconobbe sé stesso negli occhi di lei, talmente scuri da diventare una sola anima con la notte.

La mattina successiva, Mia lo attese davanti alla piccola chiesa che, solitaria, dominava il campo di grano dorato, tra due alti cipressi. A piedi nudi, con indosso il suo abito più bianco e una ghirlanda di fiori sul capo, scrutava in lontananza, memore della solenne promessa che lui, nei fugaci momenti della passione d’amore, le aveva fatto.

Ma la sua speranza fu vana: Rocco dormiva un sonno profondo tra i caldi, immensi seni di Nicole, dai quali aveva bevuto, fino all’ultima goccia, il dolce nettare infernale.

Serie: Rocco e le sue donne


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Discussioni

  1. Ecco che la mia sensazione prende vita. Le emozioni non hanno confini, definizione, non sono dei “prodotti” di cui esiste solo una quantità limitata. Quello che mi piace moltissimo di questo racconto, è che hai reso Rocco umano nelle sue diverse dimensioni, non avverto “maschere” (chiedo scusa per la quantità industriale di ” che utilizzo nella mia scrittura, è un vizio che non riesco a perdere).

    1. Micol, è sempre emozionante e utile leggere il tuo punto di vista. Vedo nelle tue parole un riscontro emotivo che, ti confesso, cerco come l’aria.
      Sono particolarmente felice che tu apprezzi le tante sfaccettature del mio tormentato protagonista, che come tutti i comuni mortali a volte vince, a volte soccombe, alla sua natura carnale.
      Grazie.

  2. Un episodio che si fonda sul contrasto e ritrae Rocco sotto una luce diversa, introducendo nuove sfumature dell’amore. Sinceramente, per come lo vivo io, lo preferisco quando viene trattato come un sentimento che porta a porsi delle domande e che tenta di esaltare l’esistenza della persona che lo suscita. Ad ogni modo, uscire dai propri schemi è sempre qualcosa che porta ad allargare le proprie vedute e a capire meglio prospettive altrui.

    1. Certo, Linda. Dobbiamo anche ricordare che quando si scrive è d’obbligo cercare di abbracciare il maggior numero possibile di vedute. Aspetto questo che vedo particolarmente importante in una serie.
      Grazie della tua lettura e del commento. A presto.

  3. Vedo una conciliazione sinergica tra la voce narrante e la storia, ne è l’esempio il linguaggio onirico che usi nel descrivere le donne, che ben rende il tono autentico e naïf che può avere un innamorato: credo sia un abilita da artigiano che si ottiene dopo anni o forse decenni di scrittura. Quei momenti specifici passati con una donna, che poi forse andranno a sparire nel nulla, sempre citando Craig Thompson. Potrei continuare ma mi è venuto il crampo dello scrittore

    1. Mi hai strappato, David, un sorriso di quelli rari. Ho letto molto, moltissimo in queste tue generose righe. È vero, sono ormai decenni che scrivo. E non dubito che sia la stessa cosa per te e moltissimi qui. Ma rendere i racconti pubblici è stato un passo maturato di recente, appena poco più di un anno fa. La verità è che non ci si sente mai abbastanza pronti. E a proposito del crampo dello scrittore, espressione che oltre al sorriso mi ha strappato una risata di quelle genuine, vorrei porre una domanda molto molto retorica: ma quanti di noi leggendo i capolavori della letteratura hanno per un po’ deposto la penna? Una volta terminate certe letture, la prima cosa che dico a me stesso è, molto alla romana, ” lascia perde…!” Insomma, ci si sente proprio piccoli.
      Ma evidentemente di cose da scrivere ne abbiamo.
      Se è tutto ok, domani riuscirò a pubblicare un altro episodio della serie, probabilmente il più difficile da sviluppare proprio perché estremamente caratterizzato da quegli aspetti che tu hai voluto così acutamente evidenziare. Mi chiedo se lo sforzo profuso varrà il risultato. E qui innesto un discorso importante: mi rivolgo a te e a tutti, sono sempre disposto ad accogliere ogni suggerimento. Il miglioramento della nostra scrittura non può che passare da un filtro a maglie strette. Preferisco un sincero “no, non mi piace” condito magari da una critica costruttiva a un commento neutro. I complimenti comunque sono sempre bene accetti…!
      Grazie, a presto.

    1. Ciao Bettina, posso dire ormai che il fine tocco di introspezione psicologica sia un tratto riconoscibile in ogni tuo commento, aspetto che apprezzo moltissimo poiché, in fin dei conti, rappresenta molto il mio raccontare (quantomeno l’intento).
      Qualche giorno fa Linda Minati, che saluto rispettosamente, ipotizzava in Rocco una certa inerzia dovuta a un eccesso di sensibilità, eccesso che in qualche modo avrebbe alterato la percezione inibendo l’azione. Anche questa è un’interpretazione degna di attenzione.
      Ebbene in questo episodio sembra proprio che lui si sia fatto trascinare in un vortice di sensi.
      Ecco Bettina, non saprei dirti se l’indomani Rocco, ripensando a Mia, abbia provato del rimpianto. Se davvero cercasse in una sola donna il giorno e la notte.
      La psicologia è bellissima, la adoro ma resterà pur sempre, a mio parere, quel quid di irrazionale e incomprensibile che ci farà sollevare le spalle, rassegnati di fronte all’ineluttabile.
      Grazie della tua graditissima presenza.

    2. Mi sento onorata di questa menzione! Grazie Roberto, pian piano arriverò a leggere anche questo episodio 😀

    1. Grazie Alessandro. Hai detto bene: luci e ombre. Il “magistralmente” non mi lascia indifferente, forse il tuo è uno slancio generoso ma l’averlo fatto scattare resta qualcosa che mi appaga enormemente. Il mio desiderio nello scrivere è materializzare le emozioni, se le hai “viste” allora sì, missione compiuta. Se poi le hai sentite, diventa uno splendido sogno condiviso. Ti ringrazio ancora, non vedevo commenti e mi chiedevo se non fosse un flop.
      Sto lavorando a un ulteriore episodio, non vorrei sbilanciarmi ma sento che sarà il più difficile.