Microstorie.

Detective Tomato.

Era iniziato per caso, guardando sull’asfalto nel cortile lì per terra…Un pomodorino ciliegia spiaccicato, bello fresco e rosso; allora aveva alzato lo sguardo. Lì sopra c’erano diversi balconi, magari a qualcuno era sfuggito…e qualcun altro ci era passato sopra. Fine della storia. Ma poi in giro per la città ne aveva trovati altri, di pomodori morti sotto un peso sconosciuto e anaffettivo, e individuarne per ognuno la causa del decesso risultava troppo faticoso, troppo oneroso… 

“Non ho fondi a sufficienza…” 

Ci aveva pensato la moglie. Gerard è un tipo che ha così bisogno di gettarsi a capofitto in un’attività, aveva miagolato la moglie col padre e lui, pur di levarsi dai piedi entrambi, aveva ampiamente elargito. Così era nato detective Tomato, l’unico investigatore al mondo che si dedicava soltanto ad omicidi di pomodori. E non gli mancava certo il lavoro. Tra la signora Arnold che sostiene sia il marito ad avvelenarglieli con il cianuro…l’anziano Pesci che ci porta addirittura i corpi del reato, quei semi ormai secchi, la pelle raggrinzita, l’ex ballerina Kioko e i pomodori ritrovati sul tappetino della porta, presagio di una vendetta imminente… Il detective Tomato non chiudeva occhio, ascoltava con attenzione i misteriosi resoconti, mentre la moglie, per dargli una mano a realizzare il suo sogno, trascriveva parola dopo parola, seduta su una delle splendide poltrone rotonde e rosse del prestigioso ufficio. Aveva speso un capitale per averle (cioè il suocero aveva speso), ma ne era certo valsa la pena. Quando il culone di sua moglie ci affondava dentro, lui si arrapava come non gli succedeva dalla seconda liceo…

Il bandito Meringa.

“…e per queste ragioni, non è ancora stato raggiunto alcun risultato”, così concludeva il suo rapporto il commissario. Era sudato marcio. Era depresso. Il bandito Meringa colpiva oramai da mesi e mesi e lui si ritrovava a non avere uno straccio di prova, un’impronta digitale, un’immagine catturata da una videocamera di sorveglianza, niente. Solo le meringhe lasciate sul luogo del delitto. Meringhe bianche, meringhe rosa, meringhe vegane… Erano anche stati ipotizzati dei paralleli tra il tipo di meringa ed il delitto commesso. Meringa alla fragola, giovane donna? Meringa al cioccolato, effrazione notturna? Nessuno però aveva dato riscontri positivi. “Sembrano essere scelte in maniera del tutto casuale”, dichiarava il sostituto procuratore ad una stampa aggressiva e desiderosa di inchiodare lui ed il commissario al muro. Non il bandito Meringa. Perché lui, nonostante tutto, era un eroe popolare, che si prendeva gioco delle autorità. Una meringa sul luogo del delitto, questa la sua firma, apprezzata da molti.

“Vi ha di nuovo meringato!”, urlava qualcuno nascosto tra la folla e la folla rideva e ringhiava contro il commissario ed il sostituto procuratore, e mentre quest’ultimo se ne sbatteva bellamente di tutto quanto (pensava solo alle ferie imminenti e alla nuova giovanissima fidanzata dai capelli neri) il commissario somatizzava. Che carriera disastrosa, rifletteva tra sè e sè. Mai un successo degno di nota e ora, con la pensione a un metro, ecco che il bandito Meringa si mette a rovinare tutto. E la cosa peggiore? Questa depressione che si era impadronita di lui e che lo spingeva ad alzarsi dal letto la notte e tornare in commissariato, per intrufolarsi come un ladro nel deposito delle prove, prelevare le meringhe e mangiarsene una ad una…piangendo come un bambino…

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