Misericordia

Quattro auto si spartivano il territorio nel vasto parcheggio del centro commerciale, lanciando sguardi truci a chiunque volesse accostarsi a loro. Il cielo non mostrava nemmeno una nuvola e splendeva di una luminosità primaverile riservata a pochi giorni dell’anno.
     A piccoli passi, seguiti da un fischiettio che ricordava una canzone natalizia, avanzava un giovanotto in felpa nera e occhiali da sole. Ciondolava, zampettava con incedere indeciso: si fermava contando i ciuffi d’erbetta che avevano vinto la resistenza del cemento. Riprese la sua marcia con un mite ghigno infilato tra una chiara barbetta invisibile. Le auto le aveva studiate per bene, lui. Conosceva per filo e per segno le targhe, i graffi che avevano sulle fiancate, persino la pressione delle gomme. Ed erano tutti dettagli inutili: sapeva già cosa fare e dove farlo.
     Con l’ultimo e deciso balzo in avanti atterrò di fianco al bersaglio. Degli ultimi sguardi sopra e sotto, di lato e alle spalle, poi si affiancò al finestrino aperto e acciuffò la borsetta incustodita. Pareva che qualcuno gli avesse detto che fossi lì, tanta era stata la rapidità dell’atto.

Ai margini del parcheggio si palesò uno di quei bar adatti a controllare la refurtiva, godersi un bel caffè e spazzolarsi i capelli come se ci si fosse appena svegliati. A un passo dall’afferrare la maniglia, un paio d’occhi come confetti lo ammonirono dal proseguire. Si voltò e adocchiò una manciata di lentiggini su un visetto baciato da ciuffetti rossicci.
     La bambina allontanò il lecca-lecca dalle labbra. «Ciao!»
     «Ciao,» mormorò lui, inorridito dal sorriso inumano della creatura. «Che fai da sola? Torna dalla mamma,» e strinse ancora la maniglia, più deciso di prima.
     «Ti ho visto, lo sai?» ridacchiò lei, unendo i piedi e facendo un saltello. «Ho visto proprio tutto!»
     Lui si paralizzò. Una coppia di anziani minacciava curiosità: avevano proprio l’aspetto di chi amava ficcare il naso. «Vuoi un gelato?»
     «Qui non hanno il gelato.»
     «Un tè?»
     Lei fece una faccia sorpresa. «Alle otto?»
     «Certo che sei sveglia per essere una bambina.»
     «Tu sei scemo per essere un adulto, ma non per questo ne faccio un dramma,» lo scimmiottò, mordendo il lecca-lecca e buttando l’asticella nel cestino. «Me ne compri un altro?»

Il tavolino minuscolo li aveva costretti a sedere vicini. La sagace bimba si era ricoperta del profumo della mamma, con una collana che probabilmente le aveva elemosinato e le unghie smaltate con colori disparati. Lui, sfilato lo scuro cappuccio e tolti gli occhiali, aveva dimostrato di sapersi distinguere dalla comune folla di bruttezze non rifinite.
     «Perché lo hai fatto?» esordì lei, scartando il nuovo dolciume.
     Scrollò le spalle. «Non so di cosa parli,» si distese sullo schienale e occhieggiò verso il parcheggio: l’auto era ancora lì. «Cosa avrei fatto? Me lo puoi dire?»
     «La mano è lesta,
     senza dubbi né discordia;
     la mano è giusta,
     agisce con misericordia.
     Non v’è timor, non v’è vergogna:
     la mano è lo strumento e non teme gogna.»
     L’uomo la fissò stordito dal candore improvviso della sua voce. Non poté nascondere le lacrime, si lasciò andare al dolore e riempì ogni anfratto del proprio cuore di speranza.
     «Pensavi stessero scherzando?» la bambina gli strinse la mano. «Apri la borsa: c’è tutto ciò che ti hanno promesso.»
     Lui annuì e fece scorrere la cerniera. Una luce dorata lo investì con la forza e l’impeto di una seconda possibilità.
     La bambina si alzò dalla sedia: «Sono abbastanza per curarla. Torna a casa e dimenticati di noi.»
     Attorno, ogni altro cliente del locale abbandonò le tazzine, la colazione, il chiacchiericcio: se ne andarono tutti, incluso il barista. La bambina rimase per ultima, col lecca-lecca incastrato in un mezzo sorriso e gli occhi di chi ha vissuto cent’anni di tormenti. Aveva di nuovo fatto il suo lavoro, aveva di nuovo fatto del bene: solo altre mille anime e le sarebbe stata concessa la misericordia.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao, amo particolarmente il paranormale. Confesso che il finale mi sta facendo impazzire, sto cercando di creare una storia nella tua storia per chiuderlo in qualche modo. La bambina è un’anima condannata a salvarne altre per non andare all’inferno? I soldi, sono stati lasciati di proposito? L’uomo ha ricattato qualcuno spinto da una necessità vitale? Sto cercando di collimare i pezzi del “mio” puzzle interiore. 😉

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Ciao!
      Puoi scrivere tranquillamente una storia, figurati! Poi la leggo per vedere cos’hai escogitato. 🙂 E grazie mille per il commento! 😀

  2. Cristina Biolcati

    Molto carina l’idea di sviluppare il racconto sconfinando nel campo del soprannaturale. Ho l’impressione che tu sia particolarmente forte nei dialoghi. Perché sei credibile e naturale. Complimenti!

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Grazie mille per il commento. 🙂 I dialoghi li scrivo molto volentieri, è vero. Riesco sempre a immaginarmi la discussione, a viverla in prima persona. L’idea di andare nel soprannaturale è arrivata mentre scrivevo il finale, l’intero racconto non è stato molto programmato. 😀

  3. Eliseo Palumbo

    Fuoriclasse indiscusso! Sono impzzito al: «Pensavi stessero scherzando?»
    Descrizone ambinetale da film, “Ai margini del parcheggio si palesò uno di quei bar adatti a controllare la refurtiva, godersi un bel caffè e spazzolarsi i capelli come se ci si fosse appena svegliati. ” visto e rivisto ma se sei riuscito a non renderlo banale.
    Infine non so se tu lo abbia fatto di proposito o se sia venuto da sé ma al palesarsi dell bimba era troppo evidente che avesse visto tutto però poi il colpo di scena finale. Se lo hai fatto di proposito sei allo stesso tempo un genio ma anche un cattivone perché hai giocato con il lettore, tutto sommato però si riassume in tre lettere: WOW

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Grazie mille! La bimba aveva già visto tutto e sapeva ogni cosa, il finale serve a confermarlo e aggiunge quel pizzico di mistero in più. 😀 Avrei voluto aggiungere qualche dettaglio in più, ma avrebbe snaturato la storia e sarebbe sembrato forzoso.
      In ogni caso, sono contento che ti sia piaciuto! 🙂

  4. Tiziano Pitisci

    Giovanni sei stato rapidissimo ad interpretare il Lab, complimenti! Questa storia ne contiene altre sottintese che potrebbero svilupparsi in altre mille direzioni. È, potenzialmente, il prologo il una Serie. Del finale mi resta qualche dubbio: la bambina si deve redimere facendo del bene. Ma redimere da cosa? Cos’ha commesso?

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Sì, stavolta l’idea è arrivata ben diretta guardando il video! 😀
      Sul finale: l’ho lasciato mooolto interpretabile, le poche cose essenziali sono state dette e il resto è libero. Dubito che ne avvierò una serie, anche perché ho tanto materiale su cui lavorare per eventuali serie. 😉 (ancora devo finire di pubblicare “Nocturne”!)